C’è qualcosa di surreale - e quindi perfetto - nel fatto che FIDELIO nasca su un asse lungo più di settemila chilometri, capace di unire due città, Firenze e Indianapolis, che c'entrano l'una con l'altra come i cavoli a merenda. Due luoghi lontanissimi, non solo geograficamente, che diventano però i poli di un progetto che vive proprio di contrasti e cortocircuiti.
Da una parte Andrea Aniello, dall’altra Valerio Martino Fanciano: il primo alle prese con numeri e modelli, il secondo con suoni e palchi. In mezzo, una distanza che invece di essere un limite diventa il terreno fertile per costruire qualcosa che suona paradossalmente coeso.
"Andrea ha una formazione tutt’altro che artistica - ci racconta il duo - visto che è laureato in fisica teorica e lavora come data scientist. Valerio è invece musicista da sempre, con una lunga esperienza di live e produzione in studio". Mentre Fanciano ha alle spalle un percorso "sonoro" strutturato, iniziato fin da giovanissimo e consolidato in anni di attività con gli Street Clerks e da solista, Aniello arriva da un altrove fatto di letteratura, cinema e scrittura per immagini, tra cui spiccano alcune sceneggiature per cortometraggi indipendenti.
Il primo incontro, manco a dirlo, non ha niente di epico. "Ci siamo conosciuti in una lega di Fantacalcio, così come i 4/5 della formazione live di FIDELIO”. Tra fantamilioni e formazioni schierate ogni settimana, però, qualcosa inizia a muoversi. È l’estate del 2024 quando Aniello, negli Stati Uniti per lavoro, inizia a scrivere i primi testi. Fanciano li legge, intuisce che c’è materiale, e si propone per la produzione. Il resto è un lavoro a distanza che prende forma nel 2025 e porta dritto a un esordio sulla lunga distanza, dal titolo Solo i borghesi sopravvivono, uscito a gennaio 2026.
Nonostante una matrice fortemente cantautorale - con l’unità del progetto che risiede nei testi, nell’immaginario e nei temi, più che nel suono - il duo si muove lungo traiettorie tutt’altro che statiche. "Se Solo i borghesi sopravvivono si colloca in un territorio indie-pop, il prossimo EP virerà verso sonorità vicine alla trap, mentre con il secondo album ci apriremo anche all’elettronica. Il genere cambia in funzione di ciò che vogliamo raccontare, ma lo stile del racconto resta sempre lo stesso".
Anche gli ascolti "formativi" riflettono l'anima bifronte e poliglotta dei FIDELIO. Per Aniello, il riferimento è chiaramente il cantautorato, da Francesco De Gregori a Bob Dylan, fino a Niccolò Contessa. Ma la mappa si allarga rapidamente: Father John Misty, The Magnetic Fields, LCD Soundsystem, The Strokes. Dall’altra parte, Fanciano porta dentro il progetto una sensibilità più elettronica e sperimentale, che passa da Kraftwerk fino a Franco Battiato. Il risultato è una strana sintropia tra spinte analogiche e sintetiche, in cui le parole restano il centro mentre il suono cambia pelle.
Ed è proprio nei versi e nei ritornelli che si annida il senso più profondo di Solo i borghesi sopravvivono "un disco nato negli Stati Uniti e profondamente autobiografico". Il punto di partenza è una domanda che suona tanto semplice quanto scomoda: "come si finisce a vivere una vita che un tempo avremmo considerato invivibile?".
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L'album non cerca di dare una risposta univoca a questo interrogativo, preferendo costruire un percorso che in dieci brani racconta di quell'adattamento progressivo, quasi inevitabile che ognuno di noi è costretto suo malgrado a compiere per stare al passo con il nostro becero presente. "Non c’è una tesi da dimostrare, ma la volontà di mettere a fuoco una tensione", sottolineano i FIDELIO. Contrasti che, chiudendosi con un riferimento esplicito a Fiorirà l’aspidistra di George Orwell, si muovono dentro un immaginario cinematografico in grado di abbracciare giganti come Jim Jarmusch e Quentin Tarantino.
Quando poi si passa dallo studio al palco, il discorso cambia ulteriormente, inglobando al proprio interno anche un'altra importante dimensione: quella della collettività. Come lo scorso 9 gennaio 2026, data in cui i FIDELIO si sono giocati il loro primo, vero banco di prova al Jazz Club di Firenze. "È stato un vero battesimo del fuoco - ci racconta il duo - soprattutto per Andrea, visto che era il suo primo concerto in assoluto. Ad ogni modo, è andata benissimo. Probabilmente perché, prima che un progetto musicale, FIDELIO è un gruppo di amici che si conoscono da anni".
Il futuro, come il suono, resta in movimento. "A breve usciranno due singoli con sonorità trap, pensati come un piccolo dittico", anticipano. Due brani che affondano nelle ossessioni contemporanee - da una parte il fantacalcio, dall’altra la tecnologia e l’intelligenza artificiale - raccontate con un linguaggio più diretto e aggressivo che però non tradisce l’identità di fondo del progetto, basata sul "mettere in discussione, provocare, uscire dalla comfort zone”. Non a casoil nome FIDELIO arriva da Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, e già questo basterebbe a chiarirne l’intenzione di fondo. Nel frattempo, il secondo album prende forma, promettendo di espandere ulteriormente il raggio d’azione, soprattutto sul versante elettronico.
Perché alla fine, i FIDELIO sembrano trovare il loro centro di gravità permanente in questo spazio intermedio: tra città, generi e vite lontane fra loro ma che, paradossalmente, riescono ad influenzarsi reciprocamente, colmando quella distanza che apparentemente li separa.
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L'articolo L'instabile geografia sonora dei FIDELIO di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-23 16:58:00

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