A LongLake ogni palco è una scoperta

Dentro al festival di Lugano, che accenderà la città dal 9 al 26 luglio, si nasconde un microcosmo di eventi così bello, ricco e vario da far girare la testa. Ce lo spiegano a dovere direttamente gli organizzatori

24/06/2026 - 09:21 Scritto da Redazione

 Se c'è una cosa che colpisce di LongLake è che chiamarlo semplicemente "festival" è riduttivo. Per oltre due settimane Lugano si trasforma in una costellazione di eventi che occupano parchi, piazze, lungolago, cortili e spazi culturali, intrecciando musica, letteratura, arte urbana, spettacolo dal vivo e attività per famiglie all'interno di un unico microcosmo.

Le rassegne interne a LongLake sono tante e delle più varie. C'è Arte Urbana Lugano, pensata dai suoi organizzatori come "intersezione tra comunità, spazio pubblico e linguaggi contemporanei"; Estival Jazz, invece, è un "appuntamento musicale di respiro internazionale che porta a Lugano grandi nomi della scena jazz e contemporanea"; e poi c'è Words, "rassegna dedicata alla forza delle parole e alla loro capacità di trasformarsi in esperienza condivisa, emozione, racconto e presenza scenica".

E ancora ROAM, "l'outdoor club immerso nel microcosmo del Parco Ciani"; Blues to Bop, che celebra la "musica di strada, contatto diretto con il pubblico e una tradizione viva che dai primi bluesman itineranti arriva fino a oggi"; Lugano Buskers, "il racconto finale e l'abbraccio collettivo di LongLake, dove la città diventa un palcoscenico a cielo aperto dove 40 artiste e artisti da 14 Paesi diversi portano a Lugano linguaggi artistici, culture e sensibilità differenti". A completare il quadro ci sono Family, con "proposte quotidiane per la fascia 0-12 anni, con laboratori e spettacoli gratuiti e il Villaggio Family", e OFF, che raccoglie "tante proposte nate principalmente da collaborazioni con realtà indipendenti del territorio".

A raccontarci in poche parole tutto questo sono alcune delle persone che lavorano tutto l'anno per permettere alla complessa macchina di funzionare e tenere insieme visioni, pubblici e linguaggi differenti. Abbiamo chiesto a Claudio Chiapparino, Direttore della Divisione eventi e congressi della Città di Lugano e ideatore di LongLake, Filippo Corbella, responsabile della direzione artistica, a Ilenia Ricci, responsabile di Agorateca e co-fondatrice di Lugano Buskers, e a Michela Poretti, responsabile del FOCE, di raccontarci dall'interno i principali "contenitori" che compongono la manifestazione.

Che posto è Lugano per organizzare musica?

Filippo: Lugano è bellissima, ed è proprio questa bellezza a rappresentare una grande opportunità e una responsabilità per chi organizza musica. Qui non basta montare un palco e costruire una programmazione: la riuscita di un progetto dipende dalla sua capacità di dialogare con la città, con i suoi spazi e con il paesaggio che la caratterizza. Un esempio è il Longlake Festival con le sue anime molto diverse tra loro come Estival Jazz nella storica Piazza della Riforma, Blues to Bop con la sua anima urbana nelle piazzette del centro cittadino, Lugano Buskers che per alcuni giorni veste letteralmente l'intera città, o ROAM nell’intimo Boschetto del Parco Ciani. Sono manifestazioni che nascono in relazione al luogo che le ospita. In questo senso la città non è uno sfondo, ma una componente essenziale dell'esperienza. Quando questo equilibrio funziona, il luogo non ospita semplicemente l'evento: ne diventa parte integrante. Negli ultimi anni, inoltre, Lugano ha sviluppato una rete sempre più ricca di associazioni, operatori culturali e organizzatori. Ne è nata una scena viva, fatta di sensibilità diverse ma spesso complementari, che ha contribuito a trasformare profondamente la percezione di Lugano come città della cultura e della musica. 

Allarghiamo il discorso al Ticino. 

Filippo: Il Ticino è una realtà sorprendentemente viva dal punto di vista culturale. Se si considera la dimensione del territorio e il numero di abitanti, la quantità di festival, concerti e manifestazioni che animano il Cantone durante tutta l'estate è straordinaria. In certi momenti si ha quasi la sensazione che l'intero territorio diventi un unico grande palcoscenico diffuso. La cosa interessante è che non esiste un unico pubblico e nemmeno un'unica idea di festival. Tutte le proposte rispondono a esigenze e comunità diverse. Alcuni puntano ai grandi numeri, altri alla scoperta, altri ancora alla dimensione territoriale o alla ricerca artistica. Questa pluralità crea un ecosistema culturale ricco e sorprendentemente equilibrato. Oggi il Cantone non è soltanto un luogo che ospita eventi, ma una realtà che produce cultura, sperimenta linguaggi e costruisce identità. Ed è forse questa la sua caratteristica più interessante: riuscire a concentrare, in un territorio relativamente piccolo, una varietà di proposte che molte aree metropolitane ben più grandi farebbero fatica a offrire.

Quanti vengono dall'Italia, per i vostri eventi?

Claudio: Lugano e l'Italia distano meno di mezz'ora. In un’area transfrontaliera così dinamica, in cui migliaia di persone si spostano ogni giorno per lavoro, il pubblico lombardo rappresenta una presenza naturale e quotidiana ai nostri eventi. Negli anni il richiamo del festival è cresciuto, intercettando un bacino sempre più ampio di spettatori in arrivo da diverse regioni d'Italia.

Il lungolago è il vero main act della rassegna...

Claudio: Assolutamente sì. Il lungolago, da cui LongLake prende il nome con un gioco di parole un po’ scherzoso, è il filo blu che unisce i luoghi più suggestivi del festival. Tutto si sviluppa seguendo la linea dell'acqua: si parte dalla foce del Cassarate, dove la dimensione notturna prende vita tra l'atmosfera estiva di Lugano Marittima e lo Studio FOCE, regno indiscusso degli after party. Da lì il percorso attraversa l'abbraccio verde del Parco Ciani, che ospita diversi palchi tra cui quelli suggestivi del Boschetto e di Punta Foce, per poi snodarsi lungo la riva con le terrazze gastronomiche di Lugano Riviera, fino al centro cittadino. Il lago è così centrale che quest'anno, durante Lugano Buskers, supererà persino i confini della riva: alcuni bizzarri e originali personaggi arriveranno direttamente dall'acqua, a bordo di una rocambolesca zattera.

Cosa è cambiato nel corso di queste edizioni, e cosa invece non può e non deve cambiare?

Claudio: Lo spirito profondo del festival non è mai cambiato: una proposta multidisciplinare che trasforma lo spazio urbano in un palcoscenico condiviso, dove la cultura diventa un vero e proprio motore di coesione sociale. Quello che è cambiato, o meglio, che si è evoluto, è la scala del progetto. LongLake è cresciuto anno dopo anno, trasformandosi in un vero e proprio ecosistema culturale popolato da tante collaborazioni con realtà del territorio e dall’anima internazionale. Accanto al Lugano Buskers, nato nel 2009 e presente fin dall'inizio, sono rimasti centrali l’attenzione costante per le famiglie e l’invito alla riflessione su tematiche attuali attraverso incontri, cinema e teatro. Anche gli interventi di arte urbana si sono stratificati nel tempo: a ogni edizione si aggiungono nuove opere e installazioni site-specific, che oggi vanno a comporre un vero e proprio percorso artistico visitabile in città. In questo percorso LongLake ha integrato negli anni manifestazioni storiche, diverse tra loro, come Estival Jazz e Blues to Bop, dando contemporaneamente vita a nuovi format come ROAM. Un'evoluzione continua che dimostra come LongLake non sia un evento statico, ma un organismo in costante movimento, capace di trasformarsi ogni anno insieme alla città.

Quanti siete e quanto lavorate per creare un cartellone così grande e ricercato? 

Claudio: Il personale della Divisione eventi e congressi della Città di Lugano lavora durante l’intero anno in contemporanea su differenti progetti oltre a LongLake: la stagione del Teatro e dello Studio FOCE, le manifestazioni Pasqua in Città, Festa d’Autunno, Natale in Piazza, l’urban festival Make Your Move e tanto altro. Difficile quantificare le ore dedicate in particolare a LongLake. Durante l’anno viene data la possibilità a numerosi giovani del territorio di lavorare nel corso dei nostri eventi.

Dateci qualche nome svizzero da scoprire.

Filippo e Ilenia: Se parliamo di bacino artistico svizzero, vi consigliamo in particolare il progetto Camilla Sparksss, della canadese-svizzera Barbara Lehnhoff, basata proprio in Ticino. È un'artista pazzesca che porta sul palco un mix unico e super energetico di elettronica sperimentale, synth pop e attitudine punk, perfetto per i contesti internazionali. Spostandoci su ritmi caldi e contaminati, un profilo di grandissimo spicco è sicuramente Cali P (pseudonimo di Pierre Nanon). Con radici tra la Svizzera e la Guadalupa e un legame viscerale con la Giamaica, è un pioniere del reggae moderno che fonde dancehall, hip hop e afrobeats. Le sue performance dal vivo sono una vera esplosione di energia, tanto che aprirà il live del grande Tarrus Riley. 

All'estero lavorate soprattutto con agenzie o come vi muovete? 

Filippo: In genere ci muoviamo attraverso un approccio misto. Da un lato, collaboriamo con le agenzie che ci propongono direttamente le varie opportunità. Dall'altro, accogliamo anche altre proposte ed è possibile proporsi direttamente al festival: https://www.longlake.ch/proponi-il-tuo-progetto

Come funzionano i vostri mitici e lunghissimi afterparty?

Ilenia: Gli afterparty sono la dimensione notturna di LongLake. Dopo i concerti, gli spettacoli e gli incontri che animano la città durante il giorno, il festival si sposta tra Studio Foce e il Giardino del Foce, dove il pubblico può continuare a vivere la serata tra musica, dj set e l'energia che si crea quando persone, artisti e storie si ritrovano nello stesso luogo. Si va avanti fino alle prime ore del mattino, in un'atmosfera di festa, libertà e scoperta che prolunga e trasforma l'esperienza del festival, permettendo di viverlo da un'altra prospettiva.

Come convivono tra loro rassegne diverse con pubblici diversi?

Claudio: Non vediamo i diversi pubblici come compartimenti stagni, ma come vasi comunicanti. La multidisciplinarità del festival permette a chi viene per un evento di scoprirne un altro, trasformando la diversità in un punto di forza: uno spazio unico dove generazioni e interessi diversi si incrociano, dialogano e si arricchiscono a vicenda.

LongLake nasce nel 2011. Sulla base di quale esigenza?

Claudio: Tra le scintille che hanno dato vita al festival c'è una folgorazione precisa: un viaggio a Edimburgo e l’aver vissuto in prima persona il mitico Fringe. Fui colpito da come un festival sapesse stravolgere il volto della città, trasformando ogni singolo angolo in un palcoscenico. Con i miei collaboratori volevamo portare a Lugano quella stessa energia contagiosa. Non desideravamo organizzare un festival in città, ma che la città stessa diventasse il festival. 

Cos'è oggi Buskers?

Ilenia: Oggi il Buskers accoglie artiste e artisti provenienti da tutto il mondo, a partire da quelli di casa, e tante persone nel pubblico. Ma nella sua anima non è così diverso da quando è nato, ed è forse la cosa a cui tenevamo di più. Fin dalle prime edizioni l'idea era usare la musica, il teatro, il circo e lo spettacolo di strada per creare incontri, trasformare gli spazi della città e invitare il pubblico alla scoperta. Oggi abbiamo più location, più artisti e più pubblico, ma continuiamo a cercare la stessa cosa: la meraviglia di un incontro inatteso e di un'esperienza condivisa.

Lo definite "Un esperimento di convivenza sociale ed artistica, dove musica, spettacolo e strada si incontrano in un’armonia spontanea di bellezza e umanità". Spiegateci meglio. 

Ilenia: Il segreto, o forse la magia, del Buskers è che a un certo punto accade qualcosa di più grande di quello che noi possiamo organizzare e costruire. Dal giorno di apertura consegniamo il festival agli artisti, al pubblico e agli spazi della città, e lasciamo che succedano le cose. Per cinque giorni Lugano cambia volto. Musica, circo contemporaneo, teatro di strada, acrobazia, danza e giocoleria si intrecciano tra loro, mentre la strada sale sui palchi e i palchi scendono in strada, creando uno spazio in cui tutto può accadere: incontri casuali, scoperte inattese tra discipline diverse, artisti che si esibiscono a pochi metri dal pubblico e artisti che si incontrano tra loro. È un equilibrio intenso e bellissimo tra armonia e caos, tra organizzazione e libertà. È l'artista scoperto per caso durante una passeggiata, il concerto che non si era programmato di vedere, lo spettacolo che riunisce persone diverse nello stesso luogo. Ed è proprio in questo spazio che nasce una magia diversa ogni anno: quella di trasformare un semplice passante in spettatore, e uno spettatore in parte dello spettacolo.

Nello spazio artistico del FOCE riuscite a portare musica e cultura in città anche nella stagione indoor, cosa a che a molte città anche di mediograndi dimensioni italiane non riesce. Come si fa?

Michela: Il FOCE è un luogo, attraversato durante tutto l'anno da artisti, associazioni, collettivi, promoter, compagnie, operatori culturali e pubblici diversi. Una parte importante del lavoro nasce proprio dalle relazioni costruite nel tempo con il territorio, che portano idee, energie e competenze differenti. È questo che ci permette di mantenere una programmazione viva e in continuo movimento, dove possono convivere musica, teatro, danza, incontri, club culture e progetti partecipativi. Le rassegne musicali come Jazz Me Up, Raclette, Random, le proposte di Agorateca, le stagioni teatrali e tanti progetti sviluppati insieme ai partner del territorio sono esempi di mondi diversi che convivono e si contaminano. È questa pluralità di sguardi che permette al FOCE di essere ogni sera qualcosa di diverso e di continuare a evolversi insieme alla città. 

Dateci ciascuno i live della storia di LongLake che avete nel cuore, per chiudere. 

Claudio: Scegliere solo 5 momenti in oltre quindici anni di LongLake è quasi impossibile, ma ce ne sono alcuni che ci emozionano ancora oggi. Tra questi, il concerto dei The Chieftains e lo spettacolo di Alessandro Bergonzoni nella primissima edizione del 2011, che hanno contribuito a definire fin da subito lo spirito del festival. Nel 2012 abbiamo vissuto due serate memorabili con Caparezza e Malika Ayane, artisti diversissimi ma capaci entrambi di creare una connessione speciale con il pubblico. E poi il 2013, con i concerti di Colapesce e Langhorne Slim, due live che ricordiamo ancora per l'intensità e l'atmosfera unica che si era creata sulle rive del lago.

Filippo: Un live che ho nel cuore è il concerto degli Slowdive nel 2018. La loro poetica, la loro musicalità sospesa, hanno trovato nel boschetto del Parco Ciani una dimensione naturale. Le stratificazioni dello shoegaze, i riverberi e le melodie eteree sembravano intrecciarsi con i rami, le "fronde" e le ombre degli alberi, in un dialogo tra musica e paesaggio. Quella sera il parco è stato una presenza viva, un abbraccio che ha accolto e custodito l'evento, accompagnando l'evento fuori dal tempo. La vicinanza tra natura, pubblico e artisti ha creato qualcosa di raro, un momento di ascolto profondo e condiviso, quasi catartico, in cui la musica scioglieva i confini tra esperienza individuale ed emozione collettiva.

Ilenia: Potrei citare tanti concerti, artiste e artisti, autori, scrittori e scrittrici passati da LongLake in questi 16 anni, ma uno dei ricordi che porto più nel cuore è semplice. Nei primi anni del festival, una mamma e una bambina di sei o sette anni si avvicinarono a noi per raccontarci che la figlia aveva appena visto il suo primo spettacolo teatrale. Erano entrambe entusiaste, quasi commosse. La mamma ci disse che probabilmente non avrebbe mai avuto quell'occasione se non fosse stata gratuita. Quella bambina aveva scoperto il teatro e sentiva che quell'esperienza poteva appartenere anche a lei. È un ricordo apparentemente piccolo, ma per me racchiude il senso profondo di quello che facciamo: creare occasioni di scoperta e fare in modo che la cultura non sia percepita come qualcosa di distante, ma come un'esperienza che appartiene a tutti.

Ilenia: Un altro evento che porto nel cuore è: Buskers 2019, sei del mattino, alla Punta Foce di Lugano. Zagor e Ruben Camillas stavano chiudendo il loro dj set con “La gazza ladra” di Gioachino Rossini. A un certo punto simultaneamente il pubblico ha iniziato a ballare insieme con le braccia che ondeggiavano in aria tra i giunchi e la luce dell'alba, guardando il lago, come se qualcuno avesse sussurrato a tutti lo stesso invito. C'era solo quel momento condiviso, semplice e perfetto. Il saluto più bello che Zagor potesse fare al Buskers, a LongLake e a Lugano.

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L'articolo A LongLake ogni palco è una scoperta di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-06-24 09:21:00

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