Iosonouncane - La Macarena sull'Italia, 04-11-2010 Intervista

15/11/2010 di

Un'intervista lunghissima. Jacopo Incani (Iosonouncane) è un fiume di parole e rissumervele tutte è impossibile. Dai Call center a quelli che si piazzano davanti alla tv e inziano ad urlare contro loro stessi. Dai cantautori alla dubstep. Chi gioca a ribasso, e chi rischia sempre. Di Ester Apa.



Jacopo Incani nasce nel 1983 a Buggerru, in Sardegna, un piccolo paese particolarmente significativo nella storia del movimento operaio italiano, perchè nel 1904 in seguito agli eccidi dei minatori cagliaritani, venne proclamato il primo sciopero generale su iniziativa della Camera del Lavoro di Milano. Lavoro, diritti civili ed esoterismo, in che modo questi tre elementi si sono intrecciati nel rapporto con il paese in cui sei nato?
Iosonouncane: La vita mineraria, le tematiche del lavoro e l'esoterismo sono profondamente legati a Buggerru. Gli ingressi delle miniere abbandonate sono sparse fra le case in paese, che è davvero un paese molto molto piccolo, di 800 abitanti, chiuso in un gola che sta davanti al mare, ed è stato dunque inevitabile che le cose si intrecciassero. Di morti nelle miniere ce ne sono stati tanti sia per le condizioni lavorative che per le emergenze ambientali e tutto questo ha conferito un'aria estremamente esoterica a questo posto, che convive da sempre e cioè da 150 anni, perchè è stato fondato a metà del'800, con il luogo del delitto, con la montagna che si apre al centro abitato e il ricordo dei suoi morti, quindi c'è una evidente compresenza, una contaminazione forte. Nel mio caso specifico, da un punto di vista squisitamente musicale non c'è un'ispirazione ingombrante anche se mi rendo conto, riflettendo sulla mia prospettiva, che esperienze, tematiche e racconti, sono finiti nelle canzoni laddove anche io vada a parlare consciamente di tutt'altro. Nel futuro ho già in mente un progetto gigante sulla Sardegna.

Inizi a suonare prestissimo. Solitamente quando si prende la chitarra in mano per la prima volta, lo si fa emulando suoni e ascolti il più distanti possibili da quelli che si ascoltavano in casa. Sei l'eccezione che conferma la regola?
Iosonouncane: In casa ho sempre ascoltato la musica cantautorale, perchè mia madre ha ascoltato e ascolta tutt'ora tantissimo i cantautori italiani: De Andrè, De Gregori, Dalla, Battiato. I cantautori li ho sempre sentiti, fin dalla prima infanzia. Quando ho iniziato a suonare poi verso i 13 anni la prima passione è stata per la psichedelia e quindi anche la prima esperienza musicale è stata in quel senso. Con un amico e un registratore a 4 piste passavamo i pomeriggi a registrare pezzi dei Beatles, dei Kinks, dei Byrds e anche piccoli brani nostri molto embrionali chiaramente. La prima esperienza fu quella. E' una passione che ho tutt'ora e credo che si senta in quello che faccio.

Call center.

(Storia di un'impiegato)

Iosonouncane cresce e si nutre della frustrazione del cognitariato, il lavoro intellettuale di tutta una generazione di trentenni che non riesce a tradursi in forme di sostenibilità economica e si rigurgita in un call center. Cosa significa transitare in un limbo che tutti vorrebbero attraversare velocemente e che diventa per molti una sosta forzata?
Iosonouncane: Hai centrato il punto. La sosta forzata è molto più comune di quanto si pensi, se non avessi deciso di licenziarmi a giugno di quest'anno forse lo sarebbe stato anche per me, perchè alla fine ti può capitare per quanto questo lavoro sia tremendo che ci sia un'azienda, come è stato nel mio caso, che ti fa un contratto che supera i due mesi e arriva a 4 anni. Vista la precarietà e la mancanza di reddito, questa è presumibilmente ritenuta una fortuna e così te la tieni. E' un lavoro che psicologicamente ti macella al punto tale che quando poi torni a casa hai poca voglia di mandare curriculum da qualche altra parte e cercare altre soluzioni possibili. E' molto facile entrare in un call center e non uscirne più, almeno fino a quando non ti sbattono fuori. Per la mia esperienza personale i ragazzi che lavorano in un call center devono essere di due tipi: o sei una persona in cerca disperata di gratificazione, ragazzi che ad ogni piccola pacca sulla spalla (gesti subdoli dei motivatori che sono figure pagate appositamente dall'ente che ti dicono quando secondo gli standard della ditta sei un elemento molto valido o meno) si sentono estremamente gratificati, oppure al contrario chi di fronte allo stesso gesto si sente profondamente frustrato. C'è dunque una compresenza fra due tipologie di persone completamente differenti: chi è lì per sentirsi gratificato e chi invece lo è per mancanza di alternative. Questa seconda tipologia di persone ha lauree specifiche, master alle spalle, passioni e grandi interessi, un'intelligenza utilissima e importante per la società, che non viene assolutamente presa in considerazione. Io ho ancora lì tantissimi colleghi che sarebbero preziosi per l'Italia, persone di un'intelligenza devastante, preparatissime e piene di entusiasmo che invece sono lì a dire per 100 volte al giorno "Buongiorno sono Tiziano in che cosa posso esserle utile?".

A giugno del 2010 ti licenzi ed entri in studio per registrare "La macarena su Roma". L'avresti fatto se non ci fosse stata Trovarobato a dare appoggio e sostegno al progetto?
Iosonouncane: Ero arrivato a un livello di esasperazione notevole, mi è capitato anche di dover annullare un concerto a Napoli per una sorta di attacco di panico che mi è venuto sul binario, mentre ero lì fermo con il biglietto in mano. Non potevo andare oltre, ho passato almeno un anno a scrivere alle 4 di notte, esasperato dalla stanchezza, cercando di incastrare concerti e lavoro, così ho aspettato un pò e alla fine mi sono licenziato a giugno, pensando naturalmente al fatto che a luglio sarei entrato in studio di registrazione, ad agosto sarei stato in Sardegna, cosa che non succedeva davvero da anni e a settembre una volta tornato a Bologna avrei iniziato l'attività live. Prima di prendere una decisione di questo tipo, mi sono però consultato con Gianluca di Trovarobato, che si occupa della gestione del booking ma è soprattutto un fidato amico, che mi fa quasi da fratello maggiore e con lui abbiamo cercato di capire quanto la cosa fosse avventata e quanto invece fosse gestibile. Visto che i concerti non erano pochi e nemmeno malpagati, il rischio si poteva correre. Aggiungici poi che io ho 27 anni e inseguo questa passione da quando ne avevo 14, quindi mi sono detto: ho lo faccio ora o non lo faccio più e ho deciso di farlo.

Il Lucio Dalla di "Com'è profondo il mare", il Fabrizio De Andrè di Storia di un impiegato, il Giorgio Gaber di Polli di allevamento, il Lucio Battisti di "Anima latina". Cosa devi ad ognuno dei nomi e degli album in particolare, appena citati?
Iosonouncane: A questi dischi aggiungerei l'omonimo di Ciampi e "Patriots" di Battiato, che senza dubbio, insieme al primissimo De Gregori sono la mia costellazione di riferimento. Credo di dovere tantissimo a loro, ritornano costantemente in quello che faccio. Nonostante io sia cresciuto con la psichedelia e mi interessi di certa elettronica attuale, l'ossatura me la dà la voce di Lucio Dalla, Gaber. I dischi che tu hai poi citato sono i più avventurosi delle loro discografie e sono quelli che proprio per questo motivo preferisco.

La macarena su Roma.

(E altri balli di gruppo)

In "Summer on a spiaggia affollata", restituisci un ritratto compiuto, agghiacciante e per questo veritiero di un Paese in cui l'aspettativa di vita è reato di clandestinità, le migrazioni invasioni. Non c'è nessuna preghiera per i morti in mare, ma il primo piano è completamente a fuoco, per chi se avesse potuto avrebbe dissotterrato i corpi ancora vivi per non sentirne comunque l'odore...
Iosonouncane: Non ho nessuna intenzione con la scrittura delle canzoni di fare pietismo o commiserazione facile, di progetti e di esperimenti di questo tipo ce ne sono in abbondanza, non si deve chiedere certo a me, quello che già altri fanno e da una prospettiva aggiungerei imbarazzante. Quando sento il bisogno, perchè il tutto è stato davvero molto istintivo, di scrivere un pezzo in cui parlo dello sbarco e della morte dei migranti, la cosa che mi interessa è esorcizzare, perchè di quello si tratta, capire quanto nel mio comportamento, nel vedermi in azione quotidianamente ci siano tracce dell'Italia che mi fa più schifo. E ti dirò che ne trovo e anche abbondantemente, nel relazionarmi con alcune realtà molto molto problematiche, con cui sono in difficoltà a volte anche fisica, corporale, perchè penso che la soglia tra tolleranza puramente ipotetica, teorica e benpensante e tolleranza concreta passi per l'ostacolo e la prova della fisicità. Questa cosa succede anche a me, perchè come tutti sono pronto a fare discorsi validamente giusti ma quando mi muovo in quella direzione nel quotidiano lo faccio non senza difficoltà. E' questo è un punto importante. Gaber diceva: "Un'idea finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione" ed è veramente così. Quindi nel momento in cui tratto un tema di quel tipo, cerco di prendere la questione da un punto di vista leggermente diverso da un qualsiasi commento o video su youtube.

La quotidianità raccontata è grottesca e ansimante. Vengono in mente "I nuovi mostri" di Risi, Monicelli e Scola che esorcizzavano un periodo complicato per l'Italia del tempo, con il suo aspetto più caricaturale. I personaggi di Iosonouncane invece hanno la mostruosità come tratto genetico?
Iosonouncane: E' un film che vedrò prossimamente, me l'hanno passato un pò di giorni fa, probabilmente associando le stesse suggestioni. Per quanto riguarda i personaggi che trovi dentro i brani, sintetizzano certamente il mio modo di vedere le cose. Detta come va detta, probabilmente la prima necessità che rincorro nella scrittura è esorcizzare le mie fobie personali e per formazione culturale e familiare non riesco a scindere il piano privato da quello sociale, vado a ricercare me stesso negli altri. Quindi quando io scrivo "La macarena su Roma", dalla prospettiva di una persona che finito il lavoro accende la tv e fa commenti ad alta voce su se stesso e sugli altri, io in quel personaggio cerco le mie difficoltà, i miei difetti, gli metto in bocca considerazioni che io stesso mi trovo a fare e di conseguenza questo mi porta a dipingere i personaggi in modo grottesco. In più credo che dentro ci sia anche un forte cinismo sardo, l'ironia sarda è estremamente cinica e io sono cresciuto per fortuna con una nonna molto ironica e cinica e questa è un'impronta molto forte che mi ha lasciato e ne sono contento, perchè l'ironia e il cinismo sono utili se gli si dà la possibilità di fruttare, danno indicazioni precise.

Lo stato maggiore e la marcia su Roma: un Paese che incorona il pensiero unico. Dal 1922 al 2010, la marcia diventa macarena: mani avanti, mani indietro, schermi piatti, la domenica delle mutande. Ne "La macarena su Roma" di Iosonouncane l'Italia si consuma su una poltrona comoda che fissa una platea in delirio mentre si cimenta in un trenino da Ultimo Capodanno. Quella che emerge è l'istantanea di un popolo consapevole e rassegnato. Quanto pensi che davvero ci sia questa proclamata consapevolezza?
Iosonouncane: Io sono sicuro che questa consapevolezza ci sia, è sufficiente guardarsi intorno, leggere il giornale, andare in stazione o passare nel centro di Bologna e incrociare uno sciopero, una manifestazione che sia della Cigl o degli studenti non importa. Il dissenso abbonda, c'è una percentuale di dissenso enorme, ce ne sono costanti e quotidiane da decenni a questa parte. Il paese è però rimasto fermo, anzi è tornato indietro e non perchè ci sia Berlusconi a governare, di cui personalmente mi importa poco, quella che mi preoccupa è quella parte sociale che dovrebbe spingere a una cultura antitetica, proporre una lettura del mondo antitetica, rispetto a quella berlusconiana e questo non accade. Questa parte di cui io faccio parte ovviamente per storia personale e familiare, mi sembra che trovi come unica ragion d'essere la manifestazione del dissenso fine a sè stessa, a un lavaggio approssimativo della coscienza, un istinto all'autoconservazione che dovrebbe invece essere l'ultima caratteristica di una parte sociale che si propone di resistere. Se si vuole resistere l'ultima cosa da portare con sè è l'istinto di autoconservazione. Chi vuole resistere deve essere pronto a rinunciare a qualcosa, a tutto. I partigiani erano consapevoli che avrebbero incontrato la morte, avevano 20 anni nel '45 '46 e diventavano partigiani con l'idea di poter perdere tutto. E invece mi vedo circondato e dentro mi ci metto anch'io, di persone pronte a una resistenza senza rischi che però non è tale. Il dissenso quotidiano, che non produce culturalmente passi significativi: è lì però che mi interessa muovermi quando scrivo una canzone, lì dove anch'io personalmente mi faccio schifo.

La scrittura è urgente, apocalittica, straniante, senza reti di sicurezza. Quanto riescono a convivere l'immaginario e la cronaca e qual è il posto che hanno entrambi nella tua poetica musicale?
Iosonouncane: La cronaca mi interessa molto nella misura in cui un singolo episodio può diventare metafora di qualcos'altro. La stessa "Summer on a spiaggia affollata" muove da un fatto di cronaca per arrivare ad un'immagine ultima che fotografa i cori da stadio che si sentono in lontananza mentre si hanno davanti i corpi dei clandestini morti. Non mi interessa scrivere canzoni nel 2010 che parlino dell'Italia 2010. Mi interessa scrivere canzoni che partino anche dalla cronaca ma arrivino da tutt'altra parte.

Mi piacerebbe sapere se gli scritti di una nuova generazione di autori italiani dotati che sta facendo rivivere di sostanza e non solo di forma la nuova letteratura italiana come Peppe Fiore fa parte delle tue ispirazioni e lo stesso vale per il situazionismo.
Iosonouncane: Conosco poco o per nulla i riferimenti che hai fatto, quindi non saprei come risponderti. Negli ultimi due anni ho letto pochissimo, il lavoro nel call center mi aveva veramente tolto ogni risorsa mentale per dedicarmi piacevolmente alla lettura. Mi piace il realismo surreale, su tutti i racconti di Buzzati però non so quanto ce ne sia traccia in quello che scrivo, mi imbarazza un pò fare questi confronti e non rincorro il desiderio di sentirmi legittimato dalle letture che ho fatto. Ho letto tanto, spero di riprendere a farlo presto per me soprattutto non per sfoggiarlo però nelle interviste che mi faranno.

L'Italia.

(L'elettronica internazionale, i patrioti nostrani)

L'irregolarità negli accordi, strutture musicali accidentate, in un tripudio di frantumazioni ritmiche, campionamenti, rumorismi, beatbox, tastierine giocattolo. Uochi Toki in Italia e l'elettronica internazionale, chi altro?
Iosonouncane: Gli Uochi Toki sono fra le tre, quattro cose italiane che più mi piacciono. Il resto e parlo della musica italiana attuale, la conosco ma non la apprezzo, mi interessa poco. I miei ascolti sono molto ma molto variegati. Dell'elettronica internazionale mi piace tutta quella scena che gioca un sacco con il rumore e che passa dunque da gruppi come Fennesz, Keith Fullerton Whitman, Flying Lotus , Animal Collective, un certo tipo di rap di confine come i Cannibal Ox, mi piace la dubstep, ma anche i gruppi che usano le chitarre. In generale quello che più mi stimola è l'attitudine con cui si fanno le cose. Per cui adoro tanto i gruppi che i più ritengono inascoltabili, quanto il Battiato di fine anni 70 che creava un suono tutto suo nella canzone pop, riusciva a portare in classifica testi incredibili per l'epoca. Rischiare, chi fa musica deve rischiare, spingere più avanti la soglia del gusto. Nel mio caso in particolare magari sarebbe più facile fare il cantautore classico, chitarra e voce ma sarebbe giocare al ribasso e io depreco chi gioca al ribasso e sono molto incuriosito invece da chi rischia sempre e comunque.

Per attitudine ti senti vicino a qualche nuovo cantautore degli anni 0?
Iosonouncane: Questo discorso della leva cantautorale mi sembra l'ennesimo tentativo di trovare una legittimazione alta a qualcosa che è estremamente spezzettato e forse non è neanche così interessante. Mi sembra ci sia il tentativo di creare delle grandi sigle per saltare l'ostacolo, e l'ostacolo è che dischi come "Patriots", "Anima latina", "Storia di un impiegato" non se ne fanno e anche questo mi sembra un correre al ripari da cui mi escludo, mi sembra un gesto forzato, una costruzione a posteriori con l'intento di darsi un'identità collettiva che altrimenti non ci sarebbe. Oggi si prende una chitarra, si scrive una canzone e si è un cantautore e si entra in una scena, ma l'ultimo dei miei problemi davvero è quello di entrare far parte di una qualsivoglia scena. Ci sono dei musicisti che però per attitudine in Italia sento molto vicini a me: i Mariposa, Giocchino Turù, eildentroelfuorielbox84, gli Everybody Tesla di Cagliari, sono casi rari di gruppi che cercano di spingersi oltre quello che c'è. Non mi interessa il resto, senza entrare nel merito dei risultati ottenuti dai singoli che sono il frutto di un'insieme di cose: le condizioni in cui suoni dal vivo, il trattamento che hai dalla stampa, che spesso brama nel tentativo di trovare nomi altisonanti da celebrare a prescindere, mi piace chi queste cose le vede poco e si chiude a casa a suonare. L'atteggiamento di De Andrè, è quello che auspico e a cui mi piace guardare, l''essere artigiano in musica, rendere il proprio manufatto sempre migliore portare rispetto per il pubblico che significa non dare in pasto alle persone sempre la stessa roba, ciò che si ritiene che loro vogliano, ma rispettare sempre la loro intelligenza.

Commenti (7)

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  • Jimmy Briscola 16/11/2010 ore 16:11 @briscola

    DAMARAMA SCRIVE I TESTI DI IOSONOUNCANE

  • Nicola Massa 17/11/2010 ore 21:10 @nicomassa

    Un disco che spacca. Un bel calcio nelle palle a tutto quelli che mi e ci circonda.
    Bravissimo davvero. E' di un livello esageratamente alto!

  • raissa pardini 18/11/2010 ore 10:09 @raissa

    bravo jacopooo!

  • Capanno Black Out 21/11/2010 ore 16:00 @capannoblackout

    ricordi il progetto di una serata una volta al mese?
    quando vuoi: "non è" compresa.

    un abbraccio
    ale

  • Iosonouncane 21/11/2010 ore 16:28 @iosonouncane

    ciao ale! accordiamoci!

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