Los Gatos Escobar - Ascolta in anteprima "Bedroom Lights" Intervista

Los Gatos Escobar, la copertina del Nanà EPLos Gatos Escobar, la copertina del Nanà EP
22/09/2015 di

Due dj si incontrano ad una festa a Milano, uno dei due vive a New York e l'altro sta per trasferirsi in Messico, ma decidono comunque di iniziare a suonare assieme. Questa in estrema sintesi è la storia dei Los Gatos Escobar, ovvero Matteo Gatti e Diego Angelico Escobar, che oggi ci presentano in anteprima un estratto da loro nuovo ep "Nanà": cinque tracce (arricchite dai vocals di AK) a metà tra bombette da dancefloor ed esperimenti ipnotici, declinate anche negli interessanti remix di Vito & Druzzi (DFA; Throne of Blood), e Luca C & Brigante (Hot Creations; Double Drop). Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Matteo e Diego per conoscerli meglio, ma prima di leggere schiacciate play sul loro nuovo singolo, qui sotto.

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Chi sono i Los Gatos Escobar, e da dove vengono?

Matteo: Diego Escobar e Matteo Gatti, entrambi milanesi, ora rispettivamente a Città del Messico e New York.
Diego: Ci siamo incontrati suonando una sera un po’ di anni fa all’Atomic a Milano. Successivamente, nella primavera del 2013 sono andato a NY e abbiamo suonato varie volte assieme, ma sempre come dj’s.
Matteo: A inizio 2014, quando Diego si era già trasferito a Città del Messico e io stavo lavorando su un remix de I Cani (col mio progetto Plastic Health), decidemmo di scrivere un pezzo a quattro mani e così nacquero i Los Gatos Escobar.

Uno di voi vive a New York, l’altro a Città del Messico, ma siete italiani e vi siete incontrati a Milano. In che modo tutte queste città influenzano la vostra musica? In quanto a suoni, dentro ci si sente un po’ di Italo Disco, ma anche atmosfere messicane e house newyorkese, con un pizzico di balearica.
Matteo: Sì, mi pare una descrizione corretta. I luoghi e le città ci influenzano parecchio. Diego con il suo altro progetto (Concret) ha fatto uscire un disco ispirato ai suoni delle città. NY ovviamente è la culla di tantissime tradizioni (per il genere che facciamo, direi disco su tutte, ma anche, ovviamente, no wave, hip hop, post-punk, e come hai accennato, appunto, NY e NJ house) con cui se abiti qua ti confronti quotidianamente. E la presenza di tante etichette contemporanee che amiamo ci fa senz’altro confrontare con un certo tipo di suono: tra tutte vengono in mente DFA, Golf Channel, Let’s Play House!, HAKT, nonché la Throne of Blood dei nostri amici Vito e Druzzi (ex The Rapture) che sono peraltro presenti in questo EP con un remix strepitoso.
Diego: E comunque c’è senz’altro questa idea che facciamo una musica che unisce le due realtà. Dall'altra parte México City, con la sua grande ascesa nel panorama della musica elettronica internazionale, ci stimola molto e ci confronta con un’altra realtà. Io ho fondato un'etichetta là che si chiama Trafico Music, che è un po' anche il nostro punto di partenza e che vorrebbe essere l'anello di connessione fra vari mondi. Un po’ come fanno altre etichette europee o americane (Correspondant, Nein, Toy Tonics, Gomma, Turbo, House of Hustle ecc.) che stanno spingendo nuovi produttori Latino Americani.
Matteo: Poi siamo in contatto e abbiamo collaborato con produttori italiani affermati nella scena internazionale: per esempio, Luca C & Brigante ci hanno remixato un pezzo in questo EP, DJ Rocca in quello precedente. Siamo molto orgogliosi di questo.
Diego: Esatto, veicolare attraverso collaborazioni il nostro background e la nostra origine italiana dentro altri universi musicali è un punto molto importante del nostro percorso.

Raccontateci la genesi del vostro nuovo EP, “Nanà”.
Matteo: Sincero? Abbiamo acceso synths e drum machines e dopo una serie di tentativi andati male, è saltato fuori qualcosa che ci è parso fosse degno registrare. Volevamo fare un disco leggermente meno pop del primo, un po’ più dark e psichedelico. Siamo contentissimi del risultato finale e personalmente lo sentiamo più nostro del primo EP Rude Boy (cui comunque siamo molto legati).
Diego: È un EP più spontaneo del primo. Fin dalla sua genesi l'idea era di tirar fuori qualcosa di più adatto al dancefloor con una modalità di scrittura più 'live'… partendo da una jam e tirandone fuori il succo. 

"Bedroom Lights" ha davvero un bel tiro, rilassato eppure “pronto a scattare”. Com’è nata la traccia, di cosa parla, e di chi è la voce femminile?
Matteo: Camminavo un giorno verso casa ascoltando un pezzo dei Pachanga Boys e mi son detto, sarebbe figo scrivere una dance jam con lento build-up di percussioni. Insomma, ho preso in prestito l’idea della struttura da quella canzone (ora giuro non ricordo nemmeno quale fosse). E lavorando su batteria e sub bass, pian piano è venuta fuori la traccia.
Diego: La cantante è Ana Karla Escobar (nessuna relazione con me anche se abbiamo lo stesso cognome), una vocalist della scena indie di Città del Messico, con cui abbiamo fatto anche il primo EP. Io e Ana abbiamo costruito le voci nel mio studio a Citta del Messico. Pensavamo a un’atmosfera notturna, nostalgica, tipo di una storia d'amore difficile e passionale. Poi abbiamo un po' decostruito la linea vocale per farne un motivo più ipnotico e trascinante.

Vivendo e lavorando in due città diverse e parecchio lontane, qual è la vostra routine nel momento in cui vi mettete a scrivere pezzi nuovi?
Matteo: Ognuno pensa e scrive le sue cose, ce le mandiamo, le commentiamo, le modifichiamo e poi ci rincorriamo per giorni - a volte settimane - per beccarci su Skype e fare le scelte finali. Non è semplicissimo, ma alla fine, in assenza di teletrasporto, va bene così.
Diego: Quando sono a New York si finisce il mix in studio con l’aiuto di Abe Seiferth, un amico e gran ingegnere del suono che ha un progetto dance come Tippy Toes e ha collaborazioni con LCD Soundsystem, Yeasayer, Jacques Renault, tra i tanti.

Vi siete incontrati una sera mentre mettevate i dischi a Milano, quindi vi chiedo: qual è la situazione in cui amate di più mettere i dischi, e qual è il pezzo che ultimamente non potete fare a meno di mettere durante i vostri set?
Matteo: Domanda difficilissima! Non esiste una situazione ideale in realtà. Dipende molto dalla risposta della gente. Diciamo che abbiamo suonato e ci piace suonare ovunque: club grandi e piccoli, house parties, terrazze, giardini, piscine. Sembra un cliché ma dipende dal feeling che si crea col party. Ricordo di un improptu rave fatto nel giardino di casa di Diego a NY che fu spettacolare… Adesso sono in fissa con “Bossa Nova Civic Club Bootleg Song” di Mike Simonetti (la prima uscita su 2MR, la sua nuova etichetta con Mike Sniper) e con “1979” di Axel Bowman.
Diego: Io seguo molto la scena house e techno di Città del Messico, suonando le uscite dei miei amici Mijo, Max Jones, Capri (che compare come remixer nel nostro primo EP Rude Boy), tra gli altri. Amo molto etichette come Nein, La Dame Noir, Correspondant, Gomma e Toy Tonics (su cui sono appena uscito con il mio progetto Concret).

Avete in programma delle date live? Se sì potete già anticiparci come sarà il vostro set per la presentazione del nuovo EP?
Matteo: Live shows rimandati al 2016. Dobbiamo prepararlo prima e forse il modo migliore sarà di provare a Città del Messico dove abbiamo anche Ana Karla. Per quanto riguarda i dj set, abbiamo in vista una serie di date di lancio a NY e Città del Messico, ma sicuramente faremo un salto in Italia e stiamo organizzando gigs a Roma e Milano per dicembre. Il set di presentazione sarà una sorpresa… anche per noi, visto che di solito ci presentiamo al club con la borsa dei dischi e suoniamo a seconda di quello che ci viene al momento.
Diego: Questo progetto ho sempre sentito che un giorno dovrà essere presentato live perché entrambi siamo musicisti prima che dj’s e il tipo di influenze di Los Gatos Escobar ci porta verso un mondo di suoni organici. Questo non toglie che fino a quel giorno ci presenteremo in consolle mischiando il nostro materiale con quello di amici e colleghi che ci rappresentano e ci piacciono. E promettiamo che la temperatura in pista sarà piuttosto calda.

Tag: streaming nuovo album

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