Giorgio Canali: ascolta in anteprima "Perle per porci" e leggi l'intervista Intervista

Giorgio Canali e RossofuocoGiorgio Canali e Rossofuoco
11/03/2016 di

Giorgio Canali, accompagnato dai Rossofuoco, è tornato con un album di sole cover, "Perle per porci". Ve lo facciamo ascoltare in anteprima e ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda. Ci ha raccontato di come questo progetto e questo titolo fossero già decisi da 20 anni, di come negli anni abbia selezionato queste canzoni che sente particolarmente "sue", e del fatto che, buongusto a parte, la missione delle canzoni dovrebbe essere quella di emozionare chi ascolta.

Come è nata l'idea di "Perle per porci" e secondo quale criterio hai scelto i brani?
L'idea è lì da sempre. Nella mia vita fatta di canzoni mi è capitato spesso di incrociare pezzi che mi hanno emozionato al primo ascolto, cose che poi ho ascoltato ossessivamente, provando anche quasi una specie di invidia per come è scritta una canzone, quella sensazione che fosse esattamente quella che avrei voluto scrivere io ma qualcun altro era arrivato prima e che comunque, prima o poi, l'avrei fatta “mia”. È una scelta fatta nel tempo, ad accumulo, poi è stata fatta una scrematura con il gruppo, ci siamo messi lì, con più di una ventina di titoli possibili, abbiamo scelto insieme la canzoni che erano più nelle corde di Rossofuoco, quelle che piacevano di più a tutti noi, quelle che più istintivamente ci sembravano poter sopportare il nostro suono che è così poco elegante e à la page.

Si può parlare di una sorta di autobiografia per canzoni?
In un certo senso è un po' così, ci sono quarant'anni della mia musica italiana preferita, lì dentro. Però preferisco vederla come un'operazione di ricerca, tanto per darmi un tono da intellettuale (ride), è un po' come quando si vanno a ricercare le radici della musica della propria terra, e vedi artisti che abbracciano orgogliosamente il loro folk e la maggior parte delle volte vengono fuori delle tarantelle o dei valzerini di merda e tutti gridano al genio... Io ho affrontato il folk del mio territorio mentale, il mio piccolo mondo fatto di musica per lo più marginale e, di valzerini e tarantelle, nemmeno l'ombra...


(La copertina di "Perle per porci")

In che modo hai lavorato sui pezzi?
Il metodo è il solito di Rossofuoco: si improvvisa, si struttura, si registra live e si rifinisce... Solo che stavolta le griglie degli accordi e le strutture erano più o meno già definite, abbiamo cambiato qualche tonalità in modo che io potessi urlare a pieni polmoni o sussurrare giù in caverna dove serviva. Nel progetto iniziale c'era l'intenzione di chiedere agli autori originali delle canzoni la partecipazione anche minimale alle varie perle poi, la pigrizia ed i tempi molto veloci ci hanno fatto abbandonare l'idea. Gli unici due “cameo” sull'album sono di Angela Baraldi e Alessandro Morini (Mary in June), perché erano ergonomicamente facili da realizzare.
Il tutto è stato fatto in una decina di giorni di lavoro complessivi, gli album fatti in fretta, senza essere troppo pignoli, mi danno sempre molta soddisfazione e, alla fine, quest'album ho passato più tempo a riascoltarlo ripetutamente e con gusto, una volta finito, di quanto ci abbiamo impiegato a registrarlo... è una cosa molto singolare, perché di solito, al termine dei lavori, ho sempre bisogno che passi un po' di tempo per riascoltare con piacere il prodotto finito. Di una cosa mi sono accorto con i riascolti: in questo album, guarda un po', non c'è una sola “parolaccia” e la cosa mi fa sorridere.

Tra gli artisti della tracklist quale senti più affine e quale è stato più difficile approcciare?
L'affinità anche umana e personale diretta c'è con quasi tutti gli autori... sono canzoni che fanno parte della mia vita, non solo perché le ho sentite e strasentite, ma anche perché ho avuto e ho a che fare personalmente con chi le ha scritte e, per quei due o tre artisti che non ho mai incontrato direttamente, c'è la stessa stima assoluta che provo per quelli a cui sono più vicino. Poi ci sono i testi. Per cantare parole non scritte da me, ho assolutamente bisogno di sentirle sincere nella mia bocca, farei molta fatica a esprimere concetti che non condivido. Credo di avere uno spirito critico molto efficace che funziona anche nei miei stessi confronti, è come quando indosso un abito, se mi guardo allo specchio e non mi sento ridicolo, va bene, quindi direi che, difficoltà di approccio in fondo, non ce ne sono state... posso dire che è stata una bella scommessa, credo vinta, rifare “Mi vuoi bene o no” di Angela o “Gambe di Abebe” di Luc Orient.



A proposito di spirito critico, e considerando il titolo che hai scelto per il disco: che cos'è per te il gusto musicale?
Il titolo era già deciso più di vent'anni fa, quando ho cominciato ad essere sicuro che, prima o poi, quest'album l'avrei registrato. Non c'è polemica in questo titolo, c'è solo l'amara constatazione che queste canzoni, a mio avviso magnifiche, nella maggior parte dei casi sono passate inosservate, così come il passaggio sulla scena italiana delle band a cui appartenevano gli originali... perle buttate a porci troppo distratti dalle ghiande e dai papponi che il padrone gli propina, appunto.
D'accordo, i gusti sono gusti, e non si discutono. Ti posso dire che cosa per me vale di più: emozionarmi quando ascolto una canzone perché sia la musica che il testo mi parlano. Poi anche lì è una questione culturale e di (buon)gusto, se pensi che c'è gente a cui viene la pelle d'oca quando ascolta l'inno nazionale...

Recentemente in un'intervista Riccardo Sinigallia ha affermato che il pubblico italiano è morto. Tu che cosa ne pensi dello stato di salute del nostro pubblico e più in generale della musica italiana in questo momento?
Non so se il “pubblico” sia vivo e vegeto, se sia defunto oppure colpito da un'epidemia da apocalisse zombie, quello che mi interessa è la salute del circuito in cui ci muoviamo, specialmente quello dei concerti. Troppo spesso la tendenza degli artisti a cercare di assassinarlo con cachet che diventano subito vertiginosamente alti appena arriva un po' di popolarità in più porta questo mondo a morire piano piano, il promoter entusiasta quando il suo margine di guadagno è sempre meno, se non inesistente, diventa sempre meno entusiasta… ed è l'entusiasmo che, da sempre, tiene in piedi questo circuito.
La musica italiana sta bene, credo, fare musica, arrivare al prodotto finito, è sempre più alla portata di tutti, le nuove tecnologie viaggiano veloci e abbattono i costi. Quindi c'è un sacco di roba in più in giro... questo significa che, per forza, c'è un sacco di merda inutile e/o insopportabile da ascoltare (o evitare di farlo) ma, rovescio buono della medaglia, c'è più roba interessante, nel mucchio.

Tag: nuovo album cover intervista

Commenti (2)

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  • AmbraRockess 11/03/2016 ore 17:38 @AmbraRockess

    Meraviglia

  • Davide Collina 28/10/2016 ore 16:24 @davidecollina1967

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