Giovanni Allevi intervistato da Enrico Gabrielli Intervista

Giovanni AlleviGiovanni Allevi
07/06/2011 di

Hanno studiato musica, entrambi vivono in tour: il primo con l'Alien World Tour (qui le date), il secondo con i Mariposa, i Calibro 35, con il suo progetto solista Der Maurer o come ospite di tante altre formazioni. Diversa la questione economica, va da sé. Ma hanno davvero qualcosa in comune Giovanni Allevi e Enrico Gabrielli? Qualcosa si, il corso di composizione del maestro Danilo Lorenzini ad esempio (erano compagni di classe, lo sapevate?). Gli abbiamo chiesto di farsi una chiacchierata.

Enrico Gabrielli: Per un brevissimo lasso di tempo siamo stati compagni in classe di composizione con Danilo Lorenzini. Per la cronaca si tratta di un validissimo docente, di lui ricordo l'attitudine "a là Satie", le cineserie e un forte approccio apollineo alla musica. Ricordo anche che tramite lui stavo per affiliarmi ai gruppi di meditazione legati a Gurdjieff e che più di una volta mi ha accolto in casa col kimono. Tu che ricordi hai di Danilo?

Giovanni Allevi: Ho un bellissimo ricordo del Maestro Lorenzini. Pur essendo docente al Conservatorio Verdi di Milano, non è mai stato mio insegnante, ma subito ho provato per lui un'immediata simpatia. Era un personaggio controcorrente: in quegli anni il mondo accademico milanese era la roccaforte dello sperimentalismo estremo, e credo che sia così tuttora. Invece lui scriveva una musica che era la perfetta continuazione della sua persona: rigorosa, essenziale, pervasa di una profonda dolcezza. Era il periodo in cui facevo fatica a pagarmi l'affitto del monolocale e per un paio di volte Danilo ha invitato anche me a mangiare. Si parlava di musica, psicologia, filosofia orientale.

 

(Nota di Giovanni: Trovo sia necessaria una descrizione di dove mi trovo e di ciò che vedo: seduto al tavolo della cucina ho dei jeans logori, la solita felpa e una maglietta elasticizzata verde militare. Affianco al portatile "La ragazza dello Sputnik" di Murakami Haruki, che ho appena finito di leggere. C'è il ronzio del frigorifero ed il tram che passa qui sotto casa. Ho la sensazione che i miei occhi siano sporgenti e mi prude sopra una spalla)

 

Non so perché ma ho il ricordo di un tale Yanni. Per chi non lo conoscesse era un greco capellone che assieme ad altri pianisti riempiva i cd di Nuova Era e Meditazione quando negli anni 90 c'erano i Mr. Bungle, i Primus e gli Shellac. Perché ora anche in Italia, secondo te, c'è una robusta generazione di pianisti da grandi folle?

Mi hai messo nel calderone, è così? (Ride, NdR). Allora ti rispondo d'istinto con un moto di orgoglio. Le grandi folle che ho visto attorno a me (12mila all'Arena di Verona, 50mila a Piazza del Duomo a Milano, con un pianoforte solo...) non mi sembra di averle viste mosse da chissà quali altri pianisti. Detto questo, chiudo la ruota del pavone, ed aggiungo che comunque i numeri non contano. Non ne posso più della logica banale del considerare di valore ciò che muove grandi numeri. È un ragionamento che non è rispettoso dell'unicità dell'individuo.

 

Cosa ti senti di rispondere a chi – che faccia parte del mondo del jazz accademico o del rock - ti considera banalmente un compositore new age?

A parte che alcuni metallari mi regalano timidamente la loro stima... (Ride, NdR) Dopo almeno tre anni di massacro mediatico contro la mia musica e le mie idee, posso affermare che i miei critici e detrattori pensano di me solo ciò che conviene loro. L'importante per loro è normalizzare, appiattire, spiegare e dunque banalizzare.

 

Sia che si faccia studi classici, sia che si faccia della gran legna hardcore, in linea di massima a 20 anni si vuol cominciare a "diventare". Poi a 30 anni si vuol smettere di diventare e si vuole cominciare ad "essere". E a 40, di grazia, che si fa?

(NdG: credo siano le fragole che ho mangiato ieri... ho una specie di sfogo sulla spalla).

Allora... non ho mai avuto la sensazione che la mia vita fosse divisa in capitoli. Credo di essere un ente fluido, e poi l'inconscio non ha tempo: certi eventi che mi hanno traumatizzato da piccolo me li sento ancora addosso, errori che ho commesso anni fa ancora mi tormentano. A 40 anni che si fa? In genere si va fuori di testa. Ma io lo sono sempre stato! Comunque, se volevi sentirti dire che "a 40 anni si consolida ciò per cui si è lottato, con sacrificio ed abnegazione" no. Ecco, si sogna. Lo fai ancora più intensamente perché ormai, sai i sogni si avverano.

 

Non conosco i tuoi orientamenti politici ma immagino che, anche se hai suonato alla camera del senato, ti staran sulle balle una serie di bocce pelate quali Mussolini, Craxi, Berlusconi (che per me è pelato) e Cannavaro. TI fò una domanda pindarica: propenderesti dunque  per i capelloni? Ad esempio: che ne pensi di Stefano Bollani che suona la Rapsodia in Blu di Gershwin con Chailly? E di Bruno Martelli del vecchio telefilm Saranno Famosi, che appena suonava c'erano già le coreografie pronte?

(NdG: Devo togliermi l'abitudine di tirare le pellicine del dito con i denti...devo essere nervoso).

Ci credi che ho dovuto rileggere la domanda almeno quattro volte? Gli organi di stampa non vedono l'ora che io manifesti i miei orientamenti politici, così finalmente gli schieramenti potranno "mangiarmi". Allora io faccio outing, e do il mio appoggio alla candidatura di C1P8, il robottino di Guerre Stellari, come Presidente della Federazione Intergalattica. Evviva la Federazione!

 

Fai parte di quei cattivi arroganti che si credono migliori di altri, o tendi a crederti un buono e umile servo dell'arte? Te lo chiedo perché io penso sinceramente che non ci si possa credere buoni: è come cercare di sentirsi l'alito da soli.

No no, l'ho sempre detto senza alcuna remora, che sono un megalomane, convinto che tra cent'anni mi verrà intitolata qualche via o conservatorio.

 

Il musicista non fa ricerca. Come non la fa il pittore, lo scultore o il poeta. Scienza e arte sono diverse, la ricerca è un tentativo di perseguire la miglioria di un qualcosa. E l'arte non ha bisogno certo di essere migliorata. Cosa ne pensi?

Si, hai ragione. Se comporre musica significa cercare cose mai dette prima, creando a tutti i costi da zero, allora va bene la definizione di "ricerca". Ma nemmeno Mozart o Bach hanno inventato da zero. Hanno composto dei capolavori che erano uno specchio del loro tempo. Lo stesso Picasso, nella pittura, ha affermato: "io non mi evolvo, io sono!" Ogni nostra forma d'arte è a suo modo perfetta ed infinita.

 

 

La gente confonde colui che possiede estro con colui che fa arte e l'abuso del termine "genio" mi ha spesso portato a storcere il naso. Mi viene da chiederti: essere chiamato genio dalla massa ti porta ad impersonare un bizzarro caso di "genio compreso". O ti senti più un "ingenuo incompreso"?

Si abusa del termine genio... soprattutto per i miei colleghi. Quando si fa un'arte tiepida, che non fa male a nessuno, che non porta alcun cambiamento, e che fondamentalmente annoia e non infiamma perché ribadisce lo status quo, allora l'establishment tira un sospiro di sollievo, e il "genio" fiocca un po' ovunque. L'equilibrio, per la cultura dominante, è salvo. Tutti vanno a casa contenti. Gran pacche sulle spalle. Ma il vero genio è quello che viene messo in croce.

 

Quello che fai si avvicina alla pratica dell'"estasiare". Non rischi di essere il primo spettatore di te stesso e dei tuoi fuochi d'artificio? Te lo chiedo perchè gli esplosivi rischiano sempre di esplodere in mano.

Una graziosa giornalista, ad una conferenza stampa, mi fece la stessa domanda: "Allevi, lei sembra compiacersi della sua musica. Cosa mi risponde?" "Graziosa signora - le dissi - quando la mattina si guarda allo specchio, non si compiace nemmeno un po'?".

 

"Masturbatevi il meno possibile per non esaurirvi!", è una frase tratta da "Papillon", il film di Franklin J. Schaffner ambientato in un carcere in Nuova Guinea. Conosci gente che fa musica a cui diresti questa frase come amichevole monito?

No. Ho rispetto delle scelte altrui, e la libertà di espressione rappresenta per me un principio sacrosanto. Se una persona decide di votare la propria vita compositiva alle serie di Fibonacci per accrescimento o diminuzione, alle permutazioni ritmiche, allo sviluppo degli armonici e allo strutturalismo estremo, è giusto che lo faccia! Un mio amico del conservatorio sognava di suonare Bach al clavicembalo, non desiderava altro dalla vita e tutti i giorni si svegliava con questo pensiero. Che senso ha cercare di aprire il suo mondo ad "altre musiche", in base a quale verità? Che Bach non interessa alla società attuale? Lui, quello sogna, e allora deve andare fino in fondo, a costo di vivere sotto i ponti.

 

Carmelo Bene a proposito del cinema dice: "bisogna Amare o Conoscere. Guai a Riconoscere!". Ce l'aveva a morte con lo "scambio conveniente dei significati" tra autore e pubblico. Ce l'aveva a morte anche col cinema (a dirla tutta ce l'aveva a morte in generale). E Berio in una serie di conferenze americane intitolata "un Ricordo al Futuro" dice: "io non mi occupo di mercanzia emotiva per l'ascoltatore". Cioè più o meno lo stesso concetto. Secondo te erano appagati se riuscivano ad emozionare anche una sola persona? Tu so che lo sei. Sbaglio?

Andiamo per ordine. Io, pur essendo laureato in Filosofia, non ho capito nulla, né di quanto afferma Carmelo Bene, né dell'esternazione di Berio. Nella mia vita mi è capitato spesso di Riconoscere qualcuno, ed è stato bello. Aspetta... la faccenda della "mercanzia emotiva", ora inizio a comprenderla! È la stessa menata di Schoenberg quando dice che "se è per tutti non è Arte!" Bella trovata, ragazzo! E' comodo sottrarsi così al giudizio dell'orecchio, eh? Un bell'alibi! Pensa invece quanto sarebbe bello poter trasmettere a tutti la meraviglia e l'emozione che sa suscitare un'opera d'arte.

(NdG: ora mi prude anche dietro il ginocchio! Ma che cavolo!)

Per me Musica significa comunicare qualcosa a qualcuno. Se riesco ad emozionare anche una sola persona sono felicissimo! Altrimenti, per citare il Gabrielli, rischi di essere il primo e unico spettatore di te stesso e dei tuoi fuochi d'artificio.

 

E poi scusa Giovanni, rapire l'ascoltatore non è sequestro di persona?

Mi capita spesso anche di essere rapito dall'abbraccio degli ascoltatori, esperienza piacevolissima a cui mi concedo senza riserve.

 

 

Ti chiedo se, secondo te, esistono o no queste cose in musica e se sì fammi un esempio di brano musicale che per antonomasia esprima quel generico concetto.

Bello

Un Adagio di Chopin. La bellezza esiste in musica, ed è un ideale che va inseguito senza sosta.

Buono

C'è la "buona conduzione delle parti" che è eleganza dell'andamento simultaneo di più melodie in contrappunto, soprattutto tra le due parti estreme: il basso e l'acuto. E' un fatto tecnico, razionale, che è comune a tutti i grandissimi compositori del passato, e per raggiungere questa distillata perfezione occorrono anni di studio.

 

Giusto

C'è anche una giustizia nell'Arte. Mahler fu denigrato e criticato in tutti i modi, tanto che disse: "un giorno verrò rivalutato". Oggi è riconosciuto come l'unico sinfonista all'altezza di Beethoven.

 

Emozionante

Il Concerto n.3 di Rachmaninov.

 

Cinematografico

È il linguaggio musicale che ha scelto di non essere libero per asservirsi alle esigenze del copione. La Musica Classica, che è quella che conosco meglio, ha per tradizione le sue forme (Sinfonia, Concerto solista, Studio Toccata, Notturno...). La Musica per Film ha la forma imposta dalla scena e dalla volontà del regista.

 

Fastidioso

La musica di sottofondo nei locali pubblici. Ogni volta che chiedo di spegnerla (con tutta la diplomazia del caso per evitare lotte con i camerieri) le persone presenti nel locale fanno un sospiro di sollievo, e si riappropriano di sé, del proprio linguaggio e del gusto di avere davanti un interlocutore.

 

Chiederti la cosa peggiore che hai sentito di recente in Italia è sparare sulla croce rossa. Ti chiederò la migliore realtà musicale italiana che hai sentito negli ultimi anni. Ma per complicare la domanda ti chiedo di indicarmela solo se è realizzata da entità umane under 40.

La peggiore la so, perché c'ero: è la mia esecuzione di "Prendimi" al Teatro Filarmonico di Verona, durante l'Alien Tour. Sbaglio una nota già all'inizio, e i minuti che ho davanti si trasformano in una battaglia. Ancora qualche errore fino a cannare il penultimo accordo sull'acuto. Parte l'applauso, anche caloroso, ma io sto morendo dentro! Non me lo perdono!
Quanto alle cose belle under 40, Il Teatro degli Orrori, oppure Marta sui Tubi... c'è freschezza di idee, sincerità soprattutto. E poi l'Orchestra Esagramma, sempre nel mio cuore!

 

Penultima cosa. Visto che hai avuto bisogno di collocare nello spazio la musica, perché proprio "in testa"? Dico, perché non "nei piedi" o "nella giugulare"? O didascalicamente "nelle orecchie"? A parte il gioco di parole che "in testa" può significare prima di tutto, "in testa" può anche sembrare che la musica ti sia rimasta bloccata lì, mentre "nel fegato" poteva sembrare che ci vuol coraggio a farne di musica. Quello che mi chiedo è perché un emotivo No Concept performer come te non l'ha messa "nel cuore"? Già che c'eri...

"La musica nel cuore"... dici che avrebbe venduto qualche copia in più? Posso anche essere d'accordo, ma così il titolo non coincide col contenuto. Le parti in corsivo nel libro le ho elaborate almeno 15 anni prima del resto, e sono scritte in un ostico linguaggio filosofico. Affronto il tema dell'errore, dell'imperfezione, della dilatazione del tempo, dei moventi all'origine di un'azione. Il cuore, sanguinante, va colpito alla fine, dall'irresistibile dardo musicale. Ma l'arco va costruito anche con la mente.

 

Ultima: con la valanga di elettronica interessante e le miriadi di modalità compositive, che stanno spuntando fuori ovunque grazie a esperienze super ibridate, un pianoforte e/o un'orchestra da soli reggono l'abisso di retorica che le contiene?

Dal mio punto di vista, un pianoforte solo o un'orchestra sinfonica rappresentano oggi il massimo allontanamento dalla retorica, per puntare dritto all'essenza e cadere semmai nell'abisso dell'anima.
Io non ho paura di essere "fuori moda", di usare organici "polverosi ed impagliati". Ora, attorno a me c'è il successo, ma avreste dovuto vedermi dieci anni fa, quando mi dicevano che se non aggiungevo una batteria o un basso non andavo da nessuna parte, perché i giovani bla bla bla...
Ma quella musica mi ha perseguitato, mi ha ossessionato, finché non ha visto la luce così come oggi la sentite... e pazienza se non c'è la batteria o un campionatore! Ecco tutto.

 

(NdG: Si, sono state le fragole. Lo so che mi procurano lo sfogo, eppure continuo a mangiarle...)

 

La foto è di Gianluca Saragò

 

Tag: intervista

Pagine: Giovanni Allevi Calibro 35

Commenti (7)

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  • spoonji 16/06/2011 ore 10:15 @spoonji

    La foto è di Gianluca Saragò. Al ritocco però c'era Geppetto, la faccia sembra piallata.

  • Obagevi 16/06/2011 ore 19:36 @obagevi

    allevi è un personaggio che mi fa ribrezzo. io non ci riesco. mi dispiace.

  • luigi cangellario 17/06/2011 ore 18:45 @sklero10

    :) Enrico Gabrielli, è una bella intervista..ne dovresti far altre!!..belle risposte, complimenti anche ad Allevi.

  • mx 11/07/2011 ore 09:55 @mx

    (Nota di Giovanni: Trovo sia necessaria una descrizione di dove mi trovo e di ciò che vedo: seduto al tavolo della cucina ho dei jeans logori, la solita felpa e una maglietta elasticizzata verde militare. Affianco al portatile "La ragazza dello Sputnik" di Murakami Haruki, che ho appena finito di leggere. C'è il ronzio del frigorifero ed il tram che passa qui sotto casa. Ho la sensazione che i miei occhi siano sporgenti e mi prude sopra una spalla)

    Sottotesto: so troppo fico.

  • maddi 26/02/2012 ore 19:12 @pierpierodepieris

    enrico, sei riuscito a rendere quasi simpatico giovanni allevi.
    e questa NON è una buona cosa.

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