Ex-Otago - Intervistati da Alessandro Baronciani, 24-03-2011 Intervista

28/03/2011 di

Abbiamo affidato il compito ad Alessandro Baronciani (illustratore e cantante degli Altro), conosce gli Ex Otago dai "Tempi delle castagne", il loro primo disco. Non proprio tutto – sia domande che risposte - è chiaro e limpido, ma almeno non è la solita intervista. Prendono in giro gli Emo, i cantanti che si cimentano con l'inglese anche se non lo sanno, Avril Lavigne, la Riotmaker. Risponde Maurizio Carucci.



Ciao Ex-Otago, eccovi delle domande, un po' semplici, un po' no. Trovo molto divertente potervi chiedere delle cose sul nuovo disco in uscita, anche perché ci si conosce da tanto ma poi quando ci si incontra non si parla mai di cosa facciamo e della musica che si produce. Insomma, veniamo da punti diversi dell'Italia e abbiamo suonato spesso insieme e siamo diventati amici. Cosa che succede soltanto in questo ambiente indipendente, penso. E quando si diventa amici, e ci si vede poco, la musica resta nei dischi che si ascoltano quando si torna a casa. E dopo questa intro "emo" iniziamo subito con la prima domanda.
Cosa è stato o cosa vuol dire per voi la parola "emo". Siete stati i primi a riderci sopra, prima ancora che diventasse un fenomeno di massa da "Zelig" e i My Chemical Romance stampassero il loro primo disco.

Ex Otago: Verissimo... Avendo anche suonato insieme in varie situazioni e in svariati posti (dal club, al festival, fino al centro sociale...) sai che in tempi non sospetti abbiamo sempre giocato con la parola e con l'estetica "emo" per enfatizzare il pathos che in certe tracce riproposte live ("After august september", "Amato the greengrocer" ecc...) si veniva a creare. Una gag otaga cara al Pernazza che alla fine è più emo dello split Texas Is The Reason / The Promise Ring...

Ho sempre pensato agli Ex-Otago come un'eccezione in tutto il vasto campo musicale italiano. Mischiare splendide canzoni d'amore con incursioni ironiche e rap e musichette prese dai giocattoli. Mi è sempre piaciuto chiedervelo: a chi vi ispiravate (se si può dire ispiravate) all'inizio?
Ci sono gruppi che oggi hanno preso qualcosa dalla vostra indole?

Ex Otago: Direi che probabilmente all'inizio ci ispirammo a gruppi come Belle And Sebastian, Fonda500, Dashboard Confessional. Nei dischi successivi, fino ad arrivare a "Mezze Stagioni", sembra che la nostra poetica stilistica si sia delineata naturalmente. Gli Ex-Otago sono una massa di pensieri ed idee eterogenei e la loro musica è figlia di questo marasma. In questi anni abbiamo colto in alcune band più o meno emergenti caratteristiche e componenti a noi molto familiari, come un certo approccio con il pubblico o il lancio di oggetti dolci e contundenti dal palco (noi lo facevamo ad esempio con i chupa chups). Abbiamo sempre cercato di trasformare un concerto in un piccolo spettacolo che avesse a che fare più con le nostre canzoni che con noi.

Pensate che "Mezze Stagioni" sia un disco come quello degli esordi al tempo delle castagne?

Ex Otago: Crediamo di sì. Abbiamo fatto un percorso: siamo partiti nel tempo delle castagne e siamo arrivati nel tempo in cui se non riesci a guadagnare con quello che sai fare ti toccherà farlo con quello che non sai fare...

L'esperienza passata con la Riotmaker è stata vantaggiosa? Cosa è successo quando sono passati in Warner? Dove eravate in quel momento e cosa pensavate potesse succedere e come siete arrivati alla decisione del disco a sottoscrizione?

Ex Otago: L'esperienza con la Riotmaker è stata sicuramente molto vantaggiosa. Nel periodo in cui eravamo con loro pensavamo che questa realtà potesse davvero costituire la cellula impazzita nel sistema delle etichette. Credo che in quel periodo la Riotmaker rappresentasse degnamente un'idea di pop che prima di allora forse neanche veniva considerata. Si è riuscita ad imporre con forza nel panorama italiano suonando canzoni di Scuola Furano, Amari ed Ex-Otago.. Purtroppo una serie di sfortune / sbagli clamorosi l'ha portata in una fase di stallo. Speriamo di poterla rivedere più in forma che mai.

Kings of Convenience e lo studio di registrazione nei fiordi. È stato complicato rapportarsi con uno studio molto più grande di quelli che avevate visto prima? Tipo, come parlavate con loro: in inglese?

Ex Otago: Davide (Bertolini, produttore dei Kings of Convenience, NdR) è una persona semplice e sensibile. Ci ha sempre messo in condizione di poter lavorare con estrema libertà. Ci sentivamo a casa nostra anche se eravamo a casa dei Kings of Convenience. Avevamo poco tempo ma era come se non lo sapessimo. Abbiamo fatto tutto quello che c'era da fare con naturalezza. E' stata un'ottima esperienza.

I vostri progetti paralleli? Penso agli Stalker o i Wax Anatomical Models. È bello avere altri gruppi per suonare anche altri generi?

Ex Otago: Oltre agli Ex-Otago quasi ognuno di noi ha un progetto parallelo. Albe saluta i Wax Anatomical Models con cui ha trascorso momenti e concerti memorabili, e continua la sua collaborazione con gli Stalker...
Il tempo passa, e tra figli, matrimoni, lavori con annesse trasferte indicibili, ogni tanto riesce ad urlare un po' con loro. Tra l'altro da poco presta la sua voce ad un collettivo musicale e non chiamato Magellano. Io compongo musica per il teatro e per le orecchie con il mio progetto che prende il mio nome, Ex Otago Carucci, e insieme ad un mio amico abbiamo creato un soundsystem metticcio balcanico / indiano. Bacci, il batterista, ha due progetti in uno: la Gang Band suona canzoni di De Andrè magistralmente riarrangiate, e con l'altro fa un rock interessante. Simo ha un progetto segreto che si chiama Mare Mosso che forse un giorno ci farà sentire.
I progetti paralleli tendono a colmare quei vuoti che si creano tra la creazione di un disco e l'altro, e a sublimare qualche vocazione artistica esterna al mondo otago...

"Giorni vacanzieri" è stata per me l'inno dell'estate 2007. Su youtube si possono trovare diversi video montati da persone che l'hanno usata per le foto delle vacanze. Speravo che diventasse il tormentone estivo. Quasi come speravo lo diventasse "The Rhythm of the Night". Cosa vuol dire lottare per il titolo estivo del tormentone?

Ex Otago: Non lo sappiamo. Non abbiamo mai lavorato per far diventare una nostra canzone un tormentone estivo...

Cosa vi ha detto Avril Lavigne, dopo l'esibizione insieme?

Ex Otago: Ad Albe ha domandato se sapeva che i tatuaggi non vanno più via. A Simo ha fatto i complimenti per degli arpeggi difficilissimi che è riuscito a comporre in pochi istanti. A me ha chiesto dove avessi preso i miei capelli. Al Riccio ha dato un'occhiata molto interpretabile.

Siete uno dei pochi gruppi che ha cantato in inglese con un'idea precisa: prendere in giro i gruppi che cantano in inglese. Almeno così mi è sempre sembrato. Mi spiego: "Amato the greengrocer" sembra la prima lezione di inglese del libro delle medie. Presa pari pari dalla cassetta allegata al libro. Penso anche alla copertina di "Chesnuts time", che è intraducibile in inglese, almeno non con il doppio senso che possiamo trovarci soltanto noi italiani. Cosa ne pensate voi?

Ex Otago: Abbiamo fatto delle scelte. Non ci sono mai piaciuti i cantanti che si spendono per cantare con un inglese perfetto, anche perchè se sei nato a Voghera un inglese perfetto non lo avrai mai. Abbiamo messo davanti a tutto la spontaneità, l'ironia: al diavolo la compostezza. Ci siamo lasciati andare.

Vi faccio la domanda che nelle interviste non vi fanno mai, ed è la stessa domanda che fanno anche a noi quando incontriamo l'amico delle superiori che non vedete dalle superiori e ti chiede: Oh! Guarda chi si vede? Come stai? Ma suoni ancora in quel gruppo?

Ex Otago: Ma quale gruppo? Stai parlando dei nuovi cadetti?

Ho fatto delle domande troppo difficili?

Ex Otago: No, spero di abbracciarti presto. Pace.

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