Quintorigo - Lugo di Ravenna, 03-10-1999 Intervista

05/11/1999 di Peppe Palazzolo

Tratto da "L'Isola che non c'era" n° 15 di Ottobre, regalatoci dall'autore.

E' la domenica del 3 ottobre 1999, io e Laura andiamo a trovare John De Leo a Lugo di Ravenna per una chiacchierata. In compagnia di John, il maestro Guido Facchini, collaboratore e arrangiatore dei Quintorigo. Al bar dove ci accomodiamo parte un giro di caffè, cominciamo a parlare e al secondo giro, quello della birra, già si parla a ruota libera. La cosa che colpisce di John è la semplicità e la totale assenza di grilli per la testa, nel suo caso solo note. Tanto che la sera tutti e quattro ci avventuriamo ad una festa a casa de Il Parto delle Nuvole Pesanti. Ci sono pittori, cabarettisti, gente di spettacolo e si parla... ma questa però è un'altra storia.



Innanzitutto parliamo del vostro progetto. Come nasce?
Abbiamo cominciato a suonare per scherzo e, come tutti i gruppi alle prime armi, facevamo cover più o meno famose. Noi, eravamo una rock 'n' roll-band, e facevamo parecchie serate nei clubs della zona, serate anni '50 dove le canzoni di Elvis andavano per la maggiore...

Poi un giorno qualcosa è cambiato. Rock' n' roll con il violoncello e il violino?
No figurati. Il violinista (Andrea Costa) suonava la batteria, il violoncellista (Gionata Costa) la chitarra, e poi il resto. Ma i fratelli Costa facevano anche il conservatorio, quindi abbiamo cercato di approfondire la nostra musica ampliando gli ascolti e sfruttando l'idea degli archi. Le serate andarono avanti per un po', fino a quando provammo a mettere in pratica le nostre idee di "musica", e di conseguenza proponendo nostri brani. Un po' dopo ha cominciato a collaborare con noi un caro amico, Guido Facchini (compositore e arrangiatore) che ci ha dato una mano nell'arrangiare i brani. Guido, tra l'altro, orchestrò anche il Rospo a Sanremo.

La scelta di rinunciare a chitarre, basso e batteria, per voi non rappresenta affatto un limite, anzi, pare sia vostro interesse allontanarvi da certi schemi e svilupparne nuove possibilità. Come motivate questa scelta?
Sicuramente pensando alla struttura di una canzone vengono in mente gli strumenti classici di una rock band. Con gli archi un po' la cosa cambia. Tante volte è complicato dare la pulsione ritmica, e senza la batteria la situazione si complica. Tutto alla fine si rivela però più divertente e intrigante. Nel corso degli anni ci è stato proposto, soprattutto dalle majors, di inserire la batteria nell'organico. Francamente non volevamo rinunciare alle nostre caratteristiche, alla nostra identità, dove melodia armonia e soprattutto il ritmo rappresentano il nostro lavoro. Forse alcuni nostri pezzi potrebbero essere ancora più belli con l'uso della batteria, ma dal nostro punto di vista vanno affrontati così per come li suoniamo.

Parliamo di una strana cosa che si chiama "contaminazione". I Quintorigo ne sono un esempio "colto".
Va detto che il nostro modo di intendere la musica è senz'altro legato all'ascolto di diversi generi. Ognuno di noi porta il gusto per un particolare suono, per un giro di accordi... poi da quale genere provengano non ci importa. Sai all'interno del gruppo vi è un rapporto molto particolare, non c'è un vero e proprio leader. Ci sono imput musicali diversi che possono partire da chiunque di noi. I nostri rapporti cambiano in base alle idee musicali, chi ha chiare queste idee conduce la baracca.

In che rapporto siete con il ritmo?
E' la vita, l'amore per la vita è il pulsare del cuore, no? Per questo credo che i Quintorigo propongano il loro bio-ritmo. Tutto questo anche se il mio è piuttosto lento... la pigrizia, l'ozio è ideale per pensare. Adesso di tempo per oziare ne ho poco, ma ricordo quando uscivo solo per fare benzina... e cioè raramente.

Parlate spesso di gioco, di ironia.
Nell'arte il gioco è fondamentale, il movimento è in sé gioco. Invece l'ironia addolcisce e rende tutto ancora più facile, se vuoi anche la vita.

Cosa è cambiato, nelle vostre vite, dai pubs romagnoli alla vittoria di Sanremo e del Premio Tenco.
Innanzitutto riesco a mantenere il mio Maggiolone, che beve quasi quanto me... In secondo luogo, la nostra popolarità è cresciuta, riusciamo ad arrivare a più persone e per la nostra musica è un gran risultato. Tutto il resto è un caso.

Anche Sanremo?
Se proprio vuoi saperlo, due giorni prima della scadenza del bando di concorso per l'Accademia Sanremo, Gionata, il violoncellista ha litigato con la sua fidanzata. Non è andato al mare per andare in posta a spedire la domanda di partecipazione. Tutto è cominciato proprio così. Quando poi ci hanno contattato il nostro obiettivo era di arrivare tra i primi dodici per via dei discografici che seguivano le finali. Purtroppo avevamo anche delle serate da fare, e con quelle ci mangiavamo. Quindi abbiamo chiesto di suonare solo per le selezioni, cosa che non vollero e ci portò a litigare. Pensa che non facemmo neanche gli stage. Per il resto, non so di preciso come siamo finiti lì, so soltanto che è un gran dispendio di energie, di soldi, e di conoscenze che non voglio avere.

Cosa intendi per "suonare la voce"?
Il suono della voce, nella cultura non occidentale è solo suono, come quello di qualsiasi strumento musicale. La scelta si deve quindi al fatto che attraverso i suoni puoi lasciare immagini più delle parole, forse per la fantasia... Io ascolto prevalentemente musica strumentale, forse proprio perché stimola la mia fantasia. Riguardo la tecnica invece, tante volte mi diverto ad imitare gli strumenti con la voce, ma lo studio della voce non si limita solo al suo uso.

E' vera la leggenda che vuole John De Leo allievo di Demetrio Stratos?
Tante volte, dice Guido, ho ascoltato musica degli Area in camera di John, ma l'unica cosa che hanno in comune De Leo e Stratos è che entrambi sono autodidatti e che hanno cominciato con il rock 'n' roll. Nient'altro. John non ha mai preso lezioni, credo che il suo sia un dono di natura e soprattutto il risultato di un duro lavoro.

Parliamo dei testi. Introspettivi, ironici e soprattutto immediati.
I testi rappresentano di più il momento in cui mi gioco me stesso. Parlo di me stesso e mi stupisco se tiro in ballo qualcun'altro. Ad esempio, Nero Vivo commenta un periodo di entusiasmo (quello del Premio Tenco dell'anno passato) ci dicevamo di stare con i piedi per terra, di rimanere gli stessi di sempre e cercare di non respirare l'aria malsana del successo. Un amico mio dice "Meglio soli... che mai". Amo molto starmene da solo, e il successo lo accetterei solo se portasse la mia musica a più orecchie, di conseguenza il successo sarebbe solo della musica, e non un problema nostro.

Parliamo del vostro rapporto con il mondo della musica commerciale.
Il rapporto con la Universal è molto interessante. Da quello che si sente dire a proposito della dittatura discografica sembra anche anomalo. Prima della Universal abbiamo avuto diverse richieste da altre majors, ma non siamo mai riusciti a venirci incontro nei contratti. Punto di rottura era quasi sempre la batteria. Alla Universal invece ci hanno lasciato molta libertà. Anche se nella promozione possiamo avere qualche disaccordo su trasmissioni televisive o radiofoniche...

...è tutto rose e fiori quindi...
Più o meno anche se riguardo la distribuzione non siamo un granché contenti, qui a Lugo di Ravenna ad esempio non si trova un nostro disco e spesso i fans ci chiedono dove poterlo trovare.

Cosa c'è in vista per i Quintorigo?
Siamo già a lavoro per il secondo album. Sicuramente non ricicleremo niente che abbiamo già fatto, questo per non scadere nel commerciale. Lavoreremo molto sui suoni, utilizzando anche l'elettronica se possibile. Vorremmo proporre certe cose tipiche del trip-hop, della dance. Sarebbero dei loop in acustico, non dall'acustico all'elettronica ma viceversa. Poi, lavorando con altri musicisti sono stato incuriosito dalle sonorità etniche, sonorità che vorrei elaborare con i Quintorigo.

Anticipazioni?
Ci sarà un reggae molto simpatico ma che non ha ancora un testo definitivo. E ci sarà una composizione da camera molto bella e interessante composta da Stefano Bianchi (contrabbasso). Se Stefano mi darà l'OK, mi piacerebbe recitare un testo su questo brano.

Un approccio teatrale?
Teatro, radio-film, o cose di questo tipo mi attraggono molto. Già qualche anno fa alla presentazione del nostro demo "Dietro le quinte" interagimmo con un pittore, che in tempo reale traduceva i suoni in colori, le note si trasformavano visivamente e viceversa. Fu molto bello.

Come vi ponete nel panorama musicale italiano?
Ci poniamo con passione, rispetto e convinzione nelle nostre scelte musicali. Oggi più che mai la musica incontra la moda e viceversa. Ci si omologa e tutto spesso finisce da un momento all'altro. Questa è spesso la parte commerciale. In realtà c'è molta musica buona, che purtroppo non fa tendenza... Sono tanti gli artisti che militano solo in pubs di ultima o in locali di provincia come unica possibilità per comunicare la propria arte. Noi correvamo il rischio di fare quella fine. Il nostro percorso non è stato quindi dei più immediati. Abbiamo pensato alla semplicità, che la gente ricordi quel motivo o meno, poco ci importa, ma la nostra musica credo che ascoltata senza preconcetti alla fine si riveli molto meno complessa di come può apparire.

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