Vegetable G - Mail, 12-10-2007 Intervista

25/10/2007 di

(Vegetable G - Foto da internet)

Il 12 ottobre è uscito "Genealogy" (Olivia/Venus) il terzo disco dei Vegetable G. Giorgio spada e soci si lasciano alle spalle le sperimentazioni elettroniche e ci propongono un lavoro viscerale, diretto e crudo. Un concept album basato su un'ipotetica versione alternativa della nascita della specie umana. Mario Panzeri li ha intervistati.



Parlateci dei primi avvistamenti sul Pianeta Terra dei Vegetable G (raccontateci di voi).
Nel 2002 è stato avvistato l'umanoide Giorgio Spada... Ha catturato sul suo UFO Luciano D'Arienzo (chitarra/basso), lo ha esaminato, e ha dato inizio al processo per la creazione della specie Vegetable G. Minus Habens Records, label ormai ventennale, ha subito pensato di finanziare la pubblicazione del primo codice in musica intitolato "A perfect spring", embrione distribuito da Audioglobe nel 2003 e presentato nella rassegna di "Time Zones" e del "Distorsonie" del Link. Crescendo, quell'embrione ha assunto le sembianze umano-ciclopiche, tuttavia ancora in sviluppo, espresse musicalmente nel codice "Epic mono" (Minus Habens, 2005). Ora Vegetable G è una trinità di esseri umanizzati, e incorporato Maurizio Indolfi (batteria) si inizia con l'esperimento "Genealogy", l'album che parla di noi umani o voi umani, distribuito dagli umanoidi di Venus e dai i circuiti digitali.

Ascoltare "Genealogy" è come fare un viaggio nel rock dagli Anni '60 ai Radiohead, passando per certe fluorescenze Bowie senza dimenticare una certa propensione lo-fi americana tipo Yo La Tengo (il tutto condito con una buona dose di personalità): sto esagerando?
No, per carità. Questo non vuol dire infatti che ci sentiamo o siamo così come quelli citati per importanza. E' inevitabile e giusto che ogni cosa sia interpretata grazie ai mezzi culturali acquisiti. Questi sono parte dei nostri ascolti ed è impossibile prescinderne. Ci sono e ci saranno sempre, dentro. Chi oggi inventa o aggiunge qualcosa di sicuro ci mette la propria personalità ma lo deve a chi lo ha preceduto. Abbiamo un codice frutto di un'evoluzione. Più si arricchisce più si potrà spaziare. Chi crede d'essere originale in assoluto è illuso e arrogante! Bowie è inevitabile come lo sono i Beatles, sono i nostri albori, è l'indimenticabile l'infanzia. Il resto ha accompagnato il periodo più suscettibile di una vita, l'adolescenza. Ora coscienza e incoscienza sono alleate nel rielaborare e gettare fuori tutto quello che hanno assaggiato finora nella miscela che più ci aggrada.

"Genealogy" è un concept album? Di cosa parla precisamente? C'è qualche nota bibliografica che vorreste evidenziare?
"Genealogy" è proprio un concept. Ha cioè un filo conduttore. Tutti, per sempre, ci chiederemo della nostra provenienza con infinite possibili risposte. Affascinante pensare che sia possibile da un pianeta distrutto, da un acme tecnologico, punto di non ritorno, cercando quindi gli alieni in noi stessi o in Dio. Una ripartenza di cui siamo ormai immemori o ignari. Nota bibliografica? Indubbiamente la Bibbia! Pensate a questa possibile, non scontata, chiave di lettura. Divertente! Eheh!

Il vostro esordio si avvicinava maggiormente all'elettronica: come siete evoluti in questa direzione, e, soprattutto, in modo così naturale? Avete lavorato "di sottrazione" sugli arrangiamenti come facevano i Police?
Abbiamo cambiato l'approccio. Giorgio era solo nel comporre, arrangiare e registrare. Lui è nato sul pianoforte, poi i synth, poi il computer e Luciano condiva con "umana" chitarra. L'ingresso di Maurizio alla batteria ha permesso di sfogare la voglia di sperimentare altro. Se sei già ai limiti del tecnologico è difficile andare oltre per cui si torna indietro... In armonia con quanto su detto, diremmo. E poi abbiamo un istinto troppo forte: siamo nati battendo sui tamburi, o sulle carcasse trasformate poi in grancasse, è irresistibile. Kubrik docet. Non solo sottrazione quindi ma anche umanizzazione. L'essere umano è e sarà sempre rock nell'animo.

Due parole sul vostro suono, molto caldo, minimale e analogico: come ci siete riusciti? Avete registrato dal vivo? Lo chiedo perchè l'album scorre fluido grazie anche al bel mix di suoni che avete trovato.
Abbiamo una batteria, una chitarra che suona alternativamente al basso o insieme con esso, un piano Rhodes e qualche cianfrusaglia analogica tipo organetto. Il mix è dato dalla presa diretta, dall'ambiente che è un garage riempito di roba, quattro microfoni: due panoramici per l'ambiente, uno per la cassa, uno per il basso. Rende più registrare tutti insieme, errori inclusi, che lavorare a doppio per un prodotto spesso asettico, suono su suono che suona garbato. Gli amanti della pulizia digitale ascolterebbero qualsiasi "buon album"... Tanto non ascoltano, annaspano giudicando quello che spesso non sanno fare.

Raccontatemi la realtà della vostra città, Bari: si sta bene? Si suona in giro? Talenti nascosti?
Noi siamo precisamente a Monopoli, 50.000 abitanti sul mare, 99 contrade, cittadina viva d'estate, umida e un po' desolata d'inverno. Adoriamo questo contrasto. Bari la frequentiamo poco, quando necessario, tuttavia è molto umana, forse troppo. Si suona poco nei dintorni ma i musicisti sono più numerosi degli ulivi. Molto jazz, classica, musicisti anche eccellenti come accade anche in Campania per esempio o in Sicilia. Abbiamo da dove prendere ispirazione, Valle d'Itria, campagna, mare, stabilimento birra di Massafra e primitivo di Manduria per i brani più noise. Talenti nascosti? Vegetable G.

Il Ministero per le politiche giovanili ha scelto un vostro pezzo per la campagna di sensibilizzazione contro la guida in stato di ebbrezza: nulla da dichiarare, trasgressori?
Ecco, lo sapevo, ora ci tolgono la patente! Non abbiamo apprezzato molto come è stato trasformato (sfigurato) il brano in questione, "Dreamkeeper": nulla contro i ritocchi in questi casi ma ormai è house e ha perso quel "che" di citazione new wave che lo caratterizzava. Saremmo ipocriti però a dire che non ci abbia fatto comodo, va bene così. Fa girare il nostro nome e non c'è da spiegare nulla. Chi vuol intendere intenda. "Genealogy" è altra storia.

Un vostro brano figura anche in una sonorizzazione di una mostra fotografica in corso alla Triennale di Milano: com'è andata in questo caso?
Abbiamo degli amici che intermediano con Contrasto, agenzia in questo caso organizzatrice dell'evento. A prescindere dell'amicizia, sappiamo che hanno stima nei nostri confronti... quando c'è da bocciare lo fanno senza remore. Questa è andata bene. Un brano lungo prima 12 e poi 17 minuti! Appositamente registrato, minimale e con coda in puro stile progressive rock dal sapore mooooolto vintage. La mostra parte il 23 ottobre e rimarrà alla Triennale per un mese circa. Il tema è Beijing, una delle quattro importanti municipalità della Repubblica Popolare Cinese, raccontata negli scatti di 6 fotografi che l'hanno abitata per un certo periodo, tra 17 milioni di individui. Uno schermo di circa 7-8 metri con le foto in loop, altre esposizioni interne e il sottofondo vegetale!

Dal vivo farete tutto l'album? Avete in mente uno spettacolo particolare?
Quasi tutto, esclusa "The End Of Us" e "God Bless". Molti brani dai precedenti album riarrangiati, una cover dei Beach boys, uno spettacolo dato da tre persone con tendenze rumoristiche votate alla resa del Rhodes distorto, anche scenicamente, è un bello "scassone"... E di Luciano costretto a scalciare la chitarra mentre suona il basso alla maniera agricola. Ah! Abbiamo la barba, per cui i cultori/amanti degli studi preistorici sono accontentati.

Con chi vi piacerebbe condividere il palco?
Abbiamo avuto il piacere di farlo con gli A Toys Orchestra e lo avremo nuovamente a breve. Sono amici e musicisti fantastici e per ora va bene così. In passato ci sarebbe piaciuto farlo con i The Sound di Adrian Borland, impeccabili, e forse con i Beach Boys così ci avrebbero anche dato una mano con i cori. Con i Beatles neanche a dirlo, poi con i Clap Your Hands Say Yeah così sfigurano loro, anche con i Jesus and Mary Chain pure ma forse litigano troppo e io il Rhodes non glielo posso lanciare addosso, pesa! Ah, ora pensandoci meglio, che sogno sarebbe avere sul palco dei frati campanar!

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