Atari - Mail, 04-02-2008 Intervista

15/02/2008 di

(Gli Atari - Foto da internet)

Quaranta date in Italia senza un disco fuori, e un minitour oltralpe al La Mécanique Ondulatoire di Parigi (che li presentava come “un étrange et immanquable groupe originaire d'Italie”) e al Le Pince Oreille di Poitiers (che annunciava “comme si les Beatles jouaient à Pong et Blur aux Space Invaders tandis que Soulwax était poursuivi par Pacman!”). Mentre esce “Sexy Games For Happy Families”, che promette di farci muovere i culi come si deve, il duo electro di Napoli si racconta un po’.



Com’è andata in Francia?
Alla grande, se non fosse per il fatto che tutti ci chiedevano di Carla Bruni!!! Tutto sommato però, una bella esperienza. Abbiamo incontrato persone squisite con grande “savoir-fair” e le abbiamo fatte ballare “Toute la nuit”!!!

Com’è capitato questo mini-tour Oltralpe?
Abbiamo conosciuto, in occasione di un festival tenutosi a Napoli (Kaleidoscope Festival), i Moon Pallas, un gruppo di Poitiers, e da lì è partito tutto. Poi la nostra agenzia ha provveduto ad articolare il giro in Francia completandolo con una data a Parigi, in zona “Bastille”. Anche in quest’ultimo passo Myspace ci è stato di grande aiuto grazie alla sua facilità di riuscire a rendere l’idea di una band in pochi click!

Sparo subito la domanda cattiva? Il vostro è un disco che spacca e si candida fin da ora tra le migliori uscite italiane del 2008. Però è un disco molto anni 90: le influenze di Daft Punk, Beck, Air, perfino un vago sapore Duran Duran si sprecano.
Mah, no, dai. In fin dei conti non dici nulla di cattivo. Credo sia meglio avere uno spiccato senso di citazionismo che malcelare le influenze che in qualche modo condizionano la tua creatività. L’importante è saper dosare per bene tutti gli ingredienti della ricetta e alla fine dare al tutto un sapore personale. Ma tu trovi davvero che gli Atari siano ai limiti del plagio? (Decisamente, NdI)

Stupisce invece l’influenza dei Beatles in un contesto electro e dance. Bravi, cazzo.
Si, i Beatles sono l’abbecedario del buon Pop. Non credo si possa rimanere impassibili alla loro musica qualora si decida di scrivere canzoni. Le nostre melodie vocali sono sempre una simbiosi di “prime” e “terze”, ricche di controcanti. Quale insegnamento migliore dunque, se non quello dei “ragazzi di Liverpool”?

State ricevendo un sacco di critiche positive e suonate un casino in giro, segno che piacete. Ma non vi sembra che chi in Italia fa musica da ballare, anche se di livello, sia sempre considerato meno di chi fa altri generi?
No, non trovo. Non sempre il nostro pubblico è fatto di ballerini, anzi. Spesso ci troviamo di fronte a persone che seguono lo show, dall’inizio alla fine, con molta attenzione. Questo significa che le nostre canzoni non si reggono solo sulla “cassa in quattro” ma c’è qualcos’altro che trattiene il pubblico sotto al palco. Poi, se fossimo considerati meno di chi suona altri generi non suoneremmo così tanto in giro.

Una delle cose che mi sembrano notevoli degli Atari è che siete napoletani e fate electro. Sta finendo la dittatura del folk alla De Sio/Gragnagniello, del jazz rock alla Pino Daniele, dell’hip hop “compagno” alla 99 Posse, dei neomelodici alla Gigi D’Alessio? Insomma: siete dei pesci fuor d’acqua o c’è una nuova Napoli che lotta insieme a voi?
Probabilmente all’inizio ci siamo sentiti un po’ fuori dai canoni per una città come Napoli. Noi non ci sentiamo affatto figli della nostra città. Questo probabilmente potrebbe rappresentare un limite per noi, perché spesso da Napoli ci si aspetta che escano fuori cose come quelle che hai citato sopra. È capitato, durante le date al nord Italia di sentire stupide battutine in merito a questa cosa. Come se chi venisse da Napoli deve necessariamente suonare una tamborra, cantare con la “A” molto sofferta, e lamentarsi della politica. A me non pare che i “Cansei de Ser Sexy” abbiano qualcosa a che vedere con Antonio Carlos Jobim (grande maestro, tra l’altro).

Tutto il disco è percorso da un immaginario di plastica. Mi viene da citare i versi di Battiato: “Meccanici i miei occhi / di plastica il mio cuore / meccanico il cervello / sintetico il sapore / meccaniche le dita / di polvere lunare / in un laboratorio / il gene dell'amore”. Parliamone. Dell’immaginario, non di Battiato.
Si, più che di plastica direi che la maggior parte dei testi fanno riferimento ad una nuova o futuristica ipotesi di fare sesso. Quello robotico come nel caso di “Cyber Candy”, la puttana robot, o quello virtuale, come in “8 bit love”, la cartuccia interattiva che coinvolge 2 giocatori che fanno l’amore a colpi di joystick. Ci affascina molto quello che potrà essere il sesso in futuro perché probabilmente è quanto ci resta di più umano al giorno d’oggi. Siamo felici che tutti questi input rimandino a “Fetus” di Franco Battiato piuttosto che a Siffredi, indiscusso stallone italiano.

Assolutamente indiscusso! Entrando nello specifico, “Poisoned Apple Pie” parla di una Biancaneve che non è quella della fiabe…
“Poisoned Apple Pie” è stata concepita in puro stile “non-sense-Lennoniano”. Non saprei dirti di quale Biancaneve parla, pero’ suonava bene così e quella era l’unica cosa che contasse veramente.

Il disco si apre e si chiude nel vostro nome (“Atari Boy” e “Have You Played Atari Today?”): cos’è? Un vago sapore concept che mi è sfuggito o cos’altro?
Non ti sbagli. “Sexy Games for Happy Families” non è un vero e proprio concept, né ha la pretesa di esserlo. Tuttavia credo sia inevitabile che dieci brani concepiti più o meno nello stesso periodo, abbiano un nesso tra di loro, seppur sottile. Il minimo-comun-denominatore è di certo quello di residui mai smaltiti di un’infanzia scandita al ritmo di “Pong”, in cui l’Atari Boy in questione è un ragazzino che riceve in regalo la sua prima console. L’ultima traccia invece, “Have You Played Atari Today” (tra l’altro jingle originale degli anni 70 dell’Atari, riproposto in chiave electro da noi), è un inno che vuole chiudere il disco con una domanda insistente, ossessiva: “Hai giocato con l’Atari oggi?”

La ghost track è uno scherzo electro su “Funiculì funicolà”: è un omaggio ad Umiliani?

No, nessuna delle due. In realtà è una citazione del film “No grazie, il caffé mi rende nervoso” che vede il grande Massimo Troisi alle prese con un “maniaco omicida” di nome Funiculì-Funiculà, che punisce con la morte tutti coloro che vogliono in qualche modo cambiare la tradizione Napoletana, (Napule nunn’adda cagnà!) quando lui la vuole legata ai saldi princìpi quali, pizza, sole e mandolino. Nel nostro caso, pagheremo a caro prezzo l’errore di aver cantato in inglese… che il maniaco abbia pietà di noi!!!!!

È vero! La vocetta distorta mi ricordava qualcosa ma non mi ricordavo cosa, visto che non capivo cosa diceva… per finire: tra le influenze sul vostro MySpace indicate Sandy Marton e Gigliola Cinquetti. Urge spiegazione, soprattutto per l’ultima…
Hahahaha, cazzo, non ti sfugge proprio niente, eh? Mah, di Sandy Marton ci fa impazzire la tastiera a tracolla… Credo che quanto ad essere “tamarro” si gioca il primo posto solo con la doppia cassa della batteria di Stefano D’Orazio. Quanto alla Cinquetti… beh… ”In Gigliola We Trust!”

Commenti (24)

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  • enver 17/02/2008 ore 19:05 @enver

    il fatto è che gli Atari non appartengono minimamente a quei suoni: sono un duo POP che usa l'elettronica, essa non è in loro consustanziale, immersiva oppure d'ambiente


    (Messaggio editato da enver il 17/02/2008 19:06:38)

  • Elisa Orlandotti 17/02/2008 ore 22:04 @elisa

    praticamente come Meg :[

  • El 18/02/2008 ore 02:28 @el

    Non sono d'accordo, ma sapevo che una risposta del genere "me la chiamavo". Non mi metto a parlare di "originalità" perché è come discutere di amore, dio ecc... :-P Dico però che un musicista, conscio delle proprie influenze, accorgendosi di aver usato "un giro" di un suo artista di riferimento (cosa che può succedere) dovrebbe sostuirlo. Questo è almeno un "tendere" all'originalità, cosa che un artista ha voglia di fare, credo.

    Comunque penso che le nostre opinioni divergano anche perché si basano la tua sul disco, la mia sul live, che si sa quanto possano non essere la stessa cosa. Forse io adorei il disco, e tu non saresti così entusiasta del live...o forse no. Magari un giorno mi dirai. ^_^


    (Messaggio editato da El il 18/02/2008 02:36:15)

  • uomoqualunque 20/02/2008 ore 10:16 @uomoqualunque

    Visti live poco tempo fa (ottimi) e il batterista ha veramente un grande talento! Sulla musica ognuno può dire e fare quello che vuole, per me sono un buon gruppo, anche a livello compositivo. E chi non si prende eccessivamente sul serio è sempre un gradino sopra gli altri!:]

  • El 20/02/2008 ore 15:15 @el

    Quale immotivata e giovanile aggressività! La solita menata del musicista fallito :] E allora io potrei attaccare con la solita menata dell'amico della band :] ...ma sono entrambe banalità.

    .

    Io scrissi che un musicista, conscio delle proprie influenze, accorgendosi di aver usato "un giro" di un suo artista di riferimento (cosa che può succedere) dovrebbe sostuirlo.

    .

    Non "del tuo artista "preferito" (non siamo alle medie) e non "giro melodico": non parlo della voce, ma di riprendere certi giretti di synth... E ho scritto che può succedere, anche involontariamente; ma in un secondo tempo te ne accorgi. Li tieni? Allora E' citazionismo, e sono gli stessi Atari a usare questo termine riguardo alla loro musica. Ergo 'sto citazionismo c'è e semplicemente tu non l'hai visto. Può per caso essere che tu non conosca tutti i gruppi conosciuti dagli Atari? (e dall'intervistatore, e da - umilmente - me?) :?

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