Annie Hall - Mail, 10-10-2007 Intervista

23/10/2007 di

(Annie Hall - Foto di Fabio Cattabiani)

Gli Annie Hall sono ottimi musicisti, dei bravi songwriter ma - soprattutto - delle buone forchette. La loro vita non è perfetta come quella descritta in "Cloud Cuckoo Land" (l'ultimo album, uscito la scorsa settimana su Pippola Music) ma sanno consolarsi adeguatamente. Sara Loddo li ha intervistati: si parla d'amore, di musica e di gran mangiate.



"Cloud Cuckoo Land" è un’espressione usata per indicare un luogo immaginario di perfezione, una sorta di regno utopico. Com’è il vostro? Provate a descriverlo.
Caspita partiamo subito con le domande difficili! Beh, diciamo che sarebbe già molto bello vivere in una società più meritocratica, al di là dei gusti… sotto qualsiasi punto di vista. L’ideale per noi sarebbe suonare sempre alle 20, smontare alle 21e30 e poi andare tutti quanti a cena e mangiare tantissimo e benissimo. Si direi che potrebbe essere una cosa decisamente da "Cloud Cuckoo Land".

Un’utopia per fuggire da cosa? O da chi?
Fuggire dalla quantità per andare verso la qualità. Qui potrebbe partire un discorso infinito. Diciamo, per farla breve, che sono un forte sostenitore del “poco ma buono” (tranne a tavola, chiaro).

C’è qualche connessione con il “Cuckooland” di Robert Wyatt?
No, nessuna connessione. Giorgio è un grande fan di Robert Wyatt ma nessuno al momento della scelta del titolo ci ha pensato… poi è saltato fuori lui dicendo “ma anche Robert Wyatt…” e allora lo abbiamo zittito con calci nei denti e pugni nei fianchi. Ora sta bene, suona anche meglio dopo quella volta.

Prendete il nome da un film sul rapporto di coppia come "Annie Hall" (nella traduzione italiana "Io e Annie"). Avete una vostra teoria?
Eh eh eh… l’idea sui rapporti di coppia è perfettamente riassumibile nella frase finale del film (“E io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e dice ‘dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina’, e il dottore gli dice ‘perchè non lo interna?’ e quello risponde ‘e poi a me le uova chi me le fa?’. Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi, ma credo che continuino perchè la maggiorparte di noi… ha bisogno di uova!)”. Direi che, comunque, ci stiamo comportando bene… è un film meraviglioso, che non smette mai di stupirci per la sua originalità e la sua ironia. Ha la capacità di far ridere e riflettere al tempo stesso… ed è certamente una delle combinazioni più riuscite.

Permettetemi una domanda forse un po’ stupida, ma non potevo resistere. Cosa dite delle “uova”? Rientrate fra quelli che ne hanno bisogno?
Macchè, questa è bellissima! Io le mangio poco e mi piacciono solo in padella e belle bruciate, Giorgio le ama ma odia le galline, Andrea le fa marcire e poi le tira al suo vicino di casa con il macchinone grigio, Budo le cova e ottiene risultati sorprendenti. Poi ci sarebbe Salo (il nostro fonico, il quinto elemento) che mangia solo quelle di struzzo. Come vedi tutti ne facciamo uso… chi più chi meno…

A cosa non rinuncereste? Quali sono le cose più importanti per voi?
Il gelato al pistacchio (quello buono con il colore che tende al nocciola), la pizza, bevande e beveroni vari, le cene in cui si mangia tanto e bene e poi ti svegli che non hai mal di testa o acciacchi vari da trentenne, i bei dischi e le belle pellicole di una volta, la crostata della nonna, i casoncelli… oddio sono un po’ monotematico? Sarà che ho fame….

C’è un luogo-tipo in cui amate suonare? Com’è? E il pubblico?
Diciamo che preferiamo luoghi più intimi, accoglienti, caldi, in cui la gente ama ascoltare. Sembra banale e ovvio ma effettivamente un concerto in cui tutto il pubblico è lì in quel momento solo perché vuole ascoltare chi suona è un’emozione impagabile. Altro che locali superfighi in cui non ascolta nessuno! Ste cose faranno parte del “mestiere” ok, ma a me fanno incazzare sempre e ovunque. Ad esempio noi siamo molto legati al Morya di Cellatica (a Brescia) apparentemente un semplice bar di paese ma che con la passione e il rispetto per la musica e l’arte in generale si è creato un’ottima reputazione… senza dubbio è uno dei live club più belli d’Italia.

Avete iniziato il tour da pochissimo. Come sta procedendo?
Molto bene, la nostra Organetta Booking Agency ha fatto un lavoro coi fiocchi e siamo affiatatissimi. Le prime due date le abbiamo fatte praticamente in casa (Morya e Ponterotto) e quindi sono state molto belle anche e soprattutto a livello emotivo. Ora parte il tour vero, quello fatto di chilometri, borse sotto gl’occhi e puzza nella macchina. La mia.

Qualche episodio curioso?
Credo si possa scrivere un libro. Mi limito a dire che l’eccessiva euforia di una data di un paio di mesi fa ha causato una sub-lussazione ad una spalla che mi ha tenuto fermo per 2 mesi… Venice Airport Festival, ore 2 di notte. Mentre Giorgio mi versava la birra nella schiena, Budo e Salo ballavano il geghegè e Andrea era piegato a terra dal ridere, io ho pensato bene di fare una capriola tipo Faustino Asprilla. Non è uscita un granchè. Dopo mezz’ora eravamo al pronto soccorso. Sono goffo, lo ammetto.

Nella produzione di "Cloud Cuckoo Land", oltre Pippola Music, c’è anche Ponterotto, un circolo Arci molto attivo di Empoli. Com’è nata questa collaborazione?
Siamo stati a suonare al Ponterotto un paio d’anni fa. Ci siamo trovati subito in sintonia con Alice (Ponterotto) e Matteo (Pippola Music). Lì è iniziata un’amicizia molto spontanea e sincera fatta di mail e messaggi. Poi un anno fa circa ho ricevuto un sms alle 3 di notte in cui mi chiedevano se fossi sveglio perché mi dovevano proporre una cosa. E’ partito tutto così, molto informalmente… ma nella maniera più bella che potessimo sperare.

Ho visto che avete aperto un blog, “per aggiornare almeno noi stessi sulle passate, presenti e future scorribande” dite. Siete davvero così confusionari?
Siamo tutti sempre di corsa effettivamente... un po’ come tutti quelli che considerano le 24 ore insufficienti per farci star tutto (soprattutto se si ha un lavoro a tempo pieno…). Ah già, appena sarò al governo la prima cosa sarà passare da 24 a 36 ore giornaliere, votatemi!

Sempre nel blog elencate diversi tipi di persone: chi si licenzia, chi accetta trasferte improbabili, chi suona soltanto… voi? In quale tipologia rientrate?
Effettivamente ognuno di noi ha fatto le sue scelte: io e Andrea lavoriamo 8 ore al giorno e abbiamo dovuto giungere a compromessi (fare orari inconsueti in sostanza, almeno per il periodo del tour), Giorgio cerca, a fatica, di campar di musica e lavoretti, Budo si è licenziato... anche per altri motivi. Ciò per dire che comunque siamo dei poverelli, c’è poco da fare. Non abbiamo il furgone, paghiamo la casa in cui abitiamo, fatichiamo a pagare l’affitto della sala prove, andiamo in rosso non appena c’è una spesa “fuori budget... Bello eh?

Per “Ghosts’ legs” ho immaginato un viaggio attraverso i sogni di una misteriosa lei. Mi dite, invece, cosa volevate raccontare?
"Ghosts’ Legs" è nata sul letto in mutande, e non è un gran bel vedere, ve l’assicuro. Si diciamo che è tutto proiettato in un immaginario senza nessun riferimento specifico… è una lei che c’era e ora non c’è più... però non fa niente... capita a tutti no?

Quanto ha influito Brescia sulla vostra musica? Che atmosfera si respira?
Brescia ha influito nel senso che ultimamente c’è fermento e quindi c’è tanta voglia di fare, confrontarsi, aiutarsi. Ci sono molti musicisti validi e ci sono progetti che magari hanno meno visibilità (per scelta o per mille altri motivi) ma che meritano davvero tanto (vedi Manuele Zamboni, le Freaky Mermaids, i Prospekt, i Jesus Etc…). E poi è una bella città, sicuramente da rivalutare.

Nel vostro disco c’è tanto folk e tanto pop. Cosa ascoltavate fino a ieri? E ora cosa ascoltate?
Didascalico ma preciso: adoriamo il vecchio cantautorato italiano (De Andrè, De Gregori, Fossati, Tenco, Endrigo, Gaber, Jannacci…) e poco tra il nuovo (Silvestri resta sempre un idolo per me... e poi mi vengono in mente Dente, Baustelle, Benvegnù …e sicuramente ne tralascio altri). Poi diciamo che abbiamo gusti eterogenei ma che concentriamo in maniera abbastanza riuscita (spero) nei nostri pezzi. Per esser chiaro: io ora in auto ho Battisti, Andrea i Pixies, Giorgio la Penguin Cafè Orchestra e Budo Sondre Lerche... Ah, i Wilco sono la miglior live band della storia. Yeah.

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