Colapesce - Il grande caldo Intervista

06/02/2012 di

Dice di essere completamente dissociato dalla realtà, è la critica che gli fanno più di frequente. Ma poi si capisce che tra le parole dei suoi testi ci sono riferimenti allo stallo della sinistra, al declino della Sicilia poi così ben espresso dalla rivolta dei forconi. Dice che i cantautori si devono limitare allo scrivere canzoni, e che i veri scrittori sono altri (ce li elenca). Poi Gino Paoli, gli Smog, Bill Callahan, Alessandro Raina. Il tutto lo racconta a Nur Al Habash in una Roma piuttosto calda, quando ancora la neve non aveva sommerso l'Italia. L'intervista.

Sale, pioggia, luce, sole, mare, luna, calore, cespugli, terra, fuoco, acqua, foglie, tramonto, vento, ghiaccio, pianta, cuoio, neve, diamanti, fiore. E ce ne sono ancora molti molti altri. È una cosa un po' da scemi, ma mi sono divertita a fare questo gioco e appuntare tutte le volte nelle quali si nominano elementi naturali, e come vedi sono davvero tante. Nell'ep precendente invece parlavi di cose tipo ipod e hard disk. Cos'è che ti lega così tanto alla natura, e perché in questo disco sembra sparita la tecnologia?
È una bella operazione questa che hai fatto, è interessante! A me è capitato di provarci con alcuni testi di De André in "Canzoni", questo disco tutto chitarra e voce in cui lui rifà dei pezzi di altri, anche di Bob Dylan. Ecco, in quel disco viene ripetuta la parola "morte" quasi 95 volte! Per quanto riguarda il riferimento agli ipod, sappi che infatti dal vivo lo cambio, ora dico "ipad e sole", perché le canzoni evolvono con la vita, dopotutto. In realtà però qualche riferimento del genere c'è anche nel nuovo disco, in cui si parla di ebay e dei blog dei trozkisti, però è vero che la natura viene ricordata sempre. Sicuramente ha influito la terra in cui vivo, anche se quest'anno l'ho vissuta poco perche sono stato sempre in giro, però i siciliani ce l'hanno questa cosa di portarsi sempre dietro l'isola. In più sono cresciuto su una scogliera, a Ognina, che è sulla costa di Siracusa. Passavo cinque mesi l'anno lì con la mia famiglia, una cosa meavigliosa, e talmente introiettata da venire fuori.

Sarà per questo allora che nelle tue canzoni si parla sempre di afa, di lava, di ventilatori, di cose che sgocciolano. Ho come la sensazione che nelle tue canzoni faccia sempre caldo.
(ride) È vero. Anche questo è legato alla Sicilia, suppongo.
 

Il disco è stato scritto in Sicilia allora?
Quasi tutto, sì. In ogni caso ho un modo strano di lavorare alle canzoni. Scrivo una prima bozza e poi correggo mille volte, cambio i verbi, e così via. La gestazione di una canzone dura anche 3-4 mesi, infatti per finire il disco ci ho messo più di un anno. Magari una parola, o anche i titoli stessi dei pezzi, rimangono gli stessi per mesi e poi li cambio. Sono tormentati. Se vedi gli appunti è un dramma, duemila verbi cancellati

Mi sembra di capire quindi che ci sia una certa ricerca dietro
Sì, anche nella metrica. Non sposto mai gli accenti; ho un metodo abbastanza rigido da questo punto di vista. Però per il resto non ho una tecnica precisa, non scrivo necessariamente prima un testo, o la musica. Mi viene un'idea, poi da lì inizio a lavorare, ci costruisco sopra... È un'opera di artigianato, mettere i pezzettini che mancano.

Penso che un testo ben fatto, raramente venga di getto; c'è sempre bisogno di una limatura, di una certa cura, che è una cosa che ho notato parecchio nei tuoi. Sono molto ben misurati e leggeri, e se parli di un argomento non è mai troppo esplicito, ma nemmeno ermetico
Ho messo al bando il citazionismo, e questa è una differenza con l'ep. Evito di giudicare, e se do un giudizio lo do attraverso i personaggi della canzone, che in quasi tutto il disco sono un ragazzo e una ragazza che vivono un declino post laurea.

Devo dire che erano anni che non ritrovavo in delle canzoni una maniera così accorta di raccontare delle scene, delle storie e delle sensazioni. Ecco, se devo descriverli in una parola, sarebbe sicuramente "sensuali", alcune volte persino erotici. C'è un afrore che evapora da ogni accordo, e forse sono talmente belli da meritarsi di esser stampati di per sé, senza la musica. Hai mai pensato di scrivere racconti o poesie?
Quando ho fatto vedere i testi ai miei amici fidati, alcuni anche scrittori, mi sono accorto che la melodia mi aveva portato ad inquadrarli, a volte anche dal punto di vista grafico. In questo sono una sorta di poesie. Poi per conto mio scrivo già, ma ancora non ho questo bisogno di raccogliere e di pubblicare i miei racconti. Ce n'è gia troppi di scrittori, lasciamo fare il mestiere a chi lo sa fare, non andiamo ad inquinare ulteriormente con questi libri dei musicisti, che vanno a dire cazzate o a scrivere racconti.

Ad esempio il tuo amico Alessandro Raina ha appena pubblicato un racconto in una raccolta per la Minimum Fax, "Cosa volete sentire". Disapprovi, dunque?"
Sì, infatti io e Alessandro litighiamo, siamo tipo marito e moglie. A parte tutto Ale scrive bene, solo che secondo me è una cosa brutta quella di voler rappresentare il cantautore come un intellettuale... io quello che faccio lo faccio per me. Però la poesia è una forma che mi piace molto, la leggo spesso. 
 

Quali autori preferisci?
Tra i primi che ho conosciuto mi ha fulminato, tristissimo, Pavese. Una mazzata... Ora mi sto avvicinando molto agli autori siciliani, con Bufalino ad esempio ho scoperto un mondo a parte della letteratura, è di una bellezza... Qualche mese fa ho letto il suo "Argo il cieco", e ci ho ritrovato dentro un po' di Colapesce, sarà un'influenza isolana. Bufalino è davvero un puro, il suo primo libro è uscito a sessantacinque anni, mi sembra di una bellezza questa cosa! Ha vinto il premio Campiello a quell'età con il suo libro d'esordio che ha scritto in 20 anni. Come testo è un po' autobiografico, racconta principalmente della Sicilia, e anche nei suoi racconti c'è sempre caldo. Poi riesce a rappresentare la donna in maniera indescrivibile, che rasenta la perfezione; c'è un passo nel quale ne parla come se fosse una barchetta che ondeggia, da pelle d'oca continua, un libro strepitoso. Ora sto leggendo Tommaso Landolfi, che ho scoperto da pochissimo.

Poco fa parlavi del meraviglioso declino come il momento dopo la laurea; devo dire che non mi aspettavo davvero questa interpretazione
In "Oasi" e in altre canzoni ci sono questi due personaggi dei quali si racconta la vita, tra alti e bassi. Quando canto dello "stipendio da niente dimezzato dai vini" mi rifaccio ad un immaginario nel quale c'entra sempre il conto in banca, ma questo è solo un aspetto naturalmente. Il declino si percepisce un po' ovunque, è un po' profetico come titolo, anche perché l'ho scelto prima che succedesse il tracollo definitivo dell'Italia e della Sicilia di questi giorni. Questa storia dei forconi, della rivolta di qualche settimana fa, ad esempio.

Ti sei fatto un'idea?
Sì. Le basi della protesta sono valide, nel senso che le categorie degli autotrasportatori, dei pescatori e dei contadini sono sicuramente penalizzate. Però è una rivolta che doveva essere fatta vent'anni fa, probabilmente. Noi da anni abbiamo un petrolchimico che raffina la benzina per il resto d'Italia ed in Sicilia non si è mai lamentato nessuno del fatto che dobbiamo pagarla così cara. E poi non sento di appoggiarli perché ci sono delle frange di estrema destra che si sono infilate come sempre, stanno cavalcando l'onda e ho testimonianze dirette di persone che sono state minacciate affinché chiudessero le attività e aderissero allo sciopero. Però questa cosa mi ricorda tanto l'inizio del fascismo, e ne prendo le dovute distanze. Non è questo il modo di fare le rivolte: creare disagio a mia nonna che non trova il latte al supermercato non ha molto senso, non credo cambierà qualcosa così. La sinistra dorme, sta chiusa nelle biblioteche come sempre, quindi in questo momento mi sento più anarchico che schierato politicamente.

Perché questo declino ti sembra allora meraviglioso?
Perché credo che in Italia ci siano ancora delle persone come te e come me, che si impegnano per rendere il declino meno schifoso. Rispetto all'ep, forse il disco è più oscuro, con i testi che nascondono della gioia velata, e a livello melodico è meno diretto.

Eppure, anche se nelle canzoni si raccontano le difficoltà sentimentali e finanziarie dei due personaggi, io ci sento una pacatezza estrema, una grande tranquillità di fondo. Come dire: andiamo lentamente, studiamo i passi e vediamo cosa si può fare per migliorare le cose. Forse è in questo meraviglioso? Non puoi fare niente per fermare il declino, ma quanto meno cerca di renderlo piacevole e godibile.
Sì, senza dubbio questa può essere un'altra lettura molto valida. È bello perchè parlando con le persone ogni volta trovo delle sfumature diverse sia al titolo del disco che ai pezzi in sé, e sono tutte vere. Da poco è uscito il video che accompagna il singolo "Restiamo in casa". È un video di animazione realizzato da Michele Bernardi, mentre io ho scritto la sceneggiatura. Parla di un astronauta e di una ragazza nuda accanto. Chi mi conosce ha detto che quel video mi rispecchia al 100%: mi isolo, sono completamente scollato dalla realtà, dissociato. Questa è un'altra critica che spesso mi viene fatta.

Questo aspetto in effetti nel disco emerge, vengono ritratti molti momenti intimi che si svolgono in luoghi privati. La stanza, l'appartamento, la macchina, la casa al mare. Però ci sono anche canzoni nelle quali si mette il naso fuori, penso a "I Barbari" o "La zona rossa".
Sì. Anche se ne "La zona rossa" sono sempre in casa! Volevo raccontare ancora una volta il declino, questa volta della Sinistra italiana negli ultimi vent'anni, dell'immobilità di cui parlavamo prima. Ovvero del fatto che sono chiusi nelle loro biblioteche e salottini, e organizzano questi cortei che spesso non portano da nessuna parte, e infatti nel ritornello canto "da anni sventoli bandiere, ora di rosso c'è solo il tuo viso stanco". Ormai c'è solo quello, non c'è null'altro da dire. Anche lì lascio giudicare i due personaggi della storia e non entro direttamente in merito, anche se i due hanno davvero nome e cognome, ma non sono bravo come I Cani nel mettere e dare i nomi. Ho evitato l'eccessivo citazionismo, fare diretto riferimento a persone, luoghi, film. Volutamente. Non mi rispecchio più in questa generazione che ha bisogno di citare, di appioppare significati a destra e manca. 

Poi però nel video di "Si Illumina", c'è una carrellata di libri e dischi che butti nella tua valigia. I tuoi libri e dischi del cuore, e lì di citazionismo ce n'è.
Quello è il mio background, non è vero e proprio citazionismo. Per esempio in "Sottotitoli", il brano in cui duetto con Sara degli Scisma, potevo tranquillamente (ed era anche molto più facile) inserire dei titoli di film o citare dei registi. Invece, per Bergman cito la nazionalità, di Hitchcock che è il mio regista preferito, canto "apro la finestra sul cortile". Insomma, ci arrivo da varie angolature.

A proposito di citazioni velate. Sempre nello stesso pezzo canti "la stanza diventa una barca quando sei qui in silenzio". Sembra a tutti gli effetti un tributo, tutt'altro che superciale e citazionista, al migliore Gino Paoli. Quasi una versione aggiornata al 2012 di quella poesia immortale fissata su disco ormai cinquant'anni fa.
Devo dire che quella, in realtà, è stata ispirata da Bufalino del quale parlavo prima, con la storia della barca e del mare. Gino Paoli in ogni caso mi piace molto, specialmente le sue prime cose. "Sassi" è un capolavoro, "Il cielo in una stanza" è oggettivamente una canzone splendida. Poi diciamo che si è perso strada facendo.

Ho notato che nelle tue copertine ci sono sempre dei bambini di spalle. 
Nell'ep in realtà non sono dei bambini, siamo io e un mio amico che però sembriamo piccoli, per un gioco di proporzioni. Invece quello di "Un meraviglioso declino" è proprio un bambino di spalle. Ormai questo è diventato una sorta di timbro: un disco che dà le spalle all'osservatore, che così acquisisce un ruolo passivo e non può interagire per niente con la visuale che hanno i soggetti della foto. Le foto sono state scattate da Alessandra Trainiti che ha curato tutte le grafiche, sia dell'ep che del disco nuovo. È una fotografa eccezionale. 

Tutte quelle strane costruzioni che si vedono nello sfondo cosa sono?
Quella è una zona del palermitano, si chiama Fiumara d'Arte, curata dalla Fondazione Presti che ha affidato una vasta zona rurale ad un gruppo di artisti di fama internazionale allo scopo di ospitarne sculture enormi. Quella della copertina è un'onda di cemento, all'interno del booklet ce ne sono altre, c'è una piramide rossa e gigante, poi un tunnel. E poi ci sono io. È curioso, perché con Alessandra c'è stata una sorta di sfida, ha fatto tutto di testa sua. Lì sono seduto al Cretto di Burri, lo scultore italiano del periodo di Fontana, che ha riversato questa colata di cemento a Gibellina, un paese distrutto da un terremoto negli anni 60 che provocò più di 300 morti, è stata una delle stragi più gravi. Hanno affidato a Burri un'opera che ricordasse questa tragedia, lui è andato sul posto (Gibellina poi è stato ricostruito in una pianura) e ha fatto un'enorme colata di cemento per tutto il paese, ma lasciando intatte le vie. Quindi c'è un metro e mezzo di cemento, puoi girare il paese ma sei circondato dalle case cementificate che sono ormai dei quadrati bianchi. Molto inquietante, ma bello. Ecco, io sono seduto lì, accanto all'unica pianta nata intorno.

"I Barbari", oltre ad essere una bellissima canzone, è proprio nello stile di Alessandro Raina e degli Amor Fou, potrebbe benissimo averla scritta lui. Avete collaborato in qualche modo? La vicinanza a lui durante il vostro tour insieme come Santiago e poi durante il viaggio in Africa, ha influenzato in qualche modo la tua scrittura?
No, la canzone l'ho scritta io. Lui però ha collaborato cantando nella parte centrale come doppia voce. Il pezzo è ispirato ad un film trash anni 80, "Society" di Brian Yuzna; secondo me è un film strepitoso, splatter ma con un significato profondo. In breve, parla di questi aristocratici che hanno una vita apparentemente normale, e a un certo punto uno dei loro figli si accorge che hanno atteggiamenti molto strani. Insomma, si viene a conoscenza dell'esistenza di una sorta di setta nella quale loro, insieme ad altri aristocratici della zona di Los Angeles, sbranano e succhiano le persone ricoprendole di una sorta di marmellata. Mi sembrava una metafora perfetta del Politico, che ha una facciata pulita e perfetta e poi invece segretamente pratica riti esoterici attraverso i quali sbrana il cittadino. Per questo canto "si leccano il sangue tra i denti", è tutto giocato su questa cosa qui. Il titolo invece è stato ispirato da un saggio di Baricco, ma non ha attinenze con la canzone.

Ci racconti del viaggio in Africa che avete fatto tu e Alessandro?
Siamo andati in vacanza un mese. L'idea iniziale era di registrare delle cose lì, trovare dei musicisti locali e provare a sperimentare. Poi complice il fatto che non era così semplice come pensavamo, abbiamo deciso invece di fare la cosa inversa: staccarci completamente dalla musica, dalle nostre vite e dalla nostra quotidianità, anche se poi ci siamo connessi ad internet di tanto in tanto, perché Alessandro doveva scrivere un report per il Mucchio. Però è stata un'esperienza bellissima, mi è piaciuta soprattutto Zanzibar. Abbiamo visitato anche il Kenya del sud e Mombasa. Ma Zanzibar mi ha stregato, è un'isola meravigliosa.

L'album però è stato scritto prima del viaggio, giusto?
Sì, mancavano solo dei mix. Anche Alessandro aveva già pronto l'album di Amor Fou, che uscirà a Marzo. 

In "Restiamo in casa" canti del risveglio in una maniera splendida. "Esco in balcone e m'intasco un respiro profondo. Ancora spento, intravedo le strade. Fischio di treno si coordina alla caffettiera, la marmellata mi sembra l'arma migliore di guerra". Qual è la tua colazione ideale?
Quella canzone è molto Pirandelliana. Quando l'ho scritta volevo che suonasse come una cosa degli Smog, Bill Callahan e quella roba lì; difatti è suonata con una chitarra classica, che poi era quella personale di Manu Chao, lì per caso in studio. In quanto alla colazione, l'ideale è in un periodo determinato dell'anno, che è fra fine Maggio e i primi di Settembre. Diciamo dal 28 Maggio al 6 Settembre. Ed è la granita di mandorla con la brioche. Anzi, con un panino, che si chiama "la manuzza" perché è a forma di mano, con il sesamo sopra, una cosa buonissima. Immergere quello nella granita di mandola fatta da mia madre penso sia l'esperienza più bella che si possa provare. Se poi è in riva al mare, diventa una cosa ancora più eclatante.
 

Commenti (3)

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  • Anto 10/02/2012 ore 10:55 @tnello

    Bel lavoro, bel disco, bravo bravo

  • matteoevaste 11/02/2012 ore 16:32 @matteoevaste

    la tua lirica mi sconfinfera un casino. Anche Pavese, si intende.

  • Carver 12/02/2012 ore 14:57 @carverband

    Non è affatto male questo disco...

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