Delta V - Indhastria Rock Club - (TE), 29-12-2001 Intervista

25/02/2002 di Massimo 'Load' Pasquali

Dopo aver assistito ad un inaspettato live, di quelli ben fatti, vista la formazione con 6 strumenti (voce compresa!!) e non solo con 'fredde' macchine da suono, vado nel retro-palco per fare due chiacchiere con Flavio Ferri dei Delta V.



Rockit:Con "Monaco 74" siete al terzo album. Cosa vi aspettate: novità o conferme?

Ferri: Il disco sta andando bene ed è già arrivato agli stessi livelli di vendita degli altri due. Poi siamo contenti comunque perchè ogni volta cerchiamo di intraprendere una direzione nuova, cercando di non ripeterci ma restando dentro ad un certo gusto personale nostro. Personalmente non capisco, ad esempio, quelli che fanno le stesse cose per cinque album di seguito...

Rockit: Infatti i tre album sono diversi tra loro, ma c'è un filo conduttore che li accomuna...

Ferri: Si c'è un filo conduttore: tutte le influenze che 'riceviamo' mentre facciamo un disco sono filtrate dal nostro gusto, che è sempre lo stesso come scrittura e composizione. Cambia di anno in anno invece il fatto che incontriamo musicisti diversi e che quindi riescono a darci quell'apporto personale diverso in ognuno. Ad esempio quest'anno abbiamo incontrato ottimi musicisti che provengono tutti da generi diversi rispetto a quello che noi pratichiamo: il trombettista viene da esperienze jazz, mentre il tastierista riesce a dare al nostro suono un respiro molto più ampio. Tutto ciò, miscelato alle nostre influenze, ai campionamenti, dà al nostro sound un gusto un pò 'retrò' - un pò anni '60 - ma sempre con una componente elettronica.

Rockit: Vi hanno paragonato ad alcuni gruppi stranieri, vi hanno attaccato etichette addosso... quanto c'è di vero e comunque che effetto vi fanno queste critiche?

Ferri: In effetti ci hanno detto di tutto, ma non ci da fastidio se ci paragonano ad artisti che sono stati per noi dei riferimenti importanti, non tanto a livello sonoro quanto per il modo di concepire la scrittura, come modo di prendere cose dal passato e portarle in avanti...

Rockit: Perché ogni album ha un'interprete diversa? Un motivo preciso o solo casualità?

Ferri: Sicuramente una scelta precisa: abbiamo fatto tre dischi diversi e volevamo per ognuno una persona che cantasse nel modo che più si adattasse alla situazione; infatti anche i pezzi che non sono dell'ultimo cd non suonano come la versione originale, ma li abbiamo riadattati avendo ora una vocalist diversa.

Rockit: So che lavorate anche per la pubblicità. Quali sono, se ci sono, le differenze nel metodo di lavoro?

Ferri: Beh, la composizione è totalmente diversa, questo si. Ma posso dire che quel tipo di lavoro ci ha insegnato ad essere veloci, a preparare e ralizzare le cose che vuoi. Cioè trovare sempre la giusta scorciatoia, il trucco di studio per arrivare il piu velocemente al risultato. Noi di solito sappiamo sempre prima cosa vogliamo ottenere, quindi avendo fatto per anni questo lavoro, abbiamo imparato a tradurre cosa vogliamo in quello che realizziamo. Per noi è infatti importante avere un metodo di lavoro razionale...

Rockit: Progetti e/o speranze per l'anno appena iniziato?

Ferri: Per adesso saremo in tour fino a Marzo, quindi faremo una pausa per poi riprendere. Contemporaneamente stiamo lavorando alla realizzazione del nostro disco in inglese per farlo uscire più avanti sul mercato europeo.

Rockit: Dimmi infiene un paio di album che valga la pena ascoltare?

Ferri: Allora... direi Kings of Convenience e Groove Armada. Poi il disco degli Snake River Conspiracy, di qualche tempo fa ma molto valido...

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