Perché la musica leggera italiana è così popolare in Russia? Intervista

Toto Cutugno durante l'esibizione a Sanremo 2013 con il Complesso Accademico di Canto e Ballo dell'Esercito Russo - Toto Cutugno durante l'esibizione a Sanremo 2013 con il Complesso Accademico di Canto e Ballo dell'Esercito Russo -
05/11/2015 di

Fin dalla sua introduzione in URSS con la prima trasmissione del Festival di Sanremo nel 1983, la musica leggera italiana gode in tutti i paesi dell’ex-Unione Sovietica di una immensa e mai scalfita popolarità. Rintanati in un locale del sottosuolo moscovita, abbiamo voluto approfondire questo tema insieme a Marco Raffaini, regista e produttore del documentario “Italiani veri- Lo straordinario successo della musica italiana in Russia”.

 (Il trailer ufficiale del film "Italiani Veri")

Quali sono stati gli avvenimenti cardine per il radicarsi della musica leggera italiana in Unione Sovietica?
Tutto parte da Robertino Loreti, parliamo di inizio anni ’60. Robertino –all’anagrafe Roberto Loretti- proveniva da una famiglia romana poverissima e per guadagnarsi da vivere cantava davanti ai bar di Roma. È così che fu scoperto da un produttore danese che lo invitò a partecipare a una trasmissione televisiva a Copenaghen e gli fece poi incidere un ep. In quindici giorni, il disco di Robertino batté qualsiasi record di vendita in Danimarca e lo rese famosissimo prima in Scandinavia, poi in Nord Europa e in seguito in Unione Sovietica. Lui racconta che il disco raggiunse l'URSS per via di uno scambio tra militari al confine tra Russia e Finlandia di sigarette con dischi. In realtà, è probabile che abbia ricevuto anche una spinta politica in quanto il padre era comunista, distribuiva anche “L’Unità”. Quando sono venuto in Russia con lui sembrava di andare in giro con Mick Jagger, la gente al suo passaggio si metteva a piangere. In Unione Sovietica vendette oltre 50 milioni di dischi. La prima donna cosmonauta, Valentina Tereshkova, chiese esplicitamente di poter ascoltare Robertino mentre orbitava intorno alla Terra.

(Il brano "Giamaica" di Roberto Loreti, in assoluto uno dei pezzi del cantante più famosi in URSS. Alla fama del pezzo contribuì anche la somiglianza della parola con l'espressione russa "Ja majka" ("Sono una maglietta"), che destò curiosità in un popolo che in molti casi mai aveva sentito parlare dell'isola caraibica)

Poi nel 1983, nel periodo dopo la morte di Brežnev in cui stava cominciando a sciogliersi la cortina, la Televisione di Stato trasmise per la prima volta la serata conclusiva di Sanremo: per i cittadini dell’Unione Sovietica si trattò della prima occasione in cui fosse possibile ascoltare qualcosa che provenisse dall’estero senza doversi nascondere. Sanremo apriva una finestra su un Occidente che destava grandissima curiosità e si radicò nell’anima russa in un modo incredibile, ad un livello mai raggiunto da nessun’altra trasmissione occidentale, contribuendo ad aprire la strada a Celentano, Pupo, Al Bano e Romina, Toto Cutugno, Riccardo Fogli, Ricchi e Poveri.

I loro tour raggiunsero mai l’URSS?
Le tournée iniziarono nel periodo di massima espansione della perestrojka gorbaceviana, nella seconda metà degli anni ’80. Si trattava di tour giganteschi, che coprivano l’intera estensione dell'Unione Sovietica: Russia, Ucraina, Georgia, Kazakistan, le repubbliche baltiche, Modalvia, Bielorussia, Armenia, Cecenia, con numerosissime repliche anche nella stessa città e milioni, davvero milioni, di dischi venduti.

(I Ricchi e Poveri in un servizio fotografico concesso a Vanity Fair, apparso sul numero di febbraio 2013/ Copyright: Vanity Fair)

Quali furono gli elementi di queste canzoni in grado di esercitare un interesse così forte nel pubblico sovietico?
Già il fatto che si trattasse di materiale italiano fu fondamentale: il mito dell’Italia c’è sempre stato, rafforzato dalla cinematografia soprattutto neorealista nonché dai buoni rapporti del partito comunista italiano con quello sovietico a quel tempo. Inoltre, tra le icone sovietiche del tempo mancavano completamente le star musicali, perché il riconoscimento era sempre stato diretto maggiormente verso eroi nazionali e naturalmente  figure politiche. Erano brani tutto sommato orecchiabili rispetto a quelli che ascoltavano loro, musica leggera, “da festa come dice uno dei protagonisti. La musica inglese e quella americana contenevano spesso un senso di protesta, imponendo di pensare a problematiche politiche e sociali. In queste canzoni si parlava invece di temi leggeri, “delle semplici necessità delle persone”. Per un paese ridotto alla fame tutto ciò era necessario e, dal punto di vista politico e ideologico, accettabile.

E ora che valenza ha una musica di questo tipo? Quasi tutti questi cantanti continuano tuttora tour di grande successo in questi paesi.
Adesso è un fenomeno legato alla nostalgia, un po’ come certi revival anni Ottanta per la mia generazione: non è che gli anni Ottanta fossero quella gran cosa, però è il periodo in cui eri giovane, andavi a ballare, ascoltavi i concerti... E qui la stessa cosa. Negli anni ‘80 arrivano questi cantanti, trasmessi veramente ovunque, e per chi li ascolta adesso è un po’ come tornare indietro. La formula solitamente è diventata un’ospitata ad un grande evento accompagnati da noti cantanti russi, solitamente, diciamolo pure, delle super fighe. Penso che ormai vivano quasi solo dei proventi dei tour nell’ex Unione Sovietica. Robertino sicuramente. (Ndr: I Ricchi e Poveri nell'ex-URSS tengono ogni anno circa 70 esibizioni tra feste private e manifestazioni pubbliche; Al Bano e Romina Power, in tre grandiosi concerti alla Crocus Hall di Mosca  nel 2013 (presentati da Pupo e accompagnati da Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Toto Cutugno e Matia Bazar), hanno registrato il tutto esaurito; durante Sanremo 2013, Toto Cutugno ha eseguito "L'Italiano" insieme all'Armata Rossa; nel marzo 2014, Riccardo Fogli è stato invitato ad esibirsi a Sebastopoli per festeggiare  l’annessione della Crimea alla Russia.)

(L'esibizione di Pupo insieme alla cantante Lolita nel 2005)

Dal documentario emerge che questa musica ha avuto un importante ruolo anche nello sviluppo di un grandissimo interesse nei confronti della lingua italiana.
L’interesse fu enorme. L’apice sono i Cutugnisti: un gruppo di persone, autodefinitesi così, che hanno imparato l’italiano grazie alle canzoni di Toto “Kutunio”. Quando l’ho saputo sono impazzito e ho fatto di tutto per riunirli insieme, il che è stato molto utile anche perché questo ha permesso l’emersione di nuovi contatti che hanno poi arricchito il documentario. Tra di loro si conoscono e all’interno ci sono anche varie correnti: alcuni sono puristi e ascoltano soltanto Toto, altri sono aperti anche ad altri musicisti tipo i Pooh o Amedeo Minghi.

Uno dei protagonisti russi del documentario ad un certo punto paragona la musica italiana per l'URSS di quel tempo ad "un piccolo mandarino", un'iniezione di vitamina C.
È vero. Era una musica simbolo di libertà, una finestra su un mondo libero che tutti avevano una gran voglia di conoscere.

Ma questa musica piaceva davvero a tutti?
Piaceva moltissimo, ma non a tutti. Negli ambienti privati giravano tantissime parodie di brani famosi, soprattutto “Felicità”, in certi casi anche con risultati molto spinti o addirittura antisovietici.

(La versione di "Felicità" degli Strannye Igry, formazione nata a inizio anni '80 con il dichiarato obiettivo di "rifiutare una tradizione ridicola, poco interessante e troppo borghese, di cui "Felicità", con la sua popolarità tremenda, era una delle rappresentazioni più superficiali")

Finora abbiamo parlato di musica leggera, ma nel documentario si parla anche della diffusione in Russia del cantautorato italiano più colto.
Il filone dei cantautori (Conte, Branduardi, soprattutto De André) comincia a raccogliere interesse sul finire degli anni ’50 fino circa ai ’70 e aumenta esponenzialmente alla morte nel 1980 di Vladimir Vysotskij, il più grande cantautore che l’Unione Sovietica abbia avuto. Lui, pur non essendo ufficialmente proibito, non era nemmeno ben tollerato e non ebbe mai il sostegno della casa discografica di Stato, la Melodia. Fu un po’ lo stesso per i cantautori italiani: sicuramente diedero un importante contributo all’affermazione dell’interesse verso la musica italiana, ma non furono mai ugualmente spinti e non raggiunsero quindi mai la stessa diffusione degli esponenti della musica leggera.

(Il video ufficiale della versione di "Utrennyaya Gimnastika" di Vladimir Vysotskij realizzata da Vinicio Capossela)

Secondo te gruppi più legati all’underground avrebbero posto nella Russia di oggi?
Nell’ambiente underground il posto sicuramente c’è, ma non troverebbero mai la diffusione che hanno avuto questi. Qui si è trattato di una diffusione di massa. Loro rimarrebbero appunto nell’ambiente underground, come poi succede in Italia.

Ci furono altri tipi di musica, sia italiana che straniera, che raggiunsero la stessa notorietà?
Credo che i Beatles non siano mai stati famosi in nessuna parte del mondo come in Russia. Nell'Unione Sovietica il rock era proibito. Un amico mi raccontava che di notte, quando “La Voce dell’America” o la BBC trasmettevano i Beatles, i Rolling Stones o i Led Zeppelinmetteva la radio sotto le coperte perché c’era sempre la paura che il vicino di casa ti sentisse, cosa molto probabile in case con un isolamento generalmente scadente, e ti andasse a denunciare. Come è naturale, tutto ciò che era proibito diventava man mano più ricercato, quindi chi riusciva a raggiungere l’Occidente riportava sempre più spesso a casa dischi di musica rock che passavano di mano in mano, ottenendo una diffusione incredibile. Riuscivano a duplicare i vinili su radiografie che rubavano negli ospedali e vendevano poi al mercato nero.

Quali sono state le maggiori difficoltà nel realizzare il documentario?
Nessuno ti risponde. Continuando a lavorarci riesci a entrare in contatto con persone che si interessano al progetto e che hanno a loro volta contatti. Ma non è così semplice, soprattutto per quanto riguarda certi manager, in particolar modo quelli italiani, che ti ignorano completamente perché non sei un grande nome. Poi trovare fondi è difficilissimo.

La distribuzione del film come ha funzionato?
In Italia non abbiamo trovato un distributore e abbiamo quindi organizzato noi un sacco di serate, riuscendo comunque a diffonderlo in modo abbastanza capillare in Emilia Romagna e poi un po’ in tutto il Nord Italia. Il film è stato poi selezionato dalla Regione Emilia e portato in giro per qualche mese. Poi abbiamo vinto due festival italiani (Premio del Pubblico al Biografilm di Bologna 2013, Meid In Italy-MEI 2015, ndr) e un festival russo (il Russia Italia Film Festival nel 2014, ndr).

Qual è stata la soddisfazione più grande?
Una è stata sicuramente il premio a Biografilm. Abbiamo mandato il film quasi casualmente: quando il direttore artistico mi ha contattato per dirmi che sarebbe stato messo subito in programma è stato bellissimo. Ci sono state quattro repliche e abbiamo anche ricevuto il premio. Un’altra grandissima soddisfazione è stata la presentazione allo ZDK di Mosca l’anno scorso, un cinema nuovo fatto costruire da Abramovich che era completamente pieno. Sull’accoglienza del film in Italia ero abbastanza sicuro. Sulla Russia no, perché comunque non sapevo bene quanti russi potessero prendersi anche un po’ in giro e quanto la cosa potesse funzionare. In realtà, qui abbiamo trovato immediatamente una distribuzione, anche se ti dà ben poco perché vai a dividere gli incassi ma qui il cinema non costa quasi niente. La cosa più bella comunque è stata riuscire a raccontare ciò che volevo raccontare io, lasciando che però a dirlo fossero i protagonisti del documentario. Riuscire a portare a compimento ciò che avevo fumosamente nella mia testa. Ed è riuscito.

Trovate qui il sito ufficiale di "Italiani Veri- Lo straordinario successo della musica italiana in Russia", con le date aggiornate delle proiezioni sia in Italia che in Russia.

Pagine: Adriano Celentano Ricchi e poveri Toto Cutugno Al Bano

Commenti (1)

  • Silvio Bernardi 05/11/2015 ore 16:54 @rudefellows

    storia interessantissima, per certi versi una sorta di parallelo a quella del Sud Africa per Rodriguez... tranne per il fatto che la musica, qui, ehmmm...

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