Giancane - Gli anni ’80 raccontati a chi non li ha mai visti Intervista

04/07/2017 di

Giancane (componente del gruppo romano Il Muro del Canto), è un chitarrista, fonico, producer e interprete dissacrante dall’anima folk. Giancane, soprattutto, “non è un cantautore di merda”, o forse sì. Dopo l’album del 2015 “Una Vita al Top”, la scorsa settimana è arrivato il nuovo singolo “Limone”, accompagnato da un meraviglioso video prodotto da Chef Rubio, con la partecipazione nel ruolo di comparse di diversi amici musicisti della scena romana. Noi lo chiamiamo alle 10 di un mercoledì mattina e lo troviamo con la schiena bloccata da un condizionatore lasciato tragicamente acceso la notte prima.

Partiamo dalle presentazioni. “Ciao sono Giancane e non sono un cantautore di merda” canta una tua canzone che sa un po’ di biglietto da visita. Quindi chi è Giancane?  
Giancane sono io, e in realtà sono proprio un cantautore di merda.Sulla carta faccio il fonico e il produttore in uno studio di registrazione. Poi sono un musicista, dire cantautore mi fa un po’ strano perché i dischi li ho sempre fatti per gli altri. Il mio percorso da solo è iniziato 3 anni e mezzo fa, prima non avevo mai scritto. 

“Limone” è il tuo ultimo singolo. Sia nella canzone che nel video il modo in cui parli degli anni ’80 è abbastanza felice, le immagini che evochi però sono tutto il contrario.
Mi piaceva giocare su questo doppio lato. Ultimamente siamo circondati da una sorta di revival anni ’80, ma quegli anni non erano solo cose belle, c'è stata una parte negativa che è stata importante e andava raccontata. Volevamo parlare di entrambe, ricreare qualcosa dell’aria che si respirava in quegli anni, anche a livello musicale.

Come il synth di “Grande figlio di puttana” degli Stadio.
Esatto, per questo li cito nel brano, insieme ad altri. Se ci fai caso nel ritornello gli accordi sono gli stessi di "Time After Time". Volevamo fare una serie di citazioni alla musica dell’epoca, mi andava di giocare su questa cosa, sia per ricreare quell’atmosfera che per fare un omaggio alla musica con cui è cresciuta la mia generazione. Gli Stadio a Roma hanno suonato un sacco, li ho sentiti un casino di volte. 

Alla fine del video di “Limone” si capisce che sei tu il bambino che gira in bici per Ostia. Quanto c’è di romanzato e quanto di tuo?
In realtà di me c’è un sacco, ma non mi sono mai messo a spacciare, quella parte è romanzata. Il contesto in cui sono cresciuto però era lo stesso, quella Ostia molto "terra terra". La bici poi è identica a quella che avevo io da piccolo, me l’hanno rubata così davvero. 

Ne girava tanta di droga in quegli anni? 
Io non mi sono mai bucato, giuro, però sì ne girava parecchia e ancora oggi molti ne pagano le conseguenze. È brutto dirlo così, però i rimastini, quelli coi denti storti e tutto il resto, li riconosci. Il video l’abbiamo girato all’Idroscalo, che è un grandioso abuso edilizio sul litorale di Ostia, l'ultimo lembo di terra tra il Tevere e il mare. Quella è sempre stata una zona difficile e lo è ancora oggi. Sul set qualche problema lo abbiamo avuto, si percepiva che fossimo in un contesto che non era il nostro. Per fortuna la figura di Chef Rubio ha aiutato molto, lui è stato una vera calamita. Comunque nei momenti di lucidità erano personaggi molto affabili. Io il video però me lo sono visto solo dopo, sul set eravamo troppo occupati a tenere sotto controllo la situazione, le riprese non me le sono proprio vissute.

Io sono nato nel ’98 e gli anni ’80 me li hanno soltanto raccontati. Quello che vedo è che ci sono un po’ due punti di vista su quel periodo, o si parla del lato fatto di paillette, della Milano da bere e di Drive-In, o delle spade,dello "zoo di Berlino", per intenderci. In "Limone" racconti tutti e due, ma nel mezzo cosa c’era?
All’epoca era più facile stare da una parte o dall’altra, sicuramente. Nel mezzo qualcosa c’era, a metà strada tra il marciume e il lusso, ma giravano più soldi e anche chi stava nel mezzo poteva tendere verso il lato delle paillette. I miei si sono separati che ero molto piccolo, mia madre lavorava in uno dei quartieri più in vista della Roma bene e mio padre stava ad Ostia. Mi facevo tre giorni da uno e quattro dall’altro, questi mondi me li sono vissuti tutti e due. È stata strana questa cosa, ma con il senno di poi ho imparato ad apprezzarlo. Senza questa esperienza probabilmente non avrei scritto le stesse cose, magari sarebbe stato anche meglio.. (ride)

A me quegli anni mettono sempre un po’ tristezza, ho come l’impressione che in quel particolare momento storico contasse molto dare l’idea che le cose ti andassero bene anche quando non era vero.
Io sono dell’80, ero piccolo e non me ne rendevo molto conto, ma è stato sicuramente così. Sono stati anni grigi ma con i colori fluo. Si portano dietro quell'amaro tipico delle cose felici a tutti i costi,  un po’ come il Luna Park o il circo. Anche a me rimane il tuo stesso velo di tristezza a ripensarci, però da bambino mi sono divertito molto a vivere tra questi due mondi.

Anche se eri piccolo, avresti voluto appartenere a uno dei due?
In realtà no, questa cosa mi ha lasciato una gran voglia di conoscere, di toccare con mano. Questo me lo sono sempre portato dietro, credo sia molto importante per chi scrive. Sono l’unica persona che conosco che ha fatto il militare solo perché tutti dicevano che era una merda, io volevo esserne sicuro, vederlo con i miei occhi.

E com’era?
Avevano ragione, era una merda. Io poi mi sono arruolato un mese prima delle Torri Gemelle quindi ho respirato un’aria di terrore e guerra. Era tutto un seguirsi di codici rossi, verdi, gialli. Non so se ti ricordi il clima di quegli anni, probabilmente non puoi in effetti...

Ti ricordo che avevo appena 3 anni quando è successo, ma non vorrei farti sentire vecchio.
Giusto. Ma tranquillo comunque, ci stai riuscendo benissimo. Ho avuto davvero paura di restare lì. Bello tutto, ma io non ci volevo restare nell’esercito. È la prima volta che ne parlo così, non mi era mai capitato, mi hai beccato in una mattinata strana.

 

(Chef Rubio e Giancane cazzeggiano dopo le riprese)

Adesso però non voglio fare quello giovane che spara contro i vecchi. Spostando il mirino, pensi che la mia generazione sia diversa dalla tua oppure siamo un po’ figli vostri?
Siete assolutamente la conseguenza di quello che abbiamo fatto prima. Poi mi piacete un sacco come generazione. Ho degli amici che fanno un Dj set anni ’90, vedere ragazzini che si fomentano per Gigi D’Agostino è qualcosa di stranissimo. Loro in fondo non c'erano quando era uscita quella musica. 

Vero. In questo però c’è molta influenza di internet. È difficile spiegare perché i quindicenni di oggi impazziscano così per "L’amour Toujours" ad esempio, ma a volte quando internet decide una cosa è quella, senza una ragione precisa.
Ecco, io internet ad esempio l’ho vissuto in modo diverso, dai tempi in cui il modem faceva rumori strani e per caricare una foto porno ci volevano anni. Oggi mi ricorda un po’ quello che una volta era Canale 5.

Com’era una volta Canale 5? Spiegati meglio.
Questo è un pensiero che ho maturato da poco. Io mi guardavo le prime puntate di "Amici", dove c’erano miei coetanei che parlavano un po’ di tutto, non sempre dicendo cose sensate. Oggi su Facebook c’è un po’ la stessa cosa. Anche nella musica ha cambiato tutto, oggi è molto facile diffondere la propria roba. La vostra generazione, la tua soprattutto, ha un potere che ai miei tempi non era nemmeno immaginabile. Oggi credo che la qualità generale delle nuove proposte sia decisamente alta. Voci perfette, basi perfette, produzioni perfette. Avete però anche molta offerta, troppa forse, il rischio è che finisca nel dimenticatoio anche quello avrebbe avuto il diritto di restare nel tempo.

Pensi che sia cambiato anche il modo di ascoltare musica?
Tantissimo, io ad esempio non ascolto un album completo da non so quanto tempo, anche a questo mi riferivo prima. Oggi c'è un ascolto molto più distratto, e lo faccio anche io senza rendermene conto. Poi io per lavoro ascolto ogni giorno tanta musica, che non è sempre bellissima. Ad un concerto non credo di poter resistere più di tre canzoni, se non è il concerto della vita dopo un po’ mi annoio. È calata un po’ a tutti la concentrazione. Questa poi è una mia sensazione però, in realtà non so nemmeno come siamo finiti a parlare di questo. È stata un po’ una seduta di terapia. 

Tag: intervista

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