I Carnera ci ricordano l'importanza di non restare mai fermi

Tra elettronica, arti visive e una poetica condivisa, il progetto piemontese trasforma la contaminazione in un’identità in continua evoluzione.

Foto di Paolo Gambaudo
Foto di Paolo Gambaudo

Più che una band, un organismo in costante movimento. I Carnera nascono proprio da questa idea: un progetto aperto, in cui musicisti, artisti visivi e figure tecniche convivono senza gerarchie rigide, contribuendo ciascuno a costruire un'identità che si alimenta di linguaggi differenti. Una fluidità che non riguarda soltanto la musica, ma il modo stesso di concepire la creazione artistica, come un terreno comune in cui esperienze, sensibilità e competenze diverse trovano un punto d'incontro.

Dietro a questo vero e proprio laboratorio creativo ci sono Potto, Mister X e Deep Maruela, nucleo originario di un collettivo che nel tempo si è allargato fino a coinvolgere una formazione live di cinque musicisti, Ilaria Caprifoglio per tutta la parte visiva e diversi coadiutori impegnati sul fronte tecnico e produttivo. I nomi, però, restano volutamente in secondo piano. "Preferiamo presentarci come un collettivo piuttosto che come una band tradizionale - sottolinea Potto - per noi non sono importanti i nomi e i cognomi dei singoli componenti, ma la personalità e l'identità che ciascuno porta nel progetto". Una filosofia che riflette anche le vite dei suoi componenti, impegnati tra turismo, insegnamento ed educazione, spesso a contatto con persone fragili, esperienze che inevitabilmente finiscono per sedimentarsi nella scrittura.

Le radici di Carnera affondano in percorsi molto diversi tra loro. Potto arriva da reggae, dancehall, rap e hip hop, maturati negli anni trascorsi al Centro Sociale Crocevia di Alessandria, mentre Mister X è cresciuto nella vivace scena indie di Acqui Terme sviluppando il proprio percorso da vocalist. Deep Maruela, invece, è il motore musicale del collettivo, l'unico a non aver mai interrotto il proprio cammino artistico e la figura che "ci ha riportati concretamente verso la musica e ha dato impulso alla nascita di Carnera".

La scintilla, però, è arrivata lontano dal Piemonte. Berlino, un appartamento nei pressi di Alexanderplatz e tre amici accomunati dalla passione per l'elettronica. "Abbiamo deciso di rimetterci in gioco senza particolari aspettative - ci racconta Potto - se non quella di divertirci insieme, celebrare la nostra amicizia e coinvolgere altri amici che gravitavano nella scena artistica". Da quell'idea, maturata quasi per gioco, il progetto ha preso forma tra la fine del 2023, debuttando dal vivo l'anno successivo, trasformandosi in "una sorta di laboratorio creativo e, per certi versi, una valvola di sfogo", lontano dalle dinamiche della classica band.

Uno statement che fa trasparire quanto definire il suono dei Carnera sia un esercizio abbastanza complicato. Se una parola deve esserci, è crossover. "L'ossatura dei brani è prevalentemente elettronica, in equilibrio tra digitale e analogico - sottolinea Potto - con un approccio contemporaneo ma fortemente influenzato dall'estetica retrò della musica wave ed elettronica che ascoltiamo fin da quando eravamo pischelli".

I Carnera in azione sul palco - Foto di Ilaria Caprifoglio
I Carnera in azione sul palco - Foto di Ilaria Caprifoglio

Sul palco, però, quella base cambia pelle: chitarre, batteria e percussioni rendono tutto più fisico, mentre le due voci si rincorrono tra la melodia di Mister X e lo spoken word di Potto. Il risultato è un repertorio che passa senza forzature da episodi electro come Noi e Chimici autentici a brani più dilatati come Fotosensibile, fino alle atmosfere quasi marziali di Effetti. "Il nostro obiettivo non è rispettare i confini di un genere, ma muoverci liberamente".

Anche sul fronte degli ascolti "formativi", i Carnera, più che di riferimenti precisi, parlano di una sensibilità condivisa, alimentata da elettronica e wave, ma anche da reggae, world music, rap, rock indipendente e perfino dal retroterra jazz di alcuni componenti della formazione live. "Ha più senso parlare di un sentimento artistico condiviso e di una poetica comune, piuttosto che di uno stile musicale preciso". Ed è probabilmente questa la definizione più efficace di una realtà che sembra trovare forza proprio nella contaminazione.

Un principio che ritorna anche in Effetti, l'ultimo EP del collettivo e naturale prosecuzione del precedente Fuori dal ring. Se quel lavoro rappresentava "la conclusione di un percorso e una resa, ma non nel senso dell'arrendersi", il nuovo capitolo guarda a ciò che viene dopo: la ricostruzione. Brani come Noi e Westmale affrontano il tema dell'identità, personale e artistica, e il rapporto con un presente fatto di contraddizioni, sospeso tra provincia e grandi città, tra appartenenza e distanza. "Cerchiamo di raccontare queste fragilità con il nostro linguaggio: a volte in forma di filastrocca, altre con un taglio più poetico". Anche la produzione riflette questa crescita: rispetto al carattere volutamente lo-fi degli esordi, Effetti mostra infatti una scrittura più compatta e una maggiore consapevolezza, maturata soprattutto grazie all'attività dal vivo.

Ed è proprio il palco ad aver restituito ai Carnera la conferma di aver trovato una direzione. Il ricordo più vivido resta infatti il debutto live all'Indiependenza nel 2024, venticinque minuti di set capaci di cambiare ogni cosa. "Dopo poco - ci spiega Potto - tutto il festival ballava con noi. Il pubblico saltava e partecipava con un'energia che ci ha travolti". Un'esibizione che continua a emozionare il collettivo ogni volta che rivede le immagini di quella giornata. "In quel momento abbiamo capito che Carnera aveva davvero trovato la sua essenza". Una dimensione che, proprio come il progetto stesso, resta aperta al cambiamento, continuando a trasformarsi senza mai smettere di essere sé stessa.

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L'articolo I Carnera ci ricordano l'importanza di non restare mai fermi di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-07-27 23:31:00

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