Giorgieness / intervista

Giorgieness sta per tornare (e sarà tutto diverso)

Giorgieness aprirà i White Lies al Circolo Magnolia e nel frattempo ci ha raccontato del futuro che sta per arrivare
27/07/2019 10:00

Il suo ultimo disco Siamo tutti stanchi è uscito nel 2017 e Nuove Regole è l'EP pubblicato lo scorso anno con all'interno un singolo inedito, Questa Città. Stiamo parlando di Giorgieness, progetto musicale di Giorgia D'Eraclea , che ultimamente ha viaggiato tutta Italia sopra ad un treno, solo con la sua chitarra, in un solo tour acustico, Un'estate in treno; il prossimo lunedì non vede l'ora di tornare a suonare con una band al suo fianco in apertura ai White Lies al Circolo Magnolia. Sono stati mesi di scoperta, di scrittura ma sopratutto di crescita; è cambiato il metodo di approccio alla mausica ma sopratutto è cambiata lei, che dal fondo dove a un certo punto era inciampata ha deciso di risalire e trovare un nuovo modo di raccontarsi; il nuovo disco non è molto lontano e una cosa è sicura, non è la Giorgieness che ricordavate (e il pop a dire il vero non è per niente male). 

Intanto come stai? 

Sto bene, a dire la verità stanca ma in generale bene; affrontare un tour in solitaria è piuttosto faticoso, sopratutto se decidi di farlo in treno, si chiamava “Un estate in treno” proprio perché era il mio mezzo di spostamento e forse la cosa che mi ha spossato di più. Un continuo cambiare regione ogni mezz’ora, da Torino a Caserta e viceversa in due giorni, insomma bello impegnativo. Manca solo l’ultima data prima del disco. 

Alla fin fine non deve essere così male stare tutto questo tempo in viaggio da sola. 

Il fatto di stare tanto da sola mi ha permesso di scrivere un sacco di cose in treno ma proprio anche con le melodie. A differenza di prima dove per scrivere partivo sempre dalle parole, questa volta cerco di fare le due cose insieme quindi quantomeno di avere un’idea di melodia in testa, costruirci la metrica, per riuscire a lavorare con un approccio più melodico, il flusso di coscienza rimane ed è sempre bello però sto provando un approccio diverso alla costruzione. L’altro giorno mi hanno detto questa frase “Ricordati che la musica è una cosa seria però deve anche far ballare” che effettivamente ci può stare, mi sono anche un po’ stufata di essere quella che fa solo piangere tutti. I miei testi non è che siano totalmente stravolti rispetto a quelli di prima, sono sempre io però le melodie sono diverse, e questo mi diverte, mi piace. Devi immaginarmi dietro la tenda del treno a registrarmi le melodie. 

Quindi c’è un approccio diverso questa volta?

Molto, credo che mi abbia cambiato proprio il modo di scrivere aver cominciato a lavorare con Sony, dall’altra parte quindi: solo scrivere senza doverci mettere per forza tutto il mio vissuto, il fatto di cominciare a concentrarmi di più anche solo sulla melodia e non solo sul contenuto ha proprio cambiato tutto il mio modo di scrivere. A volte parto da dei vocali che mi faccio mentre pulisco casa magari mi viene in mente una melodia e la butto giù ed è capitato che a volte le parole arrivassero dopo. Quando si tratta di canzoni molto più intime ancora non riesco a staccarle dalla parola però è anche giusto che sia così, ho un certo tipo di scrittura e la rispetto anche. Tutto quello che rimane e non mi sento troppo mio posso provare a vedere se c’è qualcun altro che vuole cantarlo. 

E' stato un momento di grande crescita allora, non solo lavorativa.

Ci sono tanti noi, e anche per assurdo perché in realtà è tutto molto più solitario a questo giro. Una persona molto cara con cui lavoravo mi ha detto che avrei dovuto aprire una piccola porticina sul mondo, anzi al mondo. Per vedere chi sono e non solo raccontare quello che ho vissuto e per trovare anche il modo di ritrovarsi magari. E’ bello quando le persone, sopratutto le ragazze ovviamente, si rivedono nelle cose che scrivo, è probabilmente la cosa che più mi ha mandato avanti; nonostante parlassi di cose tanto mie rimangono comunque cose tipiche della crescita motivo per cui ci si rivedono in tanti. Tutto quello struggimento adolescenziale che riguardo oggi con il senno di poi era effettivamente parte della mia età e riguardarla adesso mi fa piacere averla fatta così. 

giorgi

Parlare nel bene o nel male di sè all'interno di una canzone è un grande atto di coraggio, diciamo che sei molto sincera nei riguardi di te stessa.

Esatto, ed è ad esempio lo stesso modo con cui gestisco anche i miei social, che curo direttamente io. Parlo di me sperando che la mia esperienza possa essere d’aiuto a qualcuno, che poi siano 10 persone o 5000 mi fa comunque piacere, non passa giorno in cui qualcuno mi manda un messaggio dicendomi una cosa del genere, soprattutto nei momenti duri, è molto bello. C’è stato un momento quest’anno in cui ho pensato di mollare tutto, poi grazie a una serie di congiunzioni astrali è cliccato qualcosa e ora mi sento una persona diversa, molto più equilibrata, gestisco la mia rabbia e le mie insicurezze in maniera molto più riflessiva. 

Praticamente è stata una sorta di terapia. 

Sì certo. Anzi ha proprio fatto parte di un processo terapeutico, molto veloce ma efficace che ha cambiato il modo di pensare riguardo me stessa: l’attenzione non è più sul "io che posso essere sbagliata" bensì parto dall’analizzare le cose che effettivamente posso aver sbagliato e ciò che invece non può dipendere da me. E’ stato un cambio di prospettiva ed è un aspetto che ci sarà tanto nelle canzoni nuove. Anche musicalmente mi sono divertita a lavorare su questo nuovo progetto, ho sempre detto di non voler fare in vita mia un solo genere musicale e magari qualcuno storcerà anche il naso se ci saranno meno chitarroni rispetto ai dischi precedenti. I chitarroni semplicemente ci sono negli altri dischi. 

A proposito di generei musicali, sembra quasi che non esistano più e sempre più spesso ci sia l'intenzione e la voglia di mischiarne tanti tra di loro, questo porta a tante collaborazioni diversissime tra di loro, e la maggior parte delle volte funzionano. 

Le etichette secondo me servono ai negozi di dischi per dividere i cd e far capire alla gente cosa vuole comprare, tolto quello uno dei grossi problemi che io riscontro in Italia è la pochissima collaborazione; i ragazzi giovani ma in generale chi viene dal rap e dalla trap riescono a farlo maggiormente, c’è l’artista e poi c’è sempre dietro una crew e vanno avanti tutti, insieme sempre. Nella musica indipendente italiana questa cosa c’è molto meno, a livello umano siamo tutti amici senza dubbio, ma poi la collaborazione artistica non avviene in maniera così naturale. E’ un peccato perché è proprio dallo scambio artistico che nascono molte cose bellissime. Mi è capitato di scrivere con persone che fanno cose completamente diverse dalle mie, cose lontane dal mio mondo, fatto sta che da tutti puoi imparare qualcosa. Mettersi in gioco ti fa cambiare sempre, ciò che è scontato per qualcuno potrebbe essere fonte di riflessione per te stessa. Spero tra vent’anni di non essere solo una musicista, ma di aver imparato ed assimilato talmente tanto da avere tante competenze diverse. 

Ultimamente coloro che sembrano aver capito maggiormente che l'eterogeneità è la chiave di tutto sono proprio le artiste donne.

Forse questa cosa che dico può risultare antipatica, ma spero che si comprenda il senso: non per forza il fatto di essere donne ci deve fare per forza piacere tutte o collaborare con tutte, questa piccola deriva spaventa un po’. Ti faccio un esempio: l'apertura di un concerto, devo scegliere tra un artista uomo e una femmina, io non vorrei mai essere scelta solo perché sono una donna, è una cosa che ho sempre rifiutato. E’ un’altra cosa su cui ho lavorato nell’ultimo anno, dove ho ripreso proprio in mano tutta la mia vita per ripartire, ma mai senza pensare al fatto che sono una donna, tanto me lo fanno già pesare tutti il fatto che sono una donna, quindi a quel punto me ne frego io.  Se tu sei determinata, hai le idee chiare, non hai niente da recriminarti su quello che fai, ti muovi in un modo corretto, senza pestare i piedi a nessuno, ma anche senza farteli mettere in testa vuol dire che stao facendo le cose giuste; magari è più difficile però alla fin fine son dieci anni che sto facendo questo mestiere ed evidentemente avere un atteggiamento del genere ha ripagato nel mio piccolo; non ho ancora trovato io il modo per riuscire a parlare a tante persone di più. Ecco per esempio una cosa che non sopporto nel mondo della musica è il vittimismo, cioè “non ce l’ho fatta perché gli altri sono cattivi” , magari un artista può non essere compreso inizialmente ma non vuol dire che non ami quello che sta facendo, anche se viene rivalutato a posteriori. Se sei convinto che quello che stai facendo ha del valore, va bene così. Ci può stare sbagliare nell’arco di una carriera, sopratutto agli inizi quando si è ragazze giovani, al massimo si può dare un consiglio ma tanto alla fine bisogna sempre sbagliare da soli e da lì crescere. Questo nel caso specifico delle donne, vale anche molto come nel discorso dell’immagine, che deve essere libera di essere curata come meglio si crede. Il consiglio che mi viene sempre da dare alle ragazze giovani è “capisci chi sei e raccontati ”. L’obiettivo deve sempre essere il palco e i dischi, poi arriva tutto il contorno. 

giorgi

Tu hai una peculiarità: nel corso della tua carriera hai aperto i concerti di tantissimi artisti molto famosi nello scenario italiano, ce n'è stato qualcuno più emotivo di altri? 

Avevo le chiavi di tutti i posti per quello! (ndr ride) Intanto ho avuto un booking e un manager che hanno lavorato molto bene e quindi tutte queste cose poi sono arrivate. Forse però ce ne sono due a cui tengo particolarmente per motivi differenti: la prima volta che ho aperta Edda, era appena uscito il singolo di K2, eravamo a Lambrugo ed ero veramente la persona più felice del mondo e continuavo a guardarlo incredula, poi ci siamo fatti una chiacchierata e in quella occasione anche una foto, è stato un incontro importante per me a livello artistico. A livello emotivo invece è stata la prima volta a Montecosaro che ho aperto I Ministri che per me sono la band che mi hanno fatto capire che questo era il mestiere che volevo fare. Calcola che io prima non ascoltavo musica italiana, quando ho conosciuto loro per caso, perché i miei amici me li volevano far sentire di continuo , li ho visti dal vivo e ho pensato “caspita ma si può fare qualcosa del genere anche in italiano”, grazie a loro ho iniziato a scrivere seriamente i primi pezzi in italiano. 

Cosa stai ascoltando ultimamente? 

E’ un momento in cui mi sto disintossicando un po’ dalla musica italiana, forse anche per questo cambio di rotta o semplicemente perché se no poi fai le metriche solo in un unico modo e quindi ho iniziato ad ascoltare di nuovo musica in inglese. Prima tra tutte Taylor Swift, Reputation è in loop conitnuo, e poi il primo disco di Post Malone. C’è un sacco di pop ultimamente nelle mie playlist,  Rosalia, Dualipa e poi c’è Billie Eilish; pochi artisti maschili a dire il vero, c’è YUNGBLUD che mi piace tantissimo e mi ricorda il mio periodo emo. 

Pronta per i White Lies? 

La data con i Whitle Lies lunedì al Circolo Magnolia è perfetta! Sono in elettrico, che un po’ mi mancava, cioè l’acustico è bellissimo però mi manca la libertà di saltare, sfogare e ballare quando hai della gente che suona dietro di te ed è in un contesto bellissimo, non vedo l’ora.  

 

---
L'articolo Giorgieness sta per tornare (e sarà tutto diverso) di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 27/07/2019 10:00

Tag: intervista - Questo nostro grande Instagram

Pagine: Giorgieness

Commenti
Aggiungi un commento:

ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati