Izi / intervista

IZI in realtà è Banksy

Izi è tornato con un nuovo album e ce lo ha raccontato.
10/05/2019 16:30

Nel 2016 aveva già calcato un palco del MI AMI, l'anno seguente, è sbarcato sul Pertini nei panni di Liberato. La storia di Izi, ancora prima che con le sue note, rapisce a livello umano. Dai vicoli di Genova affrescati con raffigurazioni dei santi e frasi di De Andrè alla ribalta nazionale, dal successo alla depressione. "Aletheia" è il suo terzo album ufficiale, abbiamo scambiato quattro chiacchere col rapper di Cogoleto per farcelo raccontare.

izi

Partendo dalla più banale definizione di Wikipedia: Aletheia (ἀλήθεια) è una parola greca tradotta in più maniere come “dischiudimento”, “svelamento”, “rivelazione” o “verità”. Perché hai scelto proprio questo titolo e cosa volevi comunicarci (svelarci) con quest’album?

Aletheia per me ha un significato molto particolare, spirituale. È un’esperienza che non penso abbiano provato tutti: una botta d’illuminazione che ti rende veramente connesso con l’universo. Quello che voglio raccontare in quest’album è la” sublimation”, l’estasi. Questa necessità di sentirmi sempre così. Sono un bimbo un po’ magico. ” Aletheia” È il mio big bang personale.

Ogni album vive di diversi momenti. Ma se dovessi definire la mood principale di ogni lavoro, per “Pizzicato” userei i termini oscuro\incazzato, per “Aletheia”, invece, mistico\spirituale.

Mi sono stancato di non trattare tanti argomenti. Argomenti di cui in realtà ho sempre parlato ma che non avevo mai affrontato con questa consapevolezza, con questa profondità. Sono sempre stato un po’ depresso, cupo. In quest’ultimo periodo sono successe un sacco di cose. Ho passato un anno e mezzo di depressione, mi ha tagliato le gambe, aggravato da crisi epilettiche che mi hanno causato problemi anche durante i live. Momenti difficili che però mi hanno riempito forza. Di mezzo c’è un po’ di tutto: ipnosi regressiva, viaggi astrali, visioni che si sono mischiate con le mie solite analisi della società. Questo è il risultato.

Quando parliamo di “dischiudimento\rivelazione” intendi svelare qualcosa agli ascoltatori, proferire un’opinione, o, viceversa, dischiudersi significa raccontarsi, aprirsi, mostrarsi in tutta sincerità?

Quando De Andrè scriveva diceva che prestava la voce ad un capo indiano. Quella è una delle mie personalità, quando scrivo non sono mai io, sono uno dei miei molteplici io. Smettiamola di dirci cazzate, sono pazzo e vado fiero della mia pazzia. A me viene il diabete mellito perché sento la mancanza dell’abbraccio di mia mamma. L’unica malattia reale è mentale, è lo stress. Dobbiamo iniziare ad affrontare tanti argomenti, abbiamo tante cose buone e dobbiamo imparare a tirarle fuori. Rivelarsi è una manifestazione mia, io mi manifesto attraverso la musica, non penso che ogni ascoltatore debba rispecchiarsi letteralmente nella mia parabola, ma manifestandomi vorrei aiutare altre persone a fare lo stesso.

Continuando la descrizione di Wikipedia: Il significato letterale della parola ἀ–λήθεια è “lo stato del non essere nascosto, lo stato dell'essere evidente”, è qualcosa che ha anche a che fare con la tua policy sui social?

Sono dissociato, quindi odio i social. Se vengono utilizzati per promuovere qualcosa d’interessante ok, altrimenti non ha senso comunicare. Io ho motivo di comunicare, ho bisogno di comunicare, ma ho passato tanti problemi della mia vita, forse non ne sono più in grado. Almeno, non riesco più a comunicare a tutti. È impossibile piacere a tutti, e nemmeno mi interessa. Ormai sono muto, quel che devo comunicare lo comunico attraverso le mie canzoni. Se hai bisogno di comunicare con me ascoltati i miei pezzi.

“Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent’anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent’anni cerchi di trovare lavoro e ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla.” Questa frase di De Andrè sembra descrivere perfettamente la tua condizione, Genova è sempre stata presente nei tuoi lavori ma, in quest’ultimo, l’ho percepita di più.

Forse proprio perché mi sono trasferito e la rimpiango. Mi fa piacere. Tutti i più grandi sono morti in esilio. Io sto molto male, sento molto la mancanza della mia città, della sua sporcizia, del suo odore. Ne vado fiero. Ci torno ogni volta che è possibile. Genova ci ha dato tanto, non saremmo mai quello che siamo diventati senza questa città. Ho iniziato a Cogoleto con Wild Bandana

A proposito, tu hai iniziato a scrivere in sonetti. Se non avessi incontrato Tedua e tutta la sua banda, a quest’ora forse avremo a che fare con un artista diverso?

Penso di sì. Cioè, io ho tanto da dire, questa è la mia arte. Ultimamente sono stato molto ispirato da Marina Abramovic, non direttamente ma in senso lato. Mi sto appassionando di “performance artistiche” in generale, ed è un concetto che vorrei applicare anche ai miei concerti.

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Sei uno dei fondatori di quella che possiamo definire la nuova scuola, la nuova wave del rap italiano. Se prima di “Pizzicato” si poteva ancora parlare di te come artista trap, è giunto il momento di riferirsi a Izi esclusivamente come rapper?

Sì. Ad inizio carriera mi sentivo molto giudicato, ora ho imparato a battermene il cazzo. Forse non l’ho mai raccontato prima ma io vengo dallo struggle, da quel tipo di rap, Johnny Marsiglia è uno dei miei rapper preferiti. Le sonorità trap a me piacciono ma la trap ormai è plastica, è diventata di moda. Se dovessi azzardare una definizione dire trap soul, non nel senso musicale ma letterario, sono un’“anima in gabbia”. Anche “Grande” è una ri-cit di “Grande” di Ghemon. L’ultimo album di Mistaman mi ha fatto impazzire. Vengo dalla trap, ma adoro tutto ciò che è sperimentale.

Oltre ad essere un omaggio a De Andrè, la cover di “Dolcenera” è stata concepita durante una delle numerose alluvioni che sono solite colpire il capoluogo ligure?

Ormai ho imparato a fregarmene del giudizio della gente. Ma avevo paura a farla uscire, mi sembrava una bestemmia. “Dolcenera” è nata ad Amsterdam, dove è stata scritta anche “Adam”. Alle tre di notte ho guardato Ice, il mio produttore, per dirgli che era giunto il momento per campionare De Andrè. Ho iniziato a scrivere, ma più andavo avanti più mi rispecchiavo nel testo originale. Il beat iniziale era una bomba, Alla fine siamo finiti a registrare sul cellulare nella stanza dell’air B&B a bassa voce. La prima bozza è circolata tra un po’ di amici, di addetti ai lavori, ed erano tutti entusiasti. Abbiamo persino incontrato Dori Ghezzi. Mi convinsi, ma decisi di farla uscire solamente se avesse rispecchiato i miei standard, doveva essere perfetta. Il motivo, invece, è stato il crollo del ponte Morandi, la canzone racconta di un'altra tragedia, ma voleva essere un omaggio alla mia città. Su quel ponte ci ero passato qualche minuto prima e, come puoi immaginare, l’ho percorso centinaia di volte.

I tuoi testi sono sempre ricchi di citazioni e riferimenti, ad esempio, San Giorgio è erroneamente ritenuto il patrono di Genova, perché hai scelto proprio questa figura per scrivere una canzone?

Amo la religione ma odio la Chiesa. Credo esista una religione, anche se non so qual è quella giusta. San Giorgio non è il patrono della mia città, ma è comunque una figura che mi è familiare, che vedevo quotidianamente sulle facciate dei palazzi di Genova. Sicuramente più di qualsiasi altro santo. E poi la sua immagine mi ha sempre colpito, il momento della trafissione del cuore del drago. Voleva essere una metafora dell’uccisione dei miei mostri. In questo periodo ho letto diversi testi sacri, non solo cristiani, anche di religioni antiche ed orientali. “Aletheia” è un album da parafrasare.

Hai registrato con un sacco di producer, anche importanti nomi stranieri.

Volevo fare un album sperimentale e questo era il modo migliore per mettermi alla prova. Oltre a Charlie, Ice, Mace e The Supreme, che è una giovane promessa italiana, ho deciso di lavorare con molti producer stranieri perché mi trovo a mio agio con le menti fuori dal comune, con i geni pazzoidi che sono in grado di spingermi ai limiti. High Klassified, Maaly Raw, è gente che ha prodotto Future, Lil Uzi. Io ascolto principalmente rap straniero, è stato un onore per me. È gente super professionale che ha tutta un’altra concezione del lavoro. Heezy Lee, come sai io ho bisogno di conoscere i miei produttori, di avere un contatto, una sola canzone dell’album è stata registrata con una base “a distanza”. Li ho incontrati tutti, alcuni a Parigi durante il concerto di Kendrick. A breve andrò a Cannes per una manifestazione di writing…

Andrai a dipingere o come ospite a cantare?

Andrò a concepire, ma ti posso assicurare che ho incontrato tante gente importante, che aveva a che fare con i Daft Punk

E la storia dei Massive Attack. Al MI AMI del 2017 abbiamo scoperto che eri Liberato, ora veniamo a sapere che sei anche Banksy…

Forse, ma Non posso ancora dirti niente.

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L'articolo IZI in realtà è Banksy di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 10/05/2019 16:30

Tag: rap - rap italiano - trap - trap ita - intervista - genova - cantautore - bansky

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