Luca Rizzo, la musica come contrappeso

Tra consulenza finanziaria e sintetizzatori, il musicista ferrarese torna dopo anni di silenzio con “Veleno e Sangue”, primo capitolo di un progetto in due parti

Foto di Giorgia Zoe Righini
Foto di Giorgia Zoe Righini

Ci sono vite che stanno in piedi grazie a un equilibrio instabile, e quella di Luca Rizzo, musicista, cantante e producer ferrarese, è una di queste. Da una parte le banche dati e i software di analisi del suo lavoro nella consulenza finanziaria, dall'altra le cinque righe del pentagramma, dall'altra le cinque righe del pentagramma: due mondi lontanissimi che, ammette, "negli anni ho imparato a far convivere molto male".

Eppure è proprio nella musica che Rizzo ha sempre cercato il proprio contrappeso, "uno spazio in cui posso esprimermi liberamente, raccontare quello che vivo e, qualche volta, anche quello che faccio fatica a comprendere o a esternare". Quello spazio si è aperto intorno ai quindici anni e non per caso. Una malattia con cui convive da sempre gli impediva di praticare gli sport dei suoi coetanei e la musica è arrivata quasi da sé, come una strada alternativa.

Un ripiego, all’inizio, che col tempo "si è trasformato in una delle cose più importanti che ho". Da lì sono nati diversi progetti e diversi dischi, ma il passaggio decisivo è stato quello dei Ni Na, acronimo di "New Idea No Artist", duo elettronico che ha cambiato il suo modo di creare e di stare sul palco e che lo ha fatto innamorare dei sintetizzatori. Poi, racconta con una semplicità disarmante, "ho litigato con la musica, aprendo un lungo periodo lontano dalle pubblicazioni, dai palchi e dai club". Alla fine a spuntarla è stata però la voglia di ricominciare con un progetto solista e una consapevolezza nuova, quella di costruire qualcosa che lo rappresentasse fino in fondo.

Il ritorno, però, non è stato un’impresa solitaria, almeno in studio. Dietro a questo comeback sulle scene c'è anche Michele Guberti, detto Guba, amico prima ancora che produttore. Insieme si occupano di arrangiamenti e produzione, dando vita a "una combo piuttosto atipica, con un approccio decisamente punk". L’immaginario visivo del progetto porta invece la firma di Giorgia Zoe Righini, "colei che è riuscita a capire - ci dice, scherzando - quello che bofonchiavo in maniera confusa e a trasformarlo in immagini e video". Sul palco, invece, Rizzo ha scelto di fare da solo, con un set costruito attorno a voce, loop e sequenze elettroniche "così, se qualcosa va storto, posso prendermela soltanto con me stesso o con il fonico".

Luca Rizzo in azione sul palco - Foto di Erik Mazza (Frameless Media Prod.)
Luca Rizzo in azione sul palco - Foto di Erik Mazza (Frameless Media Prod.)

Il suono che ne esce si muove tra indietronica e alternative pop, con l’elettronica a guidare la parte ritmica, ma sempre al servizio della forma canzone. Rizzo ama i bassi profondi, i groove incisivi e le atmosfere scure, senza rinunciare a una melodia riconoscibile. Il contrasto sta tutto lì, "tra la musica, che può essere energica e fisica, e i testi, che invece raccontano fragilità, paure e contraddizioni".

I riferimenti vanno cercati in Moderat, Justice e Digitalism, progetti capaci di tenere insieme elettronica, scrittura e melodia. È la stessa idea di musica che insegue lui: quella che "puoi ascoltare da solo in cuffia ma che dal vivo assume una dimensione completamente diversa". Una doppia anima che trova spazio nell'EP Veleno e Sangue, primo capitolo di un progetto discografico concepito in due parti e nato dal bisogno di tornare a scrivere dopo il lungo silenzio.

"La malattia influenza inevitabilmente il mio modo di guardare le cose - spiega Rizzo -  e, di conseguenza, anche i miei testi. Credo che nelle canzoni emerga il mio rapporto con il tempo che scorre, con il corpo, con le paure, ma anche con le piccole e grandi vittorie". E poi relazioni, fragilità, contraddizioni, la fatica di far combaciare ciò che si desidera, ciò che si è e ciò che si vive davvero. Il tutto senza pretese di risposte, ma cercando di "dare una forma a qualcosa che altrimenti rimarrebbe dentro di me, senza trovare il modo di uscire".

Il palco, intanto, è stata la cosa che più gli è mancata durante la pausa. Tornare a esibirsi da solo, dopo anni passati a dividere la scena con altri musicisti, era una scommessa. L’obiettivo era mantenere l’energia di una band con un setup essenziale e all’inizio non era affatto sicuro che avrebbe funzionato. Poi, concerto dopo concerto, l’equilibrio è arrivato. L’estate l’ha portato in giro per festival e rassegne in tutta Italia, tra chilometri, palchi molto diversi e imprevisti. Ma anche con un ricordi destinati a restare. "Non dimenticherò mai - ci racconta - le vecchiette in una piazza toscana, sotto al palco, a riprendermi per tutto il concerto".

Ora lo sguardo è già al secondo capitolo di Veleno e Sangue, atteso per l’inizio del 2027 e concepito come un’evoluzione naturale del primo EP, con una componente elettronica ancora più marcata. Un'attesa che Rizzo riempie continuando a suonare "su e giù per l’Italia, rompendo le palle ai direttori artistici dei locali".

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L'articolo Luca Rizzo, la musica come contrappeso di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-10-16 22:34:00

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