Guè Pequeno - Faccio finta di non essere in Italia Intervista

L'intervista definitiva a Guè Pequeno dei Club Dogo, un rapper che fa parlare di rap persino i giornali di gossip e i cantautoriL'intervista definitiva a Guè Pequeno dei Club Dogo, un rapper che fa parlare di rap persino i giornali di gossip e i cantautori
04/09/2013 di

E' il più odiato, ed è quello che fa più numeri. Questa è l'intervista definitiva a Guè dei Club Dogo, un rapper che fa parlare di rap persino i giornali di gossip e i cantautori. Oltre che gli haters, i falliti e le zie dei teenagers.

Cominciamo da questa vecchia frase tua: "prima dei Dogo il rap italiano faceva schifo".
Era dentro un freestyle in un mixtape ("Fastlife vol.3", ndr), in un pezzo in cui facevo un po' il punto della situazione su quello che avevamo combinato.

Ora però, aggiorniamola un attimo questa frase: prima dei Dogo il rap italiano era distante da un certo approccio, diciamo da star system internazionale, no?
Volevo proprio dire quello, poi ovviamente sai meglio di me che si esagera, però il concetto che volevo esprimere come cerco di fare anche negli ultimi lavori è praticamente quello.

Guardare all'estero?
Posso dirti che abbiamo sempre avuto un'altra estrazione musicale, guardavamo all'estero ma allo stesso tempo eravamo, e siamo ancora, molto italiani. Nei testi soprattutto.

Però quella frase ha segnato un passaggio.
C'è stato un vero cambio generazionale. Fino a qualche anno fa c'era Marracash, Fibra e i Dogo adesso ci sono mille altri, rapper giovanissimi con un pubblico ancora più giovane.

Stai dicendo che dopo i Dogo il rap in Italia è diventato nazional-popolare...
E' così. Oggi è mainstream e anche in questo periodo tra rap teens e rap dei talent, quello che volevo fare era colmare una lacuna facendo un disco rap, internazionale, stile europeo.

Diciamo che "Bravo ragazzo" è il tuo primo vero disco solista, "Il ragazzo d'oro" era più che altro uno street album pubblicato da una major?
Diciamo che questo disco ce l'ho sempre avuto in testa, "Il ragazzo d'oro" lo volevo fare come uno street album, ma poi mi son trovato a farlo uscire con una etichetta. Però ci sono tre quattro pietre dentro l'album che hanno fatto delle piccolissime rivoluzioni all'interno del rap italiano stesso. Tipo la title track con Caneda che andava su una base "trap" nel senso hip hop del termine, che nessuno aveva ancora fatto fino ad allora in Italia, con un testo che toglieva i congiuntivi ed è esploso. Da lì io e Harsh abbiamo portato il rap nei club, nelle discoteche, in una formula che poi ci è stata copiata, giustamente, da tutti. Quel disco ha messo la chiave nel cruscotto per formare una vera e propria mia carriera solista. Questo nuovo sono riuscito a realizzarlo al 70% di come volevo.

Come lo volevi?
Un disco importante, competitivo al massimo, con delle produzioni da tutto il mondo. E che sviluppasse aspetti del mio stile, e portasse ad uno step superiore la mia personalità e il mio essere artista "solo".

Che non c'entra niente con i Club Dogo...
Che non c'entra niente con i Club Dogo, perché i Club Dogo, che sono tre personalità molto carismatiche unite in una band, esistono tutti indipendentemente. Io con questo disco ci tenevo a fare capire che io non sono il cantante dei Club Dogo, ma sono Guè che fa una serie di cose tra cui anche il cantante dei Club Dogo.

Anche se il trademark è quello.
Certo, però nell'album ho potuto sia concentrarmi sulle punchline tamarre, sia sul lato più introverso o su alcune cose più melodiche. Ho fatto molto lavoro, dalle produzioni all'estetica dell'album, a cui ho lavorato con Giorgio Di Salvo. Ai videoclip che sono molto curati, osando anche con cose che non avevo mai fatto prima.

Il disco ha venduto moltissimo. Next?
Questo disco mi traghetterà verso quello che poi vorrò essere.

E cioè?
Nel senso che voglio essere riconosciuto come un massimo esponente, ma non nel senso mitomane.

Forse in "Bravo Ragazzo" l'unica cosa che manca è un instant classic come il pezzo con Caneda.
Ma sai cosa? Molti pezzi sono figli di altri, si cerca sempre di replicare, ti faccio un esempio: quando abbiamo fatto la colonna sonora dei "Soliti Idioti" abbiamo copiato "Spaccotutto". In America quando funziona un pezzo ne fanno venti uguali. Questo per collegarci al discorso di prima, che se ne fottono, per loro è un modo di fare business. Se il pezzo è andato: perché non rifarlo cento milioni di volte? Lo sai anche tu com'è.

Però in questo album hai provato tenere sotto controllo il lato "ignoranza" rispetto all'altro.
In questo album ci poteva essere un 20% di pezzi ignoranti in più, però poi sai la gente non è mai contenta, prima non va bene che sei tamarro, poi sei troppo lento. Forse il pezzo con 'Nto è quello che più riprende la struttura di "Il ragazzo d'oro".

Ci pensi mai che il rap ora ufficialmente anche in Italia sembra non c'entrare quasi più con l'hip hop. Alcuni dicono che siete voi i colpevoli.
Diciamo che ognuno ha i suoi modi di pensare, per me è talmente ovvio come passaggio. Noi due abbiamo più o meno la stessa età e quindi sappiamo bene che quando eravamo piccoli c'era la musica truzza, cioè in generale in Italia era quella l'estrazione culturale più diffusa, adesso la musica truzza nei quartieri popolari e non solo è il rap. Quindi è avvenuto in ritardo questo passaggio, che a molti da fastidio ma che è naturale. Ed è giusto che sia così, nel bene e nel male.

Diciamo che non sei tra quelli a cui infastidisce l'idea di un rapper ad "Amici" di Maria di Filippi.
Il rapper nei talent in America c'è da 10 anni, qua appena è arrivato questo povero cristiano subito lo hanno massacrato. Io non mi finisco mai di stupire. Diciamo che preferisco non fregarmene, sia come singolo che come gruppo. Io ho sempre fatto finta di non essere qua.

Questa è bella. Spiega.
Se uno mi chiedesse: "Qual è il segreto del tuo successo?" gli risponderei "Faccio finta di non essere qua".

Nella parte soft del disco parli spesso di "tornare indietro". Tu il passato come lo vedi? Tutto sommato ci siamo cresciuti, in quel passato.
Come dici te giustamente siamo cresciuti con quella roba, però molti si scordano che siamo cresciuti con quella cosiddetta scena, gente che poi magari oggi parla male di noi. Ma il primo rap io l'ho scritto su una cassetta di Dj Skizo, poi magari la gente se lo dimentica.

Bei ricordi?
Dipende, alcuni sì.

Com'era?
Indipentemente dal fatto che poi molti di questi artisti ci sputino in faccia, ciò non toglie che le cose erano belle. L'unica cosa che non accetto è quando si crea una reverenza per certi artisti, che poi, al di là del fatto di aver vissuto un momento storico, alla fine dei conti non hanno mai prodotto niente.

Tipo?
Cioè se in America il riferimento è i Public Enemy parli di gente che ha pubblicato venti dischi, qua c'è una reverenza per delle persone che hanno pubblicato due dischi nella loro carriera, o altri che non si sa nemmeno cosa abbiano mai fatto.

Piaccia o no, gente come noi è il prodotto di quel periodo storico. Un adolescente di oggi che cresce ascoltando Club Dogo, Emis Killa, Moreno, come te lo immagini tra 10 anni?
E' difficile dirlo. Mi accorgo specialmente in questo momento di avere una popolarità quasi da giostre, per una serie di motivi, la tv, le pubblicità, i dischi, il gossip. Cioè faccio le foto anche con le signore, per spiegarti. Nello stesso momento quando vedo ragazzini di 7 o 8 anni, non riesco a capire come possano capire le mie rime.

They call it "moda".
E sì, me lo spiego semplicemente per un fatto di moda. Quindi sicuramente un ragazzino che ascolta il nostro rap oggi uno è abbastanza obbligato ad ascoltare il rap, perché che cazzo deve ascoltare? Un cantautore?

Magari un cantautore che ascolta certo rap e si vergogna di essere italiano.
Che cazzo gliene frega ad un 14enne di sentire una canzone che non lo rappresenta? Invece sente un testo esplicito che nel bene o nel male gli fa scattare qualcosa. Poi tu sai benissimo, visto che ci conosciamo, che a me del sociale non me ne frega un cazzo, ma non per fare lo strafottente, è una cosa sincera. Al di là di tutto una cosa che sono sicuro che abbiamo fatto, e che ha valore per un giovane che ascolta, fuori da tutte le dichiarazioni inutili e dagli episodi più beceri, è che comunque i nostri testi sono sempre stati molto curati e ricchi di citazioni.

Jay-Z nella sua autobiografia, "Decoded", scriveva: "The problem isn't in the rap or the rapper or the culture. The problem is that so many people don't even know how to listen to the music".
Claro. A me succedeva nel rap quando ero piccolo, sentivo delle cose che poi mi andavo a chiedere che cosa fossero. Se uno citava un film andavo a capire che film era, questo lo abbiamo sempre fatto, ora non so se questo può essere un valore più o meno educativo del rap. Non me lo chiedo nemmeno.

E se uno dicesse che c'è solo da essere contenti se un ragazzo di 15 anni cresce ascoltando una musica che parla di autodeterminazione, con tutte le esagerazioni del caso?
Secondo me è così. Cioè soprattutto musica ricca di testo. Poi è ovvio che nel rap in Italia non sono tutti Nas. Ed è ovvio anche che a livello superficiale il 15enne canterà solo il ritornello o la cosa più turpe che capisce perché è un pischello, però poi se vai a fondo le cose escono. Questo non vuol dire che devi fare un rap che ti spiega come vivere.

E' cambiato il linguaggio, forse magari tra qualche anno cambia anche l'Italia, no?
E' anche per questo che a me la sovraesposizione del genere, la visibilità, non mi preoccupa. Poi è ovvio che ci sono degli episodi che sono poco piacevoli per me, però penso che non ci sia niente di peggio nel mondo di colui che non ce la fa e critica.

Tipo le critiche ai rapper ospiti al Wind Music Summer Festival, te compreso…
Era tipo il Festivalbar di 10 anni fa, nel cast assieme alla mummie, Zucchero, Ramazzotti, Nannini, c'erano dieci rapper. Cioè succede quello che doveva succedere da anni. Solamente in Italia c'è stato questo cancro del rap, derivato dalla parte "brutta" degli anni novanta. Il rap è fatto per avere successo, per definizione. E' una musica competitiva che ti porta da una situazione peggiore ad una migliore. Jeru The Damaja diceva: l'hip hop è fatto per il successo e per i soldi.

Ovviamente uno può pure scegliere di fare rap senza pensare al successo e ai soldi.
Chiaro, ognuno fa le sue scelte, c'è stato Kaos, oggi c'è Salmo che non gliene frega un cazzo. Ognuno sceglie.

Se dovessi scegliere la poster-track, cioè il pezzo che più rappresenta lo stile di Guè, quello che fa anche il cantante nei Club Dogo?
Sia "Il Ragazzo D'oro" che "Ultimi giorni".

Swag e cifra stilistica.
Si, anche perché poi magari molti provano a copiare ma non hanno le credenziali per parlare delle cose più frivole. Sai benissimo come intendo io l'hip hop, quindi se io faccio quella cosa lì: gli orologi sono veri, ho la super modella. Dall'altro lato se vogliamo fare qualcosa che sia più introspettivo non puoi fare una produzione dozzinale. Lo swag, lo stile che hai nel fare le cose, cioè se non hai stile e non hai carisma.

Non arrivi a campionare i Verdena?
E' un gruppo che ho sempre intravisto con interesse. Stavamo parlando di quell'arpeggio con un amico, ci sembrava molto hip hop, e allo stesso tempo avevo conosciuto gli Aucan che ne avevano fatto un remix e funzionava molto e allora gli abbiamo proposto di fare una versione hip hop, poi sono arrivato a Fibra dopo, perché il pezzo lo avevo già fatto e finito. Scoprì che Fabri era fan dei Verdena e soprattutto di quel pezzo e ci siamo messi.

Essere imprenditori di sé stessi, è un po' un tuo tema da sempre, anche in questo disco.
E' dove volevo arrivare come artista, come brand, è questo che voglio fare io, arrivare ad uno status di Boss musicale. Quindi per me era solo un passo naturale avere una label indipendente, una linea di abbigliamento, il disco d'oro in tre settimane con in classifica dei bambini che vendono dischi a palate.

Zen (zenmilano.com) come va? Funziona?
Anche lì, ho cominciato self-made, stampando t-shirt con Iuter, è cresciuta e ora sto per far uscire anche felpe, snapback, da vendere non solo on line. E' un settore in cui tutti vogliono fare il Made In Italy e copiano Givenchy, la mia linea è un po' più street.

Sono contento di non aver trovato nel disco strumentali dance, alla David Guetta, che è un po' il trend generale degli ultimi tempi.
Questa cosa per me ha un significato molto preciso, in più a me il genere Will I Am mi fa proprio schifo.

Nell'ultimo "Fastlife" c'era un pezzo però che faceva temere il peggio…
Si, ma era già trash in partenza, diceva "Come piace a me la figa non piace a nessuno". Non è la mia roba, poi certo ho fatto il pezzo con Crookers e Congorock mi piace tantissimo, farò delle cose sicuramente con lui, mi piace l'elettronica, ma non è la mia cosa farci un singolo. Però capisco che far rap sulla musica dance è un modo per far piacere il rap agli ignoranti italiani.

Nemmeno il pezzo dei Dogo con i Datura vi è venuto dance…
No, anzi, è molto francese.

Qualche mese fa in un covo di miei haters ho letto di uno che parlava di voi come di "rapper del PDL" poi sei arrivato tu con Nicole Minetti e ciao.
Sai perché? Questo tipo di cose viene fuori da un tipo di "haterismo" che è quello che porta la gente a dire "siete berlusconiani". Tu Wad ti occupi di questo, di gente come te in Italia ci sono cinque persone, tutto il resto è gente che non ha idea di niente, se uno dice cose così assurde non capisce veramente un cazzo. Anche mia madre sa che il rap ha certi stereotipi, anche mio padre che ha 80 anni. Io non sono Saviano, faccio rap e posso parlare di fighe, di soldi e di Rolex quanto cazzo voglio, perché ce li ho. Cose che dico dal 2004, siamo stati i primi rapper a dire "vogliamo fare i soldi", già dalla terza traccia di "Mi Fist" e tu lo sai.

Dici che è una specie di moralismo giovanile tutto italiano?
E' come il discorso che fanno certi media, sui contenuti che non vanno bene. Ma che cazzo stai dicendo? Ma chi ha mai detto che io devo avere dei contenuti, a parte che li ho, ma chi te lo ha detto che deve essere così? Perché in Francia o in Germania la gente non si fa queste seghe, perché lo sanno, conoscono la musica che ascoltano. Qui è un arretratezza pazzesca.

Siamo nella Santa Sede del Provincialismo.
Cioè tipo il fatto della Nicole, oggettivamente una delle femmine più bone d'Italia, non capisco che cosa cazzo c'entri l'associazione con il PDL.

Pensa se non fossi in Italia...
Ma sì, questo Wad è il discorso di fare finta di non essere in Italia.
 

Commenti (24)

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  • damattana 05/09/2013 ore 13:48 @damattana

    Io leggo di tutto , anche quest'intervista ad esempio, sallusti ancora non c'è la faccio anche se dovrei, visto che il nemico bisogna conoscerlo bene per combatterlo.
    Ma non vorrei alzare tropo il livello della discussione. lo "scemo" te lo rimando al mittente ,dumber!

  • Michele Wad Caporosso 05/09/2013 ore 19:33 @aiemwadaiem

    dai non farmi sentire in colpa, vieni qui, abbracciami.

  • RadioAzioni 06/09/2013 ore 12:43 @radioazioni

    che uomo misero.
    capisco il gossip, i like, stare sul pezzo,le visite al sito,
    ma questa è pura merda.

  • Emci Brillant 06/09/2013 ore 13:52 @emci.brillant

    Il rap è dolore, testi di protesta, sofferenza di vita...a tutti questi minkioni compresi i Big del rap italiano ( senza fare nomi che tanto Big si credono tali perché vendono 1000 cd ai loro parenti )...ascoltate e soprattutto studiate che cosa significa rap, Notorius,Tupac,sexion d'assault...anziché parlare di remix che funzionano, stronzate di rif e cazzate simili...con delle vocine del cazzo di chi ha appena bevuto il latte col nesquik...per favore, Sparite !!! Anzi, in campagna cercano agricoltori.

  • Giulio Pons 06/09/2013 ore 13:56 @pons

    "se Rockit era il New Yorker tu non eri Puzzolone." aha ha ahh ahah a
    Questa è fantastica :) ROTFL

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