Julie's Haircut - Genova - Goa Boa Festival, 10-07-2003 Intervista

18/07/2003 di

I Julie’s Haircut sono una certezza dell’indie rock italiano. Se mi chiedessero “indie rock italiano?” io risponderei “Julie’s Haircut”. Questa con loro è un’intervista capitata casualmente all’interno del Goa Boa Festival di Genova, mentre alle nostre spalle suonavano degli obbrobriosi ragazzi inglesi che si fanno chiamare Inme. A parte chiedermi perché dobbiamo sempre riuscire ad importare dall’estero tali ciofeche come questi Inme o come tal’altri portoghesi Blind Zero, ho fatto qualche domanda a Nicola, chitarra e voce della band.

I Julie’s sono musicisti e stanno per pubblicare un disco nuovo: che volete che abbia chiesto loro, tra le altre cose?



Vorrei iniziare con il parlare dell’ultimo EP che avete realizzato, “The Power of psychic revenge”, e focalizzare l’attenzione sul come mai siate passati da Gammapop ad Homesleep. So che Gammapop ha avuto parecchi problemi, anche di natura economica…
La Gammapop nel 2002 è stata ferma per parecchio tempo, non è uscito nessun disco. Fondamentalmente credo che il problema fosse legato al fatto che a gestire l’etichetta era il solo Filippo Perfido, che tra l’altro non faceva questo come lavoro principale ma lo associava a diverse altre cose, e dunque alla fine tutto si è un po’ arenato. Noi trovavamo questa soluzione un po’ limitante: la Gammapop ci ha aiutato molto a crescere come gruppo, a venir fuori, ed infatti siamo ancora molto legati umanamente non solo a Filippo ma anche a tutti gli altri ragazzi dei gruppi, ma mentre l’etichetta rimaneva ferma noi registravamo cose nuove, ed avevamo l’esigenza di uscire presto.

Sapevo infatti, e te ne chiedo conferma, che il vostro album fosse già in una qualche maniera formato, e che quindi i problemi di Gammapop ne ostacolassero la già travagliata uscita…
Sì, in realtà l’album e l’EP, che sono stati registrati nello stesso periodo, hanno avuto una gestazione molto lunga, perché per questo album abbiamo deciso di non fermarci in studio per due settimane e registrare tutto, ma di fare sessioni differenti lungo tutto il 2002. Addirittura abbiamo fatto alcune registrazioni ad inizio 2003, mentre abbiamo terminato i missaggi pochi giorni fa. Con l’EP abbiamo finito un po’ prima: all’inizio dell’anno eravamo già pronti con i suoi cinque pezzi.

A parte tutto, comunque, credo vi siate accasati in un’altra etichetta assolutamente consona alla vostra musica, l’etichetta più indie italiana: la Homesleep. Tra l’altro guardando la maglietta Homesleep del vostro fonico (ora anche batterista dei Giardini di Mirò) su cui campeggiava la scritta “Indie Rock Warriorz” non ho potuto che sorridere… e con Giardini e Yuppie Flu, ad esempio, fate un gruppetto niente male!
Beh, anche con i ragazzi della Homesleep esiste un rapporto di amicizia lungo anni: conosciamo Daniele (Daniele Rumori, NdR) da moltissimo tempo e con lui siamo amici da sempre… perciò c’è sì l’aspetto professionale del nostro passaggio – loro lavorano molto bene secondo me – che conta moltissimo, però non è secondario il fatto di aver scelto persone con cui ci troviamo molto bene umanamente. La situazione che si è creata è dunque molto simile a quella che avevamo in Gammapop: siamo un gruppo di amici che fa una cosa assieme. Il vantaggio di Homesleep però è che, essendoci più persone che ci lavorano, i risultati sono migliori.

L’aspetto estero, invece, è stato un fattore che avete valutato per poi ponderare la vostra scelta? Ci avete pensato?
Mah, è un aspetto a cui abbiamo pensato, ma non è stato in alcun modo determinante. Un fattore determinante è stato invece la distribuzione in Italia. L’etichetta Gammapop - e quindi anche noi – ha sempre avuto problemi con la distribuzione: prima avevamo la Wide, poi siamo passati alla Self, che è una distribuzione più attenta alla dance e a cose più commerciali, poco concentrata sul rock e sulle cose indipendenti. La Homesleep invece è distribuita tramite la Irma dalla Sony e quindi con loro hai la sicurezza di arrivare nei negozi… il che non significa poi che automaticamente la gente ti compri i dischi, però ci sei, e se uno dovesse leggere una buona recensione sul Mucchio Selvaggio o su Rumore di un gruppo italiano, e andasse nel negozio di dischi riuscirebbe a trovare il tuo disco. Questo è perciò un aspetto fondamentale.

Già la cover di “Hey Man” degli Spacemen 3 contenuta sull’EP mi aveva destato qualche presentimento, in parte confermato poi dal live visto poco fa: c’è una sorta di venatura psichedelica, precedentemente inedita per voi, che verrà sviluppata nel prossimo album?
Si, c’è anche questo aspetto. Non sarà un disco psichedelico in senso tradizionale: le nostre canzoni, secondo me, sono sempre le stesse, nel senso che non credo che siamo cambiati dal punto di vista della composizione o dell’atteggiamento che abbiamo nei confronti della musica. Queste per noi non sono scelte che si fanno a tavolino, non è che diciamo “questo disco lo vogliamo fare folk” e allora ci mettiamo a scrivere folk… però sicuramente dal punto di vista degli arrangiamenti e del suono credo che in questo album sarà molto presente questa componente.

L’occasione è d’obbligo, visto che siamo in un festival organizzato in questa maniera: cosa ne pensi dei festival che presentano undici gruppi, in cui voi suonate di pomeriggio, e in cui, nel pubblico, c’è quello che è qui per Skin, quello che è qui per i Marlene Kuntz e chi più ne ha ne metta?
Alla fine dei conti, per noi, anche se c’è poca gente perché siamo tra i primi in cartellone, è pur sempre un’opportunità. Devo dire che non ci è mai capitato, neppure in situazioni in cui c’entravamo veramente poco – per esempio abbiamo suonato al Rock Sound Tuborg Festival dove, a parte noi e One Dimensional Man, il filone principale era punk melodico o crossover (vabbè, è Rock Sound…, NdR) – che la gente non dimostrasse un minimo di interesse verso di noi. Grazie a queste opportunità, magari, riesci ad arrivare ad alcune persone che non ti conoscono. È poi vero che non fai il soundcheck e suoni poco, ma per me sono comunque situazioni positive.

Ultima domanda sul Tora! Tora!. Della schiera dei gruppi indipendenti di label come Homesleep, Santeria eccetera, voi e i Perturbazione siete stati i primi a partecipare al Tora! Tora! lo scorso anno. Quest’anno il numero di gruppi indipendenti è cresciuto molto, e anche artisti come Giardini di Mirò, Yuppie Flu, Elle, Candies hanno trovato posto in questo grande carrozzone. Cosa ne pensavate prima del Tora! Tora! e cosa ne pensate invece oggi?
La mia opinione non è cambiata rispetto a prima: secondo me il discorso di Manuel Agnelli ha molto senso. Il primo anno effettivamente c’erano solo gruppi molto famosi, l’anno scorso ha chiamato noi e i Perturbazione, che magari non siamo famosi ma abbiamo comunque un certo pubblico, e quest’anno la cosa si sta allargando ancora di più. Manuel secondo me fa un discorso cautelativo: se avesse voluto organizzare un festival con gruppi sconosciuti avrebbe anche potuto farlo, ma, come dire, ci troviamo a suonare in cameretta ed è la stessa cosa. Lui vuole fare una cosa grossa per fare arrivare la musica a più gente possibile, e allora è chiaro che ti devi appoggiare a dei nomi grossi.

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