Mr60 - Mail, 03-04-2008 Intervista

16/04/2008 di

(I Mr.60 - Foto da internet)

I Mr.60 sono un sestetto di Castelfranco Veneto. Li seguiamo da parecchio tempo e non sono ancora riusciti a deluderci, rimangono a tutti gli effetti uno dei gruppi più interessanti della scena pop/lo-fi italiana. E' uscito da poco per la loro Ugly Dog un nuovo split con gli svedesi Neuchatel. Eleonora Chiari li ha intervistati.



Rompiamo il ghiaccio con le domande più facili. Mr.60, identificatevi. Chi siete?

Siamo in sei. Veniamo da Castelfranco Veneto. Più o meno a turno suoniamo degli strumenti come: chitarra, basso, sintetizzatore, batteria, violino, melodica, xilofono, armonica a bocca, mr60.

Mr.60 cosa significa?

È il nome che è stato assegnato ad una vecchia tastiera ad aria Bontempi. In base ai nostri stati mentali e umori può diventare uno spirito che ci possiede e ci fa dire cose stupide e ripetitive. Oppure uno sgabello, uno spazzolino, una puleggia, una puleggia, una puleggia, una puleggia... Ecco, visto?

Descrivetevi in tre parole.

Sgabello, spazzolino, puleggia.

Sono passati cinque anni dal vostro primo EP. L’esperienza vi avrà fatto crescere, cosa è cambiato?

Siamo aumentati di numero e abbiamo acquisito alcune competenze tecniche. Poche, a dire il vero. Abbiamo imparato ad arrangiarci più o meno in tutte le situazioni e a suonare in formazioni che, in base agli impegni dei componenti di Mr.60, variano da uno a sei elementi.

Quali sono le vostre maggiori influenze?

La taverna di Gioffo e Skadi, la tettoia di Gianni, Cioppe.

Ognuno di voi qui si può sbizzarrire scovando nel proprio passato: qual’è stato l’artista che vi ha cambiato la vita?

Luca: Jim Jarmusch
Doc: Il baffo Moretti
Marco: Matt Hensley

Il nuovo disco vanta la collaborazione del gruppo svedese Neuchatel. Come siete arrivati fino a loro?
Molto semplicemente: conoscevamo uno dei componenti, che per un anno ha lavorato come fonico in un centro culturale che eravamo soliti frequentare.

La Svezia è una terra che vi affascina anche al di fuori della dimensione musicale? Se di punto in bianco vi offrissero prospettive concrete, ma a scapito di vivere là, che fareste?

L: Non conosco molto la scena musicale svedese. Non penso che andrei a vivere in Svezia, ma dipende sempre da quanto concrete possono essere delle prospettive là. Comunque non mi è sembrata la terra delle grandi occasioni. Direi più la terra delle grandi bevute.

M: Prospettive concrete? Sei mesi di buio?

Cerco di dare una visione più ampia alla domanda di prima: per seguire la vostra carriera musicale, sareste disposti a lasciare l’Italia in maniera piuttosto definitiva?

L e D: Sì, certo. In maniera definitiva.

M: Prospettive concrete? Carriera musicale?

Cantate in inglese, perché? Mai pensato all’italiano?

L: Perchè l'inglese mi permette di non prendermi troppo sul serio, perchè la mia musica preferita è cantata in inglese, perchè in inglese riesco ad adagiare meglio le parole sulla musica, perchè non mi piace la musica italiana o cantata in italiano, perchè non ho molto da dire, in particolare ai miei connazionali.

Che immaginario passa dentro le vostre canzoni? Quanta vita vissuta c’è?

L: Non saprei bene descrivere l'immaginario che sta dentro le nostre canzoni. Io cerco di raccontare delle storielle. Il più delle volte il punto di partenza è un fatto reale, non necessariamente personale, passato però sotto una lente deformante.

L’ultimo split è stato pubblicato anche in vinile. In più, lo sfondo della vostra pagina di Myspace richiama la pellicola di un vecchio film. Sono segnali di un vostro spirito retrò?

L: Direi che è più una casualità per quel che riguarda il vinile (la richiesta è venuta dai Neuchatel), una scelta estetica non così ragionata per Myspace (almeno credo, ma ora chiedo a Marco: Marco, sei retrò?). Io non mi sento molto retrò, ma possiedo un sacco di calzini vecchi.

M: Retrò? Forse anagraficamente. Una volta dei ragazzetti allo skate park mi hanno dato del vintage. Comunque l'unico vero spirito retrò è un'acquavite d'annata.

Siete veneti. I locali della zona vi accettano o c’è ancora una certa diffidenza per le band che come voi propongono brani di produzione propria?

I locali, soprattutto se piccoli, ti accettano se tu accetti di pagarti le consumazioni, di non avere un cachet, di suonare senza un impianto degno di questo nome, di farti da fonico. Se rispetti queste semplici e basilari regole nessun locale ti dirà mai di no, e il Veneto in questo non fa eccezione, anzi. Il discrimine tra musica propria e cover non fa molto testo: prima vengono comunque le quattro regole sopra elencate. Ovviamente ci sono anche delle isole felici e in alcune di esse abbiamo avuto la fortuna di suonare. Lì abbiamo incontrato persone interessate alla musica e simpatiche. Solitamente, in quei casi, abbiamo bevuto più di una birra in compagnia.

Avete collaborato con altri gruppi o artisti solisti della vostra zona? C’è più complicità o competizione?

Abbiamo collaborato spesse volte con i Ti Amo Abbastanza e direi che c’è sempre stata complicità e sostegno reciproco.

I vostri progetti futuri viaggiano a breve per una nuova entrata in sala registrazione o per un tour anche oltralpe?

Siamo in una fase di leggero stallo, gli appuntamenti live non mancano ma la produzione va un po’ a rilento. Credo sia il momento di rinnovare il repertorio e - perché no? - di un nuovo tour da qualche parte.

Quale può essere il vostro slogan di promozione?

D: Sono un musicista e non un pubblicitario.

Commenti (2)

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  • enver 16/04/2008 ore 14:08 @enver

    i migliori, cazzo. come pulegge :)

  • SovietStudio 16/04/2008 ore 20:28 @sovietstudio

    Non c'è che dire,assolutamente molto bravi.

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