Inude: ascolta in esclusiva "Love Is In The Eyes Of The Animals" e leggi l'intervista Intervista

InudeInude
26/05/2016

Gli Inude sono due giovani ragazzi con base a Lecce, innamorati dell'elettronica e del nu-soul. "Love Is In The Eyes Of The Animals" è il loro ep d'esordio, in uscita il 27 maggio per Panorama Musique, in cui si destreggiano con innata eleganza tra ritmi e romanticismo. Lo ascoltiamo oggi in anteprima esclusiva, accompagnato da un'intervista in cui la band racconta influenze e traiettorie del proprio suono.

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Come vi siete conosciuti e da quando esistono gli Inude?
Ci conosciamo da dieci anni e dopo varie esperienze musicali abbiamo deciso alla fine del 2014 di unire le nostre idee per creare quello che oggi è Inude. È stato un processo intenso, frutto di lunghe sessioni di produzione in studio e tantissime sessioni di prova (che proseguono ancora oggi).

Quali sono gli artisti e gli album che hanno forgiato la vostra sensibilità come musicisti?
Giacomo: Da bambino mia madre mi tartassava di musica di ogni tipo e da sempre in casa una delle cose che mi piaceva più fare era ascoltarla. Anche se mi vergogno un po’ a dirlo ho iniziato a suonare perchè a 11 anni volevo urlare come Chester Bennington dei Linkin Park e volevo spaccare i vetri di casa con una chitarra a sette corde proprio come quella loro chitarrista. In particolare ho guardato un numero indefinito di volte il loro dvd "Live in Texas". Crescendo ho abbandonato i Linkin Park (fortunatamente) ed ho iniziato ad appassionarmi al rock in tutte le sue sfaccettature fino a quando non ho ascoltato The Notwist, Apparat, Modeselektor e Trentemøller che hanno radicalmente mutato il mio approccio alla musica.
Flavio: Fin da piccolo ho ascoltato quello che ascoltavano i miei fratelli più grandi, ricordo che giocavo ai videogames mentre loro passavano pomeriggi sui dischi di De André, Battisti e tanta altra roba etno-folk. Negli anni ho seguito mio fratello durante i suoi concerti ed ho imparato ad emozionarmi con la musica. Da adolescente ho ascoltato e suonato i primi Muse, i Radiohead ed altre band contemporanee fino alla scoperta dei suoni elettronici (in particolare Apparat e The Notwist) che hanno cambiato la mia visione della musica.

Quanto è stato rilevante l'apporto di Jo degli Aucan per il disco? Ci sono stati degli altri colleghi che vi hanno direttamente consigliato e ispirato in fase di produzione?
Jo ha curato mix e mastering dei pezzi e siamo molto soddisfatti del risultato, è riuscito a dare calore ai brani e a rendere l’EP un prodotto professionale. Inoltre in fase di mix ci ha dato delle dritte sull’arrangiamento. Abbiamo la fortuna di avere tanti artisti come amici, spesso con noi in studio c’è Francesco Bove, che durante i live ci segue come fonico/dubmaster.

Di cosa parlano i pezzi di questo "Love Is In The Eyes Of The Animals"?
Viviamo con una sensibilità particolare i nostri tempi, i testi sono spesso delle riflessioni aperte sulla figura del uomo e sul suo rapporto con la natura. Il disco si chiama “Love Is In The Eyes Of The Animals” perché crediamo fermamente che l’unica vera forma di sentimento puro sia insita nella parte più istintiva ed animalesca dell’uomo. Forse ce ne stiamo dimenticando.

Se chiudete gli occhi e poi li aprite, cosa vedete nel vostro futuro?
Ci ho provato e vedo tutto sfocato onestamente! A parte gli scherzi speriamo di fare in futuro quello che facciamo da sempre, cioè lavorare con costanza in modo da rendere la musica parte di tutte le nostre giornate. Il nostro obiettivo dopo il tour estivo è quello di scrivere un nuovo album e con esso continuare a portare in giro la nostra musica!

Tag: nuovo album elettronica

Commenti (1)

  • Giuseppe Rubino 03/08/2016 ore 23:28 @lasciara

    abbastansa buono,peccato pero' che cantino in inglese!Quando sento dei bravi musicisti,autori,cantanti esprimersi in inglese ,mi vien da pensare a tutti quelli che fanno musica strampalata credendo fare jazz.Che un artista publichi un album in inglese,spagnolo o altro per farsi conoscere da un publico più vasto (dopo aver publicato in italiano) stà bene ma da li' ad iniziare in inglese mi sembra che sia un'idea facilona oppure che in fondo si vergognino d'essere Italiani e questo non va proprio!

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