Canadians - Mail, 10-08-2007 Intervista

17/09/2007 di

(I Canadians - Foto di Massimo Fiorio)

Il 14 settembre è uscito su etichetta Ghost "A Sky With No Stars", il primo album dei Canadians. Un disco più che atteso. Una band che oggi può vantarsi di avere un pubblico che va oltre la solita nicchia indie. Sara Scheggia intervista Max Fiorio: si parla della vita di cinque trentenni che si spacciano ancora per adolescenti, di malinconie post vacanziere e di cieli senza stelle.



"Un disco estivo che esce a settembre”. Perché non prima?
Abbiamo fatto le prime donne, continuando a rimandare la firma su un contratto. Poi, farlo uscire subito prima delle vacanze non aveva molto senso: meglio settembre, la gente torna al lavoro, a scuola, alla vita normale. A prima vista so che sembra molto estivo, per i titoli delle tracce e la copertina, ma non è una mossa promozionale: forse sono luoghi comuni che rendono la leggera malinconia che lo permea. Copertina estiva, ombrellone, ma uscita settembrina. Capita.

Settembre: nostalgia d'estate o emozione per il nuovo che arriva? Sapete, i diari, i libri da foderare, cancelleria varia da ricomprare...
Principalmente direi nostalgia d'estate. E' la risposta che uso sempre quando mi chiedono "il vostro è un disco estivo?". Rispondo sempre "non è strettamente estivo, è più che altro un disco che ricorda con nostalgia l'estate appena passata, gli amori di una vacanza, le sbronze, le nottate in spiaggia". Tutti luoghi comuni che rendono però abbastanza bene il leggero senso di malinconia che permea il disco, che ad un primo ascolto può sembrare allegro e spensierato, un vero disco uuh-shallalla, ma che con il tempo (si spera) farà sentire quanto siamo tristi e malinconici (e sfigati).

Quindi mi volete dire che la vostra ossessione per l’estate, in questo disco, non ha niente a che vedere con il teen-pop, i tormentoni leggeri e lo svacco vacanziero?
E' un'estate un po’ triste, che non ha niente a che fare con il teen pop. Anche perchè di teen, a parte le ragazzine americane che ci scrivono, facendoci tanto tanto e tanto felici, non c'è molto nei Canadians. Siamo 5 trentenni, anche se andiamo a dire in giro che abbiamo ancora 22 anni. In molti ci credono. Tu ci credi?

Qualche pettegolezzo sul disco e sulle fasi di registrazione: com'è nato, com'è andata con testi e arrangiamenti vari, se ci sono ospiti, se vi siete ammazzati dalle risate in studio..
La registrazione del disco è stata forse l'esperienza più bella da quando esiste questo gruppo. Grazie al premio dell'Heineken Jammin Contest abbiamo fatto due mesi da favola in studio al Jungle Sound, a Milano, coccolati un po' da tutti. Credo di non aver mai mangiato tanto bene come durante i pranzi che ci preparava la signora del catering. Colgo l'occasione per ringraziarla pubblicamente. Parlando di cose più tecniche, Matteo Cantaluppi, il fonico che c'ha seguiti in studio, è stato fondamentale nel risultato finale del disco. Sapeva sempre che amplificatori usare, dove mettere i pezzetti di nastro adesivo sulle corde del basso, dove mangiare le pizze più buone e dove le piadine più obese. Praticamente è diventato il sesto componente della band, un componente fantasma che, però, ogni volta che si presenta l'occasione sale sul palco con noi a suonare una canzone. Per quel che riguarda i testi, io li ho letti per la prima volta quindici giorni fa, quindi non ti so dire come siano nati. Dovrei chiedere a Duccio, ma al momento è da qualche parte in Toscana a fare la bella vita, quindi passo. Infine, l’unico ospite che abbiamo avuto è stata Victoria Arvidsson, che ha cantato nella cover di "Moonlight Shadow", cover che all'ultimo secondo abbiamo lasciato fuori dal disco, e che potete ascoltare qui.

A Sky with no stars: non vi piacciono le stelle? O vi mancano? O c'è luna piena e siete contrari all'inquinamento visivo?
Il titolo è questo perchè piaceva ai 4/5 della band. Io ero il quinto a cui non piaceva. Si sono fatti perdonare facendomi fare tutte le interviste. Comunque le stelle ci piacciono. Ci piacciono anche le starlette. E le letterine. E le paroline. E la luna piena. Dell'inquinamento visivo non ce ne frega invece un cazzo. Anche se Duccio gira sempre con il cappellino di Lega Ambiente, credo si preoccupi maggiormente di altri tipi di inquinamento.

So che avete ricevuto parecchie offerte per il disco, che avete potuto permettervi un lusso che molti non hanno, cioè quello di scegliere. Come siete approdati alla Ghost? Forse nel loro roster siete gli unici che fanno teen pop e rock collegiale...
Ancora con sto teen pop!!! Comunque sì, siamo gli unici a fare teen pop nel roster Ghost, anche se "Damndamndamn" dei Merci Miss Monroe rimane la canzone più teen pop della storia, oltre che la più bella. Per quel che riguarda il lusso di scegliere, in realtà le etichette veramente interessate a noi si contavano sulle dita di una mano. Tutte le altre erano lì solo perchè sapevano che avrebbero avuto per le mani un disco finito senza muovere un dito. Alla fine abbiamo scelto Ghost perchè son stati quelli che hanno messo sul banco le carte migliori, quelli che più hanno attirato la nostra attenzione e quelli di cui, alla fine, ci siamo innamorati. Un corteggiamento durato una decina di mesi, se non ricordo male. Strano che non si siano stancati di noi durante l'estenuante tira e molla che abbiamo portato avanti quasi ad oltranza. Fondamentale in questa scelta è stato anche l'apporto di Sandor Von Mallasz, che da un annetto si occupa di tutto quello che gira attorno a noi come band e come persone.

Devo dire che, a distanza di qualche mese dalla firma del contratto, possiamo solo che essere strafelici per la scelta che abbiamo fatto.

Mi chiedo se siate già affetti dalla sindrome del vip…perchè, almeno in un certo circuito, famosi lo siete diventati. Vi riconoscono? Vi offrono da bere? Quanti autografi avete firmato fino ad oggi
Le uniche volte in cui m'hanno riconosciuto in ambito "vita di tutti i giorni", la frase con cui si son rivolti a me è sempre stata "ehi, ma tu sei quello del blog di Chuck Norris, vero?". Mai una volta che m'abbiano detto "cazzo, sei quello che suona nei Canadians!". Ora che le nostre facce di culo iniziano a comparire su Cioè e Vanity Fair e Famiglia Cristiana andremo più spesso a fare quattro passi, con il poco nascosto desiderio di essere fermati e riconosciuti proprio perchè suoniamo in un gruppo teen pop. Autografi ce ne sono stati, ma spesso dimentichiamo il pennarello indelebile, quindi metà delle firme che abbiamo fatto saranno già scomparse nel nulla. Promemoria: comprare pennarello indelebile.

Altro promemoria: ricordarsi di suonare in una band di persone estremamente timide e riservate, che potrebbero ammazzarsi se dovessero venir riconosciute per strada...

L'indie in Italia ci fa fare la fame, un po' a tutti. Voi riuscite a lavorarci per 365 giorni l'anno con la musica o fate altri tipi di lavoro?
Uno di noi guida gli autobus, uno vende dischi, uno fa il maestro di musica, uno è laureato in lingue e sta finendo il servizio civile volontario, io faccio le interviste per Rockit. Direi proprio che la musica non ci fa vivere. Però almeno ci fa divertire, che è quasi altrettanto importante.

Pensate che all'estero la situazione sia più rosea? Scappereste volentieri dal belpaese per vivere in un'altra nazione (magari l'avete già fatto)?
Io non scapperei da nessuna parte. Al massimo vorrei trovare casa a Verona, che è la città più bella del mondo. Comunque, io non ho mai sentito nessuno, tra gli altri quattro che suonano con me, lamentarsi della nostra scena italiana o di qualche difficoltà. Ma del resto abbiamo esigenze abbastanza semplici da esaudire: tanta birra, tanto cibo, la possibilità di fumare tanto, e tantissimi soldi da spendere in stronzate. Molto spesso una di queste cose viene a mancare, ma si tira avanti lo stesso. All'estero sarebbe meglio? Non ne ho idea. Però appena avremo modo di suonare al di fuori del nostro paesello ce ne renderemo presto conto. Io ogni tanto mi lamento, ma mi passa subito.

Vi è piaciuto il MI AMI? Che riscontro avete avuto dal pubblico? Magari non c'erano tutte quelle teenagers a cui siete abituati voi... o si? Io c'ero, ma davo la birra...
Il MI AMI è stato stupendo. Farei ogni giorno un'esperienza del genere. Il nostro concerto mi sembra sia andato molto bene, anche se abbiamo suonato con gli amplificatori che normalmente usano i Pantera. Teenagers non ne ricordo, ma ricordo tantissime over20 che s'atteggiavano a teenagers, e sinceramente va benissimo lo stesso. Se c'eri e davi la birra, sicuramente avrai visto più e più volte il nostro tastierista. Credo abbia bevuto non solo le sue consumazioni, ma anche quasi tutte quelle degli altri.

Ma a 30 anni... non vi siete stufati di fare teen pop? Mi spiego: non è ora di buttarsi verso altro?
Abbiamo appena cominciato, lasciaci almeno qualche mese di divertimento. Poi ci metteremo tutti a fare i professori, gli insegnanti, i maestri di musica, gli scrittori, gli attori. E comunque non facciamo teen pop!!

Che musica state ascoltando ora? Consigliatemi qualche gruppo..
Ho appena finito di ascoltare il nuovo dei Rilo Kiley. E prima di questo ho ascoltato l'ultimo dei New Pornographers. Visto che mi chiedi qualche consiglio, e visto che siamo su "Rockit tutta roba italiana", ti consiglio un salto nel Myspace dei Vancouver, poi passa pure da quello dei Fake P, degli Home, degli Isabel at Sunset, dei Mam, dei Juxtabrunch, dei Carpacho. Insomma, degli amichetti nostri! Ah, strafighi gli Annie Hall...

Commenti (34)

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  • Stefano "Acty" Rocco 24/09/2007 ore 17:29 @acty

    il tuo discorso invece è molto chiaro e contiene molte cose molto vere, ma secondo me va applicato con più consapevolezza e forse portato in giro in modo diverso... altrimenti diventa barricata e non ponte...




  • jaco 24/09/2007 ore 18:21 @jaco

    Acty, se commentando le mie parole ne sottolinei l'aspetto marginale, ignorandone il cuore, fai come il giornalista che spende indignato migliaia di battute sulla volgarità di grillo, sorvolando sul senso profondo. Ovvero: abbassi il tiro, spostando il discorso.
    Tutto questo è squisitamente italiano. E come sai, qui da noi, le barricate non esistono. Ci sono solo i muri (gommosi).
    Il mio discorso va portato in giro in posti diversi, non in modi.

  • Stefano "Acty" Rocco 24/09/2007 ore 19:01 @acty

    chi ha aperto il discorso in modo sciocco e marginale con "non c'era bisogno dei canadians" sei stato tu... se poi vuoi azzerare tutto, alzare il tiro ed aggirarti nei massimi sistemi, va bene, arliamone.
    ma anche accusare banalmente qualcuno di "sei squisitamente italiano, fai come i giornalisti" è molto italiano...
    ...che poi... le cose giuste bisogna anche saperle dire...

  • jaco 24/09/2007 ore 23:29 @jaco

    c'è italia e italia...
    "dei canadians non c'era bisogno": traduzione spicciola: questa band, c'era o non c'era, non cambiava nulla.
    Niente di più niente di meno.
    Era possibile intenderla diversamente? Evidentemente si.
    Continuiamo, botta e risposta, a spostarci dal cuore del discorso e così non mi va di andare avanti. La chiudo qui, questa volta davvero. Magari, in futuro, altrove...
    A presto.



  • Stefano "Acty" Rocco 24/09/2007 ore 23:46 @acty

    lo penso anche io (nonostante stefanel abbia altre argomentazioni)... ma, come ti ho già detto, non vivo di sole rivoluzioni... e questo non vuol dire che non provi a farle... ma... pure in guerra giocavano a tresette ogni tanto.

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