Mariposa - Magazzeno - Bologna, 22-02-2005 Intervista

16/03/2005 di

Questa intervista si è svolta dalle 3 alle 4 di mattina nel Magazzeno del gruppo a Bologna, dopo un concerto simile ad una festa (al Bar Wolf, tappa fissa in ogni tour del gruppo). Nonostante l'enorme stanchezza i ragazzi (senza il febbricitante Enzo Cimino), si sono sottoposti alle domande con gentilezza e simpatia: né è scaturita una chiaccherata lunga e varia come il loro ultimo lavoro: una sorta di fotografia dello spirito e della mentalità di questa band letteralmente “eccezionale”.



Parliamo di questo “Pròffiti Now!”, come è nato, ma soprattutto cosa significa per voi.
Alessandro: “Pròffiti Now!” rappresenta l'esigenza e la necessità di avere un nostro nuovo disco di canzoni, è composto di moltissimo materiale già testato da mesi di live, tant'è che è stato registrato per il 95% in presa diretta. Contiene pezzi scritti addirittura nel '96 e pezzi scritti pochi mesi fa.

Rocco: Si, in questo senso, c'era quasi una volontà autoantologica: ripescare e rieseguire canzoni che fanno parte della storia dei Mariposa, tipo “Errata Corrige” o Camposanto”, il cui testo era “battuto a macchina” nel libretto di “Portobello illusioni”e, non avendo mai trovato un arrangiamento, ha trovato uno stravolgimento! Poi contiene brani incisi in momenti e situazioni diverse: “Che caro che è il casello” era stata registrata a casa mia in montagna, “Tutto roba marca” l'ha fatta Ale a casa sua, da solo e ci piaceva così.

Alessandro: Diciamo che Pròffiti è il primo disco ufficiale di Musica Componibile, è un doppio disco di Musica Componibile per musicisti bambini e delinquenti!

Ah allora ho ragione a dire che ascoltandolo ci si diverte come ubriachi al bar e ragazzini che fanno a botte!
Alessandro: Hai troppo ragione! È questo che ti critico, non si può essere così sinceri, sei “componibile” come noi!

Grazie! Ma cosa significa? Cos'è questa Musica Componibile? Dai raccontatemi come nasce questo “concetto”, che roba è insomma?
Enrico: al momento è solo ciò che facciamo, un'attitudine, nulla di formalizzato, semplicemente un complesso meccanismo di alchimie che si crea in un gruppo, quindi, tecnicamente, tutti i gruppi fanno Musica Componibile; è qualcosa che ha a che fare col possibile a 360°.

Quindi si può dire che la vostra è Musica Componibile da sempre, non solo in Pròffiti.
Gianluca: No, si può dire che è la musica che è componibile per sua stessa natura, è una definizione tipo “musica musicale”.

Tautologica...
Gianluca: E' un po' come le “canzoni musicali”, nel disco c'è l'intervento di Sergio Staino che dice: “è una banalità che non vi fa onore”, nel senso che la musica si compone, quindi è tutta componibile. Nel nostro aver scelto questo termine c'è anche una specie di gioco a ribadire cosa deve essere la musica e cosa, per motivi spesso extramusicali, si perde della musica e cioè l'attitudine al comporre, ad utilizzare tutto il materiale musicale esistente o che si può inventare, in maniera più smaliziata. Spesso quello che inquina la musica (limitandoci all'ambito pop-rock) è che ci si pone prima l'obbiettivo di un significato della musica, con l'idea di Musica Componibile vogliamo fare il contrario: prima si crea la musica e poi si vede quello che può significare e le emozioni che può dare.

Enrico: Sostanzialmente il discorso si esaurisce intorno al fatto che “Musica Componibile” è un pretesto.

Per?
Per parlare del senso del dare etichette. C'è tanto bisogno, oggi, per questioni discografiche, di catalogare le cose, quindi ha senso fornire una definizione a quello che fa un gruppo quando è particolarmente strano?

In tal senso si può dire che Pròffiti è la sintesi degli altri due dischi?
Alessandro: in un certo senso si, in un certo altro no: noi lo definiamo una polaroid del momento, però in maniera conscia o inconscia è così, contiene canzoni dirette come in “Portobello” e pezzi molto più componibili e farciti come “Domino dorelli”, è molto più incasinato dell'uno e molto meno chiuso dell'altro, quindi è una sintesi nel senso di “accrescimento”, abbiamo imparato dai dischi precedenti e abbiamo preso le cose positive di entrambi.

Raccontatemi un po', proprio a livello di racconto, come sono state le registrazioni del disco: difficili? Divertenti?
Enrico: Dal punto di vista organizzativo è stato un massacro! Non facciamo un disco di studio dai tempi di “Portobello” (“Domino Dorelli” è stato registrato a casa di Rocco in montagna!), abbiamo continuato sulla strada degli studi mobili, anche se questa volta c'era un fonico esterno Max Trisotto, molto bravo.

Rocco: Non finiremo mai di ringraziarlo! Ha fatto un ottimo lavoro sia da un punto di vista tecnico, sia strettamente musicale, nonché sul piano umano.

Gianluca: chiamato come fonico, ci siamo sentiti di accreditarlo come produttore artistico: ha aiutato Enzo a pulire le parti e riusciva a gestire gli scazzi che si creavano, poi si è sottoposto a un tour de force, visto che in 10 giorni abbiamo registrato tutto!

Enrico: Tra l'altro ha risolto il ritornello di “Porto rispetto”... comunque, ti dicevo, il disco è stato registrato con una certa difficoltà, perchè c'erano da portare tutti gli strumenti da Bologna a questo paesino vicino ad Arezzo, molto carino, in cui c'è questo teatro all'italiana, che ci hanno dato in gestione gratuita durante la chiusura estiva. Abbiamo noleggiato un furgone, a cui io ho spaccato uno specchietto... e mi rendo conto solo ora di non aver pagato (risate generali N.d.r), Max è venuto da Padova in macchina portando cose sue e un registratore a 24 piste... insomma un bel casino!
Vivevate lì nel frattempo?
Enrico: Si alcuni di noi nelle case che c'erano a disposizione nell'aretino, altri dormivano in teatro! Avevamo allestito delle stanzette nei palchi centrali del teatro, su in galleria: un bijou, dovevi vedere!

Una bella esperienza quindi...
Si, svegliarsi nel buio del teatro e intravvedere i soffitti decorati... beh si, è stata un'esperienza notevole!

Passiamo alla domanda masturbatoria da critico musicale: voi siete un'anomalia, giusto?
Alessandro: anche Pecoraro Scanio lo è! (risate generali N.d.r)

Eh?!, che c'entra Pecoraro Scanio?! E perchè sarebbe un'anomalia?
Enrico: Guardalo bene...

Gianluca: tra l'altro somiglia a Faustiko! Lo notavamo ieri alla stazione centrale di Milano, che all'entrata ha questa enorme pubblicità di “Forza Italia”, da vero regime, mentre all'interno è stato comprato tutto dai Verdi e c'è Faustiko che ti guarda da ogni punto!

Enrico: comunque l'anomalia sta nel fatto che un gruppo strano come noi riesca a sopravvivere in qualche modo...

A questo volevo arrivare: siamo all'abusata parola “scena”: voi siete un'anomalia del tipo che vuole integrarsi ad una scena, o volete rimanere un corpo estraneo?
Alessandro: senza la scena non potremmo essere un'anomalia
Enrico: abbiamo cercato di integrarci in tutti i modi, ma ci hanno rifutato! No dai scherzo...

Gianluca: come tutti anche noi abbiamo un po' bisogno di piangerci addosso! Non sappiamo, in realtà se esista una scena e se essa ci consideri in qualche modo... forse ci sono più delle scenette.

O per dirla con Carlo Pastore delle scenate...
Enrico: Non male questa! Comunque ci sono cose che somigliano a scene: più per motivi extramusicali che altro, in ogni caso, tutto è legato a musicisti che sono amici di altri musicisti, vale anche per noi.

Rocco: in realtà nella scena siamo in quattro gatti, quindi ci si conosce tutti: stasera a vederci c'erano musicisti della scena, l'altra sera a Milano anche.

Enrico: si tratta di tutta la gente che “passa” su Rockit, tanto per capire, forse ciò che manca è un'identità nazionale della scena, come ce n'è invece in Belgio, per esempio.

Rocco: manca una condivisione, una contaminazione forte.

“Quattro gatti” che però fanno una marea di dischi, forse troppi?
Rocco: Non sta a noi giudicare, noi ne facciamo tantissimi, quindi... non ci metteremo mai a fare invettive perchè ci sono troppi dischi. La gente fa i dischi, stop! Il fatto che si possano fare in casa a costi bassissimi è una cosa molto positiva, ben venga!

E il fatto che i dischi, a breve,spariranno?
Rocco: Beh, come sai, noi siamo già abbondantemente in una fase di transizione, la cosa, non solo non ci spaventa, ma è molto stimolante, chi contrasta la tecnologia combatte una guerra persa. Il fatto di potersi confrontare con forme nuove per noi è notevole, non ci sarà più il vincolo della durata, per esempio.

E l'etichetta discografica? Voi ve ne siete creati una...
Gianluca: si, vabbeh, in realtà è un paravento...

Rocco: E' un modo di dare ufficialità alla nostra autarchia, nonché di collaborare a situazioni che ci piacciono, vedi il disco di Alessio Lega e quello che uscirà a breve degli Addamanera, si tratta di un supporto logistico più che altro, visto che soldi non ce n'è...

Quindi nemmeno parlare di “indie” ha senso...
Rocco: Non c'è comunque mercato, i pochi soldi che si fanno vengono dal live e dagli sponsor e la cosa vale ormai anche per le major: c'è un'inversione del rapporto concerto/disco, una volta il primo serviva a promuovere il secondo, ora è il contrario, si fanno i dischi per andare in giro a suonare. Il disco è la scusa per aver un video da far passare. Noi teniamo i piedi in due scarpe: continuiamo a fare i dischi perchè è bello, ma poi andiamo al M.e.i. A distribuire il nostro intero catalogo in Mp3, che, tra l'altro, finirà tutto scaricabile sul sito, non era un'una tantum provocatoria.

Ah giusto, parlatemi del vostro M.e.i.
Enrico: Il M.e.i. ha dei fini commerciali, seppur piccoli, noi, invece siamo andati lì senza vendere nulla, abbiamo anzi speso parecchi soldi per fare un'azione dimostrativa, come per dire “Signori, attenzione, qui il disco ci sta per lasciare, abituiamoci all'idea!”, i dischi “veri” non ce li avevamo nemmeno con noi, l'idea era quella di dare, gratuitamente, tutto ciò che abbiamo fatto a chiunque lo volesse.

E i riscontri sono stati positivi?
Gianluca: beh si, nei due giorni abbiamo masterizzato 150 cd.

Rocco: qualcosa come 13000 brani...

Un'anomalia anche lì insomma!
Enrico: si, volutamente. Speravamo ce ne fossero altre.

Gianluca: beh, c'erano i ragazzi di Anomolo con tutto il discorso sul copyleft, interessante. Certo, è vero che il senso della musica cambia con la facilità con cui la ottieni, è vero che l'acquisto di un disco, oggetto a pagamento, di cui aver cura, per avere il quale devi uscire di casa, parlare con persone eccetera, rende l'ascolto una cosa quasi virtuosa, speciale. Oggi la gente ascolta musica giocando con la playstation o facendo tutt'altro, noi, forse, siamo anomali nel senso che chiediamo all'ascoltatore quello che abbiamo chiesto alla musica in passato, l'essere ascoltata. Sembra una stronzata, ma questa cosa si sta perdendo. Quindi, siamo si favorevoli agli Mp3, ma ci rendiamo conto che hanno effetti negativi sull'ascolto, bisogna fare uno sforzo di maturità e comportarsi come se si avesse faticato per avere la musica, darle l'attenzione che merita, insomma.

Questa mentalità si ritrova anche nell'approccio che avete nei confronti della musica “suonata”, voi siete molto preparati tecnicamente. La Musica va studiata seriamente?
Enrico: questo è un discorso diverso e più complicato. E' vero, tutti noi abbiamo una preparazione di base, chi classica, chi più verso il jazz, tutti insomma abbiamo perso parecchio tempo nello studio...

Rocco: in ogni caso, nessuno di noi, se la sentirebbe di sostenere che va studiata maniacalmente, va semplicemente ascoltata con attenzione e praticata con serietà.

Enrico: anche perchè se hai un approccio grigio nei confronti della musica, diventa una roba ginnica.

... “Se si tolgono le emozioni dalla musica, restano i numeri”...
(Ridono tutti N.d.R.)Gianluca: te sei messo male!

Alessandro: Ma pure le “conferenze” sai a memoria?

E' naturale. Come ho scritto nella rece, sembrano battute di un film, si fanno ricordare facilmente.
Rocco: Anche le interviste sono state un pretesto per parlare di musica in generale partendo dalla domanda “cos'è la musica componibile?” e devo dire che è stato sorprendente trovare la disponibilità a trattare la musica con serietà, interesse e giusta attenzione da parte di molta gente da cui non me lo sarei mai aspettato.

In tal senso Pròffiti può essere un incoraggiamento a parlare di musica? E soprattutto, è necessario parlare di Musica?
Rocco: Si fa troppo poco: forse è per questo che non c'è una vera scena in Italia.

Enrico: il fatto è che poi si passa per segaioli, al musicista non è richiesto di saper parlare, anzi, più è devastato più e figo! Sono i giornalisti, la gente del settore, che deve saper produrre i discorsi.

Ok, ma l'ascoltatore deve saper parlare di Musica?
Enrico: L'ascoltatore deve avere pazienza. Spesso gli manca perchè non ha una dialettica con sé stesso, più che con gli altri: si è troppo presi da altre cose e non si ha voglia di ascoltare, non si riflette e quindi si è impazienti, si lavora solo sulla pelle. C'è gente capace di stare quattro ore a guardare la roba che passa su Mtv e non riesce, in concerto, ad ascoltare un'imporvvisazione di un quarto d'ora.

Ore 3.55 a. m.: ultima domanda. Non per mettervi ansia, visto che il disco è appena uscito e avete appena cominciato il tour, ma, constatando che Pròffiti segna una sorta di svolta nel vostro percorso, vorrei sapere che cosa farete dopo: come ci stupirete ancora?
Enrico: oh guarda, non è proprio un problema, abbiamo almeno una decina di progetti nel cassetto! Anzi, te lo dico ufficialmente: il prossimo lavoro sarà un disco per l'infanzia! Un disco proprio per i bambini, che è evidente che se va bene per loro, lo ascoltano anche i grandi.

Gianluca: poi per quel che riguarda lo stupire, si ha questa esigenza quando si viene consacrati in una certa maniera, quando si diventa celeberrimi per un progetto che quindi va ad influenzare quello successivo. Purtroppo per noi non credo che "Pròffiti" ci darà simili grattacapi!

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