Egokid - Grazie a Dio, siamo atei, 20-01-2011 Intervista

24/01/2011 di

La che Chiesa ti fidelizza manco fosse l'Esselunga, i blogger che ti accusano di copiare i Baustelle appena sposti un accento, poi Mina-raperonzolo tenuta prigioniera sulle montagne svizzere, Faust'O e Bowie. Insomma, il pop. Renzo Stefanel si fa una lunga chiacchierata con Diego Palazzo per farsi raccontare il nuovo album degli Egokid.



Come nasce il disco? Tra l'altro, complimenti: è davvero molto molto bello.
Ti ringrazio intanto per i complimenti. Questa volta abbiamo davvero cercato di dare il meglio che potevamo. Le canzoni di questo album sono nate in un periodo molto lungo, almeno un paio di anni. "Come un eroe della Marvel" risale addirittura all'album precedente, "Minima Storia Curativa", ma poi l'abbiamo messa un attimo da parte, perché pensavamo che una canzone così meritasse un trattamento speciale, un lavoro di produzione che ai tempi era fuori dalla nostra portata. Forse il primo pezzo concepito come parte di un nuovo album è stato proprio "L'uomo qualunque", che ha anche segnato un po' una svolta più propriamente politica nel nostro immaginario. Il resto dei pezzi si è creato direttamente da quella sorgente, con me e Pier (Piergiorgio Pardo, coautore dei pezzi, NdR) a scambiarci continui spunti creativi, fino ad avere una quindicina di pezzi in ballo. L'ultimo scritto è stato "Non mi hai fatto male". In mezzo c'è il mondo. Intendo che ce ne sono successe di ogni, sul piano esistenziale come su quello musicale. Quindi "Ecce Homo" è un po' la summa delle nostre vite dal 2008 a oggi.

"Ecce Homo": un titolo tra Vangelo (fragilità dell'essere umano), Nietzsche (autobiografia come storia di una liberazione dai condizionamenti esterni alla ricerca del proprio vero Io; in più c'è l'opening "Umano troppo umano"…), Gainsbourg (via crucis e passione tra night club e sigarette) e l'ovvio gioco di parole di "homo"… Trovo tutto molto Egokid. Era voluto?
Assolutamente sì! Tutto calcolato con precisione millimetrica... a parte forse Gainsbourg, a cui guardiamo molto tangenzialmente a dire il vero. Ma al di là dei riferimenti, "Ecce Homo" ci piaceva anche perché porta con sé il concetto di "esposizione mediatica". Per noi in effetti questo disco rappresenta la prima vera occasione di esibire il mondo Egokid a un pubblico più ampio, e con maggiori forze messe in campo. Per cui il titolo doveva suonare un po' come "Ecco a voi gli Egokid". Adorateli o uccideteli. L'importante è che li guardiate, o meglio "ascoltiate".

La Novunque quindi ha investito molto su di voi? Che tipo di risorse in più avete avuto per "Ecce Homo"?
Per un gruppo come il nostro, che si è sempre gestito autonomamente sotto ogni punta di vista (registrazione, produzione, promozione), l'incontro con Novunque ha significato la possibilità di una crescita artistica maggiore, più consapevole e concentrata su questioni esclusivamente musicali. Grazie ad Alessandro Cesqui (l'uomo "non qualunque" che sta dietro Novunque), siamo entrati in uno studio-istituzione come Le Officine Meccaniche, lavorando con professionisti del calibro di Taketo Goahara, uno dei migliori fonici in circolazione, e Sergio Carnevale (già nei Bluvertigo, NdR), il batterista per eccellenza del pop italiano degli ultimi vent'anni. Grazie all'etichetta abbiamo lavorato con Sergio Maggioni e Giulio Calvino (Hot Gossip, NdR) per la produzione del disco: una svolta decisiva per noi, abituati ad autoprodurci, senza avere un riscontro esterno sul lavoro. Tutti incontri che, oltre all'apporto umano e artistico, ci hanno fatto capire quanta professionalità ci voglia in un lavoro come questo: non solo talento, spontaneità e ispirazione.

È un disco in cui c'è molto di voi, ma – novità! - anche una certa influenza dei Baustelle, così ti incazzi subito: penso a brani come "L'uomo qualunque" , "Credo", "Come un eroe della Marvel", "Universo"… In "Minima storia curativa" c'era il cameo di Bianconi, poi sei andato in tour con lui… Quanto c'entra?
Non mi incazzo per niente. Anzi, mi fa sorridere che questa storia della nostra somiglianza con i Baustelle sia oggetto di tanto scalpore, di fiumi di parole ed esegesi musicologiche improbabili. Il punto è che noi, come i Baustelle (e un'altra manciata di gruppi simili) abbiamo un'idea molto precisa di musica "pop", oltre che un comune background di ascolti e influenze musicali. Peraltro la somiglianza finisce lì, visto che parliamo di cose diverse, o magari della stessa da due punti di vista diversi. Insomma più che simili, direi che siamo complementari. La grammatica è la stessa, gli strumenti linguistici e musicali sono gli stessi, ma lo svolgimento è differente. Per questo Pier e io abbiamo una così grande stima dei Baustelle e del loro modo di scrivere. Perché davvero ci è capitato raramente di venire a contatto con un mondo così diverso dal nostro, e riuscire lo stesso a dialogare con quello attraverso uno spazio di azione comune. Che poi altro non è che la musica pop italiana. Ogni tanto succede che scattino di queste alchimie artistiche. Penso ai gruppi italiani del periodo Mescal, o al fenomeno Posse. Allora questi connubi venivano chiamati (forse semplicisticamente) "scene". Adesso sembra di mettere a repentaglio vite umane. La sensazione che ho, è che se facessimo tutt'altra musica, chessò post-rock sperimentale, lo-fi, industrial, cantautorato deviato o qualche altro buffo genere, gli opinionisti dei blog non ci farebbero così tanto le pulci.

Trovo "Ecce Homo" un disco volutamente molto citazionista: dalle musiche ai titoli. Dal Nietzsche già detto a "L'uomo qualunque" (il movimento politico del Secondo Dopoguerra), "Come un eroe della Marvel" (fumetti), "Non si uccidono così anche i cavalli" (il film con Susannah York), "Una vita" (romanzo di Italo Svevo). Un gioco carino o anche una scelta motivata e precisa?
Vuoi la risposta seria o quella faceta? Comincio dalla faceta: il citazionismo è un po' un nostro vizio. Forse una specie di deformazione professionale. Voglio dire, Pier è un'insegnante di Lettere. Io sto finendo un dottorato in Filologia Classica. Stiamo parlando dunque di due che godono a leggersi "Il Nome Della Rosa", solo per le pippe erudite di Eco... Concedici dunque un po' di citazionismo, ogni tanto! Se invece vuoi quella seria, ti dirò che il citazionismo è un elemento fondante della composizione pop, al punto che secondo noi non esiste pop music se non c'è citazionismo. Potevamo scrivere canzoni che si dilungassero sulle nostre sfighe di ogni giorno, usando immagini criptiche e autoreferenziali. E invece abbiamo deciso che era il momento di fare pop, ovvero di raccontare qualcosa che la gente potesse capire, magari addirittura condividere. La nostra formula per arrivarci è questa: prendi un oggetto di uso comune, una frase ritmica, un riff, un giro di parole, una metafora, un verso, un titolo di un libro o di un film, un evento, lo sottrai al suo contesto naturale, e lo immetti in un contesto diverso, per esempio passando dal piano personale a quello universale, dal piano pubblico a quello privato e così via. Più che citazionismo, il nostro è un dissimulato esperimento dadaista. Comunque bravo: a "Una vita" di Svevo non avevo pensato...

"L'uomo qualunque", nel suo tipo di satira, si ricollega a una certa tradizione milanese che parte con Jannacci e giunge fino ad Elio… È una cosa così sottopelle, che si respira nell'aria, per dire, o è più voluta?
Hai assolutamente ragione. Pensa che a noi ricorda molto Cochi & Renato. Anzi una specie di incrocio fra loro e una hit di Raffaella Carrà. Magari ballata dalle Kessler. Ma è vero: nell'"Uomo qualunque" c'è proprio quella tipica irriverenza milanese, quello snobbismo "dal basso", se vuoi, tipico di questa città. Noi milanesi siamo radical chic di costituzione, inutile negarlo. O almeno lo siamo stati sin qui. È difficile dire che cosa accadrà a Milano e ai milanesi da un punto di vista culturale nel prossimo futuro.

"Credo" è una canzone che andrebbe trasmessa obbligatoriamente per radio, ogni volta più volte al giorno…
È stata scritta apposta. L'idea era quella di avere finalmente un Credo laico, da recitare nella "messa in scena" di tutti i giorni. Tutti a cercare una risposta nel mistero divino... Tutti con il naso per aria... Ma dico, c'è bisogno di credere in un essere uno e trino, magari nato da una vergine, per capire che se uccidi qualcuno, qualcuno poi ucciderà te? Perché gli uomini non si mettono il cuore in pace, capiscono che sono una massa di stronzi che deve darsi delle regole sociali per sopravvivere? C'è così bisogno della garanzia di un bene ultraterreno per fare del bene? Il senso della canzone è questo. Non credere alle sette, da CL fino a risalire alla Chiesa stessa, che cercano di fidelizzarti, manco fossero l'Esselunga, e di farti entrare nel loro club esclusivo di "illuminati dalla fede". Se ti senti perso e solo, vivi la tua vita ogni giorno, con dignità, cercando di pensare che il bene comune in fondo è anche il tuo bene. Il resto è macchinazione, calcolo politico, "sete di potere" per l'appunto. Aveva ragione in fondo Epicuro: gli dei, se esistono, vivono in mondi lontani da quello dell'uomo. Siamo tutti nella stessa barca. Guardiamoci in faccia.

"Ragazzi + ragazze". Premetto: adoro l'originale, trovo riuscitissima la vostra traduzione/versione, artisticamente valida ed emozionante, commercialmente azzeccatissima. Però: il fatto che un gruppo italiano, per tentare di aggredire il mercato mainstream nazionale, debba ancora ricorrere a una cover non è, in un certo senso, una sconfitta della musica italiana? E non dimentichiamo che siamo il paese di Zucchero, uno costretto oggi a palesare le proprie cover dopo anni di plagi "silenziosi".
Quanto la fai seria! Aggredire il mainstream? Ma quanti secondo te in Italia conoscono oggigiorno "Girls & Boys" dei Blur, e quanti invece conoscono l'ultimo singolo di Lady Gaga? Detto ciò, "Ragazze + Ragazzi" è davvero nata per scherzo, cazzeggiando sulla chitarra e con le parole. Della serie "ma se traduco pari pari questo pezzo cosa ne viene fuori?". Il punto è che il testo così tradotto ci sembrava incredibilmente attinente alle tematiche del disco. Nulla è cambiato dal '94 (un anno peraltro fatidico per il nostro paese...): c'è ancora chi gioca con la testa delle persone, ne strumentalizza e guida i comportamenti, dalle abitudini sessuali alle scelte politiche e religiose. Sembrava insomma di avere fra le mani la versione "intrattenimento puro" delle tematiche che andavano definendosi negli altri pezzi. Da qui a sceglierla per il primo video, il passo è stato breve. Ci sembrava una sfida, volevamo provocare il pubblico. O avrebbero gridato al miracolo, oppure ci avrebbero tirato le pietre. In ogni caso sarebbe stato un successo. La nostra in fondo è stata una scelta dettata dalla "leggerezza", nel senso calviniano del termine. Se c'è chi si sente indignato per questo, problemi suoi sinceramente. Ho sentito parlare di "Girls & Boys", usando definizioni tipo "mostro sacro". Mi sembra francamente esagerato. Il punto è che se non fossimo stati certi di avere fra le mani un disco di canzoni in cui credere, stai sicuro che non ci saremmo mai concessi il lusso di infrangere questo (impensabile) tabù culturale...

(Il video di "Ragazze + Ragazzi")

"Non si uccidono così anche i cavalli": Faust'O alla voce! Com'è nata questa collaborazione? Sarà per la sua presenza che ci sono quelle tastiere alla "Heathen"? Cioè, tutti dicono Matia Bazar e new wave, ok, ma io ci sento molto Bowie 2002.
È stata se vuoi il degno coronamento di un percorso cominciato un paio di anni fa con una sua cover. I tipi della Strambelly ci avevano contattato, chiedendoci se volessimo partecipare alla loro compilation tributo a Faust'o "Dentro questi specchi". Conosciamo bene la sua musica e per certi versi ci riconosciamo nel suo approccio irriverente, problematico, perfino citazionista alla scrittura. Per questo abbiamo deciso di rivedere la sua "Hotel Plaza", anche se a modo nostro. Come potevamo resistere a non citare il riff di "Hotel Plaza" di John Foxx, a cui chiaramente Fausto aveva fatto riferimento? Come potevamo trattenerci dall'infilare un richiamo anche a "Vetra Platz" dei Krisma sul finale? Impossibile chiederci di non fare citazionismo. In realtà l'incontro con Fausto in persona c'è stato molto dopo, e del tutto casualmente. Stavamo registrando già le ritmiche del disco alle Officine Meccaniche, e un giorno chiacchierando con Sergio Carnevale viene fuori che un amico di un amico conosce bene Fausto, che se insomma ci va, si potrebbe coinvolgerlo in un duetto. Le nostre facce? Puoi immaginartele bene. Tempo un'ora, Pier ed io avevamo già chiaro il planning di registrazione, dove e come sarebbe intervenuto Fausto. E il pezzo non poteva che essere "Non si uccidono così anche i Cavalli?". È stato davvero un bell'incontro quello con Fausto, uno di quei segni che ti fanno dire "ok, stiamo facendo la cosa giusta, abbiamo una missione da compiere." P.s.: Bowie è dentro di noi, in punti così profondi e reconditi che ti sconsigliamo di addentrarti oltre...

Da quanto tempo Mina non canta una canzone come "Sirene"? Peraltro, che interpretazione…
Ah Mina! Chi ti tiene prigioniera lassù fra le montagne svizzere? Ormai la Mazzini è diventata la Raperonzolo della musica italiana: essere fiabesco dalla chioma raccolta in una lunga treccia, vittima di un incantesimo. Potrebbe avere tutto il mondo ai suoi piedi. È l'idea stessa di voce. Non solo italiana. E si ostina a farsi scrivere le canzoni da gente improbabile, a cominciare dal figlio. Posso fare un appello? Mina, torna fra noi uomini. Accetta la tua vita, non andare in quella setta di faccendieri del pop. La sete di potere, è quella che la muove.

Matia Bazar, Mina, Patty Pravo ("Non mi hai fatto male"): quanto "Ecce Homo" è anche una ricerca delle proprie radici italiane?
"Ecce Homo" è un disco italianissimo. È un tripudio di italianità. C'è condensato tutto. L'Italia di oggi, quella di ieri. E noi speriamo che queste canzoni servano anche a stimolare chi l'Italia la dovrà costruire in futuro. "Minima Storia Curativa" è stato per noi il primo disco "in italiano". Questo invece è il nostro primo disco "italiano". Dalle tematiche alla scrittura dei pezzi, passando anche dalla scelta di prendere un successo inglese di quindici anni fa e passa, e ricantarlo con lo stesso approccio divertito dei gruppi beat italiani anni '60. Matia Bazar, Mina, Patty Pravo certo, ma anche due "mostri sacri" come Battisti e Battiato (peraltro non ci faremo remore a mettere una loro cover nel prossimo album, sappilo.)

"Una vita" è così Scissor Sisters… un singolone! Così come "Universo": molto Smiths, ma anche Baustelle. E sono due esempi… sfoderate in tutto il disco una comunicatività ricercata a lungo ma forse raggiunta a pieno per la prima volta.
Non sai quanto abbiamo speso in ricerche di mercato, fra quantitative e qualitative, per arrivare a capire che cosa volesse veramente ascoltare la gente. Un patrimonio: case, proprietà, mobili e immobili, andati in fumo solo per arrivare alla comunicazione totale. Morti e feriti, fuoriusciti dal gruppo, scazzi artistici. Non ci siamo fatti mancare niente. Ma ne è valsa la pena, credimi.

Il sottotitolo dell'"Ecce Homo" nietzscheano è "come si diventa ciò che si è". Un'affermazione che vi giro in forma di domanda.
Siamo diventati ciò che siamo? Sì, noi siamo così. Ecco gli Egokid.

Commenti (6)

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  • g. m. 26/01/2011 ore 12:08 @bellapennoi

    Mi permetto un'ulteriore nota di sarcasmo:
    "[...] da CL fino a risalire alla Chiesa stessa, che cercano di fidelizzarti, manco fossero l'Esselunga, e di farti entrare nel loro club esclusivo di "illuminati dalla fede". "

    Faccio notare che il senso della Chiesa è proprio questo: "illuminare con la fede". Non è dall'Esselunga che hanno mutuato il modo, e il termine fidelizzazione, è un pochettino l'opposto. La fede è la fede. Poi l'esselunga "fidelizza" il cliente (Palazzo è un filologo, dovrebbe avere gli strumenti per fare certe analisi). Certe critiche alla religione sono talmente vuote e superficiali che rischiano di dare credito alla religione stessa...

  • Silvio Bernardi 26/01/2011 ore 12:23 @rudefellows

    questione interessante, tanto più che i dibattiti (critiche) sul forum qui presente sono stati citati anche nell'intervista alle LLCDE... e quindi il punto dove sta? vi stiamo dando materiale per intervistare gli artisti (...) o le nostre sono inutili chiacchiere da forum, che vanno prese per quello che sono?:|

  • alsob 28/01/2011 ore 15:31 @alsob

    "Certe critiche alla religione sono talmente vuote e superficiali che rischiano di dare credito alla religione stessa..."

    Da cristiano a singhiozzo quale sono, concordo pienamente. Preferisco di gran lunga un ateismo crudo, disperato, autenticamente feroce, a questi pensieri timidi, che confondono il supermercato con migliaia di anni di storia del sacro.
    Quanto al fatto che gli uomini dovrebbero mettersi "il cuore in pace" e capire finalmente che "sono una massa di stronzi che deve darsi delle regole sociali per sopravvivere", forse sarebbe il caso di tornare a leggersi Dostoevskij.

  • g. m. 28/01/2011 ore 16:27 @bellapennoi

    Tutto è purtroppo già chiaro da un bel pezzo.
    Epicuro, Nietzsche, Svevo, David Bowie e Umberto Eco: le citazioni non hanno altro effetto che il ridicolo, non certo quello di fornire argomentazioni valide.
    E del resto non è mai stata espressa l'intenzione di dire alcunché di valido: Citazionismo non è chiamare in causa parole e personaggi autorevoli a sostegno di una tesi, è prendere "un oggetto di uso comune, una frase ritmica, un riff, un giro di parole, una metafora, un verso, un titolo di un libro o di un film, un evento, sottrarlo al suo contesto naturale, e immetterlo in un contesto diverso, per esempio passando dal piano personale a quello universale, dal piano pubblico a quello privato e così via".
    Non ha a che vedere con l'esigenza espressiva, ma con la produzione di materiale.
    Una Fonderia, come dicevo, nella quale si raccoglie roba più o meno vecchia e dismessa, annullandone ogni identità, ogni storia, ogni senso, per ricavarne oggetti nuovi, la cui vacuità sia mascherata per mezzo dei barlumi di identità e senso che gli oggetti ancora conservano dopo il processo di fusione.

    "Comunque bravo: a "Una vita" di Svevo non avevo pensato..."
    Non ci aveva pensato, ma bravo lo stesso: vale tutto, lo stesso.
    Non ci avevo pensato, ma ci sta: come tutto il resto, ci sta: a caso.

    Ha pure ragione, poi, chi dice che si potrebbe benissimo ascoltare il disco senza pensare troppo al significato.
    Ok, sono d'accordo.
    Ma se la bellezza della musica non basta agli stessi autori, e devono farcirla di maledettismo, esistenzialismo, filosofia e tanta tanta emotività a parole, allora perché dovrebbe bastare a me?
    Non sono io che parlo del senso della vita, della religione, della politica, di quanto si stava meglio prima e peggio adesso ecc. ecc.
    Sono loro.

    Ebbene, pensare che l'essere umano sia una massa di stronzi che hanno bisogno di regole civili per sopravvivere non è solo un pensiero folle, violento e disumano, ma guardacaso è lo stesso pensiero che sta alla base di tutte le religioni.
    Ovvero, quali idee dovrebbero stare alla base delle regole sociali, tali da garantire una giusta e corretta sopravvivenza? In altre parole, colui che decide le regole, da quali princìpi le dovrebbe desumere? Se il principio è che siamo tutti delle merde, allora è un po' difficile fare regole giuste, no?
    Il rischio è che, su questa base, qualcuno se ne esca e dica "me l'ha detto il padreterno".
    E chi potrebbe dire che non abbia costui ragione? Uno qualsiasi degli stronzi nella massa di stronzi?
    Non regge...

    L'ateismo DEVE emergere da ben altro pensiero...

  • stalker 04/02/2011 ore 18:53 @stalker

    l'unica pecca di PARDO sono gli 8 delle sue recensioni su Blow Up, poi spesso ti trovi con delle fetecchie nel lettore mp3, altro che acquisto a scatola chiusa del disco.

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