HÅN / intervista

HÅN, è il momento di accettare se stessi

Nelle 6 tracce che compongono "gradients" si respira l'avvenuta accettazione di come vanno le cose e i rapporti umani: senza rassegnazione, ma con serenità. Con parecchia elettronica in più rispetto al passato e con la conferma del cantato in inglese, sempre più raro tra le nostre artiste
21/07/2020 11:18

Dopo quasi tre anni torna l’elettronica onirica e sognante di HÅN. Con gradients, per Factory Flaws, la cantautrice cresciuta vicino al Lago di Garda che debuttava, sempre in inglese, nel 2017 con The Children, raccoglie oggi sei tracce che indagano l’amore, l’amicizia, i legami di potere, il rapporto con sè stessi­ e in generale il mondo delle relazioni umane, attraverso angolature e prospettive diverse. Tutto raccontato con la sua voce dolce e delicata, che scorre lenta e si appoggia leggera su una produzione elettronica minimalista e sofisticata.

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La sua è una musica molto particolare per il contesto italiano: "Io canto in inglese, e sono una delle poche rimaste. C’è Birthh, ad esempio, ma se ci pensi sono pochi gli artisti e le artiste che hanno continuato a cantare in inglese". Ginevra, Wrongonyou, Joan Thiele, Giorgio PoiCosmo agli inizi: molti partono in inglese e poi passano all’italiano, perchè spesso seguono una maturazione artistica che porta gli artisti a un'espressione di sè più libera e senza veli.

Altre volte, cantare in italiano è una scelta, perchè è più facile e più credibile, afferma HÅN: "Sia il pubblico sia le etichette sono più interessate e hanno più fiducia in artisti che cantano in italiano. Quando ho cominciato a fare la mia musica, mi è venuto automatico costruire in inglese la mia arte".

HÅN - foto di Corinne BarloccoHÅN - foto di Corinne Barlocco

"Anche se già il fatto che HÅN non sia il mio vero nome potrebbe contraddirmi, non voglio nascondere la mia identità e l'inglese non è uno strumento per mascherarmi", continua la giovane artista. "L’inglese è stato un terreno su cui ho cominciato a camminare involontariamente e devo dire che, nonostante le difficoltà, ci sono molti punti a favore: vieni percepito innanzitutto come un artista internazionale e di conseguenza puoi fare delle cose che gli altri, muovendosi solo nel panorama italiano, non possono fare”.

HÅN ha partecipato ad alcuni festival internazionali: ha suonato in apertura a band come Cigarettes After Sex e Bonobo e si è esibita in venue internazionalil come l'Eurosonic, Nooderslag e il Primavera Sound. Conosce bene le differenze tra i palchi italiani e i palchi stranieri: "Le differenze, se ce ne sono, dipendono dal contesto e non dal paese. I festival sono ben accolti dal pubblico sia in Italia sia all’estero: è un contesto in cui vedi tanti artisti e vai lì per scoprire tendenzialmente nuova musica. A livello di club, invece, la differenza si sente. All’estero la cultura del live è molto sentita ed è normale spendere dieci sterline per un artista sconosciuto, mentre in Italia diventa difficile. Ad eccezione di Milano o di Roma, in Italia non credo ci sia davvero l’abitudine di andare ai concerti, così, random".

HÅN – foto di Corinne BarloccoHÅN – foto di Corinne Barlocco

HÅN è un’artista indipendente, pensa a tutto da sola: "Non mi piace dare un pezzo a un’altra persona nudo e crudo perché poi sento che non sarebbe mio. Un po’ di produzione la faccio sempre", dice. La sua etichetta la aiuta a livello organizzativo, ma lei si occupa di quasi tutto il resto, anche della produzione delle basi: "Ci sono due musicisti che mi aiutano e ogni pezzo ha una sua storia di produzione. Ad esempio, il primo singolo Gymnasion era stato prodotto Andrea Soriani, che ha fatto anche il mix. L’EP in generale è stato un processo caotico, perché alcuni pezzi erano pronti già, altri li ho inseriti dopo, anche all’ultimo momento".

Sempre da sola, HÅN sta preparando un mini-documentario "super home made" – ci tiene a specificarlo ­– in cui racconterà, attraverso immagini astratte e artistiche, sé stessa: "Sono immagini che dicono qualcosa su di me, perché non è sempre facile far passare la persona che sei attraverso un post sui social. I social sono un modo comodo per comunicare, ma anche pieno di limiti e problemi. Davanti a me c’è una barriera che vorrei cercare di abbattere e vorrei che gli altri e chi ascolta le mia musica riuscisse a conoscermi per come sono davvero".

Ne parlavamo già: gradients pone al centro della narrazione la consapevolezza che esiste uno spazio, tra le cose e le persone, che non è possibile penetrare. Per quanto una relazione possa essere simbiotica, possa essere idealmente vissuta senza veli, limiti o barriere, esisteranno sempre delle sfumature indecifrabili che riguardano le singole individualità e che rimangono intatte nell’incontro di due persone. 

Una presa di coscienza calma e graduale, che parte da Gymnasion e arriva a completamento con It’s Better When I Sleep, progredendo verso l’accettazione che comunicare e comprendersi reciprocamente a pieno sia pressoché impossibile. Attraverso le sei tracce, HÅN augura a sè stessa e a chi la ascolta di accettare questo stato delle cose e invita gli ascoltatori a non trascorrere la vita nel tentativo di colmare le lacune che ci separano dagli altri: un messaggio non di rassegnazione, ma di serena e matura accettazione di come vanno le cose, affidato all’inglese e a un mix di melodie nostalgiche e sognanti, che trasportano la mente in un universo onirico e lontano, libero da ogni preoccupazione e paura.

Di gradients, il pezzo preferito di HÅN è It’s Better When I Sleep: "Mi piace molto perché è nato in maniera davvero spontanea, costruito su un riff di chitarra improvvisato dal chitarrista con cui lavoro. La chitarra poi è sparita dal pezzo, ed è rimasta questa melodia che ha dato vita al brano forse più noioso e lento di tutti, ma il mio preferito. Ero nella stanza dove mio padre conserva tutti i suoi vinili. Spesso registro qui, anche perché c’è un impianto audio pazzesco. Ero in quella stanza con tutte le luci spente per mettermi nel mood giusto, mi sono lasciata trasportare profondamente ed è uscito fuori il brano".

Jenny!, ultimo singolo dell’EP, descrive un pianeta immaginario "gender fluid", dove le etichette non servono a nulla. Un mondo in cui le diversità e le specificità sono importanti e valorizzate, senza definizioni univoche intente a soffocarle.

Una dimensione utopica, ben lontana dalla Terra, dove le etichette sono sempre di più: "Le etichette, di cui io parlo negativamente nel brano, servono alle persone per identificarsi e decifrare il modo in cui si sentono", riflette HÅN. "Non so se sia una cosa positiva o no. L’ideale sarebbe non avere alcun bisogno di usarle, ma al momento ancora servono perchè ci sono realtà che devono essere prima definite per essere poi normalizzate. Penso al tema dell’identità di genere o ai non-binary gender, ad esempio: le etichette servono per far conoscere il fenomeno a chi non lo vive in prima persona, considerando che spesso non c’è molta empatia".

La musica, come tutta la cultura e l’arte in generale, può aiutare la comprensione e l'accettazione dei cambiamenti, favorendo processi spesso lunghi: "Ho notato che un fenomeno deve prima diventare pop per essere normalizzato, anche se in questa fase la sua conoscenza e la sua comprensione reale risultano un po' superficiali", dice HÅN, e continua. "Durante il passaggio dal pop alla normalizazione tutti ne parlano, ovunque, anche sui social, come a dire: 'salgo anche io sul carro che sta passando!', tuttavia è una fase necessaria".

Gradients rappresenta il momento elettronico della giovane artista dal gusto internazionale, "ma sto già scrivendo brani molto più suonati", anticipa HÅN. "Ultimamente le batterie mi piacciono un casino e stanno venendo fuori degli esperimenti con dei pattern un po' strani, alla Tom Misch. Sento che la scrittura si sta evolvendo, ma ancora non riesco ad allontanarmi troppo da quella sfera un po’ slow ed eterea che era presente in The Children. È questo quello che mi esce".

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L'articolo HÅN, è il momento di accettare se stessi di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 21/07/2020 11:18

Tag: album

Pagine: HÅN

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