Laila / intervista

Laila Al Habash, pendolare tra la Palestina e il Grande Raccordo Anulare

Ha poco più di 20 anni e la fissa per la Carrá e i Baustelle. Con 3 singoli all'attivo per Bomba Dischi, é il nuovo nome forte della wave Italo-araba. "Ma ognuno le origini se le vive a modo suo", dice
12/02/2020 11:21

Classe 1998, romana ma con sangue palestinese e una fissa sia per i pantaloni a zampa che per Raffaella Carrà.

Lei è Laila Al Habash e le prime canzoni inzia a scriverle a 14 anni, complici l'adolescenza e gli innamoramenti platonici. Piccole perle che prenderanno poi vita sui palchi dei locali del Pigneto e del quartiere San Lorenzo, a Roma.

I suoi riferimenti, tanto stilistici quanto musicali, mischiano insieme Mina a Princess Nokia e Devendra Banhart (ma anche ai Baustelle). Lo scorso anno per Bomba Dischi ha pubblicato tre singoli: Come Quella Volta, Zattera e Bluetooth; le abbiamo fatto qualche domanda, prima della sua esibizione di giovedì 13 febbraio sul palco del MI AMI TVB al Circolo Ohibò (biglietti qui). 

Laila

Hai poco più di 20 anni, come si spiega questa tua fissa per i pantaloni a zampa?

Boh! Quando li metto mi sento molto a mio agio, quindi entra in gioco una certa confidence e una fissa particolare per Raffaella Carrà.

I tre singoli usciti fino ad ora rivelano 3 sfumature diverse di Laila, cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi lavori?

Fai conto che questi tre singoli siano tre ingredienti tipo burro salvia e rosmarino, ecco dai prossimi lavori calo la pasta e facciamo un pranzo incredibile.

A quando un EP ufficiale?

Appena è cotta la pasta di cui sopra.

 

Avresti mai fatto musica fuori da Roma?

Sì, l'avrei fatta comunque. Io vivo un po' fuori Roma, non sono particolarmente legata alla mia zona, anzi, spero di andarmene presto. Nelle mie canzoni faccio più riferimento alla vita da pendolare che da "romana". Racconto sempre di macchine, finestrini, strade, perché passo circa 2 ore al giorno chiusa nell'abitacolo della mia auto, un po' come tutti noi che abitiamo in periferia.

A chi ti ispiri, chi ascolti?

Cambio spesso, da un paio d'anni ascolto tanto rap e r'n'b, sia vecchio che nuovo. Il mio background è comunque quello indie, baustelliano per intenderci. Anche quella parte è prepotente nel mio immaginario.

Bluetooth, Zattera, le tue canzoni sembrano partire da un'immagine ben precisa, come ci spieghi questo “crepuscolarismo”?

Di solito parto da un sentimento, un concetto, delle sensazioni particolari da esprimere e poi ci scrivo intorno. Per parlarne meglio, però, dovrei aspettare che escano i pezzi più nuovi, che raccontano bene questo crepuscolarismo di cui parli (non vedo l'ora!).

Dove hai quella casa al mare?

In Puglia, regione incredibile.

Dove vorresti ti portasse quella zattera?

Al momento vorrei mi portasse a tra 6 mesi, vorrei dare una sbirciatina a cosa mi succederà ma poi ritornerei indietro. Just a quick check!

Pensi che in Italia ci sia spazio per possibile una nuova scena “italo-araba”? (vedi Chadia, Ghali, LaHasna, Mahmood)

È un concetto interessante di per sé, pensa che fico ballare la dabke con Chadia! Scherzi a parte, credo che ognuno di "noi" si viva la propria parte araba in maniera diversa, dipende anche dal tipo di famiglia in cui cresci. Vedi Mahmood, o io che ho un papà arabo con le abitudini più italiane di tutti gli italiani. È un discorso molto personale e dipende un po' da come te la senti e te la sei vissuta per tutta la vita.

Piatto palestinese preferito

Knafeh o fatayer, anche se davanti a un piatto di warak dawali non conosco più amicizia né affetto. 

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L'articolo Laila Al Habash, pendolare tra la Palestina e il Grande Raccordo Anulare di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 12/02/2020 11:21

Tag: intervista

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