A volte la musica non arriva con clamore. Non sfonda porte, non si annuncia con fanfare. Si insinua, timida ma determinata, tra un viaggio in macchina e un sedile posteriore, tra le dita che sfiorano uno strumento, tra il primo disco rubato dalla collezione di qualcuno. E un giorno ti accorgi che è sempre stata lì, pronta a venirti incontro e rivoluzionare la tua esistenza.
Per Gaia Rollo le cose sono andate esattamente così. "Mi sono avvicinata alla musica da piccolissima - ci racconta - ascoltando i CD dei miei genitori quando andavamo in viaggio in macchina. Lì ho scoperto alcune delle band alle quali sono ancora affezionata”. Un incontro come tanti, di quelli che ti formano senza che tu te ne renda conto, e che più tardi torna a bussare, specie "nei momenti di necessità", quando riaffiorano artisti con cui inevitabilmente ti senti a casa, "come Joni Mitchell, Björk, Big Thief e Radiohead".

Dalla natia Nardò, passando per la frazione di Giorgilorio e Lecce, la musicista pugliese classe '98 si dedica prima a cori scolastici, chiese, filastrocche scritte alle elementari, poi agli studi privati e al conservatorio, fino ad approdare ai concerti e collaborazioni. "Cantavo a scuola, cantavo in chiesa (ovunque ci fosse un coro) e già alle elementari scrivevo delle canzoni".
Oggi insegna in due scuole di musica, costruendo parallelamente il suo percorso, compiuto fianco a fianco con una rete di musicisti e amici che hanno attraversato con lei ogni fase di crescita personale e artistica. Tra questi, la collaborazione fondamentale con Matilde Davoli, producer del suo primo EP, e un'importante parentesi live con La Municipàl.
Esperienze che hanno permesso di plasmare la sua musica, da lei stessa definita come "un alternative indie, nato dal connubio di due forme espressive apparentemente diverse: la scrittura in forma canzone, anche se in alcuni brani la struttura non è propriamente classica, e la ricerca di suoni che richiamano atmosfere diverse dalla canzone standard, così come può essere intesa in maniera accademica". E proprio quest'attitudine bifronte permea il suo esordio discografico, Something Is Changing at Home.
Un EP che non arriva immediatamente, ma svela piano piano un microcosmo di dettagli, deviazioni, scelte non ovvie che ti lasciano stupito come nei plot-twist dei film di M. Night Shyamalan. "Questo disco - ci spiega Rollo - parla di quello che mi ha permesso di cambiare, di perdere e ritrovare fiducia in me stessa e di quanto sia necessario arrendersi a volte per accettarsi".

L’album attraversa ambient folk e lo-fi che richiamano il primo Bon Iver (She), aprendosi a sferzate sintetiche dell'art rock à la St. Vincent (Mountains) e ad arie elettro-orchestrali (Ghost) prima di tuffarsi nelle atmosfere implose del post-rock e dell'IDM dei Radiohead periodo Kid A (Olivia). Un mosaico sonoro cangiante, fatto di dettagli, tensioni sottili e sospiri che chiedono la loro giusta dose di tempo per essere capiti, rivelandosi solo a chi accetta di restare.
Ed è proprio da questo suo primo EP, che Gaia Rollo vuole costruire le prossime tappe di un percorso in cui "continuare a scrivere e fare concerti". I live, dice, "sono intensi, emotivi, anche se i momenti che preferisco sono l’incontro con gli altri artisti e il tragitto, soprattutto quando è condiviso”.
Il sogno, oggi più che mai, è quello di trasformare la passione in un lavoro sostenibile, "attraverso un impegno costante, individuale e collettivo, affinché ci si possa focalizzare esclusivamente su questo: scrivere, fare, condividere idee e canzoni". E in fondo è proprio così che la musica funziona: entra piano, resta forte. Cambia casa e, nel farlo, cambia anche noi.
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L'articolo Gaia Rollo: la forza dei piccoli movimenti di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-02-15 22:15:00

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