Les Petits Enfants Terriblez (LPETZ) - Mail, 03-05-2007 Intervista

26/10/2007 di

(Les Petits Enfants Terriblez - foto di Fabrizio Ferri)

Era primavera quando abbiamo intercettato Andj, seduti davanti al pc e con la complicità di Nora, affinché ci rivelasse qualche dettaglio del mondo LPETZ in occasione dell'uscita del loro primo album. Fra Kraftwerk, filosofia sul design cutting edge occidentale contemporaneo e approccio rock'n'roll, Faustiko Murizzi prova a fissare qualche paletto...



Voi venite dalla provincia, lombarda per di più. Quanto influisce la provenienza nel vostro immaginario musicale?
“Where are we going? Where are we come from? Is there a reason?”. Non ho mai sentito radici, sebbene riconosco che il contesto ambientale possa influire oltremodo sui comportamenti delle persone e le conseguenti azioni.

Ho trascorso la mia infanzia nella provincia mantovana, ma l’ho frequentata poco culturalmente, ho sempre cercato di spostarmi, visitare e conoscere nuove realtà… ed ora mi ritrovo a Milano a rispondere a questa domanda. Si potrebbe anche rovesciare il quesito e chiedere quanto influisce l’immaginario musicale sul luogo di provenienza… se così fosse risponderei che siamo certamente figli di una cultura anglofila da cui forse cerchiamo di scappare ma restiamo sempre impigliati con un piede nella rete…

Come già detto altrove - scherzosamente - più pensi alla recensione comparsa su Rockit e più fatichi a prendere sonno la notte?
Ho letto la recensione con molta attenzione e condivido la maggior parte delle cose che sono state scritte. Soffro di insonnia da anni ma non credo sia questo il motivo.

Le tracce del disco sono state composte in periodi diversi. Non pensate che l’atmosfera generale risenta un po’ di questo “effetto collage”?
I pezzi che compongono il disco sono cresciuti con noi, in circa cinque anni di lavoro, in cui l’evoluzione ha preso strade inaspettate: dalla pura improvvisazione, ai canovacci, alla forma canzone. In realtà, nella fase di pre-produzione i brani sono stati tutti rivisti e riarrangiati, quindi gli ultimi LPETZ sono qui dentro, mentre si svuotano e si riempiono di ciò che li circonda. Sebbene proveniamo da background differenti, abbiamo fin da subito trovato un’empatia che ci ha uniti; i brani nascono semplicemente suonando assieme, improvvisando, e cercando infine di dare forma a ciò che riteniamo possa risultare più fiero. Posso essere d’accordo con te nel fatto che vi sia una sorta di schizofrenia compositiva che non permette di incasellarci all’interno di un unico genere, ma - citando un critico de Il Mucchio Selvaggio - “forse siamo davvero degli incoscienti, e l’incoscienza, di questi tempi, è forse una virtù da conseguire”.

In che punto del lavoro è entrato Fabio Magistrali nel ruolo di produttore? Ma soprattutto: come siete arrivati a lui? In giro si dice che è un tipo molto selettivo
Fabio è entrato nella sopracitata fase di pre-produzione. Sentìi il demo autoprodotto del 2004 e gli piacque moltissimo; già da quell’ascolto ricordo che licenziò interessanti spunti di riflessione. In seguito ha voluto che gli mandassimo le linee guida dei pezzi che avrebbero fatto parte del disco… e dopo circa un mese si ripresentò con tutta la sua magica attrezzatura e la sua affascinante aura presso il teatro dove sono state effettuate le riprese. Non ricordo sinceramente come siamo arrivati a lui, forse attraverso Giovanni Ferrario. L’etichetta ha poi fatto il resto.

Nello specifico, che consigli preziosi pensate vi abbia dato?
Lavorare con Magister è stata un’esperienza meravigliosa sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Ci ha dato molti consigli e ha fatto critiche costruttive intervenendo - talvolta suonando in certi pezzi - senza stravolgere la nostra natura. Ci ha dato anche consigli non prettamente musicali che ritengo non debbano però essere resi pubblici. Ricorderò sempre con molta simpatia quel periodo in cui abbiamo convissuto per circa tre settimane, noi lpetz+magister+luca, il nostro spirito guida che in quell’occasione entrò nei panni di cuoco, mediatore di malumori e consigliere, assieme a Fabio, in termini di gnocca.

Guardando il vostro sito, il booklet del cd e le foto che vi ritraggono, appare subito evidente la ricerca di un immagine dove nulla è lasciato al caso. Anche nel campo delle scelte grafiche i vostri maestri si chiamano Kraftwerk?
Credo semplicemente nel concetto di qualità totale (questo non significa che noi l’abbiamo realizzata…). Il tuo appunto, però, mi convince poco, in quanto posso affermare con certezza che alla base sta sicuramente l’influenza del design cutting edge occidentale contemporaneo, che per certi versi, percorrendo un viaggio a ritroso nella fenomenologia degli stili, è riconducibile a forme ricorrenti durante la seconda metà degli anni Sessanta - periodo, tra l’altro, in cui i Kraftwerk sono cresciuti, se non erro.

A proposito di Kraftwerk dopo ripetuti ascolti dell’album, balza all’orecchio il fascino che la band tedesca - compresi i “discendenti” - ha avuto su di voi. Quanto e come vi piace l’elettronica?
Intervento acuto ma a mio avviso opinabile. I miei anni più fertili in termini di ascolto hanno visto da lontano la musica dei Kraftwerk. Mio fratello li ascoltava ma non mi piacevano molto. Ricordo di aver trascorso la mia adolescenza tra King Crimson, tantissimo Hendrix, Bauhaus, Front242 (quelli si che spaccavano) e la scena cyberpunk in generale… dopodiché mi sono avvicinato di colpo a jungle e drum‘n’bass passando attraverso la scena indie degli anni ’90 (penso per esempio ai Sonic Youth).

L’elettronica e l’effettistica mi piacciono sicuramente e cerco di non abusarne, ma siamo un gruppo molto meno elettronico di quanto tu creda… forse l’approccio è quello, non lo so, non dico di non essere affascinato dai circuiti elettrici, anche dal punto di vista plastico. Stavo pensando infatti proprio in questi giorni di fare dei gioielli con le schede logiche dei Macintosh… che dici, è una porcata?

Viste le premesse su cd, la resa dei pezzi dal vivo avviene in una modalità molto diversa o semplicemente il palco é invaso da macchine piuttosto che dei classici strumenti? Insomma: siete più rock’n’roll o cercate un approccio il più vicino possibile alle versioni incise?
Beh credo di averti dato già una mezza risposta prima… siamo sicuramente più rock‘n’roll dal vivo, di elettronico compare solo un synth - che tra l’altro uso quasi esclusivamente in un paio di pezzi - e pedaliere/pedali vari per chitarra, ma in futuro magari verranno utilizzati di più, o di meno, chi può dirlo! Ultimamente sul palco è comparsa anche una lamiera che può essere utilizzata sia per emettere noise che per recare danno ai giornalisti!

Chiedo sempre alle band l’importanza che danno ad uno strumento come internet. Voi, ad esempio, avete un bel sito ma poco aggiornato e un po’ “povero”. È il tempo che manca oppure siete passati definitivamente a MySpace?
Ti ringrazio per il ‘bel sito’, sicuramente il tempo manca sempre, soprattutto quando non fai il musicista per vivere, o non vivi facendo il musicista. Ma la verità è che stiamo progettando la nuova versione del sito ufficiale e quindi stiamo tralasciando un po’ il vecchio. Riguardo questa "nuova realtà dei giovani d’oggi", così chiamiamo Myspace, trovo che sia una community molto interessante e funzionale, il nostro bacino d’utenza per esempio si è decuplicato da quando siamo presenti con il nostro spazio. Quindi lunga vita a Myspace, a tutti i mezzi di comunicazione di massa (con tutti i pro e contro che per definizione incarnano)… ma soprattutto lunga vita a LPETZ!

Commenti (3)

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  • lpetz 31/10/2007 ore 00:38 @lpetz

    vai cosi! faustiko ma quando vieni a vederci dal vivo?? :)

  • Faustiko Murizzi 31/10/2007 ore 11:27 @faustiko

    eh... appena riesco! :)

  • ammale 02/11/2007 ore 21:20 @ammale

    guarda ke meritano veramente tanto!!!

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