Non Voglio che Clara - Noi uomini siamo tutti bugiardi e puttanieri Intervista

Intervista ai Non Voglio Che ClaraIntervista ai Non Voglio Che Clara
31/01/2014 di

I Non Voglio Che Clara tornano sulle scene con "L'amore fin che dura", un disco talmente narrativo da sembrare un libro pieno di frasi belle e forti da segnarsi sull'agendina. Nur Al Habash ha chiesto a Fabio De Min delle idee dietro certe frasi, si è parlato di maschi "bugiardi e puttanieri" e di dischi usa e getta. 


Il "motto" del disco è "l'amore fin che dura, poi resta la paura". Pensi davvero che ogni amore sia destinato a finire e che sia solo una copertura temporanea alla paura di vivere?
No, penso piuttosto che le cose, quindi a maggior ragione i sentimenti, debbano avere un valore indipendentemente dalla loro durata. Il titolo ha una doppia lettura, da un lato abbraccia la visione disincantata de "Le mogli", dall'altro la purezza de "Il complotto".

La copertina ritrae un uomo con il petto squarciato dal quale emerge un cuore. Si direbbe che è un disco con una concezione terribile dell'amore, quasi violenta.
Né violenta né terribile. La figura rappresenta piuttosto un invito a sbirciare all'interno, a guardare alla sostanza nuda e cruda delle cose. Dentro noi stessi, dentro alle storie e alle canzoni del disco.

A proposito di storie e canzoni. Dai titoli sembrano quasi tutti capitoli di uno stesso libro. 
Tutti i brani sono stati scritti in una finestra di tempo contenuta, da qui l'unitarietà dei testi. Ogni storia poi sembra avere un capo e una coda, da qui l'idea di giocare con i titoli, alla maniera di Calvino se vogliamo, raccogliendoli come in una sorta di antologia.

Visto che la parte narrativa delle canzoni ti riesce sempre bene, hai mai pensato di scrivere dei racconti? 
C'è un mio contributo su "Cosa volete sentire", una compilation di racconti curata da Chiara Baffa uscita per minimum fax nel 2011. È un territorio che mi stimola e mi affascina molto, ma sono consapevole che non ci si improvvisa scrittori.

Nel disco si parla dei rapporti tra uomini e donne. Per esempio in "Le Anitre" ti fai portavoce degli uomini e canti "siamo tutti bugiardi e puttanieri". È un'idea che nasce dalla finzione narrativa o volevi davvero fare un'affermazione di una certa forza?
Entrambe le cose, nel senso che banalmente mi servo di personaggi di fantasia per raccontare delle storie ispirate alla realtà. Quindi l'espressione è parossistica, ma il concetto è il frutto di una riflessione reale. "Gli acrobati" per esempio è una canzone sulle bugie in senso generale, quindi la riflessione nasce piuttosto dall'osservazione dei comportamenti delle persone. Ognuno di noi ha qualche bugia da farsi perdonare.

In effetti, i personaggi maschili delle canzoni sembrano quasi tutti meschini e miserabili e senza nome, invece quasi in ogni canzone nomini una donna (Marta, Anna, Daria...) che al contrario viene descritta nel minimi dettagli, nelle abitudini giornaliere e con una certa grazia e ammirazione.
Ottima osservazione, nonché ottimo materiale per la mia analista.

I testi, a giudicare da come ne abbiamo parlato finora, sono evidentemente molto "letterari". Alla fine sono piccole storie, quasi racconti brevi. C'è un libro in particolare che ha influenzato il disco?
"Le lettere da Capri" di Mario Soldati, che ho letto però quando il disco era ormai scritto, ed è curioso il fatto che vi abbia ritrovato molte delle sensazioni che ho inteso raccontare nei brani. Se ti dico che per comporre mi ispiro più agli scrittori che ai musicisti probabilmente darò l'impressione dell'intellettuale snob, in realtà quando provo semplicemente a scrivere strofe e ritornelli non mi piaccio, ho bisogno di pensare a qualcosa di più largo respiro altrimenti perdo subito l'interesse.

[LEGGI TUTTI I TESTI DE "L'AMORE FIN CHE DURA"]

Parliamo della musica: suoni decisamente più elettronici che in passato, anche se mai troppo "invadenti". Al contrario a farla da padrone è la voce, che ora è al centro della scena. Quanto di questo cambiamento è frutto di una scelta e quanto invece è conseguenza dell'abbandono di due membri della band?
Nonostante le canzoni arrivino alle orecchie degli altri membri del gruppo in una forma già piuttosto definita, il contributo degli altri componenti dei Non voglio che Clara è sempre stato importante nel dare una certa identità ai brani. Semplicemente a volte hai voglia di fare delle cose e la volta dopo hai voglia di farne altre, non mi sento di dire che la differenza di suono fra i nostri dischi sia frutto di una scelta fatta a tavolino, è piuttosto figlia del momento o del lavoro fatto in studio insieme al gruppo e a Giulio Favero, che ha prodotto "L'amore fin che dura".

Com'è andato il processo di scrittura e produzione dei pezzi?
Ho scritto tutto in un paio di mesi. Non avendo materiale pronto dopo "Dei Cani", a parte qualche piccolo stralcio di composizione, mi sono chiuso in una casa in campagna, da mattino a sera per due mesi, col preciso scopo di uscirne con un disco. Poi ho cercato di trovare la quadra insieme al resto del gruppo, lavorando agli arrangiamenti, infine si è aggiunta la visione d'insieme di Giulio, che ha levigato e smussato i brani che sono finiti su disco.

Questa del ritirarsi in campagna a scrivere e registrare i dischi è una cosa che succede sempre più spesso. Mi verrebbe da citare due dischi usciti quasi in contemporanea con il vostro, quelli di Dente e di Brunori, che sono stati scritti allo stesso modo. Da cosa pensi che dipenda questa volontà di andare in "isolamento"? 
Nel mio caso non significa propriamente isolamento, la casa di campagna di cui parlo dista pochi chilometri da casa mia e Belluno non è certo una metropoli. Diciamo che logisticamente e economicamente era più conveniente allestire uno spazio piuttosto che usufruire di uno studio.

Quest'anno "Hotel Tivoli" compie 10 anni, un disco che è stato molto importante per il cantautorato in Italia. C'è qualche musicista che ti piace in particolar modo, o al contrario pensi che il genere stia andando nella direzione sbagliata?
Non so se ci siano una direzione giusta e una sbagliata, alla fine ognuno fa meglio che può, soprattutto di questi tempi in cui fare musica è un lavoro davvero poco gratificante. Piuttosto trovo eccessive le aspettative che riserviamo ai dischi se poi ci basta un ascolto sommario in streaming per liquidarlo con un commento di poche righe su facebook. Non voglio fare il nostalgico, ma quando i dischi li dovevi comprare li ascoltavi fino a farteli piacere anche solo per il fatto che c'avevi speso i soldi. Così facendo e senza rendertene conto assecondavi un processo naturale di apprendimento e comprensione. Senza questo passaggio la possibilità di emozionarci di fronte ad un disco è di gran lunga ridotta. Tornando alla tua domanda, di recente mi è piaciuto molto "Formigole" di Toni Bruna. Bravissimo.

È una cosa che capita anche a te, quando ascolti i dischi? Sapresti dare un consiglio per poter apprezzare fino in fondo un disco, anche se lo si può comprare (o scaricare) in trenta secondi?
Posta in questo modo la questione rischia di risultare un po' ridicola. È come consigliare a qualcuno di arrivare alla fine di un libro, di guardare un film per intero, di leggere i baloon di un fumetto e non fermarsi alle illustrazioni. Diciamo che tra le cose che si perdono nella conversione in mp3 c'è anche il legame fra l'opera di un artista e il pubblico, col cambio dei metodi di diffusione e dei supporti sono cambiate anche le abitudini delle persone. Il tutto meriterebbe un discorso più ampio che coinvolge internet, i mezzi di diffusione, l'informazione.

A proposito di mezzi di diffusione, da qualche anno sembra che un certo tipo di pop che era stato sempre confinato in canali più indipendenti stia timidamente facendosi strada nel "paese reale", forse perché il sistema dei talent show comincia a riverlarsi per quello che è. In quali programmi tv o radio ti piacerebbe sentire i tuoi pezzi?
La radio è ricca di contenitori interessanti, la tv invece mi sembra sempre più costruita a misura di stupido, con poche ma dovute eccezioni.

Hai mai provato a partecipare a Sanremo?
Non so se "provarci" sia il termine corretto, diciamo che qualcuno c'ha provato per noi, qualche anno fa ma a Baudo non piacemmo.

Per finire, visto che siamo vicini al festival, facciamo un piccolo gioco: ti viene in mente una canzone davvero bella presentata a Sanremo negli ultimi 20 anni?
Vado a memoria e ti dico "La croce" di Alessio Bonomo.

Commenti (1)

  • Nicola Morella 05/02/2014 ore 12:14 @pornovirtude

    Così, giusto per puntualizzare, che "siamo tutti bugiardi e puttanieri" viene cantato ne "Gli acrobati" e non ne "Le anitre". Su quest'ultima canzone però una domanda sarebbe potuta sorgere spontanea: -Perchè Le anitre e non Le anatre? Fa più "Madonna come mi son svegliato poeta oggi"?- Ahahah. Scusate, ma proprio m'infastidisce quel titolo e quando canta "sotto il pelo d'acqua con le anitre"(wc), mi dà proprio un senso di pesantezza spoetizzante, invece. A parte ciò, gran bel disco, come ormai ci hanno abituato da tempo.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati