Les Fauves - Mail, 13-08-2007 Intervista

19/09/2007 di

(I Les Fauves - Foto da internet)

Li abbiamo conosciuti con un Ep che spiegava come un dildo potesse cambiare la vita a tutti noi. Adesso ci raccontano che questo nuovo disco - il loro primo album ufficiale, pubblicato il 10 settembre da Urtovox - è il primo di una trilogia che affronta il tema dell'evoluzione psicologica dalla fase infantile a quella genitoriale. Un'altra provocazione? Vedremo. Tra discorsi sul sesso, sulla loro esperienza al FIB di Benicassim e sul film in gara a Venezia, i Les Fauves intervistati da Sara Scheggia.



Ormai ci siamo. Il disco è uscito: com’è il passo da un EP ad un lavoro completo?
Per quanto ci riguarda la differenza sta solamente nella quantità di ore passate in studio, nel senso che siamo sempre stati pronti ad avere un album completo e i pezzi non ci sono mai mancati, ma è per motivi di tempistica discografica che l’anno scorso uscì solo un EP…

Musicalmente, cosa pensate di aver cambiato/aggiornato rispetto ad “How our dildo can change your life” (il precedente Ep pubblicato da Urtovox lo scorso anno, Ndr)? Vi sentite evoluti, in qualche modo?
Si, diciamo che abbiamo elaborato un percorso ancora più personale. Certe atmosfere percepibili in “How Our Dildo..” sono state abbandonate e rimpiazzate con altre che ora sentiamo maggiormente. In verità stiamo seguendo una rotta istintiva senza conoscerne precisamente la meta.

Il titolo sembra il nome di una missione americana in qualche sperduto paese pieno di petrolio. A cosa dovete farci una veloce introduzione? Spiegatemi un po’.
“N.A.L.T – 1 A Fast Introduction” è il titolo dell’album. N.A.L.T sta per “Noise Arms Limitation Talks” (tratto e modificato liberamente da S.A.L.T, gli accordi di limitazione delle armi strategiche tra Russia e Stati Uniti - ci sei andata vicina). L’intenzione è quella di comporre una trilogia che abbia come filo conduttore la cronaca di un’evoluzione psicologica dalla fase infantile a quella genitoriale, passando per quella adolescenziale. N.A.L.T è quindi una guerra interiore, è quel continuo dialogare che si ha col proprio cervello. Ovviamente la “Fast Introduction” sta all’inizio della trilogia, alla fase infantile...

(Ci teniamo a precisare che nessuno della band davanti a questo monitor si prende la responsabilità di quanto scritto sopra. Nemmeno il cantante che è colui che l’ha detto tra le nostre smorfie di orrore)

La vostra musica stata associata sempre con il sesso, un po’ per il titolo dell’EP e per il nome che vi siete dati, un po’ perchè siete stati voi stessi i primi ad ammetterlo. Che rapporto avete con il sesso? Intendo… insomma, qualche parola sul connubio sesso e rock ‘n’ roll: è solo trasgressione ed estremismo?
Non abbiamo un rapporto anomalo con il sesso. Ne parliamo perché è una parte piacevole dello stare al mondo, ci fa sorridere. L’EP, proprio per il titolo scherzoso, poteva sembrare incentrato su quello, in realtà ci ha sorpreso che destasse tanta curiosità sulle nostre abitudini. Anche in questo album parliamo spesso di sesso come nel precedente, senza malizia. (Non dimenticate che siamo nella fase infantile).

A proposito… da dove arriva il nome “Les Fauves”?
Non volevamo un nome inglese. Non volevamo un nome italiano. Volevamo un nome corto e il francese è molto sensuale.

Sapevate che esiste un gruppo che si chiama come voi e che fa cover dei Beatles, Neil Young e Branduardi? Google docet.
Lo sappiamo, anche se è da un po’ che non ci pensavamo più. Tempo fa ci minacciarono anche via internet… A parte gli scherzi, non pensavamo minimamente che il nostro progetto sarebbe uscito dai confini provinciali, sicché non ci siamo mai preoccupati di cambiare nome.

Sassuolo, Modena, Emilia Romagna. Come vi trovate, musicalmente parlando, dalle vostre parti? C’è più/meno rispetto ad altre parti d’Italia o state bene e non ve ne andreste mai?
Pensiamo che alla fine “tutto il mondo è paese”. Se non abiti a Londra o a Berlino vivere a 40km da Bologna ti permette comunque di avere una buona vita musicale senza sentirti troppo nel posto sbagliato. Però il clima fa schifo. Abbiamo seriamente in progetto di spostarci a Trinidad & Tobago.

Parlateci un po’ di voi: chi siete, che fate, quanti anni avete, come avete iniziato a suonare assieme.
Partendo dal presupposto che non crediamo molto nella normalità o, meglio, che non esistono veramente persone normali… possiamo dire che siamo normali ragazzi che si sono conosciuti in modo normale facendo tutto nella norma. Davvero..

Com’è stato suonare tra Francia, Londra e Belgio?
Per tutti gli interessati abbiamo compilato un simpatico “diario di tour” che potete leggere qui. Suonare all’estero è umiltà e massacro.

E al FIB? Cosa ricordate di quell’esperienza? E del MI AMI?
Come avrebbe potuto non essere un bella esperienza? Splendida. Al FIB ci siamo sentiti come bambini in un luna park lunare. E’ bello, ma allo stesso tempo malinconico vedere quello che ti piacerebbe essere. Poi come tutte le favole finisce troppo in fretta. Abbiamo un bel ricordo del MI AMI, volevamo tornarci anche quest’anno come spettatori. Eravamo carichi, il sabato pomeriggio, ma alle 17 siamo rimasti in panne in autostrada a Lodi. Lasciata la macchina siamo tornati mesti a Modena in treno.

E ora… veniamo all’Italia. Quest’anno siete andati ad Italia Wave ed avete suonato a mezzogiorno. Era meglio Arezzo? Era troppo caldo? Siete stati soddisfatti?
Hai ragione, è proprio il caso di precisare che abbiamo suonato alle 12.00! Un caldo micidiale e ovviamente poche persone davanti. Fa comunque molto piacere essere chiamati ad un festival come Italia Wave per cui sì, possiamo dirci soddisfatti. Purtroppo non abbiamo termini di paragone con il vecchio Arezzo visto che non ci siamo mai stati, nemmeno come spettatori. Il tastierista, Paolo, unico che ci suonò prima, dice che “l’Arezzo” era un’altra cosa.

Zanasi, Festival del cinema a Venezia… com’è andata?
Pellegrini, lo sceneggiatore, aveva acquistato l’EP leggendo alcune recensioni e ci ha contattato per utilizzare “February Lullaby” nel film di Gianni Zanasi “Non Pensarci” qualche mese fa. Il film è molto carino. Non è la solita commedia italiana. Bellissima esperienza partecipare ad una prima a Venezia e suonare la sera stessa al party!

E invece la collaborazione con Swayzak?
Per caso! In sintesi: piacevamo al loro batterista (che è italiano) e abbiamo suonato insieme ad un suo progetto parallelo (Pebeka) al Magnolia di Milano. Così è arrivato l’accordo tra lui e il nostro cantante, che ha ricevuto una base strumentale su cui ha poi composto la melodia vocale. Ascoltatela sul loro Myspace, non è male.

Che musica state ascoltando ora? Dateci qualche dritta.
Siamo piuttosto scollegati rispetto alle ultime tendenze anche se tutti e quattro portiamo nel nostro bagaglio personale simpatie ed amori per qualche band del nuovo millennio. In questo periodo, a parte per la scena italiana che da sempre ci incuriosisce, non ci sforziamo molto per scoprire nuova musica interessante fuori dai confini nazionali. Comunque, per darvi una vaga idea, quando siamo in furgone ascoltiamo spesso gruppi come Human League, Devo, Contortions, Fiery Fournaces, Sparklehorse, per fare alcuni nomi. Volentieri anche tutti i grandi successi degli ultimi trent’anni. Italiani inclusi.

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