Jack Savoretti / intervista

Jack Savoretti: "Suonare in Liguria è come fare visita a un parente"

Il 4 settembre il musicista inglese suonerà in Piazzetta a Portofino, nella terra dei suoi avi, in sostegno del Policlinico di Genova. E ci porterà anche il suo primo brano in italiano, che, come ci spiega, non sarà l'ultimo
02/09/2020 15:52

Fortemente colpito da quanto è accaduto in Italia durante gli oltre quattro mesi di convivenza con il Coronavirus, al punto da spingerlo a pubblicare la sua prima canzone in italiano scritta insieme ai fan su Instagram, Jack Savoretti ha studiato un’efficace soluzione per mettere la sua musica a disposizione della comunità, ottenendo dal Comune di Portofino, la disponibilità dell’intero Borgo e della Piazzetta, che ad oggi permette di gestire 250 posti a sedere, per un live unico nel suo genere che si terrà venerdì 4 settembre su un palco a sfioro sul mare, in compagnia degli storici componenti della sua band. Così racconta.

“Portofino è un luogo magico, la mia famiglia ha un rapporto duraturo con questo paese, con chi ci vive e lavora. Io stesso sono stato battezzato nella Chiesa di San Martino e per lunghi anni ho trascorso intere estati giocando sui moli, guidando gozzi e facendo il bagno nelle calette che si nascondono in angoli da sogno. La mia musica è stata fortemente condizionata da questi posti dunque ho sentito la necessità di rendermi utile, dando vita a questo progetto, ricavando forza dall’incredibile sostegno di tutti i soggetti che ho deciso di coinvolgere. Così è nato ‘One Night in Portofino’, un omaggio a un luogo magico, autentica risorsa di un territorio che ha sempre reagito con incredibile forza ad eventi avversi. Forza che anche il San Martino ha mostrato per difendersi con successo dalla minaccia rappresentata dal Covid, una struttura con il quale ho mantenuto un contatto diretto e a cui abbiamo deciso di devolvere gran parte del ricavato del live”.

Durante la telefonata con noi Jack è in viaggio, sta andando a Sestri Levante, dove passerà qualche notte per provare lo show. Come ci racconterà l’artista italo-inglese, andare in Liguria ogni volta, è come tornare a trovare un vecchio parente. E ad un parente non si può mai negare una mano.

Com’è nata l’idea di un concerto di beneficienza a Portofino?

Avevamo già imbastito una raccolta fondi per il San Martino di Genova tramite la canzone Andrà tutto bene, ma volevo dare qualcosa di più. Negli ultimi mesi il legame con lo staff del Policlinico si è rafforzato tantissimo. La mia intenzione era fare un concerto in Italia, ancora meglio se nei pressi della città e a favore di una buona causa. La scelta è ricaduta naturalmente su Portofino, un paese cui sono molto legato, dove ho passato le mie estati migliori in compagnia dei miei nonni. A dir la verità questa iniziativa rientra in un’altra battaglia molto importante, quella per i lavoratori dello spettacolo, categoria spesso bistrattata. Ho visto molti musicisti che si sono mossi in quest’ottica, anch’io, nel mio piccolo, ho una squadra di venti persone che mi segue. Stiamo imparando un nuovo modo per portare la musica dal vivo, dobbiamo impegnarci tutti affinché il settore della musica live si rimetta in moto nella totale sicurezza per i lavoratori e per il pubblico.

Non è la prima volta che suoni in Piazzetta. Qualche anno fa, però, le condizioni erano diverse.

Ci suonammo tre anni fa su invito del comune, senza nessun’iniziativa di beneficienza. Il concerto era gratuito, facemmo circa 4000 persone. Non so per quanto potrà durare questa situazione, è giusto sapersi adeguare. Non saremo i primi, ma vogliamo comunque fungere da esempio, da esempio e da emblema di un’Italia che sta ripartendo. Portofino è una località esclusiva, ma tutti i bar e i ristoranti della Piazzetta danno lavoro a decine di persone “normali”. I locali, inoltre, non si limitano a offrirci una platea d’essai per assistere a un concerto in una location unica, ma ci aiuteranno anche nella distribuzione del pubblico. I focolai italiani ed europei ci stanno suggerendo che è meglio rimanere molto cauti. Voglio che tutto si disposto seguendo le più rigide normative. Imparare come riportare la musica dal vivo in un periodo di limitazioni, lavorare in sintonia con enti regionali, organizzazioni culturali, privati e comunità. In questo momento tutti hanno bisogno d’aiuto, spero che questo spirito collaborativo sia un lascito della pandemia.

Tuo nonno, abitante della zona, era un medico partigiano, a cui è anche stata dedicata una targa a Lavagna. Il legame con la sanità ligure, in realtà, è sempre stato molto forte.

Sicuramente sono cresciuto con un grande rispetto per chi lavora nella sanità, un rispetto che è venuto a mancare col passare del tempo. Il covid ha rimarcato l’importanza di dottori, infermieri e ricercatori, me ne rendo conto in primo luogo con i miei figli: sino a qualche mese fa sognavano di fare i musicisti o i calciatori, ora ammettono che da grande vorrebbero fare i medici. Che sia il loro futuro o meno poca importa, credo che il virus abbia ridisegnato la scala dei valori, abbia imposto dei nuovi parametri di riferimento. I supereroi sono cambiati, francamente era anche l’ora.

Dove hai passato il lockdown?

Abito nella campagna inglese nei pressi di Oxford, con tre cani e i miei figli. Molto poco in isolamento in realtà. Siamo stati tra i fortunati che non hanno subito troppe conseguenze, a differenza delle grandi città. L’Inghilterra ha vissuto una situazione opposta all’Italia, che è stata la prima nazione colpita pesantemente dal virus. È stata presa in contropiede e poi ha dato l’esempio in tutto il mondo. La gente in Italia ora è molto più positiva, al contrario, oltremanica all’inizio erano tutti molto “confident”, soddisfatti delle misure ben poco restrittive adottate dal governo. Abbiamo visto tutti com’è andata a finire. Hanno reagito al covid come alla Brexit, - io abito in una zona dove in molti hanno votato per uscire dall’Europa - accorgendosi solo in seguito di quanto la cooperazione fra Paesi, in un momento storico come questo, fosse fondamentale. A livello politico, credo che la pandemia abbia aperto gli occhi di tante persone, abbia ridato importanza ai fatti, in un periodo in cui la politica, in Italia come in America, era fondata principalmente sulla menzogna.

Al di là di tutti i risvolti negativi, il lockdown è stato un periodo prolifico sul piano della scrittura?

Siamo stati fortunati, ma questo non vuol dire non abbia subito il periodo di reclusione. Ho composto molto, era una delle poche cose che potevo fare, ma ho composto brani che non volevo pubblicare e che forse la gente non avrebbe voluto ascoltare. Canzoni cupe, piene di negatività, solitudine e paura. Ho preferito accantonare tutto. Sto lavorando al mio nuovo album per l’anno prossimo, vorrei fosse un lavoro pieno di speranza e positività.

In compenso è uscita Andrà tutto bene, che, seppur composta in una maniera un po’ particolare, è pur sempre il tuo primo brano in italiano.

All’inizio non avevo intenzione di scrivere una canzone di beneficenza, tantomeno scrivere una canzone sul lockdown. Volevo fare il mio mestiere e ne ero impossibilitato. Il mio mestiere è intrattenere, in quest’ottica, ho riscoperto le potenzialità di Instagram. In questo periodo di reclusione forzata i social hanno veramente rivestito il loro ruolo “sociale”, utilizzati dagli artisti, dalle persone famose e comuni, non per ostentare la propria vita ma per raccontarla. Per comunicare. Durante la reclusione Instagram ha sostituito Netflix e la televisione. Facendo partecipare il pubblico l’ho veramente intrattenuto attivamente. Ad essere più precisi la mia prima canzone in italiano consta di circa 25 autori, non ho scritto neanche una parola.

L’esperimento ti è piaciuto? C’è possibilità di sentirti in italiano nel prossimo album?

Probabilmente sì.

E dal tuo pubblico estero com’è stata recepita?

Benissimo. Sono rimasto colpito dal riscontro non solo dei fan, gli inglesi hanno comprato la canzone donando il triplo degli italiani - credo sia una differenza culturale dovuta all’abitudine a comprare musica e acquistare online – ma anche a livello mediatico. Siamo veramente stati supportati nel periodo più difficile anche per l’Inghilterra, apparendo su riviste e in tutti i maggiori network radiofonici della nazione.

Il legame tra la Liguria e l’Inghilterra è forte e il Tigullio è una delle mete predilette dai grandi poeti romantici inglesi. All’estero Portofino è ancora avvolta da questo fascino secolare?

In Tigullio è per definizione il golfo del romanticismo, il luogo del romanticismo d’eccellenza, non in Italia, ma nel mondo. Questa striscia di terra a picco sul mare mantiene il suo fascino discreto perché, a differenza di tante altre bellissime zone dello Stivale, è ancora una regione segreta. Nonostante la sua vicinanza con le grandi città del nord, sembrerà strano da dire, e malgrado le battute sulla sua tipica accoglienza, la Liguria, nel suo animo più vero, è stata molto meno consumata dal turismo di tanti altri luoghi d’Italia. Non è solamente bellissima, ma ha un carattere molto forte. Ogni volta che ci torno, la sensazione è quella di andare a trovare un vecchio parente. È un periodo in cui anche viaggiare è diventato un problema, con questa iniziativa, chiunque potrà passare una serata a Portofino: la bellezza dona sollievo da qualsiasi parte del pianeta.

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L'articolo Jack Savoretti: "Suonare in Liguria è come fare visita a un parente" di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 02/09/2020 15:52

Tag: live - beneficenza

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