Foto profilo: il MAGO Intervista

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14/04/2017 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Oggi i protagonisti sono il MAGO, nuova realtà, non sappiamo neppure bene noi come definirla, che grazie ad una misteriosa identità ed ad un paio di singoli rilasciati sul web si sta facendo conoscere. 

Da quanto tempo esiste il MAGO e chi sono i componenti?
Possiamo dire che il MAGO esiste dal 20 dicembre 2016, il giorno in cui abbiamo messo online la pagina Facebook, ma quello che conta davvero è che siamo qui, ora. Siamo in due ma il MAGO è un’unica entità, voci diverse che dicono la stessa cosa nello stesso momento, persone diverse che si perdono nello stesso ritmo.

(Foto di Luca Brunetti)

(Foto di Luca Brunetti)

Vi siete fatti conoscere tra vari gruppi e pagine su Facebook per il vostro stile inusuale di comunicare, ovvero attraverso messaggi in UNICODE: per quale motivo avete scelto questo modo di approcciarvi con il pubblico?
Decriptare un messaggio ti porta nello stato mentale più adatto a recepire un’informazione. In un’era in cui la comunicazione ha raggiunto il suo massimo potenziale, ci troviamo sommersi da informazioni non richieste. Per questo motivo, pubblichiamo sui social solo pochi messaggi mirati. Usiamo simboli che incontriamo ogni giorno, molti dei quali influenzano profondamente le nostre vite anche se spesso non ne siamo consapevoli. Crediamo nel potere dei simboli e abbiamo scelto quel codice perché figlio dell’informatica, la forma di magia più diffusa in questo secolo.

(Screenshot della nostra prima conversazione via chat di  Facebook)

(Screenshot della nostra prima conversazione)

Suonate una sorta di strano miscuglio tra cantautorato generazionale, dance music e testi quantomeno criptici: qual è il comune minimo denominatore di tutto questo?
Le canzoni nascono spontaneamente, cantiamo quello che ci scuote e ci emoziona, suoniamo quello che ci fa venire voglia di ballare. Il ballo è la cosa più importante, è qualcosa di catartico, una forma di meditazione e cura.

(Foto di Yuri Autovino)

(Foto di Yuri Autovino)

Il video di "Il Regno", girato da Giacomo Laser, è un video molto particolare, con un immaginario sci-fi vagamente anni Novanta: quali i riferimenti in questo senso e i loro significati?

 Seguiamo Giacomo Laser da diversi anni e siamo sempre stati affascinati dall’estetica dei suoi lavori, volendo fare un video per “Il Regno” abbiamo deciso subito di affidarlo a lui. Le immagini del video, nonostante la loro provenienza da decenni passati, proprio come quelle utilizzate in molti internet meme, perdono la loro connotazione temporale una volta rielaborate, diventando una cosa nuova, disponibile per chiunque e per sempre.

(Nella foto Giacomo Laser in un'immagine di repertorio)

(Nella foto Giacomo Laser in un'immagine di repertorio)

In "Craxi" cantate "Vorrei essere tra quelli/a cui il successo dà alla testa/voglio sprecare il talento/ come forma di protesta". Cosa significano questi versi? E perché la citazione di un personaggio, tantocontroverso, come Craxi?
C’è bisogno di non rinnegare la volontà di affermarsi, perché nel successo risiede il traguardo di ogni percorso che parte da un’urgenza creativa. Non suoniamo nel senso comune del termine e lo facciamo attraverso un software. Per molti è qualcosa di sbagliato, una scorciatoia per chi non ha capacità e talento, ma come disse Giovanni Lindo Ferretti “Fanculo qualsiasi tecnica, ciò che importa è l’anima di chi suona e non la qualità dello strumento”. Citiamo Craxi perché è una parola che suona come qualcosa che si rompe, è un cognome simbolo di tradimento senza redenzione, è un personaggio che rappresenta un preciso momento storico. Craxi divenuto archetipo dell’abuso di potere nella prima repubblica, è stato punito con un oblio forzato. In un momento in cui la società ha un amore ossessivo per quegli anni, urliamo questa parola contro i feticismi del passato, contro questa malsana nostalgia che non ci fa apprezzare il presente e ci preclude l’immaginare il futuro.

(I CCCP su RaiDue)

(I CCCP su RaiDue)

 

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