Yuppie Flu - Guardia Sanframondi, 27-07-2003 Intervista

09/10/2003 di Domenico Coduto

Gli Yuppie Flu stanno percorrendo in lungo e in largo la nostra penisola per promuovere il loro nuovo album “Days before the day”. Li ho incontrati al Six Day Sonic Madness, al termine di un bel concerto caldo ed energico, magari un po’ lento nella sezione centrale, ma con delle note eccezionali nella parte iniziale e in quella finale. Ho aspettato che Matteo smettesse di smontare la sua strumentazione e in un momento di tranquillità gli ho fatto qualche domanda sul loro disco e sulla scena indipendente italiana; del resto Matteo, voce e chitarra della band, è anche socio della Homesleep, etichetta che vanta nella sua scuderia gente come i Giardini di Mirò e Julie’s haircut, vale a dire alcune delle più apprezzate produzioni italiane.



Una delle prime cose che balza all'orecchio nel vostro disco è la qualità e l’estrema cura, oltre che degli arrangiamenti, anche dei suoni, eleganti e curati, presenti sulla pelle… Se non sbaglio sei proprio tu ad occuparti del suono, puoi raccontarmi qualche cosa al riguardo?
Sì, mi sono sempre occupato in prima persona del suono: ho uno studio di registrazione e ci lavoro da diversi anni. Da poco ne abbiamo aperto uno nuovo a Bologna dove registriamo gran parte delle cose della Homesleep, tra cui il nostro album e anche quello dei Giardini di Mirò. Nei miei progetti cerco di mettere sempre molta attenzione ai suoni e di curare bene la parte fonica.

La cosa non è da poco visto che non tutti i dischi in circolazione suonano così bene…
Infatti non è facile, io ho accumulato esperienza pian piano, migliorando con ogni lavoro che facevo. Comunque sono abbastanza contento del risultato…

La tua voce un po’ nasale mi ricorda a tratti quella di Billy Corgan, e alcune scelte stilistiche e di arrangiamento dei brani, credo siano accostabili agli Smashing Pumpkins…Ti ritrovi in questo accostamento o è un po’ azzardato?
In realtà non sono mai stato un gran fan degli Smashing Pumpkins, anche se sicuramente sono un gruppo che mi piace e che ha delle radici indie-rock accostabili ai nostri gusti musicali; mi riferisco ai primi anni ’90, a gente come Pavement, Sonic Youth, Nirvana e gli stessi Smashing Pumpkins. Vengono tutti da una radice indie rock abbastanza particolare che poi si è evoluta, per cui ovviamente ci possono essere dei punti in comune. Onestamente non avevo mai pensato ad un accostamento con gli Smashing Pumpkins, però a pensarci bene potrebbe starci: la matrice indie-rock è la stessa.

In brani come “I feel lucky” sento quasi un’attitudine lounge, con ritmiche e suoni (moog, synth) che sembrano venire direttamente da qualche b-movie degli anni ‘60…
In effetti il suono del moog riprende molto quel tipo di sonorità. Ci piace tanto.

Nella scheda stampa del vostro disco ricorre più volte il termine catchy, che cos’è veramente catchy per voi?
Il termine catchy è riferito al fatto che ogni nostro pezzo, per quanto possa avere un arrangiamento complesso, ha sempre come base la melodia, elemento che per noi è molto importante. Catchy potrebbe riferirsi proprio all’elemento melodico, accattivante.

Proprio per via del gusto melodico credo che la vostra musica, nonostante suoni molto “internazionale”, abbia dentro molta “italianità”. Dunque, per fortuna, non è vero il luogo comune secondo il quale la musica italiana per essere valida deve attingere ispirazione all’estero?
Assolutamente no, credo che l’Italia, in quanto a melodia, sia maestra: a partire da Morricone (anche se faceva cose strumentali), per arrivare a cose più classiche come Battisti, che ha fatto scuola. D’altra parte in Italia ci sono cose che sono troppo mielose che magari non mi piacciono tanto, ma c’è sicuramente molto di buono nel nostro paese.

E voi ne siete la prova visto che state avendo un buon successo anche all’estero…
Beh, sì, il nostro ultimo album sta andando piuttosto bene un po’ in tutta Europa, e questo ci rende molto contenti del nostro lavoro.

Leggendo alcune interviste che avete rilasciato ho notato che più di una volta avete messo l’accento sulla atemporalità del vostro disco; avete parlato di canzoni non troppo legate al tempo presente, fuori dal tempo e dallo spazio. Puoi approfondire meglio questo concetto?
In linea di massima ci tenevamo che questo album non fosse troppo legato a sonorità trendy. Ad esempio a me piace molto l’utilizzo di un’elettronica minimale, però non volevamo troppo forzare su questo versante perché magari l’elettronica è un elemento che va e viene come tutte le mode. Noi volevamo fare un album che avesse un grosso contenuto melodico. Senza fare paragoni, ad esempio, le canzoni dei Beatles sono cose che sono fuori dal tempo, le ascolto oggi e sono grandiose come lo erano 30 anni fa. Abbiamo puntato molto su strutture che avessero come base la melodia con intorno degli arrangiamenti a volte più elettronici a volte più classici o acustici.

Siete molto apprezzati anche all’estero e avete fatto anche molti concerti in tutta Europa. Credi che all’estero ci sia una maggiore consapevolezza culturale riguardo alla musica, un maggiore comprensione da parte del pubblico?
Non più di tanto: in linea di massima in Italia da parte dei media e delle grosse strutture c’è meno attenzione nei riguardi di un tipo di musica più ricercata, mentre all’estero la musica indipendente e di qualità viene maggiormente valorizzata anche dai media più grossi. Per cui, ad esempio, in Inghilterra puoi trovare benissimo un gruppo che fa musica indie (come Grandaddy, Mercury Rev) che ha un discreto successo ed è supportato molto bene dai grandi media. In generale credo che in Italia non sia un problema dovuto alla disattenzione della gente, credo piuttosto che la gente non sia aiutata a comprendere e a ricevere cose di un certo tipo.

Suonate insieme da molti anni, 12 credo, quindi conoscete abbastanza bene la scena indipendente italiana: come la vedi oggi? E che differenze ci sono rispetto a ieri?
Oggi la vedo abbastanza bene, ci sono molti gruppi che mi piacciono tantissimo, a partire da quelli di Homesleep, Giardini di Mirò, Julie’s haircut, Midwest (un gruppo giovane che secondo me andrà molto bene in futuro). Ci sono molte cose positive e c’è un bel movimento che viene dal basso, di più rispetto al passato. Anche i media si stanno aprendo a queste realtà nonostante il mercato in generale sia un po’ fermo.

Riguardo al passato abbiamo sempre seguito gruppi che poi adesso vanno molto bene e che si sono fatti veramente “un mazzo” per venire fuori: sto parlando di gente come Afterhours, Marlene Kuntz che hanno portato avanti il loro discorso, e hanno impiegato anni e anni per venire fuori perché hanno seguito con coerenza la loro strada e quindi a loro il massimo rispetto.

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