DYD - Mail, 13-01-2009 Intervista

26/01/2009 di

La parola dancefloor sembrava sparita dal vocabolario dei gruppi indie-rock italiani. I Did ritornano sull'argomento - e a marzo i Late Guest (At The Party) rincareranno la dose - con "Time For Shopping", un Ep tutto cocktail e punk-funk. Esprimono pareri sugli attuali supereroi dell'elettro-rock estero, ci dicono che la loro Torino se la passa sempre peggio per quanto riguarda il nightclubbing ma che ai loro concerti la gente continua a ballare. Buon segno. l'intervista di Ester Apa.



Partiamo dal nome Did. Da dove viene fuori? Presentatevi pure…
La musica attuale è gioco-forza influenzata da quella del passato. Una volta quando non esisteva il concetto di ristampa, non era possibile fossilizzarsi più di tanto su cosa era uscito prima, ma oggi ne siamo completamente schiavi. Se poi ci aggiungi il fatto che un disco uscito sei mesi fa, noi addetti ai lavori lo consideriamo "vecchio", ecco spiegato il nostro amore per il tempo passato. Poi volevamo un nome che emergesse nei cartelloni, e Did è una parola abbastanza corta da poterlo fare.

Titolare un Ep "Time for shopping" indica una direzione possibile per guardare ai contenuti che si troveranno poi nel resto delle quattro tracce. Puro divertissement o dietro l'ironia si può leggere altro?

L'Ep è una raccolta di quattro pezzi, li abbiamo scelti tra i dodici che abbiamo già pronti per l'album. Ci piaceva usare "Time for Shopping" come title-track innanzitutto perchè crediamo che rappresenti al meglio il nostro suono, inoltre per la prima volta dopo otto anni di attività lanciamo il nostro primo prodotto sul mercato discografico, e dunque è giunta per tutti l'ora di comprare! "Ask U2" è la nostra traccia più pop mentre "Breakdance" è un pezzo strumentale di un minuto e mezzo che rappresenta il nostro lato più shoegaze. E' curioso perchè ce l'avevamo in cantiere da un po' di tempo, tutti ci dicevano "quando troverete una voce per Breakdance allora sarà finita, ora come ora non è completa". Ma la voce non uscì e decidemmo di registrarla comunque. Quando ho fatto ascoltare il disco su a Londra tutti mi dissero che "Breakdance" era il nostro pezzo migliore. Nel suo essere "mancante" riusciva ad essere più diretta delle altre. Apre tutti i nostri live, serve per alzare al massimo l'attenzione del pubblico, poi la sfida è riuscire a mantenerla a quei livelli. "Crazy yes" invece è una canzone che abbiamo registrato più di un anno fa, è un po' più low-fi delle altre, è una sorta di bonus-track. Visto che andiamo in giro vestiti di giallo e definiamo il nostro genere "yellow punk-funk" è facile che l'Ep possa risultare ironico e non posso negare che lo sia in tutto e per tutto, ma presi singolarmente questi pezzi sono tutt'altro che felici e spensierati, sono tracce che parlano rispettivamente di divinizzazione del divertimento (inteso come prodotto vendibile dai club), dipendenza dai modelli mainstream, rottura netta dal mondo reale e tradimento. Per chi vuole guardare oltre l'ironia ci sono spunti molto poco digeribili.

In che modo nasce un pezzo come "Ask U2"?

Una volta durante un dj-set una ragazza mi viene a chiedere gli U2, band che ho idolatrato molto in giovane età, ma lontanissima dai suoni che propongo attualmente. Sorrisi, ovviamente non li misi su perchè non li avevo in borsa. Spesso mi viene il sospetto che la strada che stiamo coraggiosamente provando a intraprendere nel mondo della musica magari è una scelta in parte dettata da quello che era un semplice capriccio infantile: essere come gli U2! Sembra stupido lo so, è una grande debolezza. Ma talvolta mi viene il dubbio che semplicemente non siamo abbastanza cresciuti per capire che il mondo è tutto un altro. Se nella vita fai solo musica, dubbi come questi ti vengono tutti i giorni. A volte non è per niente facile. Per fortuna senti sempre una forza dentro che non è paragonabile con nient'altro…

Le vostre sono vere e proprie "Confessions on a Dancefloor". Fuori la piazza, dentro il club. Cosa si trova oggi in pista che non si trova in strada?

L'altro mio lavoro oltre a suonare con i Did è la promozione di eventi, attività questa che mi ha molto influenzato nella scrittura dei testi. L'intrattenimento notturno per chi lo paga è una sorta di pacchetto comprendente sesso, alcool, droga e qualsiasi elemento possa essere inserito nella categoria divertimento. Ma il cosiddetto divertimento è un dato soggettivo e spesso si resta delusi. Il mondo dei club è un mondo distorto, è l'esaltazione dei non-ideali ed è affascinante quanto pericoloso. "Time for Shopping" parla proprio di questo.

L'invito che la vostra musica sembra fare è "Do you wanna dance with me"? Quasi come a dire: agita il sedere che basta questo in fondo per smuovere le cose.

L'attitudine dance è senza dubbio un ottimo veicolo per raggiungere la gente. Ai nostri live le persone ballano, ed è esattamente quello che vogliamo. La nostra grande sfida è far sì che la gente si muova durante il live di una band che suona gli strumenti convenzionali del rock (due batterie, basso, chitarra) e un solo sintetizzatore a fare da contorno. Non ci interessa che la gente canti le nostre canzoni e nemmeno che sappia le parole. Se balli, vivi il live in tutt'altro modo, fai della musica una cosa tua, la interpreti senza nemmeno rendertene conto.

Elettro-rock, punk-funk: queste le principali definizioni date alla vostra proposta sonora. Disco Drive, Battles, Liars, Gang Of Four. Quali i punti di contatto con i gruppi citati?

"Elettro-rock" è una definizione che mi fa venire i brividi, sarà perché non sopporto nè il termine "rock" nè la parola "elettro". "Punk-funk" è il termine più inflazionato degli ultimi cinque anni ma a noi piacciono davvero tanto James Chance, il Pop Group e i Liquid Liquid. Sulle band che hai citato tu: veniamo spesso paragonati ai Disco Drive ed è un paragone che ci fa onore perchè ritengo sia la miglior band italiana in assoluto, ma allo stesso tempo è un pò scomodo perché preferirei sorprendere la gente. I Battles sono indubbiamente la band più influente degli ultimi anni e ricordo che erano sulla bocca di tutti mentre eravamo in studio, ma non credo che ci abbiano influenzato in maniera così diretta. Adoriamo i Liars e siamo assolutamente innamorati dei Gang Of Four. A chi dice che questo genere non ha più sbocchi e che gli Lcd Soundsystem hanno ucciso definitivamente il punk-funk (e di sicuro bene non gli hanno fatto), vorrei segnalare progetti nuovi quali Yacht, Free Blood e Friendly Fires che invece a quanto pare stiano tenendo vivo l'interesse.

Cosa pensate invece di esperienze come quelle dei Justice? Dell'attenzione tutta francese verso quel tipo di potenza elettronica?

James Murphy diceva di essere stato il primo a mettere i Daft Punk al CBGB's. Durante il mio primo dj-set a Spazio 211 (il club indie-rock torinese per eccellenza) quattro anni fa decisi di imitarlo, ma non ne vado cosi fiero. Per un bel pò si è parlato solo di Ed Banger ed eravamo tutti entusiasti, ma la cosa ha stancato piuttosto in fretta e non ha effettivamente mai intaccato le produzioni dei Did. Difficilmente facciamo un uso "pesante" del sintetizzatore, preferiamo le percussioni scassate e le chitarre.

Dove avete registrato "Time for shopping"? Siete soddisfatti del risultato finale?

Bè, come potrei dirti di no? L'abbiamo registrato insieme ad altre tracce ancora inedite a Torino nello studio dei Perturbazione con Maurice (Andiloro, NdR), uno che ha fatto i dischi per mezza scena indie nazionale. Tutti ci dicono che abbiamo creato un prodotto molto europeo ma tutti gli ingredienti sono italianissimi.

Il primo Ep è uscito per la netlabel Kirsten's Postcard, qual è stato il percorso che vi è portato a maturare all'inizio della vostra produzione una scelta così precisa?

Su Kirsten è uscito un Ep a settembre, di materiale prevalentemente vecchio. "Time for Shopping" è disponibile invece ai concerti o sul nostro space in edizione limitata. La scelta di Kirsten fu per regalare al mondo del web un nostro prodotto, anche abbastanza sudato, ed ha avuto un successo che davvero non ci aspettavamo. In questo momento stiamo lanciando il "Time For Shopping" Ep su Circolo Forestieri, una realtà che osservavamo con ammirazione da tempo. L'album è lì pronto, aspettiamo solo il momento giusto per farlo uscire, tendenzialmente sarà a fine estate. Su che etichetta… stiamo ancora valutando.

Che cosa vi piace musicalmente di Torino? Quali sono le cose più interessanti che si muovono in questo momento nella vostra città?

A Torino ci sono diverse realtà nel nightclubbing che ci piacciono molto: penso a Loser, Xplosiva, gli Xanax Party e ovviamente Spazio 211. La vita notturna è in un periodo un pò di crisi, siamo il comune più indebitato d'Italia! Ma le buone idee terranno duro ancora a lungo.

Quali invece le prossime tappe dei Did? Dal vivo e non solo si intende…
Per quanto riguarda i concerti, abbiamo un mini-tour in Sicilia e una data torinese veramente importante il 7 marzo a Spazio 211. Nel frattempo continueremo la promozione dell'Ep, gireremo il video di "Time For Shopping", vogliamo fare il maggior numero di concerti possibile, perché sappiamo di avere un live che resta impresso. Poi forse entreremo di nuovo in studio per fare qualche aggiustamento alle tracce dell'album quando sarà ora di farlo uscire.

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