La Rappresentante di Lista e il momento di perdonare i propri genitori

La “queer band” si scatenerà sul palco dell’Ariston con “Amare” e duetterà con la Rettore. Il 5 marzo, uscirà “My Mamma”. Un disco che, tra gli altri, affronterà il tema del rapporto genitori-figli, tutt’altro che insanabile: ce lo spiegano Veronica e Dario, “gli alieni di Sanremo"

Veronica e Dario de La Rappresentante di Lista - foto di Rori Palazzo
Veronica e Dario de La Rappresentante di Lista - foto di Rori Palazzo

Era Venaus nel 2017. Al Festival dell'Alta Felicità del movimento No Tav, una ragazza dentro un tubino arancione con su stampato uno struzzo cantava e si prendeva il palco insieme agli altri del gruppo. Al tempo non avevo idea di chi fossero, ma mi rapirono, e credo non fossi l'unica lì sotto a rimanere fulminata per la prima volta dalla loro energia. Tra i presenti, c'era, invece, chi li conosceva già: nel 2014 era uscito (Per la) via di casa, un disco bellissimo che aveva il suo manifesto in La rappresentante di lista, brano fulcro e omonimo al progetto, presente in tutte le scalette dei loro concerti.

Ancora prima, nel 2011, la cantante Veronica Lucchesi e il polistrumentista Dario Mangiaracina si erano conosciuti durante l’allestimento di uno spettacolo teatrale, e il loro incontro ­– un ponte lunghissimo tra la Toscana e la Sicilia –, era stato l’inizio del progetto LRDL. Spartito tra i loro volti (e le loro voci), e dietro al quale si celano anche i musicisti Marta Cannuscio alle percussioni, il trombettista Enrico Lupi, la chitarrista Erika Lucchesi, e il batterista Roberto Calabrese.

Nel 2018 Bu Bu Sad e nel 2019 Go Go Diva, il Concertone del primo maggio a Roma, i tour, il MI AMI Festival, fino a Sanremo lo scorso anno. Quando, ospiti di Rancore, Veronica aveva reinterpretato con il rapper romano (e accompagnati da Dardust) Luce (tramonti a NordEst). Quest’anno, invece, LRDL salirà direttamente sul palco tra i big con Amare, prodotto da Dardust, e duetterà con Donatella Rettore in una versione che già mi immagino di Splendido Splendente, durante la serata delle cover.

Il 5 marzo, sul quasi finale del Festival, uscirà il loro quarto lavoro, My Mamma. Un album stracolmo di riflessioni profonde e discorsi universali, ma anche di silenzi e spazi vuoti. Il singolo di lancio, Alieno, ci ha ricordato che la "queer pop band" non deluderà, né a Sanremo né altrove, con il prossimo disco.

In My Mamma continuerà la tipica scrittura fortemente visionaria, l’elettronica ricercata, tra trip hop d’autore e testi incredibili (che parlano di sessualità, identità di genere, autocoscienza, impegno civile e tanto altro): uno stile unico e tutto quello che serve per affermare che, senza ombra di dubbio, LRDL sia una delle migliori band in circolazione, da dieci anni a questa parte.

Quanto potrete fare i pazzi con Amare sul palco dell'Ariston?

Veronica: Abbastanza! Siamo stati molto liberi di immaginare la performance sul palco, che rispecchierà quello che avremmo fatto comunque, se fossimo stati da soli con il nostro pubblico a un nostro live. Potremo scatenarci come ci pare, e io mi sentirò libera di poter interpretare il brano per come lo sento, crescere insieme a lui e sentirlo sulle ossa.

LRDL - foto di Manuela Di Pisa
LRDL - foto di Manuela Di Pisa

Perché Amare e non Religiosamente, prima traccia di My Mamma? Sarebbe stata perfetta per il Festival!

Veronica: Non ti neghiamo che anche noi avevamo immaginato Religiosamente bene su quel palco, ed effettivamente era nei nostri pensieri al momento della scelta. Poi, però, abbiamo deciso di partecipare con Amare, perché a senso nostro è un brano che riassume al meglio i tanti strati e i tanti livelli che ci sono nel disco che arriverà.

Dario: Esatto, Amare è una sintesi delle diverse anime presenti in My Mamma. Una canzone emotiva e appassionata, ma che presenta anche un lato energico e risolutivo. E ha dentro quell’esplosività di Guardateci tutti: ci interessava portare a Sanremo quella roba lì, perché ci rappresenta profondamente.

Che messaggio portate con Amare?

Veronica: Questa canzone ci ha regalato dei significati profondi, che guardano alla collettività e a un sentimento universale (quindi non per forza riconducibile alla relazione uomo-donna o quella che si vuole). Il brano ci darà la possibilità di raccontare un percorso di presa di coscienza, in seguito a un dolore o una sconfitta. Cui segue quella forza risolutiva che proviene da dentro, e in questo caso anche da fuori: da una comunità (per come ce la siamo immaginata) che ti aiuta a risollevarti.

LRDL - foto di Rori Palazzo
LRDL - foto di Rori Palazzo

LRDL sarà al completo sul palco dell'Ariston?

Dario: No, per diverse questioni non saremo tutti insieme sul palco per Amare. Anche per questo abbiamo pensato di costruire delle concept playlist attraverso i pianeti ­(le trovate su Spotify). Con questa formula abbiamo la possibilità di raccontare tutti i musicisti che vivono nel progetto.

Veronica: Volevamo condividere anche un po’ della musica che ci ha accompagnato durante la creazione del disco. Alieno nel testo riporta questa frase: "Sono un pianeta, lo ammetto". Quindi, ognuno di noi si è preso un pianeta, lo ha un po’ studiato, o comunque ci ha visto un significato suo, e si è fatto suggestionare. Ha inserito dei brani che a senso suo potessero provenire da quel pianeta e sono uscite le playlist: al momento è fuori Venere, seguita da Dario, Marta con il suo pianeta e Nettuno, preparata da Enrico.

My Mamma esce a tre anni di distanza dall’ultimo album. Quali sono le differenze da Go Go Diva?

Veronica: In Go Go Diva il discorso si concentrava tantissimo sull’individualità. Partivamo da Questo Corpo per parlare di come mi sento io, qual è il mio dolore e come lo getto sull’altro. Era un discorso chiuso, un universo più piccolo. Un universo al singolare, spesso e volentieri.

Dario: All’interno di Go Go Diva ci eravamo immaginati un percorso che portava a Woow, la canzone finale in cui effettivamente (e finalmente) ci si rispecchiava negli occhi dell’altro. Come se una volta compiuto un percorso di consapevolezza interiore si arrivasse a scontrarsi e a incontrarsi con l’altro, per aprirsi a un altro universo.

LRDL - foto di Rori Palazzo
LRDL - foto di Rori Palazzo

E questo universo "si apre", come dite voi, in My Mamma?

Veronica: Assolutamente. Si parte dall’altro per arrivare addirittura a una comunità, a una collettività, a un sentire insieme la vita. A un riconoscersi negli occhi degli altri. Con la necessità di cercare dei cori e degli slogan che un po’ ricorda Bu Bu Sad (e per questo My Mamma è più vicina ad alcuni episodi di Bu Bu Sad che di Go Go Diva).

In che modo il significato complessivo di My Mamma si connette alla contemporaneità?

Dario: Molto legato al contemporaneo è il discorso sul passaggio dall’individuo al coro, che in My Mamma si compie e vorremmo vederlo realizzato anche nel periodo storico in cui stiamo vivendo. L’arte in tutte le sue forme dovrebbe spingere a questo tipo di riappropriazione di comunità e collettività e per questo ci piace parlare di slogan nelle nostre canzoni: perché crediamo sia necessario riprendere in mano certi discorsi, credere in qualcosa in maniera spudorata e portare avanti delle lotte, insieme.

Veronica: Oggi più che mai c’è bisogno di forza, di impeto, di scegliere da che parte stare e di metterci la faccia. Trovare le parole giuste in grado di unirci e dei moti dell’anima capaci di smuovere le masse.

LRDL - foto di Manuela Di Pisa
LRDL - foto di Manuela Di Pisa

Il Preludio, Lavinia, Invasione e le altre strumentali, che funzione hanno all’interno del disco?

Dario: Per comporre queste canzoni ci siamo inventati la storia di un personaggio e l’abbiamo fatta vivere all’interno del disco, come fosse il nostro filo rosso. I momenti strumentali (che riprendono il preludio dell’opera lirica, la sinfonia conclusiva o l’intermezzo) esistono perché a senso nostro My Mamma è un’opera completa, dove drammaturgicamente sviluppiamo un racconto.

Veronica: A dir la verità, ci spaventava anche l’idea di introdurci a gamba tesa nella storia con delle parole. Avevamo bisogno di più spazio. Tra le prime frasi di Religiosamente (la prima traccia dell’album), il personaggio dice: "Vorrei tuffarmi in mare". Il Preludio serve a raccontare questo arrivo in mare e accompagna il personaggio nella sua lunga camminata verso la riva. Una volta arrivato lì, in quel silenzio denso riesce a generare quelle parole, ma solo dopo aver camminato. Solo dopo aver compiuto un’azione, raccontata dal suono del Preludio iniziale.

Invasione sembra la colonna sonora per un film di fantascienza. Cosa ha ispirato la composizione di questo brano?

Dario: Quando nella cultura occidentale si parla di futuro distopico, c’è sempre un riferimento musicale e estetico all’Oriente, o comunque al melting pot e alla fusione di varie culture diverse e lontane. Se pensi a Il quinto elemento o a Blade Runner, l’esotico è sempre presente e il futuro viene spesso rappresentato come qualcosa in cui i confini geografici sfuggono di mano. Invasione ha in sé molto di questi discorsi e per comporlo ci siamo ispirati agli archi egiziani, che se li ascolti suonano molto alieni.

Veronica: Tra l’altro, sarà pazzesco suonare queste strumentali live sul palco, quando si potrà. Se dovessi rileggere oggi queste parti all’interno del disco, ti direi che rispecchiano la necessità di sfogarsi anche attraverso gli strumenti musicali. E di mettere in pratica tutto quello che sai fare e che hai imparato, per il bisogno di darle a qualcun altro.

Invece, Lavinia, chi è?

Dario: Questa domanda ce la fai tra un anno? Ti racconteremo tantissime cose.

In My Mamma è onnipresente la figura della madre e del padre e, tra gli altri, il tema del rapporto genitore-figlio è molto affrontato. Il più grande errore che può commettere un genitore?

Dario: In Oh Ma Oh Pa al ritornello diciamo: "Lasciami giocare con il fuoco". Ecco, un errore che può commettere un genitore è tentare ossessivamente di proteggere un figlio. Senza lasciargli la possibilità di scoprire e sbagliare e, quindi, di diventare adulto.

Veronica: Esattamente. Credo possa essere un errore chiudere un bambino dentro una bolla dove risuona tutto positivo e dove tutto è protetto, dove non ci si scotta mai e non ci si sbaglia.

Quando arriva il momento in cui si si riesce a perdonare un genitore?

Dario: Superati i 25 anni, il perdono è dietro l’angolo. Freud la chiamava "uccisione del padre": quando a un certo punto scavalli la collina e vedi tuo padre nel suo essere uomo e tua madre nel suo essere donna. Lì, si insinua nella tua coscienza il perdono e la vita in qualche modo cambia.

E per voi è arrivato?

Veronica: Eccome! Crescendo ho capito che anche loro sono esseri umani e sbagliano. A un certo punto bisogna liberarsi da questo tipo di schiavitù e da queste catene, e cominciare a pensare che tutto dipenda da noi.

Un modo utile per perdonare i propri?

Dario: Trovare altri padri e altre madri, altri maestri e maestre di vita. Io ho avuto tanti padri e altrettante madri: sono figure che a un certo punto tolgono un po’ di peso anche dalle spalle dei nostri genitori. E aiuta te a trasformarti e ad allontanarti.

LRDL - foto di Rori Palazzo
LRDL - foto di Rori Palazzo

Chi vi conosce da sempre sa che la vostra identità queer sia definita sin dagli inizi: fa strano sentire che si ricalchi ancora su quest’aspetto. A voi che effetto fa?

Dario: Sappiamo benissimo che confrontarsi con un palcoscenico come Sanremo, significa arrivare a tantissime persone, e attraverso quel palco il nostro progetto si avvicinerà a molti per la prima volta. Una semplificazione, allora, può essere necessaria, e se per farci conoscere diventa utile condensare in un titolo la nostra storia decennale, why not.

Veronica: Noi parliamo di identità complessa, fluida, queer nel senso di "fuori dagli schemi". Molte riflessioni che nella cerchia di persone che conoscono il nostro lavoro da anni possono apparire scontate, diventano importanti quando il discorso viene ampliato a un pubblico più vasto.

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L'articolo La Rappresentante di Lista e il momento di perdonare i propri genitori di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 2021-02-26 12:30:00

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