Che cos'è un dj? Risponde Madteo Intervista

24/07/2015 di

Vive negli Stati Uniti dal 1993, cioè da poco prima che si facesse beccare a rubare in un negozio in Texas. È partito dalla nativa Padova come Mattero Ruzzon e strada facendo è diventato Madteo, facendo uscire fra le altre cose un album nel 2012 ("Noi No", per la finalndese Sähkö) che è riuscito a strappare complimenti anche agli inglesi di Fact Mag. E, ovviamente, ha suonato nei migliori club e nei migliori festival del mondo. Approfittando di un suo rientro in Italia lo abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli che cosa sia un dj.

Di solito valuto la qualità di un dj in base al numero di tracce che cerco di individuare con Shazam o Soundhound. Quando ho ascoltato il tuo set all'ultima edizioni di Fuochi Fatui Festival non mi è riuscito di scoprire nemmeno un brano fra quelli che mi facevano chiedere "Ma che cos'è 'sta roba?"
Mi fa piacere quello che mi dici perché anche un altro ragazzo che era presente alla serata mi ha chiesto che cosa avessi messo dopo un brano di The Brothers Johnson...

Ah, avevi messo persino funk anni Settanta quella sera, non ricordavo.
Sì, mi piace comperare cose vecchie. Anzi, più passa il tempo e più acquisto musica del passato in vinile. Mi piace andare alla radice delle cose nella musica; forse questo dipende da una mia generale passione per la storia... Tornando alla musica, il problema però è che mica mi ricordo tutto quello che ho suonato.

Allora non sei uno di quei dj metodici che si segnano la scaletta di un set...
No, assolutamente.

Quella sera utilizzavi tre giradischi in contemporanea. Suoni sempre così?
I ragazzi di Fuochi Fatui me l'hanno proposto e l'ho fatto con piacere ma considera che il terzo giradischi mi serviva soprattutto per suonare cose più ambient sopra a brani ritmici. Non è che sia impossibile mixare tre brani a tempo, soprattutto se si tratta di musica techno, ma non mi interessava suonare così quella sera. Non che io sia poi un dj così tecnico, per carità.

Quindi tu nella diatriba infinita sul vinile come ti poni?
A favore del vinile, nel senso che indipendentemente dalla serata io porto sempre con me una valigia di dischi per poter suonare un paio di ore, se non di più, perché non mi fido completamente di Serato (uno dei più diffusi sistemi per il mixaggio dei dischi con computer portatile, NdR). Uso l'uno come piano B dell'altro, visto che mi è capitato sia di perdere una valigia di dischi durante uno scalo aereo, sia che mi si impallasse il computer a causa di driver inutili che hanno scombinato il portatile. Mi sento più sicuro ad avere entrambe le possibilità. Per molto tempo ho dovuto rinunciare ad acquistare vinile perché la mia vita nomadica a New York non mi permetteva di accumulare una vera collezione... Se cambi casa dieci volte in tre anni come è capitato a me non puoi certo portarti dietro casse e casse di dischi! Poi ho trovato una casa fissa e ho cominciato a ricomperare dischi, diciamo alla fine dei Novanta o primi Duemila. Suonavo dalle due alle quattro sere alla settimana in un ristorante e quella residenza mi ha dato una certa stabilità.

Ecco, il concetto di residenza nel mondo delle discoteche è andato a perdersi un po' con il tempo. Una volta andavi a ballare sempre nello stesso posto e c'era il dj resident, cioè un tizio che metteva dischi tutte le sere, creando quella confidenza con il pubblico che permetteva anche molta sperimentazione perché alla base, si era creato un rapporto di fiducia.
Sì, adesso non esiste più quel concetto. I dj hanno riempito i festival di tutto il mondo ma credo che ci sia un movimento di nicchia che sta ritornando ad una forma di clubbing che a me piace di più, cioè legata allo stesso luogo.

Tu che vivi negli Stati Uniti ormai da anni avrai un'opinione precisa sul movimento edm, quello di dj come David Guetta, Avicii o Afrojack.
Non è un approccio al djing che sento mio. Sono due mondi davvero distanti ormai: da una parte chi mette musica in club o bar con consolle e dall'altra chi fa solo i festival ed è costretto a mettere solo cose che facciano alzare le mani al cielo. Per carità, se ti chiedono di suonare davanti a tutta quella gente per un'ora e mezza che cosa puoi far ascoltare se non quelle robe lì? Quella è un'altra cosa che si è persa: i set lunghi con il dj che costruisce piano piano, mettendo cose diverse, cercando di coinvolgere il pubblico.

Che cosa mettevi nei tuoi dj set al ristorante?
Di tutto perché in quelle situazioni devi saper spaziare dal reggae ai classici della house fino all'hip hop.

Sei un ascoltatore di hip hop?
Mi sto tenendo molto aggiornato grazie a YouTube, seguo tutto da lì ma mi rattrista molto questa nuova ondata di hip hop contaminato con la musica trap... Tutte quei suoni presi dalla 808 (una famosa drum machine della Roland, TR-808, impiegata nel primo hip hop così come nell'acid house e persino nella musica pop degli anni Ottanta, NdR), nessun uso di sample... Non è proprio uno stile mio e mi spiace che stazioni radio importanti come Hot 97 a New York e dj come Funkmaster Flex spingano quel suono. Mi spiace anche perché nel frattempo sono usciti dischi di rapper storici come Gostface Killah e Raekwon che sembrano fatti da dei ragazzini per quanto sono freschi e trasudano fame di spaccare!

Il dj è sparito anche in quel contesto, cioè proprio in un genere come l'hip hop che ha contribuito come pochi alla sua affermazione, anche nell'immaginario popolare.
Sì, si vedono questi live di mc senza un dj, una volta questo sarebbe stato impensabile. Ma ripeto che c'entra sempre con lo stile dell'hip hop che va di moda ora, tutto basato sull'impiego di suoni elettronici utilizzati anche da gente molto valida come Timbaland, che con Justin Timberlake ha fatto cose ottime. Suoni elettronici che hanno in parte marginalizzato produttori che facevano dell'uso del campionamento e dello scratch la colonna portante del loro stile, come ad esempio Dj Premier.

Conosci un po' l'hip hop italiano?
Ho cominciato a documentarmi di recente perché, stando negli Stati Uniti, non ho mai sviluppato una vera passione per il rap nostrano, ma ci sono dei nomi interessanti. Mi fa strano pensare che questi ragazzi fossero appena nati o quasi quando io sentivo ancora parlare di Articolo 31 o Dj Gruff da persone italiane che mi capitava di frequentare negli Stati Uniti.

Ti faccio una domanda a bruciapelo: che cosa ne pensi del format inventato da Boiler Room?
Molto male! È un'esperienza per me davvero da dimenticare. Sono stato convinto a farla ed è andato tutto male, a partire dal fatto che ho dovuto lottare per farmi pagare il taxi perché non volevano nemmeno rimborsarmi il viaggio per passare poi al fatto che sentivo male quello che stavo suonando e che la telecamera continuava a cadere... Un disastro!

A parte la tua disavventura personale io lo trovo un concetto aberrante: il dj che non vede le persone che stanno ballando è proprio la negazione del concetto di dj set.
Sono d'accordo.

Per non dire del fatto che guardarsi un video di un'ora di un dj che mette dischi è una delle cose più noiose che si possano immaginare.
Anche io ho sempre trovato noiosissimo osservare un dj che mixa i dischi. Fondamentalmente non c'è nulla da guardare, e qui sta il paradosso dei festival che mettono i dj sul palco.

Di recente un producer inglese mi diceva che per lui il dj non dovrebbe avere faccia e che dovrebbe contare solo la musica che mette.
La penso allo stesso modo. Alla fine la missione di un dj è semplicemente di fare ballare la gente.

Tag: dj che cos'è un dj?

Commenti (3)

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  • A M 24/07/2015 ore 16:01 @jeans

    Intervista interessante, grazie mille. Non condivido tuttavia le seguenti affermazioni: "Anche io ho sempre trovato noiosissimo osservare un dj che mixa i dischi"; "di recente un producer inglese mi diceva che per lui il dj non dovrebbe avere faccia e che dovrebbe contare solo la musica che mette." L'arte del djing ha un'evidente componente scenica che è innegabile. Con le sue movenze e la sua gestualità il dj accompagna la sua musica, la rende in qualche modo tangibile anche visivamente. Se senza sostituirsi alla musica il suo show contribuisce ad aumentare l'impatto della performance non vedo nulla di male, anzi. E non sto parlando di saltare con la mano in aria alla David Guetta, bensì di fare sentire che anche a livello gestuale si è partecipi rispetto a quello che si sta suonando. Anche nei piccoli club, in realtà davvero di nicchia frequentate da gente interessata solo ed esclusivamente alla musica, la gente è sempre rivolta verso il dj e attenta.

  • Davide Glaser Nicosia 24/07/2015 ore 22:40 @nicosia81

    Froz i dj senza volto è un concetto abbastanza radicato nella club culture... I nati negli '80 ricordano bene che dei Daft Punk non si conoscesse il volto agli esordi o i cameo che i Chemical facevano nei loro primi video... Cosa è cambiato da allora? Tante cose, sicuramente... Ma forse girano semplicemente più soldi (vedi festival)...

  • Federico Budel 28/07/2015 ore 01:44 @federico.budel

    we love madteo

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