Lazy Frenky / intervista

Lazy Frenky, un power duo molto rilassato

Musica black e folk britannico, un sound fresco a metà tra Joao Gilberto e un Bon Iver cresciuto ai Caraibi. Dalla pianura padana l’inno pigro e gioioso alla libertà di Andrea e Francesca, due giovani ventenni capaci di portare il sole dove batte la nebbia
25/01/2021 11:45

Un paese sul confine tra Modena e Ferrara, capitale europea del busking. Un lembo di terra perso nell’Appennino contraddistinto dall’umidità, ma sempre in fermento, pronto ad accogliere con calore le canzoni di due ragazzi poco meno che ventenni.

Francesca (voce e tastiere) e Andrea (voce e chitarre): insieme formano i Lazy Frenky, un progetto colorato in tutti i sensi, animato da diverse sfumature musicali – dalla black music al cantautorato d’oltremanica, passando per l’irrefrenabile voglia di ballare della culture club anni '70 –, il cui nome sembra omaggiare l’antica idea dell’otium teorizzata da Catullo e Petrarca. Unica condizione necessaria per creare un prodotto artisticamente rilevante: "Certamente, chi fa le cose con calma e pacatezza riesce sempre a osservare il mondo in maniera più attenta. La noia è la condizione migliore per tuffarsi nei propri pensieri", dicono.

I Lazy Frenky nella campagna emilianaI Lazy Frenky nella campagna emiliana

La formazione prende vita nel 2018, ma l’idea del progetto vagava nelle teste dei due interpreti da tempo. I Lazy Frenky sono frutto di una promessa strappata come il bacio di un amante prima della partenza e concretizzatasi al suo ritorno: quando Francesca, rientrata da Cardiff con le orecchie che tracimavano i versi dei songwriter britannici (motivo che ancora oggi spinge i LF scrivere in inglese) ha trovato Andrea ad aspettarla, pronto a trasformare le sue parole in note.

La matrice soul, r’n’b e funky, (con qualche sprazzo di rap), è ben percepibile in Glow e Stunning, i due singoli finora pubblicati dal duo. La componente folk è effettivamente quella che hanno mostrato di meno: "In ogni caso, gli artisti che ci hanno ispirato a imboccare questa direzione indie-pop sono The Smiths, Florence and the Machine, Bob Corn, Sufjan Stevens e tantissimi altri che andrebbero citati per averci influenzato soprattutto agli albori". E se gli dico che ricordano Bon Iver cresciuto nei Caraibi, mi rispondono così: "Nel nostro featuring dei sogni ci sono Bon Iver e Joao Gilberto. Probabilmente per sopperire a questa mancanza proviamo a fare qualcosa che mescoli entrambi quei mondi", spiegano.

Andrea ritratto da Ambra ParolaAndrea ritratto da Ambra Parola

È assurdo che due località segnate dalla nebbia e dalle precipitazioni – la bassa Pianura Padana e il Galles – abbiano dato i natali a una band così "solare". Tinte pastello esplosive e video contraddistinti da personaggi caratterizzati e stravaganti, ispirati ai film di Wes Anderson. Ma limitare la passione per il regista statunitense a un tributo cromatico o alla simmetria delle inquadrature sarebbe comunque riduttivo.

Nei Lazy Frenky c’è una chiave di lettura più profonda, quasi filosofica, e le loro canzoni sono animate dallo stesso candido entusiasmo infantile raccontato magnificamente in lungometraggi come Moonrise Kingdom: "Uno dei nostri film preferiti insieme a Grand Budapest Hotel. Sicuramente siamo stati colpiti dall’opera del fotografo Martin Parr. Più in generale ci hanno influenzato tutti i linguaggi legati a un’estetica childish – Gambino incluso –, e surreale". Motivo che ha anche dettato la scelta del loro nome: Frenky con la "e", in modo scorretto come se l'avesse scritto un bambino delle elementari. E io che pensavo fosse un omaggio a Franky, il cyborg carpentiere di One Piece che indossava sempre camicie Hawaiane.

A due anni dalla loro nascita, i primi due brani dei LF hanno visto la luce nel 2020 della pandemia, un imprevisto che ne ha rallentato la loro produzione, ma non l’ha fermata: "Siamo abituati a lavorare a distanza e a scambiarci idee per telefono, ma è un peccato non poterle realizzare in studio, ora che abbiamo trovato un certo equilibrio", dicono.

Chissà, quando si potrà tornare ai concerti, come li troveremo sul palco. "Per avere stabilità c’è bisogno di basi solide. Nella musica di solito il basso è la base, ma nel nostro caso si tratta di una quantità di strumenti che dal vivo si trasformerebbero in un’orchestra. Purtroppo l’orchestra non possiamo permettercela, però abbiamo Lorenzo Borgatti, il nostro produttore, che ci accompagnerà nelle future avventure come bassista e ci aiuterà a mandare le scene su Ableton. Altrimenti il nostro live non potrebbe esistere".

Un power duo molto rilassatoUn power duo molto rilassato

Prima di chiudere, chiediamo al power duo quali saranno i loro programmi per il futuro: "Le prossime creature musicali mostreranno quel lato folk che avete assaporato in Glow. Le vibes generali forse si incupiranno un po’, ma i temporali più forti arrivano in estate". Speriamo da questa bufera fuoriesca un bell’album.

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L'articolo Lazy Frenky, un power duo molto rilassato di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 25/01/2021 11:45

Tag: singolo

Pagine: Lazy Frenky

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