intervista

UNO, NESSUNO, JUNIOR CALLY

Col secondo album “Ricercato”, Junior Cally ha finalmente deciso di metterci la faccia.
10/09/2019 14:50

Se ci dovesse capitare di ascoltare un pezzo rap di un artista che non conosciamo in radio, pur ignorandone i lineamenti, il nostro giudizio non cambierebbe di molto. Da Banksy ai Daft Punk, da Duchamp a Liberato, indossare una maschera spesso si è rivelato un espediente per proporre arte in maniera del tutto genuina. In un’epoca in cui il valore estetico di un interprete spesso surclassa le sue velleità artistiche, in un periodo storico in cui è ormai usanza diffusa nascondersi dietro profili fake per proferire sentenze, allora, smascherarsi, abbandonare un’immagine sicuramente riconoscibile, forse diventa un atto di coraggio. Con “Ricercato”, Junior Cally ha finalmente deciso di metterci la faccia.

Il progetto Junior Cally è nato con la maschera?

Sì, è stato concepito con la maschera. Più precisamente, qualche canzone, qualche testo era già pronto prima nel mio debutto ma Junior Cally così come lo conoscete ora non era ancora nato. Diciamo che l’idea della maschera mi è venuta scrivendo, pensavo potesse rispecchiare pienamente il mio personaggio.

junior cally

Avevi un trascorso da rapper con un altro nome e un volto?

Forse, io dico sempre di essere nato, essermi ucciso e risorto centomila volte.

Come in un confessionale, pensi che coprirsi il volto sia un espediente onesto per mantenere una certa prossimità tra persona ed artista?

È un modo per essere più sinceri, ne sono ancora convinto. Ma in questo periodo storico in cui un sacco di persone si nascondono dietro un avatar, dietro un profilo fake per sparare cazzate pensavo fosse importante metterci la faccia, letteralmente. Questo gesto non è un regalo per i fan ma un segno di rispetto nei loro confronti. La maschera genere un alone da super eroe, ma dietro si nasconde un ragazzo come tanti altri con tutti i suoi problemi.

Nel trailer dell’album ammettevi di non farcela più, paragonavi la tua esistenza a quella di un ricercato. Immagino ci siano state diverse situazioni in cui hai desiderato un’identità “normale”.

La maschera non scomparirà mai del tutto, per me è come un figlio. Non vorrei far passare un messaggio negativo riguardo la maschera: mi ha salvato la vita. Togliersela è stato un gesto naturale. Una liberazione. Una scelta di vita più che artistica. Posso anche coprirmi la faccia ma con tutti questi tatuaggi… In determinate situazioni, il ristorante, la discoteca diventava un impedimento, non potevo vietare ai miei amici di divertirsi, di usare il cellulare. Non volevo essere un peso.

Mezzosangue, Myss Keta, i Bloody Beetroots, gli albori de I Cani e di Salmo. In Italia il volto mascherato è un’usanza diffusa, qualche artista ti ha ispirato?

Quando scrivo la mia musica non ascolto mai rapper italiani, allo stesso modo, chiunque indossi una maschera deve farlo per una motivazione propria, non può limitarsi a prendere ispirazione da un altro artista. Non è facile indossare una maschera - un conto da ragazzino provare a coverizzare gli Slipknot- indossare una maschera vuol dire crearsi una propria personalità, bisogna essere forti.

Nel frattempo sei passato sotto major, in cosa è differito il lavoro sul secondo album rispetto al precedente?

Sicuramente l’ho affrontato con più maturità. Dall’inizio del progetto ho avuto la possibilità di conoscere tante persone da cui ho appreso un sacco di cose. È cambiato il mio approccio, in “Ricercato”il lavoro di squadra ha avuto un ruolo fondamentale. Conosco i miei limiti e circondarsi di persone competenti mi ha aiutato a sviluppare in una forma migliore le mie idee, credo che il risultato mi dia ragione, il sound di quest’ultimo disco è molto più ricercato, passami la battuta.

junior cally

Tra l’altro, lo scorso album non conteneva featuring, questo invece è bello pieno.

Guarda, spesso si opta per questa scelta per spingere un album sfruttando la fan base di altri artisti. Ma ho firmato con Sony a disco concluso, gliel’ho presentato così, senza accordi pregressi. Il primo disco me lo sono accollato quasi per orgoglio: volevo dimostrare, dimostrarmi, di essere in grado di comporre un lavoro importante da solo. Non avrò fatto il disco d’oro ma alcuni brani hanno superato i 10 milioni di streaming, senza nessun featuring, sono soddisfatto. Il disco d’oro devi valutare anche come arriva, molti artisti, spesso, non hanno un seguito live. Convinto di poter affrontare questo mestiere, al secondo disco, ho pensato fosse possibile mettermi in gioco con gente che fa questa roba da anni. Infatti Clementino mi ha stracciato, ma sono molto contento abbia tirato fuori una strofa del genere su un mio pezzo.

Ma come nasce un featuring mascherato, come scegli con chi collaborare?

Senza maschera, devo conoscere le persone prima di fare un featuring. A quelle che mi fanno una bella impressione poi, magari, confesso la mia realtà. Non credere, la maschera mi ha anche tolto molto sotto quest’aspetto. Non di rado ho scoperto di fare schifo a qualche altro rapper nel privato, c’è anche chi pensa la maschera sia stata solamente un espediente commerciale. Non che m’importi molto, non mi pentirò mai della mia scelta. Sicuramente però, certe porte me le ha chiuse.

Certo che un artista mascherato che chiama Livio Cori nell’album la leggenda di Liberato la vuole proprio alimentare…

No, Junior Cally è già uno stress troppo grande, figuriamoci Liberato. In realtà Livio lo conosco da anni, siamo molti amici. Volevo un ritornello in napoletano nell’album ed è venuto a Milano.

Lo scorso album, se non sbaglio, l’hai composto in poco più di un mese. In “Cristiano”, oltre a Ronaldo, citi Sarri che è stato annunciato solo nel luglio di questa estate. Sei sempre così veloce, quando ha iniziato a lavorare a quest’album, Quanto ci hai messo?

L’idea di far un nuovo album è nata a dicembre, ma al lavoro mi ci sono messo a febbraio. Ho impiegato più tempo di “Ci entro dentro”. Ho imparato a gestire meglio l’impazienza. In particolare, quando dovevo concludere “Cristiano”, l’album era già praticamente chiuso, mancavano gli ultimi tasselli. Non mi veniva nessuna idea per il ritornello ed ho contattato Il Tre con cui ho un ottimo rapporto anche fuori dalla musica. Sarri, infatti, l’ha citato lui.

“Bulldozer” “Magicabula”, il sound del tuo disco è molto vario, ma se dovessi limitarmi a “riassumere” i tuoi tormentoni ti descriverei come “Fibra che canta su una base di Gabry Ponte”. Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Ascolto ed ho ascoltato tanto Fibra, il TruceKlan e i Club Dogo ovviamente. Ma ad essere sincero il mio genere di riferimento da ragazzino era un altro, Gabber Mafia, Gigi D’Agostino. La mia formazione musicale è dovuta principalmente a mio fratello, mi passava compilation contenti Caparezza ed Eminem quando la musica da rave. Non so perché ascoltasse quel genere di canzoni, Mi ha deviato, con tutto che entrambi non ci siamo mai drogati.

A proposito di droga, Per chi ti conoscesse principalmente per l’episodio di Canale 5. Quando in “Tutti con me” alludi ad un palazzo che spegne la Tv ti riferivi proprio a quella vicenda?

Quando parlo dei tatuaggi mi riferisco a quell’episodio, quando dico che tutto il palazzo spegne la tv invece mi riferisco allo svelamento del mio volto. Junior Cally si toglie la maschera quindi tutta l’attenzione è focalizzata su di me, questo era il mio viaggio. La vicenda di capodanno Ha segnato mio percorso, non è stata una cosetta, anche in termini di ridondanza sui social. Eppure non penso di aver portato un messaggio sbagliato, forse qualcuno pensava fosse meglio gridare “Viva la droga abbasso la figa”. Parafrasata, in termini più consoni, il messaggio era di non drogarsi e credere nell’amore, non ha senso rovinarsi la vita. Io non cerco di dare un buon esempio ma spero che certi input possano partire dalle mie canzoni. In pochissime mie strofe parlo di situazioni malavitose.

Chi è lo zio?

Lo zio è lo zio, è la persona con cui passo più tempo a Milano, mi ha anche trovato casa qui. È il mio tour manager. La cosa che tuttora mi lascia più sconvolto della Zio: quando siamo in tour abbiamo il Buy Out e dobbiamo spendere una determinata cifra al ristorante. Essendo il cibo la mia terza fissa dopo le donne e la musica m’informo sempre sui locali migliori della zona. Sono due anni che lo zio si ostina a ordinare soltanto insalata, dice che le origini non si dimenticano. 

---
L'articolo UNO, NESSUNO, JUNIOR CALLY di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 10/09/2019 14:50

Commenti
    Aggiungi un commento:

    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati