In equilibrio sopra il rumore: il mondo (happysad) di Leo Fulcro

Dalle radici cosmopolite a "Boe sulla Fune", il suo ultimo EP, il racconto di un artista sospeso tra rap, teatro e ricerca di sé.

Foto di Alice Blandini
Foto di Alice Blandini

C’è qualcosa di inevitabilmente nomade nella traiettoria artistica di Leo Fulcro, qualcosa che affonda le radici in una geografia personale, frammentata e ricomposta tra la Romagna, l’Inghilterra, la Sicilia e Roma. Una mappa biografica prima ancora che artistica, capace di riflettersi in una scrittura in continuo movimento, sospesa tra introspezione e urgenza espressiva. 

Nato a Ravenna da mamma inglese e papà siciliano, Leonardo Maltese - questo il suo nome all’anagrafe - porta con sé una profonda stratificazione culturale senza farne mai un manifesto, ma lasciandola filtrare tra le righe dei suoi testi e nelle pieghe del suo percorso. Una traiettoria che con l'arrivo a Roma - avvenuto una decina di anni fa - sembra abbia trovato il suo centro di gravità. "Sono stato letteralmente adottato dalla metropoli!”, ci racconta.

Il suo avvicinamento alle sette note e al pentagramma non segue una linea retta, ma una serie di fertili deviazioni. Prima il basso elettrico, scoperto quasi per caso grazie a un babysitter punk, poi la poesia, che a 14 anni gli apre nuove porte, tra cui quella che risponde al nome di rap. In questo lasso di tempo, "nasce la mia passione per la recitazione - spiega Maltese - che mi ha portato a studiare in Inghilterra all'Exeter City College, esibendomi in vari open mic della zona rappando in lingua inglese. Dopo quell'esperienza, ho deciso di tornare in Italia e iscrivermi all'Accademia Teatrale 'Sofia Amendolea' di Roma". Due binari, divisi parallelamente tra musica e teatro, che non smettono mai di dialogare e contaminarsi.

Un libero scambio, riflesso anche nelle tante e diverse collaborazioni di cui Leo Fulcro ha deciso di circondarsi. "Sto lavorando moltissimo con Doppiobasso, al secolo Giuseppe Romagnoli, contrabassista jazz che ha prodotto buona parte dei miei ultimi brani”, spiega Fulcro. Accanto a lui, una rete di musicisti e producer che contribuiscono a costruire un immaginario sonoro stratificato: da Dost a Giorgio Cesaroni, passando per Amalia Candido, Giovanni Agosti, Francesco Fratini, Miriam Fornari e Not For Climbing. Un mosaico che tiene insieme sensibilità diverse, pur convergendo in una direzione precisa.

"Faccio rap, con uno stile abbastanza 'happysad', del tipo che il mondo è una merda ma la vita è stupenda". È una definizione che calza a pennelli, perché non cerca di funzionare a tutti i costi: dentro c’è il contrasto, la contraddizione, la consapevolezza di un presente complicato e, allo stesso tempo, la voglia ostinata di restare a galla. I riferimenti, chiari e dichiarati - "Mac Miller, Kid Cudi e, in Italia, Neffa" - non diventano mai un recinto ma una costellazione entro cui muoversi liberamente.

Boe sulla Fune, l'ultimo EP sfornato da Leo Fulcro, nasce proprio in relazione a questa esigenza di movimento, ma anche di messa a fuoco. È il secondo capitolo di un ciclo narrativo più ampio, che ha come protagonista il "ragazzo sulla terra", una figura a metà tra immaginario letterario e alter ego emotivo. "È la storia di questo personaggio, a metà tra Il Piccolo Principe e i libri di Roald Dahl, sempre alla ricerca del suo posto su questo sassolino nell’universo". Se nel primo capitolo il protagonista esplorava il mondo che lo circonda, qui cambia prospettiva: sale su una fune, diventa funambolo. "Nelle sette tracce del disco analizzo questo genere di artisti, la loro ricerca costante di equilibrio e, al tempo stesso, il bisogno di disequilibrio".

Leo Fulcro - Foto di Alice Blandini
Leo Fulcro - Foto di Alice Blandini

Citando apertamente l’influenza di Philippe Petit e di un intervento universitario di Alice Rohrwacher sulla magia dei funamboli, Maltese confeziona un EP che è insieme racconto e metafora, sospeso tra cielo e terra, tra controllo e caduta. Musicalmente, il progetto si muove tra rap old school e aperture più contemporanee: ritornelli che si muovono con leggerezza si alternano a strofe più taglienti, mentre la scrittura mantiene uno sguardo laterale, mai del tutto allineato. Anche il comparto visivo gioca un ruolo centrale, con un dittico di videoclip — Don’t Give Up e Il Funambolo — che ampliano e completano la narrazione dell'intero progetto. 

Un mix audiovisivo che Leo Fulcro cerca ogni volta di valorizzare anche nella dimensione del live, da lui stesso intesa come un’estensione naturale del suo modo di stare al mondo. "Tra il 2020 e oggi - ci racconta - ho avuto modo di suonare in tantissimi centri sociali, spazi occupati e università in giro per l’Italia". Dal Festival "Alta Felicità" in Val Susa a quello del 25 Aprile al Quarticciolo, passando per il Primo Maggio, tra Leoncavallo e Forte Prenestino: palchi grandi e piccoli, diventati parte di un contesto più ampio e in grado di portare "dei significati che vanno oltre il fare musica o fare festa. Valgono più di qualunque altra cosa".

Il futuro, come spesso accade per chi vive in equilibrio, non è una linea definita ma una tensione verso il cambiamento. "Mi piacerebbe fare dei bei concerti - ci dice - e poi sperimentare con nuova musica. Penso che questa fase musicale artistica sia quasi giunta alla fine, è ora di cambiare pelle!". Più che a una chiusura, Leo Fulcro sembra aver raggiunto un nuovo punto di partenza. D’altronde, per chi ha scelto di camminare su una fune, restare fermi non è mai un’opzione.

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L'articolo In equilibrio sopra il rumore: il mondo (happysad) di Leo Fulcro di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-06 13:51:00

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