Red Worms' Farm - Mail, 04-01-2008 Intervista

14/01/2008 di

(I Red Worm's Farm - Foto da internet)

Non più vermi rossi ma cane, gorilla e serpente. Tutti però continuano a conoscerli come Redwormsfarm. Un disco appena uscito, la voglia di ripartire da zero, un pugno di brani tesi e brutali. Fa un certo effetto parlare di una band che ha sempre lavorato sottotraccia, laddove altri nomi hanno preferito/subìto il fracasso della sovraesposizione mediatica. Eppure gli altri nomi spariscono e non lasciano segni del proprio passaggio. I Redwormsfarm, invece, ci sono ancora. E sono qui per restare a lungo. L’intervista di Manfredi Lamartina.



Cane, gorilla, serpente. La domanda è scontata ma nasce spontanea. Come mai questo titolo?
Cane: Come spesso ci accade alcune decisioni nascono per caso, o meglio, da fulminee intuizioni. Così Marco una sera durante un nostro show.

Gorilla: Per prendere in giro quegli artisti che a fine concerto presentano i componenti della band, ci ha presentati con "Alla chitarra CANE, alla batteria GORILLA, all'altra chitarra SERPENTE!". Da quel concerto, pur non avendo ancora i pezzi pronti, sapevamo già come si sarebbe intitolato il nuovo disco. I titoli dei nostri dischi hanno sempre avuto a che fare con un qualcosa che ci apparteneva profondamente e che ha scandito la nostra evoluzione: "Troncomorto" era il quartiere da dove è iniziato tutto, "Amazing!" era lo stupore di essere riusciti a fare un nuovo disco nonostante tutti i casini che imperversavano le nostre vite, "Cane, Gorilla, Serpente" sono i tre animali che meglio esprimono le nostre personalità diverse tra di loro ma che una volta insieme riescono a creare quel tutt'uno che sono i Redwormsfarm.

Serpente: Diciamo che tra i tre sono quello che ha la lingua più biforcuta, e nel contesto in cui ci trovavamo a suonare quella fatidica sera (una specie di festone all'aperto molto informale!), mi hanno un po' indispettito le continue presentazioni dei componenti delle band, un po' perchè non era il caso, un po' perchè mi sembrava un atteggiamento altezzoso. Noi quando suoniamo siamo un gruppo e se proprio volete sapere chi siamo per costruirci sopra falsi artisti e personaggi allora siamo un cane, un gorilla e un serpente!

Perché il cd non è uscito per Fooltribe? E che cos’è Infecta?
C: Fooltribe ha perso lo slancio originario e noi avevamo bisogno di nuovi stimoli e di nuovi spazi. Grazie allo spirito libero di Manuele Fusaroli è nata l'idea di creare non una nuova etichetta ma una vera macchina produttiva. Non ci si limiterà a produrre dischi rock and roll o indie o chissà quale genere, il progetto Infecta riguarda il "suono" ed i suoi "affini".

G: Nel momento in cui Tizio ha puntato giustamente molto sul suo progetto solista, le nostre strade si sono purtroppo distanziate. Non abbiamo nulla contro la scelta di Tizio e siamo contenti che le cose gli vadano bene ma nell'ultimo periodo ci trovavamo spesso ad organizzare da soli le nostre cose. Da lì è nata la decisione di puntare tutto sulle nostre forze e di produrre il disco da soli. Poi quando Manu ci ha parlato del suo progetto di una nuova etichetta dove inglobare tutto ciò che rigurda le forme espressive (musica, fumetti, video etc.), abbiamo accettato immediatamente sia perchè l'idea ci sembra valida, sia perchè con Manu e i ragazzi di Ferrara si è instaurato un bellissimo rapporto, sia perchè ci riporta alle idee che alimentavano ed ispiravano l'esperienza della Halley Nation (la prima etichetta fondata dalla band, NdR).

S: Destino e volontà, due concetti a me molto cari. Per destino ci si è imbattuti in Tizio e la gente di Fooltribe e per volontà si è deciso di fare qualcosa insieme; per destino ci si è imbattuti nell' NHQ, in Gianluca della Destjil concerti e per volontà si è deciso di fare qualcosa insieme: INFECTA suoni e affini; che amiamo definire così: un collettivo che autogestisce le proprie forme espressive di qualsiasi natura esse siano!

Il disco è una bella botta, ed è anche ben registrato. Ma gli manca quel passetto in più in grado di fargli fare la differenza, come è successo invece con i vostri lavori precedenti. A cosa è dovuto? Una mia incompetenza nel giudicare o una fase di transizione nella storia dei Redwormsfarm?
C: Non capisco a cosa ti riferisci. In realtà mancano molte cose, alcune volute, altre no. Questo disco è stato concepito durante un lungo arco di tempo nella convinzione che per fare qualcosa di bello sia necessario investire abbastanza tempo e molte energie. Il risultato probabilmente dipende più dal fatto che ci troviamo a gestire vite normalmente complicate che per il tentativo di fare il meglio possibile per noi. Inoltre questo disco è stato prodotto con il suddetto Manu, il quale oltre a confezionare il suono ci ha aiutati a superare quei piccoli drammi che ogni disco Redwormsfarm evoca e quindi in un certo senso a dettarne il taglio.

G: Ma perchè pensare di essere degli incompenti? Ogni giudizio è soggettivo, ogni critica è soggettiva. Punto e basta! Chiaramente non sono d'accordo con te. Penso che questo sia il nostro disco più maturo, completo, compatto, non la conseguenza di una fase di transizione ma il naturale sviluppo dei dischi precendenti.

S: Mi piace molto questa domanda così netta e drastica, in poche parole mi stai chiedendo di scegliere tra il nostro disco, cioè la cosa che più ora ci rappresenta e ci gratifica, e il tuo umore musicale... secondo te un serpente velenoso che cosa ti potrebbe rispondere?

Posso immaginare. Nella recensione, comunque, ho auspicato un futuro rinnovamento nella vostra formula sonora. Come vedete la cosa?
C: Ti ringrazio per la premura, in realtà ogni nostro cambiamento è stato naturale, progressivo ed inarrestabile. Sarà sicuramente così anche per la prossima evoluzione, non ci si pongono mai dei limiti a priori, piuttosto si combatte per superare quelli già esistenti.

G: E chi lo sa come sarà il nostro prossimo disco! Non ci siamo mai seduti ad un tavolo per decidere come dovranno essere i nostri pezzi. Tutto nasce in maniera spontanea, naturale, cercando di lasciare spazio alla libertà espressiva di ognuno di noi. Il nostro intento è sempre quello di evolverci e rinnovarci e mi dispiace che tu in questo disco non abbia visto nessun rinnovamento. È chiaro che abbiamo mantenuto il nostro approccio e il nostro stile ma a mio avviso in questo disco c'è un notevole rinnovamento, c'è la ricerca di nuove sonorità, c'è la presenza di ritmiche diverse, c'è un diverso modo di concepire la forma canzone, c'è un diverso uso del cantato, ci sono dei testi a mio avviso più incisivi.

S: Mi associo alle risposte degli altri due animali, anche io non ho la più pallida idea di che disco sarà il prossimo e sinceramente adesso ho solo voglia di godere di quello che abbiamo appena finito.

La prima volta che vi ho visti dal vivo è stato a Palermo, nel lontano 2002, al leggendario Malox di piazzetta della Canna (un nome, un perché). Cosa vi ricordate di quella occasione e di quel periodo?
C: Lo scirocco e i "pani ca meusa" (si dice così?) per quanto riguarda Palermo. Dello show di quella serata in particolare non ricordo granchè. Quello è stato un bel tour, abbiamo conosciuto tante persone e raccolto una bella esperienza. Sicuramente faremo un nuovo "sudemo tour" quest'anno.

G: Palermo senza acqua. Un vero e proprio shock!

S: Io invece mi ricordo che abbiamo aspettato il proprietario del posto (un certo Annibale) che ci doveva ospitare per tre ore in furgone, per poi scoprire che, senza nemmeno avvertirci, se ne era già andato a dormire, perchè alla mattina dopo doveva andare al mare con la sua bella!

Che differenza c’è – consapevolezza, stile, approccio al mondo della musica – tra i Redwormsfarm di allora e quelli di oggi?
C: Francamente questa è una domanda troppo complicata. Redwormsfarm hanno avuto sempre poca consapevolezza di sè, uno stile molto personale e un approccio al mondo della musica nullo. Tra ieri e oggi non è cambiato molto. Per fortuna.

G: Penso che sia cambiato veramente poco. Abbiamo solamente qualche anno, qualche chilo e qualche chilometro in più sulle spalle.

Marco, anni fa in un’intervista per altri lidi telematici mi avevi detto che se gli album non raggiungevano la potenza dei live (anche se non eri d’accordo con la critica) probabilmente era perché gestivate male il vostro tempo in sala di registrazione. Stavolta le cose come sono andate?
C: Di volta in volta meglio dai.

S: Sinceramente non mi ricordo, ma sostengo sempre che i live sono una cosa e le registrazioni di lavori in studio un'altra per forza di cose, nel senso che sono e devono essere due cose differenti, e non è una questione di potenza ma semmai di controllo e mezzi.

Come e dove si compra il vostro disco?
C: “Cane Gorilla Serpente” è distribuito Goodfellas. A partire da gennaio dovrebbe trovarsi nei negozi. E naturalmente ai nostri concerti. È sempre possibile comprare il Cd attraverso il nostro sito web: halleynation.com

In passato avete fatto anche dei tour europei. Sono previste anche stavolta delle date all’estero?
C: Sicuramente, a breve faremo un mini tour di 5-6 date in Francia e Spagna.

Perché in Italia ci sono poche band che dal vivo riescono ad andare al di là della mera esecuzione del pezzo? Spesso manca un impatto visivo – presenza scenica, sudore, sfrontatezza – che va ovviamente al di là della magliettina alla moda indossata dal chitarrista.
C: Credo che in Italia manchi una cultura dello show come ad esempio c'è nei paesi anglosassoni, ma d'altra parte alcune band nostrane colpiscono per la loro intensità emotiva. È una questione di culture.

G: Il problema è che le band straniere quando vengono in Italia hanno già fatto centinaia e centinaia di concerti perchè hanno la possibilità di suonare tanto, in tanti locali, con un pubblico diverso, attento al concerto, competente. È chiaro che in questo modo acquisisci una personalità, una quadratura, una precisione sul palco che ti permette di andare oltre al semplice fatto esecutivo. Però non sarei così drastico: anche in Italia c'è gente che suda, che salta, che si muove inviperito sul palco, ma non sempre viene capita.

C’è una parola inglese detestabile – hype – che è ormai il vero punto di raccordo di tutte le musiche del mondo. Non che sia una cosa nata l’anno scorso. Per dire, sotto certi aspetti i Sex Pistols furono gli antesignani delle Spice Girls. Ma ora la cosa sta inondando il mondo indipendente. Come se ascoltare una canzone fosse la stessa cosa di indossare un maglione. Come se andassimo ai concerti soltanto perché è figo esserci. Come se i dischi avessero la data di scadenza sul retro. E si andasse avanti a cicli, maree, ritorni. I Redwormsfarm come si pongono di fronte a tutto questo? E cosa può fare (o dovrebbe fare) la critica musicale per arginare questa deriva?
C: È nato prima l'uovo o la gallina? Ognuno di noi imparando rielabora le informazioni ricevute attraverso il linguaggio. Ognuno di noi è "drogato" da qualcun altro. La musica è bella in quanto comunica direttamente con l'anima e non ha nulla a che vedere con l'originalità, concetto che si abbina decisamente meglio alla moda. Il critico dovrebbe parlare della musica, delle emozioni che un brano gli evoca, dovrebbe parlare di se stesso e farsi gli affari suoi.

G: Non so nemmeno di cosa stai parlando! E non sento nemmeno il bisogno di parlarne in quanto ci sentiamo piuttosto estranei a questo "mondo indipendente", ancor di più dopo questa domanda. Le mode esistono ed esisteranno sempre fintanto qualcuno le crea per guadagnarci creando stereotipi o nuove mode del momento. Faceva moda essere grunge, faceva moda essere brit pop, faceva moda essere post rock, faceva moda essere post punk. Adesso non so nemmeno cosa faccia moda. Non è cambiato niente in tutti questi anni se non il modo di ascoltare la musica che accelera e amplifica tutto ciò. Non vedo perchè bisogna sorprendersi ancora. Cosa dovrebbero fare i "critici" musicali? Fare il proprio mestiere: criticare (se in maniera costruttiva ancor meglio), esprimere il proprio giudizio senza sottostare alle regole del mercato, alle pressioni delle etichette, alla moda del momento. In poche parole: essere più liberi.

Perché nell’indie c’è questa sorta di disprezzo nei confronti della tecnica? Secondo voi è vero che più un musicista è abile con il proprio strumento e più è incapace di scrivere belle canzoni?
C: Chi disprezza la tecnica, in genere non capisce un cavolo. Che la tecnica sia meno importante dell'espressività però è sacrosanto. Il perchè è chiaro no?

G: Queste sono tutte cazzate e non so chi può riempirsi la bocca con queste stronzate paranoiche! La musica deve essere esclusivamente espressione, in qualsiasi modo essa si faccia.

Il nostro direttore Fiz dice che la musica - intesa come industria - è morta. Persino un famoso cantante italiano di cui non farò il nome non ha i soldi per comprarsi la macchina. Che cosa vuol dire, allora, essere musicista indie oggi? Immolarsi all’arte e morire di fame oppure un hobby da conciliare con gli impegni lavorativi (il cosiddetto musicista contabile di cui parlava anni fa Manuel Agnelli)?
C: Direi che non vive più nessuno punto. Per il resto fino a quando avremo la possibilità di fare quello che vogliamo non ci lamenteremo, non si può barattare la libertà. Anche Mozart è morto povero, e allora?

G: Però, vedo che l'ottimismo regna sovrano nella vostra redazione. Rigiro la domanda al mittente: chi scrive su Rockit lo fa per vivere o perchè è mosso dalla passione di farlo?

Commenti (1)

  • Faustiko Murizzi 14/01/2008 ore 16:07 @faustiko

    "Però, vedo che l'ottimismo regna sovrano nella vostra redazione."
    :] :] :]

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