Linea 77 - Un uomo in meno Intervista

Linea 77 - Linea 77Linea 77 - Linea 77
19/02/2013 di

Superati i 10 anni di anni vita i Linea 77 rimescolano le carte (d'identità). E ricominciano praticamente da zero, con la differenza che ormai sono una band old school, che non parlano più ad un pubblico di loro coetanei, e che l'elettronica sta arrivando anche lì da loro grazie ai cambi di formazione. Con l'idea di stare sempre laggiù, dove le radio non arrivano.

Ho faticato un po' a trovare nei vostri dischi precedenti qualche canzone spudoratamente cazzona come potrebbe essere “La musica è finita” in questo disco.
Dipende, ce ne sono. Sicuramente la "Nuova Musica Italiana" per "Horror Vacui", per "Available for Propaganda" magari “Fist”, in "Numb" ce n'era più di una...

Ok, allora definiamo la “canzone cazzona”.
Per noi è quando cerchiamo di prendere degli argomenti critici ridendoci addosso. Che è un po' uno stile che abbiamo noi di vivere, che abbiamo da sempre, da quando ci conosciamo.

Quindi non l'avete perso quello spirito autentico e originale, quello degli inizi?
Assolutamente. Anzi ti dirò di più: lo stavamo perdendo. Lo stavamo perdendo con “10”, quindi negli ultimi due anni e mezzo più o meno. Quel feeling si era un po' spento, vuoi per il logorio dello stare sempre insieme, vuoi per il mercato musicale che ti impone certi ritmi. Vuoi perché fare il musicista in Italia non è per niente facile.

In che senso?
Nel senso che non hai un cazzo di soldi, o almeno noi non ce li abbiamo mai avuti. In più incominciamo a diventare abbastanza vecchiotti, impegni, figli, mantenere famiglie, scadenze regolari. Impegni seri e una vita che si basa totalmente sul divertimento. E quindi il divertimento a volte diventa molto difficile da essere vissuto in maniera sana.

Dopo 10 anni di dischi e di live siete arrivati spompati.
Si, stavamo perdendo un po' quell'attitudine punk-rock cazzona.

Da cantina.
Esatto.

“10” è stato un disastro, ora possiamo dirlo.
Per quanto ci riguarda è il nostro album peggiore, non solo artisticamente perché ci sono delle cose dentro che ci piacciono. Ma non rinneghiamo niente, più che altro lo abbiamo vissuto male, in un periodo brutto. E' un album che si porta dietro, per noi, parecchi brutti ricordi.

In questo nuovo tour suonate anche pezzi di “10”?
Pochissimi, ma soprattutto perché non furono concepiti come pezzi da fare live. Erano più degli sfoghi personali, di ognuno di noi. Musicalmente eravamo molto annoiati, probabilmente perché non stavamo bene con noi stessi.

Chi ha scritto i testi?
In quel disco: io, Nitto ed Emi. Tre pezzi a testa, e uno insieme.

Quindi non era il disco di una band.
No, per quello è stato, secondo me, un fallimento. Non c'era un unione, non c'era una band. C'erano 5 persone che fanno musica, con 5 gusti diversi.

Un disco da mestieranti.
Si, anche perché noi all'epoca non lo volevamo nemmeno fare un disco. Ma eravamo sotto contratto con Universal a avevamo dei tempi. Se avessimo potuto scegliere saremmo stati fermi, almeno un annetto.

Non sarà tutta colpa della Major?
La Universal ha influito molto positivamente all'inizio, perché comunque era una esperienza nuova molto distante dai tempi in cui ci facevamo le copertine dei dischi fotocopiate in casa. All'inizio è stata una figata, soprattutto perché ci hanno riempito di soldi. (ride, NdA)

E quando arriva il soldo...
No, no, pensa che li abbiamo spesi tutti e anzi ne abbiamo dovuti mettere altri pure noi, per la produzione di "Horror Vacui". Ma è stata un'esperienza bellissima, siamo stati due mesi e mezzo in America, vivendo insieme, abbiamo girato molto, veramente figo.

Quindi stare con una Major è proprio come te lo raccontano...
Dipende. Perché l'altra faccia della medaglia è che ad un certo punto ci siamo accorti di essere in mano a gente che non era capace di fare il nostro mestiere. Probabilmente sono i più grandi a fare quello che fanno, produrre della musica mainstream, molto commerciale che va nelle catene dei negozi per esplodere dove cazzo deve esplodere. Ma se si parla di un gruppo con l'attitudine hardcore come la nostra, non capiscono assolutamente un cazzo.

Poli opposti.
Si, cioè non sono nemmeno stati invasivi, anzi, pure molto tranquilli, è solo che ci trovavamo a parlare contro un muro. Alla fine era una banca che ci dava una specie di mutuo, e quindi per questo disco siamo andati direttamente in banca abbiamo chiesto un mutuo e ci siamo fatti il disco da soli.

Questo disco è soprattutto: entusiasmo. Sembrate tornati al '93 quando facevate le cover dei RATM.
In studio siamo stati benissimo, è stato tutto molto veloce, istintivo. Chiaramente rispetto ad allora siamo molto più grandi e coscienti, li eravamo solamente molto incazzati. Suonavamo per non tirare pugni.

Che poi è lo stesso motivo per cui ancora oggi la gente viene ai vostri concerti, per non tirare pugni.
Ecco vedi quando dico che siamo più coscienti significa anche avere la consapevolezza che, rispetto ai primi tempi, ora non parliamo più ai nostri coetanei. Ormai abbiamo oltre 10 anni di differenza. Lo zoccolo duro va dai 15 ai 26.

Questo è sicuramente molto positivo, però rispondi seriamente a questa domanda: perché in Italia si smette di essere arrabbiati dopo i 30 anni?
Me lo chiedo anch'io molto spesso, ma non trovo risposta. Tra l'altro non c'è proprio un cazzo da ridere in Italia. Non lo so, non ho idea.

Il fatto di fare musica arrabbiata per under 30 vi porta, inconsapevolmente, a parlare degli argomenti di quando avevate voi quell'età. Per esempio del G8 di Genova.
E' stato molto casuale, e poi “Avevate ragione voi” è l'unico testo che fa esplicito riferimento ad un fatto accaduto oltre 12 anni fa. Però è un po' come quando ti tieni una roba non detta per tanti anni e poi arriva il momento giusto e ti sfoghi. Quel pezzo è nato in quattro giorni che ho passato con Domenico Mungo in Liguria, in tenda, e lui mi ha riparlato di questo suo libro che io avevo letto e subito, quella sera stessa, l'ho scritta.

Tu hai sempre scritto i testi.
All'inizio si, per esempio nel primo demo i testi erano tutti miei. Dopo di chè hanno cominciato a scriverli Nitto ed Emi, io giusto qualcosina, nel tempo poi ho scritto pochissimo. Questo disco qua le ho scritte tutte io insieme a Nitto.

Quell'immagine un po' nazi della copertina ha un riferimento preciso? Fondamentalmente fa riferimento a un non-uomo, probabilmente a un uomo in meno.
E' la rappresentazione fondamentalmente di un uomo che non è nessuno, un uomo che basa la sua vita sulla speranza, l'abbiamo pensata in un giorno, sempre guidati da quella frase di Monicelli sulla speranza che è una trappola.

Quindi non è un semplice hater quell'uomo in copertina?
No, anche perché gli hater li abbiamo sempre avuti. Penso che siamo uno dei gruppi che in Italia ne ha di più, e io forse ho anche capito perché.

Vai, dicci perché.
Perché la gente in Italia non si dà pace quando una band come noi, riesca un minimo ad uscire, cioè si odia il fatto stesso che qualcuno che suoni duro e pesante riesca a spaccare un minimo. Perché alla fine non è che noi siamo famosi, non riempiamo mica i palazzetti. Ci sono 3 milioni di band che fanno il nostro genere, tutta gente bravissima.

Tipo?
Per esempio Il Buio, anche se sono d'accordo con voi che hanno un po' deluso dal vivo. Poi i Dufresne, e molte altre band che ci hanno fatto da spalla. Anche i Rivolta, che ci hanno aperto la data di Milano.

Il pubblico che vi segue è sempre fresco, però ormai siete una realtà old school, lo sentite il peso?
Assolutamente, questo un po' ci turba, anche se posso dirti che sentiamo di aver iniziato a suonare ieri. Non te lo dico così tanto per dire, te lo dico davvero: abbiamo una quantità di idee, e una voglia di mangiarci i palchi ancora genuina come se avessimo 16 anni. Quindi old school sì, da un lato mi fa piacere, dall'altro mi fa paura.

E' per sentirvi un po' meno “standard” che in questo disco avete tirato in mezzo un minimo di elettronica?
Più che altro è segno che noi da adesso in poi esploreremo sempre molto, sempre più seriamente. Stiamo andando verso territori che ci piacciono molto.

E' soprattutto è tornata l'importanza del testo, delle chitarre, dell'incazzatura e finalmente avete messo da parte i ritornelli a tutti i costi. Se negli ultimi 4 anni la prospettiva di essere suonati nelle radio sembrava esserci sempre, adesso invece sembra che siate tornati ad essere quelli che di essere suonati nelle radio se ne sbattono.
Questo è vero, ma secondo me è stata una cosa inconscia del fatto di essere sotto una Major. Una cosa nostra, perché ti ripeto loro non ci hanno mai chiesto di fare ritornelli facili. Forse era una predisposizione nostra. In quest'ultimo abbiamo scritto le canzoni in 1 mese e mezzo, quindi non ci siamo dati nemmeno il tempo di pensare se potesse esserci un pezzo per le radio.

Che poi comunque non vi hanno nemmeno mai passato così tanto le radio...
E sì, le radio non ci hanno mai cagato. Ma proprio mai, neanche con "Vertigine" che secondo me è il pezzo più radiofonico che abbiamo mai scritto. E alla fine che cazzo me ne frega di andare in radio, cioè chi l'ascolta più la radio in Italia? Sono ancora così importanti?

Forse in questi giorni è più importante Spotify.
Si, sicuramente. Ma anche lì, cioè prima c'era Grooveshark, cioè non è Spotify sia chissà quale rivoluzione. Secondo me la cosa più importante in questo momento per farsi conoscere è la condivisione. Chiaramente sul web. E' proprio qualcosa che parte dal singolo individuo, dalle sue bacheche, e casette.

Uno che non ne sa niente e si legge quest'intervista pensa che Emi sia stato invitato ad uscire dai Linea 77 perché magari a lui piaceva di più l'ultimo periodo, quello di "Horror Vacui" e di "10", quello della Universal. Diciamo il periodo mainstream-oriented.
E' sbagliato, capisco che possa sembrare così. E' una roba personale, questioni umane che non volevamo fare uscire. Si tratta di divergenze artistiche, perché come hai detto tu Emiliano aveva dei gusti diversi, però non erano mainstream-oriented. Anzi Emiliano probabilmente è tutto il contrario delle cose di successo, è molto sperimentale, fin troppo per quanto ci riguarda. Noi volevamo puntare sul ritmo, sul parlato, basso-batteria, ed elettronica. Molto più di impatto.

Un disco da garage, istintivo, elettronico e molto rap. Praticamente è quello che nel frattempo hanno fatto anche Rancore & Dj Myke.
Adesso che me lo dici mi stai aprendo una porta del cervello che avevo chiusa, e ti dico perché: qualche settimana fa c'era arrivata una mail da parte di Rancore & Dj Myke di aprirci il concerto di Bologna, e allora sono andato a vedermi cosa fanno. Però non ho avuto tantissimo tempo per ascoltarli, non so ancora chi cazzo siano, però ora che me lo dici andrò subito ad ascoltarmeli.

Chiamateli ad aprire i vostri concerti, garantisce Rockit.
Mi piace molto l'idea.

Cioè è musica da manifestazione, come la vostra.
In che senso?

Tipo da corteo per sfanculare qualcuno o qualcosa, anche per le motivazioni piccole eh. Hai presente quando a scuola non funzionano i termosifoni e i ragazzi fanno le manifestazioni?
Si, lo sfogo è tornato alla grande dentro i Linea 77. Questo disco lo abbiamo usato come un mezzo per farci sentire lo stomaco più vuoto, e siamo a metà, stiamo pensando ai pezzi nuovi e saranno ancora più pesanti. I prossimi Linea saranno una mazzata vera.

Lo vedremo già al prossimo MI AMI, visto che ci tornate.
Siamo molto contenti di tornarci, i festival li abbiamo sempre adorati, i nostri ricordi live sono legati ai festival. MI AMI compreso, c'è un atmosfera europea. Si respira un aria positiva, una voglia concreta di condividere, sia la musica che proprio l'esperienza. Sembra una leccata di culo, ma non lo è. Ti dirò di più: il MI AMI in sé per un gruppo come noi è un po' la fossa dei leoni.

In che senso?
Nel senso che il pubblico del MI AMI è parecchio critico, come d'altronde tutti i follower di Rockit, che forse nel web sono i più cagacazzo in assoluto.

Vuoi mandarli affanculo, qui, ora?
Ma no, più che altro mi piacerebbe parlarci con questa gente, ma hanno tutti dei nomignoli strani, quindi alla fine parli con un avatar che è un po' come parlare con una sigaretta.

Hai visto la classifica dei #15anni di Rockit? Voi con “Ketchup Suicide” siete attorno alla 50esima posizione.
Ah, ok.

Spara il nome di un disco importante degli ultimi 15 anni.
Del Teatro degli Orrori che disco avete messo?

A Sangue freddo. Dell'impero delle tenebre.
Allora: "A Sangue Freddo".

Perfetto.
Mi riguardo la classifica e ti mando un messaggio con 3 nomi, ok?

Ok.
[messaggio] 
Colle der Fomento “Scienza doppia H”
Fluxus “Pura lana vergine”
Il teatro degli Orrori “A Sangue Freddo”

 

Commenti (7)

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  • nessuno 20/02/2013 ore 23:10 @38004#charl0tte

    yeah

  • Mr Egn 22/02/2013 ore 15:23 @mregn21

    non si capisce a quale membro del gruppo l'avete fatta l'intervista...

  • Wolly 23/02/2013 ore 16:29 @lello128

    Direi che con questa intervista Rockit è ufficialmente morto

  • Michele Wad Caporosso 25/02/2013 ore 10:04 @aiemwadaiem

    Dade.
    @wolly: suca!

  • Andrea Tomasin 12/01/2014 ore 19:48 @thetoma

    un'unione, e non "un unione".

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