Il Dubbio di Davide sono una di quelle band che sembrano essersi tenute lontane da qualsivoglia scorciatoia, scegliendo invece la strada più lunga: quella fatta di continuità, esperienza e necessità di esprimersi senza compromessi. Nato dalle ceneri dei Neutra - approdati anche al palco di Sanremo Giovani nell'ormai lontano 2000 - il gruppo oggi porta avanti un’identità costruita nel tempo, senza inseguire formule o mode passeggere.
Un quintetto, composto da Franco Degru alla voce, Tony De Gruttola alle chitarre e alla produzione, Sandro Pagano al basso, Michele Cotto alla batteria e Daniel Bestonzo alle tastiere e programmazioni, che sembra muoversi con la consapevolezza di chi ha attraversato diverse stagioni della musica italiana senza mai perdere davvero il bisogno di suonare.
La loro storia non è quella di un exploit improvviso, ma di un progetto costruito restando sempre dentro le sette note del pentagramma. "Abbiamo cominciato a fare musica da molto molto giovani - ci raccontano - e da allora non ci siamo mai persi”. Nel tempo, oltre a palchi e migliaia di chilometri percorsi, la band ha avuto modo di allacciare collaborazioni di assoluto rilievo, incrociando il proprio cammino con quello di gente come Franz Di Cioccio, Franco Zanetti, Massimo Cotto, Massimo Varini, Ivan Cattaneo, Alex Bagnoli, oltre a diversi autori della scena italiana. Esperienze che hanno contribuito a definire un’identità solida ed estremamente coerente.
La pietra d'angolo sonora de Il Dubbio di Davide è infatti "un pop rock energico con composizioni inedite", impreziosito però da un’attitudine meno prevedibile di quanto questa etichetta possa suggerire. Non a caso, parlando delle influenze, la band rifiuta qualsiasi tipo di recinto estetico. "Tutto è assolutamente trasversale ed eclettico - sottolineano - nessun limite ai nostri ascolti, e nessuna limitazione nel genere". Ed è forse proprio questa libertà a rendere credibile il loro percorso, in un panorama dove spesso l’identità musicale sembra nascere più da una strategia che da una necessità.
Un'attitudine capace di emergere con forza nel loro primo disco in studio, Oltre ogni ragionevole dubbio, che già dal titolo sembra voler mettere in discussione qualsiasi certezza. Diciassette tracce che rappresentano per la band un punto di rottura rispetto al passato. "È il nostroprimo album senza un’etichetta discografica, che per noi ha rappresentato la libertà totale di espressione". E in effetti il senso del progetto sembra stare tutto lì: in un lavoro che, per la prima volta, "non risente di nessuna forma di guida da un punto di vista della produzione e della gestione". Una dichiarazione oggi quasi controcorrente, specialmente se si guarda a un’industria dove spesso la creatività viene sacrificata sull’altare della semplificazione.
Dentro questa libertà (ri)trovata convivono inevitabilmente anche tutti i ricordi accumulati nel corso di una sacrosanta gavetta. Un tragitto che, quando si parla di live, si apre immediatamente a "tantissimi ricordi. DaSanremo GiovanialNeapolis Rock Festival, passando per ilTim Toure ilRadar con Zanetti e Cotto". Momenti diversi, contesti lontani tra loro, ma uniti dalla stessa idea di crescita in cui "ogni esperienza, nel bene e nel male, ci ha formati e ci ha regalato qualcosa”.
E forse è proprio questo il punto più interessante del loro racconto. Perché Il Dubbio di Davide sembra aver superato da tempo l’ossessione per il traguardo, concentrandosi invece sul bisogno quasi fisico di continuare a creare. Niente obiettivi, numeri o eccessive pretese ma un unico progetto "quello di continuare a fare musica senza nessuna aspettativa". Una posizione che, nel 2026, ha qualcosa di radicalmente rock.
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L'articolo Il Dubbio di Davide: oltre ogni ragionevole compromesso di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-05-27 15:07:00

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