A Toys Orchestra - Una parentesi da riaprire Intervista

A toys orchestra - Ci raccontano perché risuonare dal vivo tutto Technicolor Dreams, ma sopratutto ci raccontano in anticipo il nuovo album, che è pronto e andaranno a registrarlo a Berlino in due studi diversi sotto la supervisione di Francesco Donadello. Nur Al Habash ha intervistato Ilaria D'Angelis.A toys orchestra - Ci raccontano perché risuonare dal vivo tutto "Technicolor Dreams", ma sopratutto ci raccontano in anticipo il nuovo album, che è pronto e andaranno a registrarlo a Berlino in due studi diversi sotto la supervisione di Francesco Donadello. Nur Al Habash ha intervistato Ilaria D'Angelis.
15/12/2013 di

Ci raccontano perché fare un tour dove risuonano dal vivo tutto "Technicolor Dreams", ma sopratutto ci raccontano in anticipo il nuovo album, che è pronto e andranno a registrarlo a Berlino in due studi diversi sotto la supervisione di Francesco Donadello. Nur Al Habash ha intervistato Ilaria D'Angelis.

"Tecnhicolor Dreams” è uno dei vostri dischi di maggior successo, uscito sei anni fa. Perché avete deciso di risuonarlo interamente in un tour dedicato anche se non c’è nessuna ricorrenza in particolare?
È vero, non c’è una ricorrenza in particolare. Però è il disco più amato dai fan, e ai concerti c’è sempre qualcuno che ci rimprovera di non suonarlo abbastanza; in un certo senso avevamo un po’ di senso di colpa per non averlo mai portato in tour in maniera completa, e molte delle canzoni non sono mai state eseguite dal vivo, anche perché la dimensione live diventa un po’ difficile quando devi proporre un concerto molto dinamico, con pezzi molto energici alternati a ballad o pezzi piano e voce. Stabilire una scaletta che abbia un senso e mantenga l’attenzione del pubblico è complicato, e quindi è andata a finire che “Technicolor Dreams” non è stato mai suonato completamente dal vivo. Visto però che è quello più amato abbiamo pensato di ritagliare nel mezzo della vita degli A Toys Orchestra questa parentesi un po’ più intima portando il disco in tour. Fino ad ora eravamo fermi a lavorare al disco nuovo, e tra poco lo andremo a registrare a Berlino, quindi sicuramente si parlerà di tour non prima dell’anno prossimo. Questa parentesi insomma avevamo voglia di aprirla.


Nella trasposizione live pensate di riarrangiare un po’ i brani o li lascerete fedeli alla versione del 2007?
La dimensione del disco, del live e dello studio sono tutte molto diverse. Secondo me riproporre il disco fedelmente non avrebbe senso, quando una persona si va a vedere un concerto si gode il live; se deve sentire il disco uguale, così com’è, sta a casa e mette il cd che forse si sentono anche meglio i suoni. Per questo, alcune versioni live sono abbastanza fedeli all'originale mentre altre sono un pochino diverse ma certo non stravolte, perché essendo un tributo non ci sembrava nemmeno rispettoso cambiarle troppo. In un certo senso però siamo stati quasi obbligati a cambiare qualcosa, perché quando abbiamo registrato “Technicolor Dreams” eravamo in cinque, questo tour invece lo faremo in quattro, quindi qualcosa andrà comunque riarrangiato e ricostruito.

Dopotutto, negli anni della vostra carriera il vostro suono è cambiato molto…
Sì, e poi “Technicolor Dreams” ha un suono anche un po’ più intimo rispetto agli altri dischi, forse anche per come è nato.. all’epoca fu registrato a Bologna e nello studio di Dustin O’Halloran a Faenza. Lo studio di Dustin era praticamente in una campagna desolata, una pianura faentina in mezzo al niente. Eravamo in questo appartamento giorno e notte, senza televisione e nessun’altra distrazione, solo con gli strumenti e lo studio da poter utilizzare. Per questo si è sviluppato con un suono così intimo, un po’ come se fosse fatto dentro casa nostra, nella nostra privacy. Non avevamo molti input esterni, ricordo che suonavamo spesso di notte. Inevitabilmente, tutte le registrazioni in studio degli anni a venire hanno cambiato anche il suono dei dischi successivi.

Quindi, se ho ben capito, anche voi avete un legame particolare con quel disco.
Non facciamo alcuna differenza tra un disco e l’altro ovviamente, e ogni volta che ne esce uno nuovo si spera che sia più bello e più amato di quello precedente. Però è inevitabile confrontarsi con il pubblico, che poi è il giudice finale, che ci ripete sempre che quel disco lì era rimasto nel cuore. A furia di sentircelo dire negli ultimi anni di concerti, abbiamo scelto di organizzare un tour piccolino, in una dimensione più intima e circoscritta. Sono solo una decina di date, non di più, anche perché poi andremo in studio e non potremmo continuare a suonare.

Qual è il tuo pezzo preferito del disco e perché?
Non è forse il mio preferito, ma sono molto affezionata a "Santa Barbara" perché l’ho portato io, ed è sempre un pochino la mia stellina.

C’è qualcosa del disco che ora cambieresti e una che invece, anche a distanza di tempo, ti sembra davvero ben fatta?
Succede spesso, dopo aver pubblicato un album, di pensare che una cosa poteva essere migliorata, o cambiata… ma in realtà a un certo punto gli elementi vanno in equilibrio, non si può stare a rifare in continuazione tutto perché altrimenti si va fuori traccia. Ci sono delle cose che magari faresti diversamente ma che poi alla fine stanno bene così, perché quel pezzo è nato in quel momento e voleva quella cosa lì, quel suono lì, quello strumento lì.

Pensi che abbia lasciato un segno della musica italiana, o almeno nella carriera degli A Toys Orchestra?
[ride, NdA] Quello sicuramente! Non perché lo decida io. Le persone che vengono ai concerti dicono che quello è il disco che amano e ricordano di più, quindi per la nostra carriera è stato importante. Per la musica indipendente italiana non lo so, anche perché è un calderone in cui c’è un po’ di tutto, quindi è difficile dargli una collocazione.

Avevate già pubblicato un DVD autobiografico nel 2011, e poi una raccolta di successi nel 2012, ora un flashback tour in cui riproponete un disco del 2007. Non rischiate di saturare i fan con queste uscite molto nostalgiche?
Mah, in realtà “An Introduction to ...A Toys Orchestra” è stato pubblicato più che altro perché nel portare la musica della band in Europa avevamo a che fare con un pubblico che ci conosceva poco e niente, quindi arrivare a festival tipo il Reeperbahn con una discografia già articolata avrebbe significato anche dare un po’ di confusione agli ascoltatori. È difficile fare il punto della situazione di una band per presentarsi ad un pubblico più nuovo, perché all’estero qualsiasi band italiana comincia davvero da zero o al massimo da uno. Quel disco quindi era quasi un riassunto delle puntate precedenti per dire: questi siamo noi. Non era proprio un’uscita nostalgica o una raccolta postuma, insomma.

Raccontaci il nuovo album, come sarà? So che è già scritto e provinato, quindi in pratica è quasi finito. Come sarà forse non lo sappiamo ancora nemmeno noi. Abbiamo finito i pezzi e li abbiamo registrati nel nostro studio a Bologna, e appena dopo il tour torneremo a Berlino da Francesco Donadello, una persona che ha lavorato praticamente in tutti i nostri dischi, è sempre stato in studio con la band. Adesso sta lavorando al Vox-Ton, uno studio che sta sfornando un po’ di musica molto interessante, come gli Efterklang e Apparat. Insomma, forse valeva la pena continuare questa collaborazione con il nostro amico di sempre. Ci siamo spostati di studio in studio per ogni disco e lui è sempre rimasto un punto fermo. Allo stesso tempo, abbiamo tirato giù insieme una lista probabile di produttori, sia in base ai provini e sia in base alla piega stava prendendo questo disco. Abbiamo ascoltato un po’ tutti i produttori che ruotano intorno alla scena berlinese e ci siamo poi messi in contatto con Niels Zuiderhoek, che aveva già lavorato con Francesco diverse volte. Lui ha un suo studio, quindi registreremo il disco a metà tra i due, ma sempre a Berlino. lo studio di Niels è al centro della città, in un palazzo gigante dove ogni piano è stato costruito espressamente per ospitare uno studio di registrazione, una cosa estremamente berlinese. Tra l’altro è lo stesso palazzo dove registra anche Dustin O’Halloran.
Diciamo che non sappiamo ancora esattamente che cosa ne verrà fuori, stiamo andando lì anche per cercare di capire che suono uscirà. Sicuramente nel momento in cui cominci a girare un po’ i festival e i locali in Europa ti devi confrontare anche con una scena musicale molto ma molto più ampia di quella italiana. In Italia all’incirca sai già che cosa esce da uno studio e con quali suoni, da una produzione di tizio o caio sai già che cosa aspettarti, l’italia è piccolina e giochiamo in casa. Quando esci però bisogna confrontarsi con suoni estremamente più internazionali, con una cultura musicale anche molto più ampia della nostra. Già da un po’ la Germania è diventata la nuova Inghilterra per quanto riguarda la musica. Gira tutto un po’ lì, ci sono gli spazi adatti e professionisti con i quali lavorare bene. Quindi stiamo cercando di dare un’impronta più europea a questo disco a livello di suoni e produzioni, senza però stravolgere la nostra musica, siamo comunque noi. Vogliamo portare un prodotto italiano in Europa cercando di renderlo comprensibile anche ad un altro tipo di pubblico.

Avete già etichetta e distribuzione europea?
Sì, tutti si stanno già muovendo, sicuramente quando il disco uscirà sarà fuori in tutta Europa contemporaneamente; se si deve muovere la macchina si muove tutta insieme, perché se vuoi seriamente portare la tua musica in Europa non puoi sballare tutte le tempistiche, devi lavorare come se il continente fosse il tuo paese, come se fosse l’Italia: non faccio uscire un disco prima a Milano, poi a Napoli e così via. Chiaramente per chi lavora con noi il lavoro sarà più che raddoppiato… dirlo così sembra semplice ma le cose da fare sono davvero tante.

Qual è il tema portante del disco? 
I testi li abbiamo quasi tutti. Il nuovo lavoro non è come "Mighnight Revolution". L'ultimo album aveva una tematica esplicita abbastanza riconducibile al titolo, che descriveva anche un momento storico, purtroppo breve. ll nuovo disco nuovo non andrà in quella direzione. Naturalmente è inevitabile che in uno stesso lavoro tutti i testi si assomiglino un po', perché sono tutti scritti nello stesso periodo ed esprimono quello che hai in testa in quel momento. "Midnight Revolution" era assolutamente molto più chiaro e diretto, era un pugno, non potevi sbagliarti sull’interpretazione dei testi.

Avete già un titolo?
No. C’è una lista di titoli che stiamo considerando, ma anche su quello siamo ancora abbastanza indecisi.

Commenti (2)

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  • camillabronson 17/12/2013 ore 19:41 @camillabronson

    Non vedo l'ora!!

  • Faustiko Murizzi 20/12/2013 ore 07:26 @faustiko

    Gli auspici sembrano ottimi. In bocca al lupo.

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