L'Appeso: a testa in giù, sospeso ma lucidissimo

Un cantautore che, con tutta la calma del mondo, unisce tarocchi, elettronica e melodie che non vogliono sparire.

Foto di Roberta Zanzarelli
Foto di Roberta Zanzarelli

C’è una carta nei tarocchi che più di tutte parla di sospensione, di attesa e di cambio di prospettiva. Una figura immobile solo in apparenza, ma in realtà immersa in un processo di trasformazione profonda. Non è una condanna, è una scelta. Non è stasi, è osservazione.

Ed è in fondo da questo personaggio simbolico che bisogna partire per comprendere al meglio L'Appeso, il progetto musicale di Marco Martini, musicista genovese di lungo corso e libero professionista che si muove nel quotidiano cercando di far convivere lavoro, vita e una necessità espressiva che non ha mai smesso di farsi sentire.

Dopo anni passati a suonare in diverse band locali, Martini ha deciso di dare forma a qualcosa di più personale, un contenitore aperto ma con una direzione ben precisa. L’Appeso è infatti una creatura fluida, saldamente ancorata a una visione autoriale ma capace di nutrirsi anche di tante collaborazioni, come quelle con le cantanti genovesi Caterina Contardi ed Elena Abd El, così come con Mirko Ceccarelli, coinvolto anche nella scrittura dei testi.

"Ho avuto modo di suonare per molti anni - ci racconta Martini - anche dentro varie band locali prima di intraprendere questo nuovo percorso". Una lentezza figlia di una sedimentazione di esperienze, che si riflette in un sound in fuga dallo sperimentalismo fine a sé stesso per cercare invece un equilibrio tra ricerca e comunicazione. "Mi sono accorto col tempo di non poter fare a meno della melodia", spiega L'Appeso, rivendicando quasi con orgoglio una sensibilità tutta italiana.

Anche quando i brani si muovono su coordinate più oscure e introspettive, c’è sempre una linea vocale o strumentale capace di tenere insieme il tutto, che dà identità, che resta. È una scelta estetica precisa, che si traduce in un suono stratificato ma mai respingente plasmato su coordinate chiare ma mai rigide.

L’Appeso si muove infatti tra suggestioni elettroniche e derive post-punk, con una fascinazione dichiarata per artisti come Trentemøller - tanto nella fase più club quanto in quella più chitarristica - e un amore viscerale per la synthwave più nascosta, quella che vive nelle pieghe infinite di YouTube, dove spesso Martini si perde "per ore ad ascoltare playlist di producer semi-sconosciuti". A questo si aggiungono riferimenti che parlano italiano - Battiato, i Diaframma di Siberia, i Bluvertigo - e incursioni nell’est europeo dei Molchat Doma, a completare un immaginario fatto di atmosfere cinematiche, ampie, mai banali sul piano armonico.

Ma è nel legame con i tarocchi che il progetto trova la sua vera chiave di lettura. Non un semplice riferimento estetico, bensì una vera e propria struttura portante. "L’Appeso - ci racconta Martini - ha avuto una gestazione di alcuni anni prima di arrivare alla sua versione definitiva che potete ascoltare in Teodora, il mio ultimo singolo. Un'evoluzione sì lenta ma con un chiaro obiettivo: lasciarsi ispirare a fondo dall’enorme patrimonio simbolico, psicologico e spirituale rappresentato dai Tarocchi".

Marco Martini, in arte LAppeso
Marco Martini, in arte LAppeso

Teodora non è un brano da intendere come un punto d’arrivo, ma una tappa di partenza. Un primo sguardo su un progetto più ampio, destinato a espandersi nel tempo. "Non è figlia unica - sottolinea il musicista genovese - ma fa parte di un progetto più articolato, fatto di tanti fratelli e sorelle che, piano piano, verranno tutti a farsi conoscere". L’idea è quella di un universo narrativo in costruzione, in cui ogni uscita aggiunge un tassello a un disegno più grande, sempre guidato da quella "stella polare" che sono i tarocchi.

Per ora, L’Appeso vive principalmente in studio, dimensione che sembra adattarsi perfettamente a un progetto così stratificato e concettuale. Il palco resta una possibilità ancora da esplorare, anche se non mancano esperienze passate significative: dall’ex cimitero di San Pietro in Vincoli a Torino fino agli spazi di Palazzo Ducale a Genova. Luoghi carichi di storia e suggestione, che in qualche modo dialogano già con l’immaginario del progetto messo in piedi da Martini.

E allora forse sì, l’immagine dell’Appeso torna utile ancora una volta. Perché quello di Marco Martini è un percorso che non ha fretta di arrivare, che accetta la sospensione come parte integrante del processo creativo. Un restare in bilico che, invece di paralizzare, permette di vedere le cose da un’altra angolazione. E in tempi in cui tutto corre, non è poco.

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L'articolo L'Appeso: a testa in giù, sospeso ma lucidissimo di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-06 21:09:00

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