Il Buio - Rompere i coglioni Intervista

Il buio - Nuovo album e nuova veloce chiacchierata con il Il Buio: brevi le domande, lunghissime le risposte (come al solito d'altronde). Dalla società immobile alla musica che ormai rompe i coglioni e basta.  Di Michele Montagano.Il buio - Nuovo album e nuova veloce chiacchierata con il Il Buio: brevi le domande, lunghissime le risposte (come al solito d'altronde). Dalla società immobile alla musica che ormai rompe i coglioni e basta. Di Michele Montagano.
29/04/2013 di

Per il vostro primo full lenght avete pensato di fare le cose in grandi e anche (in parte) da soli. parlateci della nascita di Autunno dischi.
Autunno Dischi segue un po' la linea tracciata fin dai primi tempi della band, ovvero quella dell'autoproduzione. In questo caso si trattato anche di "fare di necessità virtù".

Abbiamo registrato "L'oceano quieto" a luglio 2012 dopodichè ci siamo presi qualche tempo per spedire i primi mix a qualche etichetta, tra quelle che ritenevamo più in linea con la nostra musica e con le quali ci sentivamo più vicini come metodologie. Purtroppo le tempistiche della discografia mal si adattavano alle tempistiche nostre. I problemi erano i soliti: pochi soldi e tempi lunghissimi per l'uscita perchè ovviamente molte etichette avevano già da tempo programmato altri dischi. Quindi abbiamo deciso di non posticipare ulteriormente e ci siamo dati da fare per autoprodurci tutto. Fortunatamente è giunto in nostro soccorso il sommo Luca Benni, che ci ha dato un tetto accogliente con To Lose La Track, e che si occupa della distribuzione del disco.

Alla fine ci piace l'idea "fugaziana" di essere allo stesso tempo musicisti e "discografici", come ci piace il fatto di poter seguire ogni passo della produzione del disco, dalla composizione fino alla realizzazione concreta. Ora, passate le settimane di follia e scadenze che anticipano la pubblicazione di un disco, vorremmo concentrarci meglio sull'etichetta per vedere quanti disastri saremo in grado di fare!

Fin dal titolo l'Oceano Quieto sembra rappresentare una sorta di immobilismo degli individui che si ritrovano all'interno di un sistema corrotto incapace di rappresentarli. Una crisi che non riguarda solo le coscienze ma che è da ricercare nella struttura della società e nei protagonisti della quotidianeità. Sbaglio?
No, sbagli, non parliamo di un sistema corrotto incapace di rappresentare gli individui. Parliamo delle persone. Il “sistema” è dato dalle persone, da noi. La società non si struttura come qualcosa di “altro” rispetto alle coscienze delle persone. Il nostro modo di pensare è il sistema. Il nostro modo di agire crea il sistema.

L'oceano quieto rappresenta un immobilismo all'interno di confini mentali ben definiti contro i quali ci scontriamo ogni giorno, tentiamo di superarli, spesso fallendo. Questi confini mentali li possiamo facilmente individuare attraverso il ragionamento o ricercandoli appunto nella società e nei protagonisti della quotidianità. Superarli però, è un'altra cosa.

Siete riusciti a coadiuvare l'anima hardcore di stampo estero con la musica d'autore italiana, come accade in "Da che parte state". A cosa è dovuta questa smorzatura di un impeto comunicativo violento a favore di riflessioni più intime e d'ampio respiro?
La violenza della comunicazione è data più dalle parole che si utilizzano, da come le si usano in base al contesto e non tanto da un cantato urlato o più dolce. A volte si può risultare molto più violenti sussurrando una frase piuttosto che urlandola a squarciagola. La stessa cosa vale per le riflessioni più personali e intime presenti in questo disco. Anche qui, a volte, si riesce ad essere più diretti e colpire negativamente o positivamente l'ascoltatore riportando storie e pensieri più vicini alla nostra quotidianità (che sempre più spesso è violenta e si alimenta di conflitti) piuttosto che urlare proclami che poi rischiano di rimanere sospesi nel vuoto.

Musicalmente parlando, non abbiamo mai avuto l'intenzione di fermarci alla semplice importazione di un genere abbinato al cantato in italiano. Continueremo a farci ispirare dalle cose più disparate e ad alimentare la nostra musica di tutto questo.

Che rapporto avete con il territorio nel quale siete cresciuti? C'è fermento musicale nelle vostre zone?
Siamo molto legati alla scena musicale della nostra zona e alle band che ci hanno preceduto qui a Thiene e dintorni, questo soprattutto per l’attitudine che c’era alla base di tutto che contribuiva a creare un senso di comunità. Ora questa attitudine sembra essere venuta meno. La "cartina di Tornasole" può essere il fatto che, rispetto a qualche anno fa, sta venendo a mancare il ricambio generazionale nella musica, sia per quanto riguarda le giovani band sia per quanto riguarda il pubblico che partecipa ai concerti.

Spesso assistiamo a dei live, qui dalle nostre parti, in locali strapieni di ragazzini dove però nessuno presta attenzione alla band: sono infatti tutti al bancone a bere e urlare, o sono tutti presi dal farsi immortalare dal fotografo del locale che poi metterà gli scatti su facebook. Si è quasi superata la concezione (già opinabile) che la musica sia solo intrattenimento: ora pare siamo arrivati al punto in cui la musica è solo una rottura di coglioni. In particolar modo qui, in provincia di Vicenza, dove ogni minimo rimasuglio di parvenza culturale, legata al genere musicale, alle canzoni, alla provenienza delle band (ma questo vale per la musica dal vivo come per tutte le altre forme artistiche) è stata soffocata da 20 anni di Lega Nord.

Come stanno andando i live? C'è gente sotto il palco? La reazione del pubblico è quella che vi aspettavate?


Le date fatte finora stanno andando bene. Conta che stiamo suonando soprattutto in zone dove non siamo mai stati prima, quindi ci sono sempre serate con più o meno affluenza ma siamo comunque molto contenti. A fine serata ci sono sempre sorrisi e persone al banchetto, curiosità sui testi delle canzoni o sui suoni di chitarra o cose così. Insomma c'è interesse e c'è interazione. Solitamente usiamo questi come indicatori di come le cose stiano andando bene.

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