XMary - Mail, 10-01-2008 Intervista

12/02/2008 di

(Il "Santo Protettore" degli X-Mary quando sono in studio - Foto da internet)

A sentirli suonare (e cantare) non si direbbe di aver a che fare con delle persone serie. E invece, come da copione, la band di San Colombano al Lambro ci smentisce ancora una volta, fornendo risposte del tutto improbabili. L'intervista di Faustiko.



Innanzitutto: ma voi che musica suonate? Mi scervellavo durante gli ascolti, ma a tirar le somme mi sembra si tratti di un riuscitissimo mix di “cori russi, finto rock, new-wave italiana, free jazz punk inglese e la nera africana”?
Suoniamo la musica che ci piace, dai cori russi alla nera africana passando per tutto quello che Battiato diceva di non sopportare, e andando anche oltre (il rock comunque non è così “finto”). Vorremmo che fosse musica pop, popolare in senso stretto, e che consentisse agli ascoltatori più disparati di mettersi a ballare, a cantare, pogare o urlare durante un nostro concerto, senza rifarci a un genere, a una “scena”, eccetera. I modelli, gli eroi e gli idoli sono tantissimi, sarebbe un’ingiustizia non adorarli tutti.

Mettiamo pure che per scrivere i testi delle vostre canzoni abbiate un immaginario di riferimento. Ma la domanda è: quale? Perché dentro potrebbe esserci di tutto: da Gigi “Santo protettore” D’Alessio a Lenin, passando per “L’eredità”, i Day-Hospital, il porno, Papà Voytila fino a San Colombano al Lambro.
Una precisazione: Gigi D’Alessio “Santo protettore” è una battuta, perché la musica italiana che ci piace è altra (Carboni, Mina, Pino Daniele… insomma, la musica leggera di qualità). Poi, per ritornare alla domanda occorre precisare che noi (o meglio, Cristiano che se ne occupa) i testi non li “scriviamo”. Se azzecchiamo un ritornello che ci piace resta com’è, e attorno gli si addensa un’idea che si concretizza in un testo vero e proprio solo quando si tratta di registrare. Ai concerti e in sala prove (le poche volte che ci entriamo) delle canzoni restano il ritornello e il canovaccio, i testi possono cambiare anche radicalmente. L’immaginario di riferimento esiste, ed è zuppo di vissuto quotidiano provinciale e no, aneddoti rigorosamente reali, caricature, autoironia, e parecchie sensazioni “serie” e profonde che magari al primo ascolto non saltano all’orecchio.

Fabio Magistrali. Perché mai lui al vostro fianco, e anche più di una volta?
Conosciamo Fabio da parecchio tempo, e già prima degli X-Mary abbiamo avuto a che fare con lui per altre faccende musicali; perciò, quando si è trattato di fare sul serio (per quanto possibile), è stato automatico rivolgerci a lui, garanzia di qualità (anche se durante le registrazioni di “Day Hospital” gli si ruppe un registratore). Poi il rapporto - soprattutto quello umano - si è intensificato, diventando quasi morboso: alcune delle cose che suoniamo gli fanno letteralmente schifo (le canzoni latineggianti e roba simile) ma si diverte un sacco a registrarle.

Avere Fabio al nostro fianco poi vuol dire lavorare con un fonico/produttore che: 1) fa a gara con noi a chi spara la stronzata più grossa; 2) riesce a tenere a bada certe nostre idee balzane in fase di produzione; 3) asseconda ed estremizza certe altre nostre idee balzane in fase di produzione. Soprattutto in “X-Mary al circo” il suo apporto è stato determinante nel farci raggiungere abissi di imbarazzo acustico davvero notevoli. A sua discolpa ci teniamo a chiarire che l’assolo di chitarra classica in “Je pense à toi” lui voleva toglierlo.

Veniamo al nuovo disco: 8-etichette-8 in calce al retro di copertina. Solo un altro dei vostri sfizi o finalmente avete dato un significato per voi diverso dal solito alla parola “joint”?
La cordata che produce “X-Mary al circo” - le etichette, a prodotto finito, sono dieci! - è nata in maniera molto spontanea: si è trattato semplicemente di cogliere l’occasione per rendere concreta e, nel suo piccolo, visibile, una serie di rapporti di stima, amicizia e affetto che abbiamo stretto negli ultimi due anni. Vogliamo un sacco di bene a tutti i coproduttori del disco, e loro ne vogliono a noi: quale presupposto migliore per mettere in piedi una vera e propria micro-distribuzione indipendente che fa circolare musica in mezza Italia e negli ambiti più disparati - dal giro do it yourself ai confini del mondo “indie”? Tanto più che non si tratta di una semplice “catena produttiva” che nasce e muore con il disco, ma della tappa di un viaggio che stiamo facendo assieme a tutti questi amici. Sarà retorico, ma quando ci vuole ci vuole.

Nel momento in cui il vostro zoccolo duro di fans comincerà a dire che siete diventati “commerciali” cosa ci dovremmo aspettare?
Forse lo scioglimento, forse la vittoria al Festivalbar - strappata, all’ultimo voto, ai Camillas. Chi vivrà vedrà.

A sentire i vostri dischi il primo pensiero che mi salta in mente è “cazzoni”. …e invece?
Cazzoni un po’ lo siamo, ma perché siamo sbadati, approssimativi, imprecisi e smemorati anche nella vita. Però non siamo dei pirla, né facciamo i pirla o i “dementi” nel senso più deteriore del termine, per ammiccare al pubblico e sottintendere che “tanto è tutta una stronzata”: crediamo molto in ciò che facciamo, anche nelle cose più imbarazzanti. Musicalmente siamo, più o meno, cazzoni perché cerchiamo di suonare cose a cui tecnicamente sappiamo di non poter arrivare. In quell’ambito, più che cazzeggiare tendiamo al dilettantismo.

C’è stato un momento clou in cui avete deciso che forse era il caso di fare sul serio?
A nostro modo, ci prendiamo sul serio da sempre. “Fare sul serio” per noi è stato decidere di registrare almeno un disco con degli standard qualitativi decenti a livello di produzione (“Day Hospital”). Il resto è venuto spontaneamente, ma il gesto fondamentale è stato quello. E poi (vedi sopra) prendiamo molto sul serio l’idea di divertirci e fare divertire chi viene a sentirci suonare.

Avete una band mainstream che mette tutti d’accordo?
Daft Punk. Oppure Prince, ma anche Michael Jackson fino a “Bad”.

Lo special-guest che, singolarmente, avreste voluto sul disco e non avete mai osato chiedere?
Luca Carboni. “Marco ti amo” l’abbiamo quasi scritta per lui.

Sul vostro sito rendete disponibili numerose tracce in download gratuito e avete utilizzato lo strumento del Promo Digitale su Rockit per promuovere l’ultimo disco. Ormai la strada è quella?
Sì, abbiamo verificato di persona che la diffusione telematica della nostra musica non è un problema - anche e soprattutto perché suonare non è la nostra professione, e il lato economico della faccenda ci tocca (purtroppo?) molto poco. L’importante è suonare tanto e suonare bene dal vivo, alla fine la stragrande maggioranza dei dischi li vendi ai concerti, magari anche a gente che si è già scaricata tutta la discografia e conosce i pezzi a memoria. Se le nostre tasche non fossero così vuote, probabilmente ricominceremmo anche noi a stampare in vinile: se il senso del comprare un disco è possedere l’oggetto, molto meglio un 33 giri. E poi abbiamo talmente tanto materiale in ballo (vecchi demo, registrazioni dal vivo) che non avrebbe senso fare i preziosi e tenerlo in un cassetto.

Commenti (3)

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  • enver 12/02/2008 ore 18:22 @enver

    kudos. support. endorse. yes they can

  • Stefano "Acty" Rocco 13/02/2008 ore 00:45 @acty

    ...bravo murizzi, bravi x-mary...

  • Nicola Bonardi 15/02/2008 ore 15:04 @nicko

    grandi, grandi, GRANDIIIIIIIIIIIIIIIIII!
    San Colombano Capitale!


    :[[::]

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