Crackdown - Giovinazzo (BA), 31-10-1999 Intervista

04/12/1999 di Roberta Accettulli

Ho incontrato i Crackdown la sera di Halloween, davanti a 4 tazze di caffè prima del concerto della band allo Stop Over Pub di Giovinazzo (BA). Una chiacchierata rilassata e divertente con i quattro ragazzi romagnoli. Che, saliti sul palco, si sono trasformati!!!



Rockit: Il vostro primo album "Rise Up", è stato registrato a New York nel 1998. Ora sta per arrivare un successore?

CRACKDOWN:L'album in sè è abbastanza datato: stiamo parlando di un prodotto che ha 12 mesi esatti. Però è anche vero che effettivamente ha riscosso degli ottimi riscontri un pò in tutta Europa, con particolare riferimento all'Inghilterra ed all'Olanda, e quindi siamo sicuramente soddisfatti di quello che è stato fatto, anche se, ovviamente, vista la dedizione che mettiamo in quello che facciamo avremmo voluto comunque fare di più. Per il prossimo ci aspettiamo di fare molte più date, e possibilmente di vendere qualche copia in più. Però senza che questo vada ad influenzare quello che è lo scrivere i pezzi, assolumente.

Rockit: "Rise Up" ha avuto delle recensioni molto positive dalle riviste specializzate, quali ad esempio Kerrang! e Metal Shock. Voi vi aspettavate una risposta così positiva da parte della critica?

CRACKDOWN: Non lo so... Perchè tutto quello che abbiamo fatto fin dall'inizio lo abbiam fatto assolutamente senza avere il tempo di pensarci. Ci siamo messi a correre fin dall'inizio, perchè ci siamo resi conto che i Crackdown sono nati come un progetto parallelo, c'era e c'è tutt'ora un feeling molto particolare, ed il renderci conto di questo feeling e del gap che abbiamo congenitamente nei confronti dei gruppi americani ed europei ci ha spinto a correre il più possibile per recuperare il tempo che si era incoscientemente perso. E quindi non è che abbiamo creato qualcosa per incontrare i favori di qualcuno. Abbiamo semplicemente registrato il disco migliore che ci è venuto in quel periodo. Onestamente, mi aspettavo che non ci fucilassero. Poi magari in qualche caso è andato meglio del previsto. Però secondo me nessuno ha esagerato. Tanti hanno azzeccato il reale valore che aveva il disco quando è uscito, e che ha tutt'ora.

Rockit: Voi avete diviso il palco con alcune delle più importanti rock bands, ed avete stretto anche dei rapporti di amicizia con alcune di queste. Evan Seinfeld dei Biohazard è stato vostro ospite nelle registrazioni di "Rise Up". Come è nata questa collaborazione?

CRACKDOWN:La collaborazione non è nata forzatamente. Tutto quanto risale ad un rapporto di amicizia che avevo personalmente con Evan fin dai tempi dei primi tours dei Biohazard in Italia, parliamo del 1993. Io ho suonato in altri gruppu, poi sono entrato nei Crackdown e mi sono accorto che quello che facevamo poteva piacere ad Evan, che comunque era un amico, più che il cantante dei Biohazard. Quindi gli ho passato un CD, ma senza aspettarmi un feedback particolare. Poi alcune delle decisioni che abbiamo preso, come ad esempio quella di andare a registrare a Brooklyn, senza prospettive di contratto, senza appoggi esterni ma esclusivamente con i nostri soldi, gli hanno fatto capire che noi credevamo particolarmente in quello che facevamo, e quindi ha deciso di darci il suo appoggio il più possibile. E per una persona così impegnata già l'averlo avuto come ospite nel disco è stata una cosa molto importante. Il fatto molto positivo è che abbiamo un rapporto che ci pone sullo stesso piano, nel senso che noi non siamo il gruppo suddito che pende dalle sue labbra. Siamo semplicemente artisti amici che si incontrano e collaborano per il gusto di farlo. Poi dopo abbiamo suonato insieme, la cosa ha avuto altri sbocchi, anche nel video, ed abbiamo avuto altre occasioni per portare avanti questo rapporto.

Rockit: Voi incidete per una etichetta danese. Come è nato questo rapporto con questa etichetta d'oltreconfine?

CRACKDOWN: E' nato tutto in un modo abbastanza semplice, perchè noi abbiamo fatto una scelta di indipendenza fin dal primo momento. Quindi siamo andati a registrare senza alcuna pressione, e siamo tornati a casa con questo prodotto, e volevamo cercare qualche via d'uscita che non fosse la solita autoproduzione italiana. Da questo punto di vista ci ha giovato il fatto che tutti quanti avevamo fatto delle esperienze con altri gruppi in precedenza, e quindi sapevamo che facendo un'autoproduzione, o una produzione con un'etichetta italiana, più in là di tanto non si poteva andare. Puntavamo al mercato europeo, ed a fare dei tour in Europa del più alto livello possibile, e quindi abbiamo detto: un'etichetta di qualunque nazione, con dei centri di distribuzione, ma non italiana. Quindi abbiamo iniziato la solita trafila delle spedizioni, dei contatti, delle trattative, e poi abbiamo deciso per la Die Hard, perchè ci sembrava offrisse il miglior compromesso fra un'etichetta non troppo grande, quindi con un rapporto umano abbastanza stretto, però comunque una distribuzione ed un ufficio stampa professionali, che non ci hanno fatto perdere occasioni. Diciamo che fino al tour che avrebbe dovuto effettuarsi a novembre è andato tutto bene.

Rockit: Cosa è successo al vostro tour?

CRACKDOWN: Ha subito dei grandi ridimensionamenti perchè purtroppo ci siamo appoggiati ad un agente che si è comportato in modo discutibile, e quindi alcune date anzichè scomparire non sono mai apparse. Ma comunque non sono certo queste le cose che ci fermano, perchè nel frattempo si continuano a scrivere pezzi nuovi, a fare tour da altre parti... Se la gente lavora male ci preoccupiamo noi in prima persona di contattare persone con cui invece vorremmo lavorare. Per fortuna qualche data è stata salvata, e riusciamo comunque a fare qualcosa e riusciamo comunque ad andare avanti. Dopo tutti i sacrifici fatti non sono certo queste le cose che ti smontano!

Rockit: Internet si trova nella bufera per la musica in MP3. C'è chi parla di sabotaggio all'industria discografica, c'è chi invece pensa che si tratti comunque di una cosa positiva. Qual è il pensiero dei Crackdown a riguardo?

CRACKDOWN: Personalmente, ritengo che da certi punti di vista sia molto positivo di poter ascoltare un pezzo senza doverlo pagare. Però, al tempo stesso, ritengo che questo a lungo andare possa danneggiare quei gruppi che cercano di dare un'idea generale di quello che è un pezzo, cioè un testo, una copertina ed un certo tipo di atteggiamento. Quindi sono favorevole dal punto di vista della diffusione, però bisognerebbe far ascoltare i pezzi senza necessariamente scaricarli... So che più o meno la cosa è fattibile... Purtroppo so che non ci sono dei sistemi ben definiti per controllare quello che uno si carica...

Alla fine è come il discorso dei CD masterizzati, nel senso che se masterizzi il CD di una major il danno è relativo, mentre per noi il CD masterizzato è una pugnalata nella schiena, perchè per i gruppi come noi è fondamentale poter contare su ogni singola copia venduta. Noi prendiamo 1.800 lire a copia venduta, quindi non è che ci cambi la vita, però 1.000 copie masterizzate in più per noi sono una mazzata, per chiunque altro potrebbero essere una cifra accetabile. E' molto importante che la gente imparasse a masterizzare con la testa, o con l'anima. Capisco che di questi tempi non sia facile entrare in un negozio e rischiare 35.000/40.000 lire per un disco che potrebbe non piacerti. Però se un CD masterizzato mi è piaciuto, io sono comunque andato a comprarmi l'originale. Quindi spero che alla fine la passione abbia la prevalenza, e si premino comunque i lavori ben fatti.

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