Iosonouncane: “Più il mercato si fa feroce, più è vitale resistere: Tanca Fest serve a questo”

Il festival della label del cantautore (in tour la prossima estate) in si svolgerà a Bologna dal 17 al 19/4. Un'occasione per scoprire tanti nuovi artisti di un pop - "non c'è niente che ami di più", ci ha detto - slegato da logiche commerciali e rimettere al centro la musica. La nostra intervista

Iosonouncane - foto di Ale Morana
Iosonouncane - foto di Ale Morana

Era solo questione di tempo perché Tanca Records, etichetta nata dalla storica label indipendente Trovarobato che opera sotto la direzione artistica di Iosonouncane, si prendesse uno spazio dal vivo. Dalla sua nascita nel 2022, Tanca ha pubblicato sia diversi dischi dello stesso Jacopo Incani, sia di altri artisti molto interessanti del panorama underground italiano. Come Daniela Pes, una delle migliori scoperte degli ultimi anni grazie a Spira, pubblicato da Tanca e prodotto dallo stesso Iosonouncane.

Il prossimo weekend, al Baumhaus di Bologna, si svolgerà il Tanca Fest, per tre giorni di musica con 12 artisti che si muovono lontani dagli schemi più inflazionati della musica italiana. Questo l'elenco completo, dove si passa da cantautorato multiforme all'elettronica e all'improvvisazione: A Nice Noise, Akii, Banadisa, Giacomo Salis, Ginevra Nervi, Lacana, Luca Barachetti, Lui Sa Li, Panoram e tellKujira. A questi si aggiungono due progetti che ci stanno particolarmente a cuore, ossia i nostri CBCR Agenda dei Buoni Propositi e Aka5ha, più un secret show per ciascuna delle tre serate del festival.

In attesa di scoprire quello che succedere tra il 17 e il 19 aprile sul palco del Baumhaus, ci siamo fatti raccontare da Iosonouncane questa speciale rassegna, assieme a qualche parola sul suo prossimo tour in solo acustico che si svolgerà tra giugno e luglio.

Ci racconti la line up di Tanca Fest? Perché questi artisti saranno sul palco?

Saranno sul palco perché hanno singolarmente un grandissimo valore artistico, e perché collettivamente esprimono un concetto banale ma drammaticamente dimenticato: ciò che chiamiamo canzone (o pop) è un oggetto frutto di un processo di sintesi che si alimenta dei percorsi di ricerca portati avanti con ostinata vitalità da una infinità di musiciste e musicisti. Mi pare che negli ultimi dieci o quindici anni si sia arrivati a considerare valido e meritevole solo ciò che funziona commercialmente, e in un qualche modo autoreferenziale o vacuo tutto ciò che non incontra il grande pubblico. E questa idea, oltre a essere profondamente violenta (come ogni maggioranza autoproclamata), è anche banalmente stupida - tant’è che piace tanto negli uffici di marketing.

Che rapporto hai con la musica pop?

Personalmente non credo ci sia nulla che io ami e abbia ascoltato di più del pop. E proprio per questo so che il linguaggio del pop può rigenerarsi grazie a chi, in circuiti laterali, ridefinisce grammatiche e modi di fruizione. Ecco, la scelta delle artiste e degli artisti che parteciperanno al festival vuole anzitutto restituire, attraverso la ricchezza delle loro proposte, questa banale verità. Perché in tempi di idiozie e grossolani fraintendimenti anche difendere con forza le ovvietà diventa un gesto vitale.

Complessivamente come definiresti suoni e atmosfere delle diverse serate?

Ci sono progetti più vicini alla canzone, altri di improvvisazione totale. Ci sono ensemble e progetti solisti. Ci sono proposte totalmente acustiche e altre totalmente elettroniche. Direi tutto ciò che da sempre
mi interessa, come ascoltatore prima e come musicista poi.

Perché un festival? era una cosa che ti eri immaginato sin dalla creazione di Tanca?

Fin dal primo momento, perché credo sia fondamentale, per creare un discorso comune, rappresentarsi in uno spazio e in un luogo specifici. È quello che hanno fatto praticamente tutte le etichette indipendenti. E a dispetto dell’uso barbaro che viene fatto del termine “indie” (associato a prodotti musicali che inevitabilmente finiscono per sminuirlo), sono assolutamente convinto che la dialettica fra major e indipendenti resista e debba resistere. Più il mercato si fa feroce e intrusivo, maggiore è la velocità richiesta a chi scrive musica così come a chi l’ascolto, più si fa vitale resistere a tutto ciò.

E come si fa a resistere?

Facendo una cosa banale: mettere la musica al centro di ogni questione legata alla musica. Sembra una sciocchezza, ma negli ambienti musicali la musica (come oggetto, manufatto, processo, ecc) è l’ultima cosa che si discute. Ecco, Tanca Records e il Tanca Fest si propongono di fare quello che in fin dei conti, banalmente, io faccio dal primo giorno senza mai arretrare di un passo: musica.

Che posto è Baumhaus? Perché lo avete scelto?

In un’epoca di grandi lanci pubblicitari, di grandi comparsate e featuring, di sponsor, di corsa a palazzetti e stadi, fare un festival in un spazio relativamente piccolo ma radicato nella città, coinvolgendo tante musiciste e tanti musicisti impegnati in percorsi di ricerca, è una specifica scelta poetica e politica.

Nel frattempo hai annunciato un tour: è un ritorno alle origini?

Le radici convivono con i rami che si allontanano il più possibile dal tronco. Oggi sono un compositore di 43 anni, scrivo i miei dischi, realizzo installazioni, lavoro come produttore, compongo colonne sonore. Ho abbandonato il percorso vincolato disco-tour-pausa-disco-tour-pausa. Farò concerti quando lo desidererò, e potranno essere totalmente acustici o totalmente sintetici, in solo o con grandi ensemble. Per questo tour suonerò canzoni, mie e non.

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L'articolo Iosonouncane: “Più il mercato si fa feroce, più è vitale resistere: Tanca Fest serve a questo” di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-04-13 10:00:00

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